Il ruolo delle amministrazioni comunali nella tutela dell’ambiente Bilanci dei comuni

La protezione della natura sta diventando un tema sempre più urgente. I comuni possono dare il loro contributo sul piano amministrativo e di monitoraggio con interventi locali all’interno del quadro legislativo nazionale.

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La crescente necessità di trovare delle soluzioni ai cambiamenti climatici in corso è motivo di preoccupazione per più della metà degli italiani.

55,8% degli italiani è preoccupato per il cambiamento climatico secondo l’Annuario statistico italiano 2021.

Gli agenti atmosferici straordinari generano delle perdite sia a livello economico che sul piano biologico, andando a minare i delicati equilibri dell’ecosistema terrestre. La tutela del territorio è di esclusiva competenza statale in materia legislativa ma i comuni possono contribuire gestendo gli aspetti amministrativi, di monitoraggio e gli interventi locali.

La salvaguardia dell’ambiente è uno dei pilastri del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) ideato per usufruire dei fondi stanziati dall’Europa per il progetto Next generation Eu. Nella seconda missione, interamente dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica, la quarta componente è relativa a progetti pensati per rendere i territori italiani più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici e proteggere la natura e la biodiversità.

L’importanza del verde urbano per le città

Entrando nello specifico, uno degli investimenti strutturati dal piano è quello relativo al verde urbano ed extraurbano che prevede 330 milioni di euro investiti in 6,6 milioni di alberi da piantare su 6.600 ettari. L’obiettivo è quello di preservare la biodiversità diffusa, ridurre l’inquinamento atmosferico in città e rigenerare i paesaggi urbani, cercando di arginare il consumo di suolo. Questo elemento è fondamentale per la vivibilità di una città, anche in relazione alle funzioni sociali che può avere sia per gli adulti che per i minori.

Nel verde urbano sono inclusi parchi, ville e giardini urbani di grandi dimensioni sia di interesse artistico e storico che paesaggistico e/o di “non comune bellezza”, aree attrezzate (piccoli parchi e giardini di quartiere), arredo urbano (piste ciclabili, rotonde stradali etc.), giardini scolastici, orti urbani, aree sportive all’aperto, aree destinate alla forestazione urbana, aree boschive, verde incolto, orti botanici, giardini zoologici e cimiteri. Il dato comprende i capoluoghi di provincia e il comune di Cesena.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 6 Febbraio 2022)

Tra le località considerate, Trento è la prima per disponibilità di verde urbano con 396,16 metri quadrati per abitante. Seguono Rieti (341,04) e Sondrio (300,86). I tre comuni che riportano i valori minori sono Isernia (4,92 metri quadrati per abitante), Barletta (3,70) e Crotone (3,40). In media, i capoluoghi di provincia italiani hanno 41,69 metri quadri di verde urbano disponibili per abitante ma solo 28 dei 110 comuni considerati riporta un valore superiore. Sono invece quindici i capoluoghi italiani che riportano un valore inferiore ai 10 metri quadrati per abitanti.

La gestione del verde urbano è solo una delle funzioni direttamente legate all'intervento comunale in materia di tutela e protezione dell'ambiente, presente con una voce di spesa dedicata all'interno del bilancio.

Le spese per tutela, valorizzazione e recupero ambientale per i comuni

Sul piano della salvaguardia ambientale, i comuni si occupano principalmente di attività di amministrazione e monitoraggio di progetti locali attenendosi alle linee guida e ai principi legislativi dello stato centrale.

La nona missione di spesa del bilancio dei comuni è relativa allo sviluppo sostenibile e alla protezione del territorio. All'interno ci sono diversi programmi dedicati alla protezione dell'ecosistema naturale tra cui quello legato alla tutela, alla valorizzazione e al recupero ambientale.

In particolare, questa voce riporta le spese per il funzionamento e l'amministrazione delle attività di protezione ambientale, compresi i sussidi dedicati agli enti che si occupano di tale settore e il monitoraggio dei programmi dedicati, delle politiche sul territorio e degli interventi di sviluppo sostenibile. Sono comprese inoltre le uscite per il recupero di miniere e cave abbandonate e la manutenzione delle aree di verde urbano.

