La stretta del governo sui minori stranieri non accompagnati Migranti

Il governo ha varato nuove misure in materia di accoglienza, introducendone di più dure per i Msna. Le politiche che riguardano i minori sono sempre un tema delicato ma in questo caso non è nemmeno chiaro come questo possa aiutare a gestire i flussi.

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Da oggi è in vigore un nuovo decreto in materi di immigrazione di cui si è parlato molto nei giorni scorsi. Quest’anno, infatti, il numero di richiedenti asilo e rifugiati arrivati sulle coste italiane è aumentato considerevolmente. Ognuna di queste persone porta con sé la propria storia, la propria ragione per aver lasciato il suo paese e il proprio percorso migratorio che, in molti casi, può rappresentare di per sé un evento altamente traumatico.

Tra chi arriva però una categoria è particolarmente meritevole di tutela. Si tratta dei minori e, in particolare, di quelli arrivati in Italia senza genitori. Ovvero i cosiddetti minori stranieri non accompagnati (Msna).

Dopo un’estate di sbarchi e di polemiche politiche sia a livello nazionale che europeo, il nuovo decreto legge adottato dal governo si concentra proprio sui Msna, comprimendone diritti e garanzie. Una misura che certamente avrà un impatto grave su molti giovani e ragazzi arrivati in Italia e che oltretutto difficilmente aiuterà nella gestione del fenomeno migratorio.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.
Esplora il sistema di accoglienza. Scarica i dati.
Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.
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Minori in centri per adulti

Il decreto in vigore da oggi  è stato approvato dal consiglio dei ministri dello scorso 27 settembre.

Normalmente i minori vengono accolti nel sistema ordinario.

Due sono gli elementi considerati più critici dagli osservatori. Il primo riguarda le modalità di accoglienza. Attualmente i Msna dovrebbero essere accolti in strutture dedicate all’interno del sistema di accoglienza e integrazione (Sai), ovvero il sistema a titolarità pubblica gestito dai comuni. Già oggi però, in caso di necessità, è prevista la possibilità per i prefetti di istituire centri di accoglienza straordinaria (Cas) destinati ai minori. Seppur con servizi differenti e meno garanzie rispetto ai centri ordinari.

È bene precisare che per la creazione di nuovi Cas i prefetti dispongono di poteri straordinari, che gli permettono anche di assegnare appalti per nuovi centri tramite affidamenti diretti. Una modalità che permette procedure estremamente rapide, restringendone però i margini di trasparenza.

Ci si aspetterebbe dunque che il governo, di fronte alla crescita degli arrivi, utilizzasse gli strumenti di cui dispone per creare nuovi centri anche per i minori. Possibilmente nel Sai e, se proprio questo non dovesse essere possibile, nei Cas dedicati. D’altronde ce ne sarebbe motivo, dato l’aumento del numero di sbarchi che è avvenuto soprattutto nel corso del 2022 e di quest’anno.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero del lavoro
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Agosto 2023)

Anziché istituire nuovi centri (possibilmente durante l’estate e non al suo termine, quando ormai gli sbarchi hanno superato la loro fase più intensa), il governo ha attuato una misura di natura diversa.

Si introduce la possibilità di tenere dei minori in centri per adulti.

Il provvedimento adottato infatti prevede che, in caso di necessità, il prefetto sia autorizzato a sistemare i Msna in centri per adulti (articolo 5). Non è chiaro per quale ragione il governo non istituisca nuove strutture apposite per minori, siano esse nel sistema ordinario o straordinario, anziché crearne per adulti e poi sistemarvi sia minorenni che maggiorenni.

L’età dei minori

Che questa rappresenti una situazione inadeguata per un minore sembra chiaro anche al governo. La norma infatti precisa che soluzioni di questo tipo possono essere adottate per un massimo di 90 giorni ed esclusivamente nei confronti di minori “di età non inferiore a sedici anni”.

Al di là di come, in queste primissime fasi, venga determinata l’età del minore (nel comunicato stampa del Cdm si parla del minore che “ad una prima analisi appaia di età superiore ai sedici anni”) è bene sottolineare che la disposizione riguarderà oltre due terzi dei minori stranieri non accompagnati.

70,2% dei minori stranieri non accompagnati in Italia hanno 16 o 17 anni e dunque potranno essere accolti in centri per adulti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero del lavoro
(consultati: giovedì 5 Ottobre 2023)

Ed è proprio sull’accertamento dell’età del minore che si concentra un’altra parte del decreto in adozione. Il testo infatti introduce una stretta sull’accertamento dell’età anagrafica, prevedendo l’espulsione in alternativa alla pena prevista per coloro che vengono condannati per aver dichiarato un’età diversa da quella effettiva.

La difficoltà di accertare l’età

Non è poi affatto scontato che l’attribuzione dell’età sia certa. Infatti non di rado i minori che arrivano in Italia non dispongono di documenti di identità, ma l’assenza dei documenti non può pregiudicare la tutela dei diritti del minore. Come peraltro ha chiarito lo stesso ministero dell’interno nel 2017 rifacendosi all’articolo 3 della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

Una norma questa che implica chiaramente che non bisogna mettere a rischio una persona che potrebbe essere minorenne. Rischio che si corre quando non vi è certezza sull’età. A stabilirlo non è soltanto la convenzione internazionale, ma anche la legge italiana (D.Lgs. 142/2015 articolo 19bis).

Eppure è sempre lo stesso decreto ad affermare che, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati, la disciplina prevista per l’accertamento dell’età può essere svolta con modalità differenti. Modalità che riducono le garanzie di quello che potrebbe a tutti gli effetti essere un minore, aumentando peraltro il margine di errore della rilevazione.

Il testo della norma peraltro fa esplicitamente riferimento a rilevamenti radiografici, capaci di verificare lo stato delle ossa e quindi l’età. Nel 2017 una commissione di inchiesta parlamentare ha sostenuto che esami di questo tipo, se non accompagnati da un approccio multidisciplinare, possono avere un margine di errore consistente, fino a 2 anni. Proprio per questo la norma a cui ora si intende derogare prevede appunto un approccio multidisciplinare (D.Lgs. 142/2015 articolo 19bis).

insomma oltre a non costituire una strategia sostenibile per affrontare un fenomeno strutturale e in aumento come la migrazione, il nuovo decreto comprime anche i diritti dei minori che possono essere scambiati per adulti in seguito ad accertamenti che rischiano di essere approssimativi.

Foto: Filippo Grandi

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