Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà Indagine internazionale
In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola fuori dalla soglia di indigenza. Anche in Italia gli strumenti sono insufficienti. Un’indagine con EdjNet sul sostegno al reddito, in un continente sempre più a rischio povertà.
giovedì 29 Ottobre 2026 | Europa

- Nel 2025 le persone in povertà assoluta in Italia erano 5,4 milioni.
- In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà.
- In Italia, per una persona che vive da sola, il Supporto per la formazione e il lavoro non copre neanche la metà della cifra riconosciuta come soglia di povertà.
- Per una coppia senza reddito con due figli l’Assegno di inclusione copre il 30% della soglia di povertà, il valore più basso tra i paesi Ue confrontati.
- Nei comuni fino a 50mila abitanti, il Trentino Alto Adige è la regione con la soglia di povertà assoluta più alta per una coppia con due figli.
Negli ultimi anni la povertà è aumentata in Italia, così come nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea. Sono diversi gli strumenti di sostegno al reddito che vengono messi in campo, ma in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia della povertà.
È questo l’oggetto di un’indagine a cui abbiamo partecipato a livello europeo: un’inchiesta guidata dalla fondazione spagnola Civio, nell’ambito dello European Data Journalism Network (EdjNet), di cui Fondazione Openpolis è parte da tempo.
Una raccomandazione del 2023 da parte del Consiglio dell’Ue invita gli stati membri a garantire l’accesso al reddito minimo a chiunque non disponga di risorse sufficienti e a raggiungere gradualmente, entro il 2030, un livello di sostegno adeguato. Ma quanto ci si sta avvicinando a questo obiettivo?
L’Istat ha certificato 2,1 milioni di famiglie in stato di povertà assoluta nel 2025, pari all’8% del totale. Parliamo di 5,4 milioni di persone in questa condizione. Negli ultimi vent’anni il fenomeno è aumentato in modo consistente: erano infatti 1,9 milioni nel 2005 (calcolati con una metodologia precedente), 4,5 milioni nel 2015 e 5,4 milioni nel 2025.
In Italia oggi non c’è uno schema unico di reddito minimo.
Gli strumenti per contrastare la povertà e l’esclusione sociale possono essere di diversa tipologia e natura. In Italia quelli attualmente in vigore comprendono misure di sostegno al reddito, carte solidali per i beni di prima necessità e programmi di attivazione professionale. Dal 2019 al 2023 la misura principale di contrasto alla povertà era il Reddito di cittadinanza (Rdc), il quale, a dispetto del nome, non era un reddito di base ma un reddito minimo. Il reddito di base (detto anche reddito universale o di cittadinanza) è uno strumento universalistico e il sussidio viene concesso senza verificare le condizioni economiche di chi lo riceve. Il reddito minimo invece è un sostegno monetario rivolto a chi non dispone di risorse sufficienti per una vita dignitosa, assegnato dopo aver verificato le condizioni economiche della persona e del suo nucleo familiare. L’Rdc istituito dal primo governo Conte nel corso della XVIII legislatura non era né universale né incondizionato, ed era quindi una forma di reddito minimo.
Nel 2024 l’Rdc è stato abolito e sostituito da due misure distinte, l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl). L’Adi è un sostegno economico rivolto esclusivamente ai nuclei familiari con almeno un componente minorenne, o con disabilità, o di almeno 60 anni, oppure in una condizione di svantaggio certificata e inserito in un programma di cura e assistenza. Per riceverlo servono requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno, una situazione economica entro i limiti di Isee e di reddito previsti, e l’adesione a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. L’importo varia in base alla composizione del nucleo e al reddito disponibile.
L’Sfl, invece, ha un importo fisso di 500 euro al mese ed è rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non rientrano nell’Adi. Anche l’Sfl richiede requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno e il rispetto di limiti di Isee e di reddito, ed è condizionato alla partecipazione a corsi di formazione o ad altre politiche attive del lavoro.
500 euro al mese l’importo dell’Sfl, rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non possono accedere all’Adi.
L’esistenza di queste misure, tuttavia, non garantisce di per sé che chi si trova in difficoltà riceva un sostegno per una vita dignitosa. L’accesso all’Adi, per esempio, non dipende solo dalle risorse economiche del nucleo familiare ma anche dalla sua composizione. Pertanto resta escluso chi non rientra in una delle categorie previste, anche se si trova in difficoltà economica. Accanto ai requisiti di accesso, l’altra questione centrale è l’adeguatezza degli importi, che non è detto siano sufficienti per vivere dignitosamente.