Non sono comprese le spese per la promozione del turismo sostenibile, per le energie rinnovabili, per la gestione di parchi e riserve naturali e la tutela delle risorse idriche, per queste funzioni sono infatti presenti altre voci di spesa specifiche su questi ambiti.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata per tutela, valorizzazione e recupero ambientale. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Napoli, Palermo, Catania e Messina perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

 

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Febbraio 2022)

Tra le città più popolose, quella che riporta l'uscita maggiore per la voce di spesa considerata è Venezia con 54,60 euro pro capite. Seguono altre tre città del centro-nord: Firenze (43,71 euro pro capite), Padova (42,70) e Milano (40,15). Le tre città che invece registrano i valori più bassi sono Torino (22,21 euro pro capite), Genova (18,29) e Verona (7,34).

La prima città per spesa pro capite in tutela ambientale è una di quelle che supera la media nazionale per disponibilità di verde urbano. Venezia infatti riporta 43 metri quadrati per abitante. L'altra città che ha un valore superiore è Trieste (61,99). Al contrario, le due città che hanno il valore più basso sono Roma (16,66 metri quadrati) e Bari (9,3).

Per il 2020 non sono disponibili i dati dei bilanci consuntivi di quattro grandi città del sud: Napoli, Palermo, Catania e Messina. Se i documenti contabili di Palermo e Catania erano inaccessibili anche per gli anni precedenti - come abbiamo raccontato negli approfondimenti dei mesi scorsi - l’assenza dei bilanci di Napoli e Messina rappresenta una novità.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata per tutela, valorizzazione e recupero ambientale. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Febbraio 2022)

Anche nel 2016, come quattro anni più tardi, la città che ha speso di più tra quelle considerate è Venezia con 51,62 euro pro capite. Questo valore è andato scendendo fino ai 41,36 euro pro capite del 2019 per poi risalire nel 2020 a 54,60 riportando la variazione più ampia tra questi cinque grandi comuni rispetto all'anno (+32%). Il valore di spesa più alto mai registrato in questo periodo è quello di Bari con un picco di spesa di 61,43 euro pro capite nel 2018. La città che ha riportato l'aumento maggiore di spesa dal 2016 al 2020 è però Padova (+74,37%). Le altre tre città che hanno registrato una variazione positiva sono Firenze (16,28%), Venezia (5,79%) e Milano (5,01%). Bari ha invece speso il 20,96% in meno tra il 2016 e il 2020.

Allargando lo sguardo all'intero paese, i comuni italiani hanno speso in media 27,70 euro pro capite per la tutela dell'ambiente nel 2020. Le amministrazioni della provincia di Trento riportano in media il valore di uscita maggiore con 70,46 euro pro capite. Seguono le amministrazioni valdostane (66,46), quelle liguri (59,41) e quelle sarde (56,11). I comuni che in media hanno speso di meno sono i molisani (15,66 euro pro capite), i veneti (15,3) e i lucani (12,76).

Come abbiamo detto, i comuni della provincia autonoma di Trento spendono, in media, di più del resto del paese. Inoltre, la città trentina è anche il capoluogo di provincia che, nello stesso anno, risultava avere più metri quadrati pro capite di verde urbano. Andiamo a vedere nel dettaglio la situazione in provincia.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni che non compaiono nella mappa/per i comuni in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivo 2020
(ultimo aggiornamento: martedì 8 Febbraio 2022)

I comuni della provincia autonoma di Trento che hanno riportato la spesa maggiore per la voce considerata sono Frassilongo (938,71 euro pro capite), Canazei (828,60) e Sant'Orsola Terme (636,96). Sono 37 le amministrazioni trentine che registrano uscite maggiori della media della provincia (70,46 euro pro capite).

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata ai rifiuti. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Febbraio 2022)

Ampliando l'analisi ai quasi 8mila comuni italiani, rileviamo che sono 12 amministrazioni italiane riportano uscite maggiori di 1.000 euro pro capite per la voce di spesa considerata.

Micigliano (provincia di Rieti) è il comune italiano che registra più uscite con 3.376,77 euro pro capite. Seguono Massello in provincia di Torino (3.255,80 euro pro capite), San Biagio Saracinisco (Frosinone, 2.972,51) e Salza di Pinerolo (Torino, 2.618,35).

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Lukas Szmigiel - licenza

 

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