L’indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale del fast fashion Dai laboratori

Nell’ambito del laboratorio di citizen science di Cosmic School, la 4A del liceo “Pascal” di Pompei ha condotto un sondaggio sul fenomeno fast fashion, dal quale sono emersi risultati molto interessanti e in parte anche contraddittori.

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Nel laboratorio di citizen science, studenti e studentesse interessate da Cosmic School acquisiscono una maggiore consapevolezza rispetto ai dati e alla loro utilità civica, svolgendo una ricerca su un tema di interesse pubblico da raccontare poi in maniera divulgativa. 

A seconda del tema analizzato alcune classi utilizzano dati forniti dagli enti statistici mentre altre li reperiscono in modo diretto, sul campo o tramite sondaggi e interviste.

La 4A del liceo scientifico “E. Pascal” di Pompei (Napoli) ha scelto proprio il sondaggio come modalità di raccolta dati al fine di analizzare un tema di grande attualità: il fenomeno del fast fashion, ovvero la moda low cost, consumistica, fondata sullo spreco e sul ricambio continuo.

Il fast fashion è la capacità di alcune aziende di immettere sul mercato un prodotto in tempi molto brevi (detto anche moda veloce). Tradizionalmente, dalla selezione delle tendenze e delle materie prime fino alla vendita dell’abito nel negozio passano circa due anni, eppure il ciclo di vita dei prodotti è solo di poche settimane.

I ragazzi hanno diffuso a scuola un sondaggio di 22 domande il cui scopo era quello di comprendere, da una parte, la consapevolezza dei giovani rispetto al fenomeno del fast fashion, in particolare del suo impatto ambientale, e dall’altra di misurarne le abitudini e i modelli di consumo. Hanno risposto molte persone, ben distribuite a livello di genere ed età.

65 persone hanno risposto al questionario sul fast fashion realizzato dalla 4A del liceo “Pascal” di Pompei.

Dalla ricerca, intitolata “Fast fashion, un’indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale”, sono emersi risultati molto interessanti e in parte controintuitivi. In particolare il fatto che, se la consapevolezza risulta essere abbastanza diffusa tra i giovani, essa non corrisponde ad abitudini di consumo etici o ambientalisti.

Sono ancora molti i ragazzi e le ragazze che acquistano online o nei negozi a basso prezzo, come anche quelli che acquistano troppi vestiti nuovi, spesso solo per l’estetica o per seguire mode passeggere.

Un grafico su una delle domande del sondaggio

Affrontare il problema del fast fashion si prefigura come una sfida complessa ed è quindi necessario, per citare la 4A, “promuovere un cambiamento più profondo, che passi attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e l’adozione di modelli di consumo più responsabili”.

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È importante evidenziare che le affermazioni, i risultati delle ricerche e i dati in esse contenute vanno comunque letti in un contesto di apprendimento laboratoriale e didattico, non giornalistico in senso stretto. In altre parole, si tratta puramente di esercizi per imparare un metodo, al di là della puntuale veridicità e dall’attendibilità e dai riscontri delle tesi sostenute da chi ha redatto i contenuti.

Foto: Freepik (licenza)

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