Le disuguaglianze economiche sono ancora presenti in Europa Europa

Le disparità si possono vedere sia in termini di reddito che di ricchezza. Le seconde sono più ampie delle prime.

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Situazioni di povertà incidono sulle possibilità del singolo individuo ma questo aspetto va visto nel quadro più grande delle disuguaglianze economiche. Alti livelli di disparità non incentivano la formazione personale, frenano la mobilità economica e sociale e, di conseguenza, la crescita economica di uno stato. Inoltre hanno effetti anche sulla tenuta sociale di una comunità: aumentando incertezza e vulnerabilità, viene compromessa la fiducia nelle istituzioni e nei governi, con conseguente rischio di tensioni sociali e conflitti.

Si tratta di aspetti messi in evidenza, tra gli altri, anche dalle Nazioni unite, che analizzano la questione in un’ottica globale. Si sta parlando però di un fenomeno che assume diverse forme e può variare in maniera significativa tra i paesi.

Misurare le disparità economiche

I valori medi di un territorio sono molto utili per comprendere il quadro generale ma è importante anche capire la distribuzione tra la popolazione. Inoltre, parlare di disuguaglianze significa considerare non soltanto le entrate ma anche ciò che un individuo possiede. Stando al world inequality report, le differenze tra i redditi sono piuttosto pronunciate: nel 2021, globalmente, il 10% dei più ricchi ha il 52% del reddito disponibile mentre la metà più povera si ferma all’8,5%. Se si va ad analizzare la ricchezza, questa divergenza si inasprisce ulteriormente.

Le disuguaglianze economiche si vedono sia dal lato dei redditi che della ricchezza.

Per “ricchezza” si intende ciò di cui una persona dispone, sia in termini finanziari che non finanziari. Sono quindi inclusi non soltanto i depositi, le obbligazioni oppure le azioni ma anche abitazioni e terreni. In questo caso, il 50% più povero del mondo detiene il 2% del totale mentre chi rientra nel 10% più ricco ne ha il 76%. Si tratta di una differenza di più di 70 punti percentuali.

Concentrandosi su questo ultimo aspetto, le differenze sono andate riducendosi all’interno delle nazioni occidentali durante lo scorso secolo. È però importante notare che la metà della popolazione ha sempre detenuto percentuali basse, tra il 2% e il 7%. Per capire lo stato attuale in Europa, è interessante mettere a confronto i due gruppi demografici.

L’indice utilizzato è la ricchezza personale netta, considerato sia per il 50% della popolazione con la ricchezza minore che dal 10% della popolazione con la ricchezza maggiore. Si calcola considerando il totale patrimoniale includendo sia elementi finanziari che non finanziari (come ad esempio abitazioni e terreni) e si sottraggono i debiti. Si considerano le persone con almeno 20 anni di età e l’unità di misura è rappresentata dall’individuo, anche se nelle coppie le risorse sono divise equamente tra i due membri.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Wid
(consultati: lunedì 20 Novembre 2023)

Se si considera il 50% inferiore della popolazione, il paese in cui il gruppo detiene più ricchezza è Malta (10,37%) seguito da Paesi Bassi (9%) e Belgio (7,46%). Ci sono invece tre stati in cui i valori sono negativi: Polonia (-0,73%), Grecia (-1,84%) e Irlanda (-3,38%). In questi casi, i debiti registrati da questo gruppo di persone superano il patrimonio. Se si analizza invece il 10% superiore, i paesi con la quota maggiore sono Ungheria (67,26%), Estonia (66,42%) e Cipro (66,38%). Valori minori invece in Danimarca (50,74%), Slovacchia (49,72%) e Paesi Bassi (47,89%).

Questo significa che c’è un accentramento delle ricchezze nelle mani di poche persone. La polarizzazione è ancora più forte quando a valori alti corrispondono valori bassi o addirittura negativi nel caso della fascia più povera. Questa differenza oscilla tra i 70 punti percentuali registrati in Irlanda e i 39 dei Paesi Bassi.

L’indice utilizzato è la ricchezza personale netta, considerato sia per il 50% della popolazione con la ricchezza minore che dal 10% della popolazione con la ricchezza maggiore. Si calcola considerando il totale patrimoniale includendo sia elementi finanziari che non finanziari (come ad esempio abitazioni e terreni) e si sottraggono i debiti. Si considerano le persone con almeno 20 anni di età e l’unità di misura è rappresentata dall’individuo, anche se nelle coppie le risorse sono divise equamente tra i due membri. Gli assi verticali sono differenti tra i due grafici.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Wid
(consultati: lunedì 20 Novembre 2023)

Per quel che riguarda chi detiene meno ricchezza, la percentuale si è stabilizzata dal 2014 in poi per tutti i paesi considerati, aspetto che si può rilevare anche nel 10% superiore. Ci sono però stati dei cambiamenti negli anni precedenti. Se si considera l’Italia, tra il 2000 e il 2002 la popolazione più povera ha visto calare la propria quota di circa 2 punti percentuali. Al contrario, è aumentata di 11 punti percentuali tra i più ricchi. Sempre mantenendosi su questo ultimo gruppo, si vedono andamenti particolarmente diversi negli anni successivi. In particolare, la quota è aumentata in Germania dal 2003 (56,94%) fino al 2008 (60,52%) e poi è diminuita fino al 2012. Andamento differente in Italia: nel 2004 si vede un picco (59,73%) a cui segue un calo fino al 2008 (54,61%). La percentuale si è poi alzata fino al 2012 (59,48%).

Le disparità economiche si possono ripercuotere anche su altri aspetti.

Analizzare le disuguaglianze economiche permette di comprendere meglio anche altri aspetti. Considerando la questione a livello globale, vi è una differenza in termini di ricchezza e povertà sull’impatto che gli individui hanno sull’ambiente. In generale, il 10% di chi inquina di più è responsabile del 50% delle emissioni mentre la metà più bassa ne produce il 12%. Non è soltanto una questione legata alla ricchezza di un paese, dal momento che nei singoli stati ci sono fasce di popolazione che emettono di più rispetto ad altre. Per esempio, sempre secondo il world inequality report, il 50% più povero della popolazione europea è già vicino ai target 2030 individuati per i paesi più ricchi se si esprimono in termini pro capite. La metà più ricca invece risulta essere più distante.

Foto: Max Böhmelicenza

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