Non si ferma il consumo di suolo nelle aree protette Ambiente

In quanto zone caratterizzate da un valore naturalistico importante, le aree protette vanno preservate dalla copertura artificiale del suolo.

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La biodiversità è un elemento importante per il rafforzamento degli ecosistemi. Mantiene infatti l’ambiente stabile e più resistente ai disastri naturali. È infatti questo uno dei motivi che ha portato all’introduzione delle aree naturali protette, nate con lo scopo di preservare gli ambienti in cui vivono determinate specie. Non si tratta però di zone completamente esenti dall’attività umana, che può causare dei problemi a livello di consumo di suolo.

Che cosa sono le aree naturali protette

Le aree naturali protette sono tutte quelle zone composte da elementi fisici, morfologici o biologici che hanno un importante valore naturalistico. All’interno di questi territori, vigono specifiche norme di salvaguardia, come ad esempio il divieto di caccia.

Queste aree sono regolate dalla legge 394/91 con cui è stato istituito anche un elenco in cui vengono iscritte tutte le aree che rispettano i requisiti. Si tratta di zone molto varie, sia per gli elementi naturali che le compongono che per chi le gestisce. Sono ad esempio compresi i parchi nazionali ma anche quelli regionali e interregionali. Si includono anche le riserve naturali, ovvero tutte quelle zone che contengono specie rilevanti dal punto di vista naturalistico, ma anche le zone umide di interesse internazionale e le aree di reperimento terrestri e marine.

In Italia esistono 871 aree protette. Comprendono oltre 3 milioni di ettari tutelati a terra, 2,8 milioni circa di ettari a mare e 658 chilometri di costa.

Le aree naturali protette non sono completamente esenti dalle attività dell’uomo.

Questi sono territori che hanno specifiche tutele a livello legislativo ma sui quali possono svolgersi anche determinate attività umane, con conseguente utilizzo di alcune risorse delle zone. Una di queste è il suolo che ha un ruolo cruciale nel mantenimento delle diverse forme di vita presenti, oltre che un rilevante valore socioeconomico. Come abbiamo già visto in passato, la copertura artificiale del suolo compromette numerose funzioni, da quelle agricole fino a quelle ambientali. Anche se il consumo di suolo rappresenta un problema maggiore nelle aree urbane, non è un fenomeno esclusivamente limitato alle aree più densamente abitate.

Il fenomeno infatti è monitorato in tutto il territorio italiano, con rilevazioni specifiche per le aree naturali protette. Ispra stima che al 2020 il suolo consumato nelle zone presenti nell’elenco delle aree naturali protette (Euap) sia pari a 59.335 ettari totali.

1,9% il suolo consumato nelle aree protette (Ispra, 2020).

Questo valore è inferiore rispetto a quello calcolato per l’intera superficie nazionale, pari infatti al 7,1%. Come affermato da Ispra, le azioni legislative contribuiscono molto alla tutela di queste aree che vengono preservate in modo più efficace rispetto al resto del territorio nazionale.

Nonostante ciò, il consumo di suolo nelle aree naturali protette è un fenomeno che non si ferma. Sempre secondo Ispra, tra il 2019 e il 2020 sono stati consumati 65 ettari di terreno. Poco meno della metà dei consumi dell’anno si concentra in Lazio (17,1 ettari), Abruzzo (8,5) e Campania (6,7). Rispetto al 2012, il consumo del suolo è aumentato di 846,37 ettari.

Il dato rappresenta il suolo consumato nelle aree contenute nell’elenco ufficiale delle aree protette (Euap) fino al 2020.

Sono considerate aree protette tutte quelle zone che rispondono a determinati requisiti di tipo ambientale e economico, come definito dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(consultati: giovedì 1 Dicembre 2022)

La regione caratterizzata dal maggior suolo consumato nelle aree protette è la Campania con 13.379 ettari sfruttati. Seguono Puglia (6.644), Lazio (6.130) e Sicilia (4.267). In fondo si trovano Friuli-Venezia Giulia (165), Valle d’Aosta (82) e Molise (22). 

Il dato rappresenta l’incidenza di zone con consumo di suolo sul totale presente nell’elenco ufficiale delle aree protette (Euap) fino al 2020.

Sono considerate aree protette tutte quelle zone che rispondono a determinati requisiti di tipo ambientale e economico, come definito dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(consultati: giovedì 1 Dicembre 2022)

In Liguria si registra la maggiore percentuale di suolo consumato in aree protette (4,2%). A questa regione seguono Campania (3,8%), Veneto (3,2%) e Lazio (2,8%). Quelle in cui l’incidenza è minore sono Trentino-Alto Adige (0,3%), Friuli-Venezia Giulia (0,3%), Molise (0,3%) e Valle d’Aosta (0,2%).

Foto: BBPhotodesignlicenza

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