In Europa i redditi minimi faticano a superare le soglie di povertà
Abbiamo confrontato gli schemi di reddito minimo di tutti i paesi Ue, escludendo Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, per i quali non è stato possibile individuare importi chiari. Per rendere confrontabili sistemi con regole molto diverse, Civio ha calcolato gli importi mensili al 1° gennaio 2026 per tre famiglie tipo: una persona sola, una coppia senza figli e una coppia con due figli di 4 e 8 anni.
Tuttavia, gli importi in valore assoluto, da soli, dicono poco, dato che 500 euro hanno un potere d’acquisto molto diverso in Bulgaria e in Lussemburgo. Per questo motivo, ogni importo del reddito minimo per ciascun paese è stato confrontato con la rispettiva soglia di rischio di povertà, pari al 60% del reddito mediano nazionale, che riflette i livelli di reddito e, indirettamente, il costo della vita. Di conseguenza, questo rapporto misura la distanza della prestazione del reddito minimo dai livelli di reddito del paese.
In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà
Distanza in percentuale tra il valore del reddito minimo mensile e la soglia di povertà mensile per ciascun paese Ue e tipo di famiglia
FONTE: elaborazione Openpolis – Civio su dati Eurostat e MISSOC
(consultati: giovedì 1 Gennaio 2026)
Il risultato principale che emerge è che in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà. Il valore più alto è quello della Danimarca, dove il sussidio copre quasi il 97% della soglia. Seguono Belgio (86%), Paesi Bassi (81%) e Lussemburgo (76%). In 11 paesi su 23 il sussidio non arriva al 45% della soglia, e in Estonia, Repubblica Ceca e Lettonia si ferma intorno al 26%.
Per le coppie senza figli, il sussidio supera la soglia di povertà soltanto in Danimarca e Lussemburgo, rispettivamente del 29% e dell’1%. Per le coppie con due figli, l’unico paese con il reddito minimo sopra la soglia di povertà è la Danimarca, con un importo superiore del 12%. Negli altri paesi la prestazione resta al di sotto e in 10 paesi su 21 copre meno del 51% della soglia.
Un sussidio può ridurre l’intensità della povertà anche quando non basta a superare la soglia.
Va precisato che questo confronto non misura l’effetto complessivo dei sistemi di protezione sociale. Altri sussidi, trasferimenti e servizi possono contribuire alle risorse delle famiglie. Inoltre, un sostegno può ridurre la distanza dalla soglia anche quando non permette di superarla. In questo caso diminuisce l’intensità della povertà, un risultato diverso dalla riduzione del numero di persone statisticamente povere.
La situazione in Italia
L’inclusione dell’Italia nel lavoro di Civio non era scontata in quanto, come spiegato, nel nostro paese non esiste un unico schema di reddito minimo e i criteri di accesso sono diversi. Ai fini del confronto, per la persona che vive sola è stato preso come riferimento l’Sfl, mentre per le coppie senza figli e con due figli è stato considerato l’Adi.
In Italia nessuna delle tre famiglie tipo arriva alla metà della soglia di povertà. Per la persona che vive sola il profilo di riferimento è quello di una persona di 35 anni, disoccupata e senza familiari a carico, che, non avendo diritto all’Adi, può richiedere l’Sfl. Secondo i dati Eurostat del 2025, la soglia di povertà mensile per questo profilo tipo è di 1.103,08 euro. I 500 euro dell’Sfl ne coprono quindi il 45,3%.
603 euro al mese la distanza tra i 500 euro dell’Sfl e la soglia di povertà per una persona sola.
Per una coppia senza figli si rende necessaria una precisazione. L’Adi è stato scelto come sistema di riferimento perché è un sostegno rivolto al nucleo familiare, ed è quindi l’equivalente italiano più vicino a uno schema di reddito minimo per una coppia. Tuttavia, una coppia in età da lavoro, senza figli e senza componenti fragili, non ha accesso all’Adi; vi può accedere solo se almeno uno dei due ha 60 anni o più, una disabilità o è preso in carico dai servizi sociali. Per questo nel confronto è stato usato l’importo medio dell’Adi pagato dall’Inps ai nuclei di due componenti senza minori: secondo i dati Inps di gennaio 2026, a dicembre 2025 era di 752 euro al mese. Si tratta quindi di quanto effettivamente erogato, e non di un importo previsto dalla legge. Rispetto alla soglia di povertà per questa famiglia tipo, pari secondo Eurostat a 1.654,67 euro al mese, l’importo copre il 45,4%.
Per l’ultima famiglia tipo, una coppia senza reddito con due figli di 4 e 8 anni, l’importo dell’Adi calcolato in base alla scala di equivalenza è di circa 704 euro al mese. Copre il 30,4% della soglia di povertà per questa famiglia, pari secondo Eurostat a 2.316,50 euro. Tra i paesi Ue confrontati, l’Italia è ultima.
