Gli investimenti dei comuni italiani a tutela dell’ambiente Bilanci dei comuni

Verde urbano, finanziamenti ad associazioni, recupero di cave e miniere: la spesa delle amministrazioni comunali per la valorizzazione dell’ambiente.

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L’istituzione di un ministero per la transizione ecologica da parte del neonato governo Draghi ha riportato alla ribalta il tema della sostenibilità ambientale.

Un argomento passato in secondo piano nell’ultimo anno a causa della pandemia, ma che ormai è diventato un ambito strategico a tutti i livelli, da quello internazionale a quello locale.

Tra i temi centrali in questo senso, c’è la necessità di promuovere un sempre maggiore ricorso a fonti rinnovabili di energia. Un obiettivo promosso a livello europeo e che vede il nostro paese a buon punto, anche se la strada verso l’indipendenza dalle fonti energetiche di origine fossile è ancora lunga.

La mappa mostra la quantità di metri cubi (in migliaia di unità) di risorse minerali estratte nelle cave attive, divise per regioni. I dati, parte del rapporto Istat “Pressione antropica e rischi naturali. Le attività estrattive da cave e miniere”, sono raccolti con riferimento a circa cento tipi di risorse minerali. Non sono oggetto della rilevazione le estrazioni di minerali che producono energia, in quanto non di competenza delle istituzioni pubbliche locali.

FONTE: elaborazione openpolis su dati istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

In Lombardia nel 2018 sono stati estratti da cave quasi 12 milioni di metri cubi di risorse naturali, in Piemonte 7,5 milioni e in Toscana 5,7. Al quarto posto la prima regione del sud, la Puglia, con 5,4 milioni di metri cubi estratti.

L'installazione di cave, miniere e torbiere è competenza delle amministrazioni locali, così come l'armonizzazione di questi insediamenti con l'assetto urbanistico del territorio e la tutela dell'ambiente. Vediamo cosa possono fare i comuni per le politiche ambientali.

Le spese dei comuni per la tutela e valorizzazione dell'ambiente

Nella parte dei bilanci comunali dedicata alle spese, esiste una missione chiamata "Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente", all'interno della quale troviamo la voce "Tutela, valorizzazione e recupero ambientale". Questa prevede la possibilità per i comuni di investire nelle attività collegate all'ambiente naturale, compreso il ripristino di cave o miniere inattive.

In questa voce c'è anche la spesa, spesso impattante per i comuni, per la manutenzione e la tutela del verde urbano.

Ma questa spesa comprende anche i finanziamenti a sostegno delle associazioni che operano per l'ambiente, la redazione di piani e programmi per l'educazione ambientale, le valutazioni di impatto ambientale, il coordinamento con altri programmi comunitari, statali o regionali e gli oneri per la polizia provinciale.

In questa parte del bilancio, invece, non sono incluse le risorse destinate agli interventi per la promozione del turismo sostenibile, per la gestione di parchi e riserve naturali e per la tutela e valorizzazione delle risorse idriche.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Bari è la città che spende di più per verde urbano e tutela dell'ambiente, tra i comuni più popolosi del paese: 55,12 euro pro capite. Seguono tutte città del centro e del nord: Padova (45,85), Firenze (45,34), Venezia (41,36) e Milano (37,65).

Le grandi città che spendono di meno sono Napoli (18,31 euro pro capite), Messina (8,47) e Verona (6,29).

Ma questi livelli di spesa pubblica sono stati mantenuti costanti negli anni? Vediamo quanti sono stati gli investimenti nel settore nei bilanci degli anni scorsi, per le cinque grandi città in cima alla classifica del 2019.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Le città che hanno speso di più nel 2019 sono anche quelle che hanno incrementato gli investimenti negli ultimi 4 anni: Bari del 16,1%,  Firenze del 20,6% e Padova addirittura del 90%.

Nello stesso periodo si registrano, invece, diminuzioni a Venezia (-19,9%), che nel 2016 e 2017 era la grande città a spendere di più in Italia, e Milano (-1,5%).

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Se estendiamo l'analisi a tutti comuni italiani, il primato per spesa per abitante va a due piccole località del Piemonte: Marmora (Cuneo) e Massello (Torino) che investono rispettivamente 3.174,28 euro  e 2.953,93 euro pro capite.

Sono però le amministrazioni comunali della Valle d'Aosta a spendere di più in media (80,02 euro pro capite), seguite da quelle della provincia autonoma di Trento (78,66) e della Sardegna (51,41). I comuni che investono meno risorse nella valorizzazione dell'ambiente si trovano invece in Veneto (15,08 euro pro capite spesi in media dagli enti), Umbria (14,67) e Puglia (13,61), tutte al di sotto della media nazionale (26,13).

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Mike Benna - licenza

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