Le differenze nell’offerta di biblioteche tra le città #conibambini

Nelle città maggiori la funzione sociale delle biblioteche è fondamentale. Per i ragazzi che abitano in case sovraffollate, possono rappresentare un luogo tranquillo per studiare e incontrarsi con gli amici. Un focus sulla diffusione di biblioteche rispetto ai minori nei capoluoghi italiani.

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Per bambini e ragazzi avere a disposizione una biblioteca fornita, ampia e spaziosa è una risorsa inestimabile. Un presidio sociale e educativo la cui funzione cambia al crescere dell’età, accompagnando tutte le fasi dello sviluppo.

Quando il bambino è più piccolo, prima delle elementari, può essere un luogo di socialità con gli altri, in cui partecipare a laboratori e familiarizzare con la lettura. Con l’inizio della scuola consente a tutti, a prescindere dalle possibilità economiche della famiglia, l’accesso ai libri e alla lettura: oltre il 70% dei minori tra 6 e 10 anni che frequenta la biblioteca lo fa per questa ragione. Alle medie e alle superiori diventa un luogo tranquillo dove studiare, anche in compagnia: è la motivazione di 2/3 delle ragazze e dei ragazzi che tra 15 e 17 anni che si recano in biblioteca.

I totali sono superiori a 100 perché era possibile dare più di una risposta.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Dicembre 2019)

Dati che mostrano quanto sia strategico il ruolo delle biblioteche, e quanto sia perciò importante promuoverne la diffusione su tutto il territorio nazionale. Ciò vale per le aree interne, in quanto zone meno dotate di servizi, come abbiamo già avuto modo di approfondire. Ma anche nelle città maggiori l'offerta di biblioteche è altrettanto importante, per diverse ragioni.

Le biblioteche come luogo per studiare nelle città

Dopo le medie, e in particolare dalle superiori, il motivo più ricorrente dell'accesso alla biblioteca diventa lo studio. Oltre il 66% dei ragazzi tra 15 e 17 anni la frequenta per questo motivo. A quell'età, il 29% cita tra i motivi anche la raccolta di informazioni per ricerche.

In questo senso, la biblioteca costituisce un punto di riferimento culturale, ma è anche qualcosa di più. Non sempre infatti la casa in cui si vive offre spazi confortevoli dove studiare, concentrarsi, o anche semplicemente vedersi con gli amici.

Ciò è particolarmente vero nelle città maggiori, dove gli spazi spesso più ristretti delle abitazioni rendono la biblioteca una alternativa essenziale. Nei comuni più grandi, centro di area metropolitana, quasi il 18% delle famiglie segnala che la propria casa è troppo piccola (circa il doppio di quanto rilevato nei comuni minori).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 4 Agosto 2020)

Nei comuni al centro di un'area metropolitana risulta tendenzialmente più elevata anche la quota di famiglie che indicano cattive condizioni della propria abitazione (6,1%).

Una frattura che si salda con quella regionale, anch'essa piuttosto netta. In Campania, Lazio, Calabria e Sicilia più famiglie della media dichiarano di vivere in case troppo piccole. La Campania risulta prima anche per famiglie che segnalano che l'abitazione in cui vivono si trova in cattive condizioni (8,4% contro una media nazionale del 4,8%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 4 Agosto 2020)

Libri, lettura e accesso alle biblioteche

A partire dai 6 anni, abbiamo visto come il principale motivo che porta i bambini a frequentare le biblioteche sia la disponibilità di libri da leggere. Negli anni in Italia la quota di lettori tra bambini e ragazzi ha avuto un andamento altalenante, in particolare per le fasce d'età più giovani (6-10 e 11-14 anni).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Dicembre 2019)

Una tendenza media che cela differenze territoriali profonde. In primo luogo quelle tra nord e sud: in Sicilia, Campania e Calabria almeno 2 minori su 3 non avevano letto un libro nell'anno precedente alla rilevazione. Proporzione che si inverte nella provincia autonoma di Trento (la quota scende al 32,6%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat-Stc
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Ottobre 2018)

In secondo luogo, è interessante osservare come l'abitudine alla lettura possa variare anche in base al tipo di comune di residenza. Considerando il totale della popolazione (il dato non è disponibile per fasce d'età), si nota come le città centro di un'area metropolitana siano quelle con più lettori occasionali (48,2% ha letto almeno un libro) e assidui (19,7% ne ha letti 12 o più), ma anche quelle con meno lettori abituali (solo il 38,5% ha letto da uno a 3 libri, contro il 45% dei comuni più piccoli).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Dicembre 2019)

Nel leggere questi dati, soprattutto dal punto di vista dei minori, è importante tener presente sempre il forte collegamento con la condizione di partenza dei genitori. Se entrambi sono lettori, anche i figli in 3 casi su 4 lo saranno. Se invece non lo sono, poco più di un terzo dei figli legge.

