Qual è l’impatto ambientale dell’agricoltura sul territorio Ambiente

Il settore agricolo ha un forte impatto sull’ambiente. Tra gli elementi più critici, le emissioni di gas serra degli allevamenti e l’utilizzo di pesticidi, che nuoce alla biodiversità del territorio.

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Il settore agricolo, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, è inquinante. Tuttavia, l’immagine idilliaca che si ha non coincide spesso con la realtà dei fatti. Anche l’agricoltura rientra tra le possibili fonti d’inquinamento.

Si possono individuare due principali questioni dannose per l’ambiente comportate dell’agricoltura. La prima è relativa alle emissioni di gas serra provenienti dai suoli agricoli, dalle deiezioni animali e dalla loro gestione.

7% delle emissioni nazionali di gas serra provengono dal settore agricolo nel 2018.

Il secondo elemento problematico è l’utilizzo di principi attivi, ossia gli antiparassitari destinati a proteggere e regolare i processi vitali dei vegetali ed eliminare i diserbanti, ossia le erbacce che crescono vicino alle coltivazione e che spesso possono creare problemi. L’utilizzo di pesticcidi spesso comporta l’accumulo nel suolo di nitrati, dovuti all’azoto delle deiezioni animali, l’elevata presenza nelle acque di sostanze nutritive (azoto e fosforo) altamente inquinanti e l’acidificazione del suolo.

Questi processi da una parte incrementano il cambiamento climatico, favorendo poi una serie di conseguenze scatenanti quali lo scioglimento dei ghiacciai e fenomeni di siccità.

Più la concentrazione degli agenti dell’effetto serra è elevata, più radiazioni e calore vengono trattenuti, causando così l’innalzamento delle temperature e il cosiddetto riscaldamento globale, responsabile di diversi fenomeni rischiosi per l’ambiente. Vai a "Che cos’è il cambiamento climatico"

Dall’altra, invece, minano all’esistenza della diversità presente nella biosfera, mettendo a rischio la vita di specie animali a contatto con la vegetazione contaminata, come per esempio le api che impollinano i fiori.

Le emissioni di gas serra in Italia

La presenza di emissioni di gas effetto serra da qualche anno ha assunto una maggiore rilevanza anche a livello europeo, per via dei suoi effetti inquinanti. Infatti, nel 2014 l’Unione europea, con il regolamento Effort sharing, si è posta nello specifico due obiettivi per la riduzione delle emissioni prodotte nel settore agricolo.

  • la riduzione del 13% delle emissioni entro il 2020, rispetto al valore di riferimento del 2005;
  • la riduzione del 33% delle emissioni entro il 2030, rispetto al valore di riferimento del 2005;

I dati rappresentano la serie storica delle emissioni di gas serra (metano, protossido di azoto e anidride carbonica) derivanti da azioni del settore agricolo. I valori sono espressi come milioni di tonnellate di Co2 equivalenti. La Co2 eq. è una misura che esprime l’impatto sul riscaldamento globale di una certa quantità di gas serra rispetto alla stessa quantità di anidride carbonica (Co2).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

La riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura nel 2018 rispetto ai livelli del 1990 è stata pari al 13,0%, passando da 34,7 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti nel 1990 a 30,2 Mt Co2 eq nel 2018.

30,1 Mt Co2 eq è il valore più basso di emissioni di gas serra dal 1990 ed è stato raggiunto dall'Italia nel 2010.

Dunque, in generale si assiste a un effettivo calo delle emissioni di gas serra nel settore agricolo. Tuttavia, nel corso degli anni ci sono state delle fluttuazioni, con dei lievi picchi rispetto agli anni precedenti e quelli successivi. Bisogna comunque riscontrare che negli ultimi tre anni il calo è stato costante.

L'utilizzo dei pesticidi e gli effetti sulla biodiversità

Dai dati Ispra emerge come nel 2018 il 27,5% delle emissioni di gas serra nel settore agricolo derivi dai suoli agricoli.

L'impollinazione è essenziale per la qualità delle colture.

Questo sarebbe il risultato dell'utilizzo di fertilizzanti sintetici, oltre che di quelli organici. I primi sono dei prodotti che al loro interno contengono sostanze nutritive legate tra di loro nella loro forma più naturale, ossia attraverso la decomposizione vegetale e animale. Mentre, i secondi sono prevalentemente composti da azoto e fosforo e dunque agenti altamente inquinanti e nocivi per gli animali che si nutrono delle piante e fiori.

I dati si riferiscono al numero di morie (o epidemie) che hanno colpito le api a causa della diffusione e della contaminazione ambientale da prodotti con principi attivi tossici. Per definirne la causa di morte, sono stati effettate delle analisi tra le api morte e sono stati rinvenute tracce di principi attivi tra queste. Da evidenziare che i dati possono non rappresentare la totalità degli eventi di moria delle api in quanto spesso gli apicoltori, per non incorrere nelle verifiche degli organi di controllo, preferiscono sovente non segnalare questi eventi. Nel grafico sono presenti solo le regioni in cui tale fenmeno

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

I danni che gli agenti con principi attivi possono causare, sono riscontrabili nel numero in crescita dei casi di morie di api. Dal 2015 si sono verificati 218 casi del genere e solo nel 2019 ce ne sono stati 56.

+25 i casi di morie di api nel 2019 rispetto al 2015.

Di queste 56, 19 sono avvenute in Veneto, la regione con il numero più alto. Seguono la provincia autonoma di Bolzano (12), Friuli-Venezia Giulia (11), Piemonte (5), Valle d'Aosta (3). Infine Calabria, Campania e la provincia autonoma di Trento chiudono la lista con 2 casi di morie di api. Al contrario, nelle restanti 13 regioni non si sono riscontrati casi di morie di api con la presenza di agenti con principi attivi.

Foto credit: Naseem Buras - Unsplash

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