La forestazione delle città metropolitane finanziata dal Pnrr Ambiente

Nelle grandi città sono particolarmente alti i livelli di inquinamento atmosferico e consumo di suolo. La forestazione costituisce un efficace strumento per rigenerare l’ambiente urbano, contrastare il cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita dei residenti.

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All’interno del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), oltre 300 milioni di euro sono stati stanziati per la forestazione dei principali centri urbani italiani. Si tratta di un progetto che prevede realizzazione di boschi nelle aree vaste delle 14 città metropolitane del paese, per un’area totale pari a 6.600 ettari.

L’investimento è relativo alla componente 4 della missione 2 del piano nazionale, e segue la linea di intervento 3: “Salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine”.

I boschi nelle città italiane e il ruolo del Pnrr

L’Italia ha una copertura arborea pari a 12 milioni di ettari, equivalenti a circa il 40% di tutto il territorio nazionale. Si tratta di una delle percentuali più elevate d’Europa.

Le grandi città sono particolarmente colpite dagli effetti dannosi del cambiamento climatico.

Una dimensione importante però, quando si considera la presenza di foreste in uno stato, è quante di queste si trovano in prossimità delle città. Infatti i grandi centri urbani risultano particolarmente esposti ad alcuni effetti del cambiamento climatico per via della densità abitativa, del traffico e del conseguente inquinamento. Oltre al fatto che la loro condizione ecologica ha un impatto su un numero più elevato di persone. Una maggiore presenza di foreste aiuterebbe quindi a mitigare molti fenomeni climatici di matrice antropica nocivi come le alluvioni, le frane, le ondate di calore e la cattiva qualità dell’aria. Fornendo così un valido strumento per combattere il cambiamento climatico.

Parte significativa del tema forestale è rappresentata dalla forestazione in ambito urbano, periurbano ed extraurbano, in particolare nelle aree vaste metropolitane.

L’obiettivo principale è quindi quello di rinforzare i polmoni verdi delle grandi aree urbane, per contrastare l’inquinamento atmosferico, tutelare la biodiversità e allo stesso tempo garantire una migliore qualità della vita ai residenti. A questo scopo sono stati stanziati 330 milioni di euro.

6,6 milioni di alberi da mettere a dimora nelle città metropolitane nell’ambito del progetto di forestazione.

Un obiettivo in linea con la strategia forestale europea, che prevede la messa a dimora 3 miliardi di alberi sul territorio europeo entro il 2030.

Stando ai dati del 2018, il grado di forestazione delle varie città metropolitane del nostro paese risulta piuttosto eterogeneo.

I dati sono riferiti a tutto il territorio della città metropolitana.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mite
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)

Genova è la città con la quota più elevata del proprio territorio ricoperto di alberi (72%). Parliamo di un totale di 132.613 ettari di superficie arborea rispetto ad un'estensione totale di 183.375 ettari. È importante però sottolineare che i dati sono riferiti a tutto il territorio della provincia e non esclusivamente al comune da cui la provincia prende il nome.

La seguono sotto questo aspetto Firenze, con una quota pari al 58%, e Reggio Calabria (48%). Mentre la capitale risulta coperta da alberi per il 37% della sua estensione. All'ultimo posto si posizionano invece Venezia (4%) e Milano (11%).

Inquinamento atmosferico e consumo di suolo, due grandi problemi dei grandi centri urbani

Il progetto di realizzazione di boschi all'interno delle città metropolitane è stato pensato anche per contrastare due fenomeni, caratteristici dei grandi centri urbani, che contribuiscono all'impatto negativo del cambiamento climatico. Fenomeni che la forestazione può efficacemente contribuire a contrastare.

In primo luogo, l'inquinamento atmosferico, che risulta particolarmente significativo all'interno delle grandi città per via di vari fattori tra cui il traffico. In secondo luogo, il consumo di suolo, ovvero la conversione di suolo naturale in superficie artificiale.

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono numerosi i comuni facenti parte delle città metropolitane oggetto di procedure di infrazione in materia di qualità dell'aria. Parliamo di 328 comuni su 956, ovvero il 34,3% del totale. Anche in questo caso, la situazione si configura diversamente da centro a centro.

1 su 3 i comuni delle città metropolitane che sono stati oggetto di procedure di infrazione in materia di qualità dell'aria.

Sono escluse le città metropolitane che non hanno riportato nessuna infrazione (Reggio Calabria, Catania, Bari e Cagliari). Nella provincia di Milano risultano 134 comuni oggetto di procedure di infrazione nonostante il numero totale dei comuni sia 133 per via del fatto che due comuni si sono fusi nel 2019.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mite
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)

A Genova il minor numero di comuni oggetto di infrazioni.

Milano e Venezia, le due città metropolitane che presentano la quota più bassa di superficie arborea, registrano anche il maggior numero di infrazioni (in entrambi i casi, esse coinvolgono la totalità dei comuni). Mentre l'ultima sotto questo aspetto è Genova (con 1 solo comune coinvolto, per l'1,5% del totale), che è anche la città metropolitana più verde. Roma invece, con 43 comuni su 121 oggetto di procedure di infrazione (35,5%) risulta essere in linea con la media nazionale.

Altro fenomeno specifico delle realtà urbane è, come accennato, il consumo di suolo, ovvero la copertura artificiale di aree naturali, che favorisce alcuni fenomeni dannosi come l'emergere di isole di calore. Con isole di calore si intende il fenomeno microclimatico di forte innalzamento della temperatura specificamente all'interno dei centri urbani rispetto ai territori circostanti.

Con suolo consumato si intende la copertura artificiale del suolo (come l’asfaltatura e la cementificazione).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mite
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)

Come impatto del consumo di suolo, è Napoli la prima città metropolitana d'Italia, avendo il 34% della sua superficie a copertura artificiale. La segue Milano (31,7%). Fatta eccezione per Venezia e Milano, con rispettivamente il 14,3% e il 13,1% di suolo consumato, gli altri grandi centri urbani riportano quote inferiori al 10%. Palermo (5,7%) e Reggio Calabria (5,8%) in particolare sono le ultime, con cifre inferiori al 6%.

 

Foto: Stanley Kustamin - licenza

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