Quanto incidono dispersione e abbandono scolastico in Italia e in Lombardia #conibambini

Abbandono scolastico e dispersione sono fenomeni complessi, che vengono monitorati attraverso diversi indicatori, non sempre convergenti. Analizziamo il caso della Lombardia, tra abbandono contenuto e dispersione sopra la media.

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L’abbandono scolastico è uno dei temi più importanti da monitorare per il contrasto alla povertà educativa. Come abbiamo avuto modo di raccontare, è infatti frequente che sia chi viene da una famiglia più povera a lasciare gli studi prima del tempo.

Un argomento importante, complesso e difficile da misurare.

Il paradosso è che per quanto si tratti di un tema così cruciale per la nostra società, è anche molto difficile darne una misurazione esatta. Dispersione e abbandono scolastico sono fenomeni che comprendono situazioni molteplici, su cui non sempre esistono dati. Solo per fare alcuni esempi, rientrano nelle casistiche della dispersione tanto l’interruzione del percorso di studi quanto l’evasione dell’obbligo di frequenza. Ma comprende anche situazioni più sfuggenti alle statistiche, come l’aver ottenuto un titolo di studio che non corrisponde affatto alle reali competenze acquisite.

Ci sono diversi indicatori che provano ad offrire una misura del fenomeno nella sua complessità. Parametri che adottano approcci o punti di vista differenti, che quindi è utile leggere insieme per capire meglio la questione.

Tanti indicatori per interpretare un fenomeno complesso

La scelta metodologica adottata a livello europeo consiste nel misurare la percentuale di persone tra 18 e 24 anni senza diploma superiore, non inseriti in alcun percorso di studio o formazione. Un indicatore utile, perché consente confronti tra gli stati europei, le regioni e le realtà locali.

A fronte di una media italiana del 14% di giovani in uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, 5 regioni superano questa percentuale, mentre le altre si trovano al di sotto della media italiana. Il dato permette anche di misurare la distanza o l'avvicinamento all'obiettivo del 10% stabilito dall'Ue.

L’Unione europea ha fissato come obiettivo che – entro il 2020 – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) siano meno del 10% del totale. Vai a "Che cos’è l’abbandono scolastico"

L'indicatore europeo presenta però anche alcune controindicazioni. La principale è che offre una vista retrospettiva sull'abbandono scolastico, a distanza di anni, perché prende in considerazione la fascia d'età tra i 18 e i 24.

Un altro indicatore, messo a punto dal mensile tematico Tuttoscuola, calcola la differenza percentuale tra il numero di iscritti al primo delle superiori e quelli dell'ultimo anno, a 5 anni di distanza, per offrire una misura della dispersione scolastica.

Si tratta quindi di una dimensione diversa dal precedente, perché non si rileva l'abbandono a distanza di anni ma il tasso di dispersione durante gli studi. È quindi interessante leggerli insieme, Due punti di vista differenti, che è quindi interessante vedere in parallelo.

Sotto molti aspetti i due indicatori, pur monitorando dimensioni completamente diverse, mostrano le stesse tendenze. Ad esempio le 3 regioni con più giovani tra 18 e 24 anni senza il diploma e fuori da percorsi di istruzione e formazione sono le stesse che presentano la maggiore dispersione tra il primo e l'ultimo anno delle superiori. Si tratta di Sardegna (21,2% di abbandoni, 33% di dispersioni tra primo e ultimo anno), Sicilia (20,9%, 28,3%) e Campania (19,1%, 29,2%).

Mentre si registrano valori difformi per alcune regioni del nord, come la Lombardia, dove a una quota di abbandoni non eccessiva rispetto al resto del paese (12%) corrisponde un tasso di dispersione di oltre un punto sopra la media (25,8%). O dell'Italia centro-settentrionale, come Toscana e Emilia Romagna, dove i due dati segnalano tendenze in apparenza opposte.

Le ragioni di questi scostamenti dipendono da come sono costruiti i due indicatori. Quello sull'abbandono include la possibilità che i ragazzi usciti da scuola abbiano comunque ottenuto una qualifica professionale (della durata di almeno due anni). Oppure che abbiano proseguito gli studi in scuole non statali. Aspetti che purtroppo non è possibile monitorare con i dati a disposizione sulla dispersione, per mancanza di dati. Il dato sulla dispersione ha però il merito di segnalare quanto possono incidere interruzioni e cambi sul percorso di studi inizialmente scelto.

Un punto di vista comunale

Un altro punto di vista per analizzare il fenomeno è quello offerto dai dati a livello locale e comunale. Questi indicano la percentuale di residenti del comune tra 15 e 24 anni con la sola licenza media e fuori da percorsi di studi o formazione professionale. Purtroppo vengono raccolti solo durante i censimenti, quindi con frequenza decennale (l'ultima volta nel 2011). Ma è questo l'unico strumento per ricostruire il fenomeno a livello comunale, anche mettendolo in relazione con altre variabili relative al comune.

In questo senso è interessante ricostruire il caso della Lombardia. La regione più popolosa d'Italia, che come abbiamo visto vede un disallineamento tra il dato sulla dispersione e quello sull'abbandono.

Utilizzando l'indicatore comunale, i dati censuari segnalano forti differenze tra le province lombarde.  Nella città metropolitana di Milano, un comune su 5 ha una quota di abbandoni tra 15 e 24 anni superiore al 15%. Una quota ancora più bassa nella provincia di Monza e Brianza, dove solo 6 dei 55 comuni (10,9%) superano questa soglia.

Il dato presentato calcola, per ciascuna provincia della Lombardia, la percentuale di comuni con un abbandono superiore al 15%. L’indicatore utilizzato per stimare l’abbandono è quello di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, rilevato da Istat al censimento 2011. Indica la percentuale di residenti tra 15 e 24 anni con licenza media e che non frequenta un corso di studi o formazione professionale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Sono generalmente le province con tanti comuni di ridotte dimensioni a presentare un dato più elevato al censimento 2011. Ad esempio Bergamo (64,75% dei comuni sopra la quota), Pavia (61,58% dei comuni), Mantova (61,43%).

Scendendo nel dettaglio dei singoli comuni della provincia di Bergamo, emerge la differenza tra il capoluogo e il resto della provincia. Nel primo, stando ai dati del censimento, la quota di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione era pari al 9,3% nei giovani tra 15 e 24 anni.

Fuori dal capoluogo invece la situazione è più articolata, con valori nettamente più elevati nei comuni di cintura (la corona intorno alla città maggiore, a sud della provincia) e nelle aree interne, collocate nel nord della provincia. Tra i comuni di cintura (nella parte meridionale della provincia, intorno al capoluogo), spicca la concentrazione più alta nell'area al confine con la provincia di Brescia. Qui diversi comuni, generalmente di dimensioni inferiori ai 10mila abitanti, superano la soglia del 20%.

La mappa indica quanto possa essere variegata la situazione a livello locale, anche all'interno di una stessa provincia. Elemento che rafforza l'esigenza di un monitoraggio sempre più localizzato, per capire le tendenze del fenomeno sul territorio e contrastarlo con maggiore efficacia.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sull'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è Istat. I dati sono relativi al 2011, essendo stati raccolti in occasione del censimento.

Foto credit: Pixabay - Licenza

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