30% la quota della soglia di povertà coperta dall’Adi per una coppia con due figli, il valore più basso tra i paesi Ue confrontati.
Ci sono diversi fattori che concorrono a spiegare una copertura così bassa e uno di questi è il modo in cui l’Adi tiene conto della dimensione della famiglia. La scala di equivalenza usata da Eurostat assegna un peso di 1 al primo adulto, di 0,5 al secondo e di 0,3 a ogni figlio sotto i 14 anni. Il fabbisogno di una coppia con due figli è quindi 2,1 volte quello di una persona sola. Nella scala dell’Adi, invece, il secondo adulto non ha peso (a meno che non abbia almeno 60 anni, una disabilità o carichi di cura) e ogni figlio minorenne pesa 0,15. La stessa famiglia vale quindi 1,3 volte un singolo. Passando da una a quattro persone il fabbisogno stimato più che raddoppia, mentre l’importo del sussidio cresce solo del 30%. Va precisato che si tratta di una simulazione della sola Adi per una famiglia a reddito zero, e che non considera eventuali altre prestazioni a cui una famiglia ha diritto, come l’assegno unico per i figli.
Un importo unico per soglie di povertà diverse
La soglia di rischio di povertà Eurostat usata nel confronto europeo è unica per tutto il paese, e anche le regole di calcolo dell’Adi e l’importo del Sfl valgono su tutto il territorio nazionale. Il costo della vita, però, cambia molto da un territorio all’altro, e con esso la spesa minima necessaria per non essere poveri. L’Istat, infatti, considera in povertà assoluta una famiglia la cui spesa per consumi è pari o inferiore al valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale. Il costo di questo paniere dipende da dove si vive e da chi compone la famiglia: per questo le soglie variano in base al numero e all’età dei componenti, alla regione e alla dimensione del comune di residenza. A differenza della soglia Eurostat, che si basa sul reddito, quella Istat si basa sulla spesa.
Il Trentino Alto Adige è la regione con la soglia di povertà assoluta più alta per una coppia con due figli
Soglie regionali di povertà assoluta per tre profili-tipo (2025)
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Ottobre 2026)
Considerando tre profili tipo vicini a quelli usati da Civio (nei profili Istat, però, i figli hanno tra 11 e 17 anni) e i soli comuni fino a 50mila abitanti, la Basilicata risulta essere la regione con le soglie di povertà mensili più basse: 676 euro al mese per un adulto di 30-59 anni che vive solo, 919 euro per una coppia con un componente tra 30 e 59 anni e uno tra 60 e 74, 1.468 euro per due adulti tra 30 e 59 anni con due figli tra 11 e 17 anni. Le soglie più alte sono invece quelle dell’Emilia-Romagna per l’adulto solo (1.020 euro), della Liguria per la coppia (1.324 euro) e del Trentino Alto Adige per la famiglia con figli (2.017 euro).
Da 676 a 1.020 euro al mese la soglia di povertà assoluta per un adulto solo, tra Basilicata ed Emilia-Romagna.
Le diverse soglie di povertà assoluta calcolate dall’Istat confermano divari territoriali ben noti e mostrano quanto siano diversi, da una regione all’altra, i fabbisogni economici delle famiglie. Mettere in relazione le misure di reddito minimo con queste soglie aiuta a valutarne l’adeguatezza nei diversi territori. I risultati vanno però letti come ordini di grandezza, in quanto le soglie Istat misurano la spesa e non il reddito, e gli importi considerati si riferiscono a famiglie senza altre entrate. Per lo stesso motivo, il confronto non permette di stabilire se chi riceve il sostegno sia in povertà assoluta. Molti beneficiari hanno altri redditi, anche se bassi, vivono in una casa di proprietà o ricevono altre prestazioni, e la loro condizione dipende anche da queste risorse.
Per valutare il reddito minimo bisogna guardare sia a quanto vale sia a chi può riceverlo.
Dal confronto europeo e da quello territoriale emergono quindi due questioni, che per l’Italia pesano in modo particolare. La prima è l’adeguatezza degli importi. Per una famiglia con due figli l’Adi copre una quota della soglia di povertà più bassa che in qualsiasi altro paese Ue tra quelli confrontati. La seconda è l’accesso. Con il passaggio dall’Rdc ad Adi e Sfl, chi è povero ma non rientra nelle categorie previste dall’Adi può contare solo su un sostegno temporaneo e legato alla formazione. Valutare gli strumenti di contrasto alla povertà richiede di considerare entrambe le dimensioni, insieme agli altri trasferimenti, come l’assegno unico, e ai servizi disponibili, a partire da quelli per la casa.
This article is published in collaboration with the European Data Journalism Network in the context of ChatEurope and is released under a CC BY-SA 4.0 licence.
Foto: Andres Siimon (licenza)