74,9% di minori figli di lettori leggono. Se né il padre né la madre leggono, la quota scende al 36,2%.

Un esempio di come la povertà educativa può trasmettersi da una generazione all'altra, riducendo possibilità e opportunità per i bambini che vengono da famiglie in disagio. Perciò la presenza di biblioteche funzionali e accessibili può essere uno strumento per estendere l'accesso alla lettura, specie per i più giovani. Il 72,7% dei ragazzi tra 6 e 10 anni che frequentano biblioteche lo ha fatto per prendere in prestito dei libri. In questo senso, è interessante osservare come la quota di popolazione che frequenta le biblioteche appaia tendenzialmente inferiore nel mezzogiorno e nelle città maggiori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Dicembre 2019)

Biblioteche e minori nei capoluoghi italiani

I dati passati in rassegna indicano, senza pretese di completezza, alcuni motivi per cui la presenza di biblioteche può essere particolarmente importante nelle grandi aree urbane. Ma cosa sappiamo sulla diffusione di queste strutture nelle città?

Possiamo ricostruire alcune informazioni in questo senso mettendo in relazione i dati Iccu-Abi sulla presenza di biblioteche nei capoluoghi con quelli Istat sulla popolazione di riferimento. Nel nostro caso, isolando i residenti tra 6-17 anni, ovvero i minori in età scolastica.

Nelle città del centro-nord il rapporto tra biblioteche e minori tende ad essere più alto.

Se si prendono in considerazione tutte le biblioteche presenti nell'anagrafe, il quadro offre alcune prime differenze interessanti. Ai primi posti per rapporto tra biblioteche totali e minori spiccano Pavia (25,2 strutture ogni 1.000 giovani 6-17 anni) e Pisa (20,8). In generale, i capoluoghi con maggiore densità di biblioteche per minore sono prevalentemente nel centro-nord. Ai primi 20 posti, infatti, vi sono 3 capoluoghi per ciascuna delle seguenti regioni: Veneto, Toscana, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna. Altri 3 si trovano nelle Marche e in Umbria (Macerata, Fermo e Perugia) e 2 in Sardegna. Questi ultimi (Cagliari e Sassari) sono gli unici del mezzogiorno a comparire nelle prime 20 posizioni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

In questo computo però, rientrano tutte le biblioteche; quindi anche strutture che presumibilmente non sono fruibili da bambini e ragazzi: da quelle universitarie, a quelle specializzate o relative all'attività amministrativa di enti pubblici o privati.

Per questa ragione, è utile anche avere un altro punto di vista, considerando solo le biblioteche accessibili dai minori al di fuori dell'orario scolastico. Per farlo, possiamo ricorrere alla classificazione funzionale presente nell'anagrafe delle biblioteche, considerando solo le strutture "pubbliche" e "non specializzate". Con una cautela: su oltre 18mila strutture presenti nell'anagrafe, per circa il 77% è disponibile questo tipo di dettaglio. Non essendo il restante 23% censito con tale dettaglio, questa elaborazione potrebbe escludere anche biblioteche potenzialmente accessibili da minori.

Se si considerano solo le biblioteche pubbliche e non specializzate il quadro (in parte) cambia. Ai vertici compaiono 2 città lombarde: Pavia (che conferma quindi il primo posto in entrambe le classifiche) con 3,1 strutture pubbliche e non specializzate ogni 1.000 minori, e Mantova (2,3). Ma tra i primi 20 capoluoghi è sensibilmente maggiore la presenza delle città del sud, che salgono da 2 a 5 su 20.

0,5 biblioteche ogni 1.000 minori a Andria. È il capoluogo con minore densità, sia considerando tutte le strutture che solo quelle pubbliche.

Tra le 10 maggiori città italiane, spiccano Bologna e Firenze, entrambe ai primi posti (con ampio margine) nelle 2 classifiche. Considerando tutte le biblioteche, infatti, è prima Firenze (9,4 strutture ogni 1.000 minori), con un dato analogo a quello di Bologna (9,3), e a distanza dalla terza (Bari, 5,5 biblioteche ogni 1.000 ragazzi tra 6 e 17 anni). Se si isolano solo le biblioteche pubbliche e non specializzate censite le distanze si accorciano. È infatti prima Bologna (0,9 strutture ogni 1.000 minori), seguita da Firenze (0,8) e Catania (0,7).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Ovviamente questi dati, mettendo in relazione unicamente il numero di strutture con i minori residenti, non consentono valutazioni più di merito, sull'effettivo servizio offerto. Ad esempio, la presenza di biblioteche è un'indicazione che andrebbe integrata con altre per essere maggiormente significativa, come la dimensione, i servizi presenti, il numero di iscritti e altri elementi utili a parametrare meglio l'analisi. Ma offrono comunque un punto di vista sulla diffusione delle biblioteche nei principali comuni italiani.

 

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sono l'anagrafe delle biblioteche (Iccu-Aib) e Istat.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Foto credit: Pixnio - Licenza

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