Cos’è il decreto milleproroghe

È un decreto legge con cui il governo dispone il rinvio di determinate scadenze. Negli anni i settori di intervento di questo strumento sono diventati sempre più vasti, portando anche a degli abusi.

Definizione

Con il termine “milleproroghe” si fa riferimento a un decreto legge che il governo emana solitamente una volta all’anno. Il contenuto di tale norma prevede appunto la proroga di scadenze o il rinvio dell’entrata in vigore di alcune disposizioni il cui mancato rispetto potrebbe provocare gravi problemi per cittadini, imprese e istituzioni. La funzione del decreto è quindi quella di affrontare con un unico atto una serie di termini che altrimenti dovrebbero essere trattati e risolti separatamente.

Ad esempio il decreto per il 2022 prevede, tra le altre cose, la proroga della possibilità di bandire concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato di tecnici per l’attuazione del Pnrr; la sospensione fino al 31 dicembre degli obblighi in materia di etichettatura degli imballaggi e del termine per la verifica di vulnerabilità sismica degli edifici di interesse strategico; la proroga al 30 giugno del termine per l’erogazione delle risorse del fondo per la transizione energetica nel settore industriale.

Oltre ai rinvii delle scadenze il milleproroghe, come tutti i decreti legge, può prevedere anche l’introduzione di nuove misure. Nel decreto per il 2022 ad esempio a seguito di un emendamento approvato alla camera sarà introdotto il cosiddetto “bonus psicologico” post-Covid. Lo stesso decreto inoltre prevede lo stanziamento di ulteriori 100 milioni per il fondo a favore dell’autonomia degli alunni con disabilità.

Non esiste una regolamentazione specifica di questo strumento.

Come illustrato dal dossier della camera relativo al decreto del 2018, tale atto è stato introdotto per la prima volta nel 2001 e da allora è divenuto una consuetudine. Secondo una parte della letteratura tuttavia, norme assimilabili al milleproroghe erano già state introdotte negli anni novanta.

Trattandosi di un decreto legge a tutti gli effetti, come gli altri atti di questo tipo deve essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. In caso contrario le norme in esso contenute decadono.

Col passare del tempo i settori di intervento su cui si va ad intervenire tramite questo strumento sono stati crescenti. Ciò però ha portato anche a degli effetti collaterali. Nel corso del passaggio parlamentare infatti spesso il decreto milleproroghe è stato riempito di un ulteriore carico di norme che rispecchiavano le sensibilità e gli interessi dei partiti.

Dati

Come detto, l’utilizzo abituale di questo strumento può essere fatto risalire al 2001. Da allora infatti ne è stato pubblicato almeno uno tutti gli anni. Fanno eccezione il 2003, il 2004 ed il 2006 dove ne sono stati emanati due. Mentre nel 2017 e nel 2019 non ne è stato pubblicato nessuno. C’è da dire però che nel 2018 il decreto uscì a luglio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati camera dei deputati e gazzetta ufficiale
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

Un altro elemento degno di nota riguarda il fatto che, dalla sua introduzione, il decreto milleproroghe è stato utilizzato per intervenire su un numero di norme crescente. Una parziale conferma di questa tendenza la possiamo trovare analizzando il numero di articoli contenuto in ogni decreto di questo tipo.

Osservando l'andamento delle ultime due legislature infatti, notiamo che il numero di articoli (salvo alcune eccezioni) è stato via via crescente, fino a raggiungere il picco di 82 nel 2020. Negli ultimi due anni invece, nonostante la pandemia, l'ampiezza del decreto è andata diminuendo. Nel 2021 infatti il milleproroghe contava 37 articoli mentre l'ultimo decreto, in attesa della fine dell'iter parlamentare, ne contiene 25. Un numero comunque molto consistente se si considera che il primo atto di questo tipo ne conteneva appena 9.

Alla data di pubblicazione del grafico il decreto milleproroghe per il 2022 deve ancora completare il proprio iter in parlamento. Questo significa che, a seguito degli interventi di deputati e senatori, il numero complessivo di articoli potrebbe variare. Il grafico sarà aggiornato al momento della pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge di conversione.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

25 articoli contenuti nel decreto milleproroghe per l'anno 2022.

Analisi

La natura di questo strumento e la mancanza di una regolamentazione organica sul suo utilizzo (parliamo infatti di un decreto legge sui generis) ha portato nel tempo anche a degli abusi. Con problemi sia di natura tecnica che politica.

Nel corso del tempo si è "abusato" del decreto milleproroghe.

I problemi di natura tecnica riguardano i limiti che vincolano l'utilizzo del decreto legge. Si dovrebbe poter fare ricorso a questo strumento infatti solo in caso di necessità e urgenza e i suoi contenuti dovrebbero essere omogenei tra loro. Con il milleproroghe invece si interviene in settori anche molto diversi il cui unico elemento comune è la necessità di rinviare le scadenze. Per questo si è parlato di un atto omnibus, una norma cioè dal contenuto estremamente eterogeneo. Tale elemento critico è stato sottolineato anche dal presidente della repubblica in più occasioni.

Sul tema è intervenuta anche la corte costituzionale. Con la sentenza 22 del 2012 infatti la consulta ha riconosciuto la legittimità dello strumento ma ha posto alcuni importanti paletti.

[Il decreto milleproroghe deve] obbedire alla ratio unitaria di intervenire con urgenza sulla scadenza di termini il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti dal governo e dal parlamento.

Spesso il decreto milleproroghe è stato sfruttato per far approvare le norme più controverse.

Strettamente legati a questo tema vi sono anche i problemi di natura politica. Spesso infatti il milleproroghe è stato utilizzato per affrontare questioni spinose che non necessariamente prevedevano una scadenza temporale ma che, a causa delle pressioni da parte dell'opinione pubblica e dei gruppi di interesse, sarebbe stato più difficile affrontare singolarmente.

Per citare un esempio di questo tipo, nel decreto per l'anno 2020 è stata inserita una norma che prevedeva la cancellazione delle penali da versare ai concessionari delle tratte autostradali in caso di revoca per inadempimento. Una conseguenza evidente della battaglia intrapresa in particolare dal Movimento 5 stelle contro Autostrade per l'Italia dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Sul tema è intervenuto anche il comitato per la legislazione della camera che ha invitato il governo e il legislatore "ad avviare una riflessione sull'opportunità della confluenza, nel medesimo provvedimento d'urgenza, di disposizioni attinenti alla proroga di termini legislativi e di disposizioni rispondenti ad ulteriori finalità".

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