Le diverse traiettorie della disoccupazione tra nord e sud Città metropolitane

Dal 2014 la disoccupazione flette nelle grandi città del centro-nord, mentre al sud la tendenza è stata meno lineare. Con effetti sul tessuto sociale, in particolare nelle aree più disagiate.

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La distanza dal centro della città non basta a identificare le periferie urbane, intese come quartieri con maggiore degrado, più povertà, alta disoccupazione. Quartieri esterni possono essere dotati di servizi, avere una buona qualità abitativa e un tessuto sociale solido. Al contrario realtà contigue al centro storico possono presentare un maggiore disagio per chi le abita.

Perciò è necessario stabilire anche altri criteri, che tengano in considerazione la realtà sociale ed economica di chi vive in una determinata zona. È il presupposto per programmare le politiche di contrasto alla marginalità sociale. Nel corso della commissione periferie, istituita nella scorsa legislatura proprio per indagare questi aspetti, sono stati posti all’attenzione alcuni indicatori sul livello di perifericità effettiva di un quartiere:

I fattori che caratterizzano in genere queste aree, in Italia e altrove, sono: una forte stigmatizzazione e una reputazione negativa della zona, una concentrazione di popolazioni precarie, sia autoctone che di origine straniera, forme di delinquenza consolidata (in particolare nello spaccio di stupefacenti), alti tassi di disoccupazione, aspetti importanti di degrado ambientale e sociale, bassa scolarizzazione giovanile

Tra questi il tasso di disoccupazione è una delle variabili chiave per valutare lo “stato di salute” di un territorio. La commissione è stata l’occasione per riaprire un dibattito informato sul fenomeno nelle nostre città metropolitane, in particolare nelle periferie. I dati presentati in quella sede, purtroppo aggiornati al censimento 2011, confermano che i fattori di disagio sociale sono generalmente associati alla mancanza di lavoro nella stessa zona.

Le zone con alta disoccupazione sono spesso anche quelle con bassi livelli di istruzione, scarsa centralità, bassi valori immobiliari.

A Roma, ad esempio, le zone della città con la maggiore disoccupazione (al censimento 2011 le aree periferiche di Torrespaccata, Tor Cervara, Tufello, Santa Palomba e Tor Fiscale) sono anche tra quelle con il più basso indice di residenti diplomati o laureati, e si caratterizzano per valori medi immobiliari nettamente più bassi della media. Ma il ragionamento vale anche per Milano, come sottolineato nella relazione presentata da Istat per la commissione periferie. Nonostante il capoluogo lombardo registri un tasso di disoccupazione più basso della media italiana, nella città coesistono aree virtuose (come le zone centrali, con tassi intorno al 4%) con situazioni di difficoltà occupazionale al di fuori del centro storico (Quarto Oggiaro, Barona e altre aree dove il tasso supera il 10%). Il limite di questi dati disaggregati a livello subcomunale, purtroppo, è quello di essere aggiornati solo ad ogni censimento. Per valutare il tasso di disoccupazione e altri fattori di disagio sociale nei singoli quartieri delle città maggiori disponiamo quindi solo di dati risalenti al 2011, che perciò non mostrano del tutto gli effetti occupazionali della crisi economica.

Per verificarli, possiamo però confrontare l’andamento della disoccupazione nelle maggiori città metropolitane, prese nella loro interezza. Come prevedibile, nelle città metropolitane del nord e del centro (nel grafico sono indicate solo le 3 maggiori: Roma, Milano e Torino) il livello di disoccupazione è strutturalmente più basso di quelle del sud. Ma è interessante notare come in queste città dal 2014 si registri una tendenza alla diminuzione costante dal 2014, mentre nelle due città del sud l’andamento abbia seguito una traiettoria diversa negli ultimi 4 anni.

A Napoli il tasso di disoccupazione è cresciuto fino al massimo del 2013, per poi declinare, e mostra un nuovo aumento nell'ultimo triennio considerato. A Palermo al contrario il trend di crescita della disoccupazione è stato costante fino al 2016 per poi subire una netta flessione nel 2017. Quindi in queste due grandi realtà urbane del sud, che già partivano da livelli di disoccupazione maggiori, il divario negli anni della crisi si è dapprima ulteriormente allargato, e sta seguendo un andamento meno lineare di quello delle maggiori città metropolitane del centro-nord. Una dinamica che sarà importante capire come si svilupperà nei prossimi anni, anche per la tenuta delle realtà più vulnerabili all'interno dello stesso comune.

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