Gli sbarchi di migranti nel Mediterraneo

Nei primi 6 mesi del 2021 gli sbarchi nel Mediterraneo sono lievemente aumentati. Quella via mare rimane la rotta migratoria più importante per chi vuole raggiungere l’Europa, e anche la più pericolosa: negli ultimi 12 mesi, quasi 2mila persone sono morte o scomparse durante la traversata.

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Complice l’aumento degli sbarchi in Italia, anche questa estate, come nelle scorse, il tema degli arrivi via mare di migranti è tornato prepotentemente nel dibattito pubblico. Analizzando i dati, però, è evidente che la situazione non è fuori controllo come spesso viene dipinta e allo stesso tempo chi corre i maggiori rischi sono i migranti stessi, visto che la mortalità nel Mediterraneo è molto alta.

Gli sbarchi aumentano leggermente nel primo semestre del 2021

Nei primi 6 mesi del 2021 nei paesi che affacciano sul Mar Mediterraneo sono sbarcati circa 38mila migranti. Si tratta di un dato in lieve aumento dopo anni di calo.

La rotta mediterranea è particolarmente pericolosa. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nel 2021 la mortalità (calcolata come rapporto tra le morti e i tentativi di attraversamento) è pari all’1,3%, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, è la rotta più frequentemente percorsa dai migranti che tentano di raggiungere l’Europa, alla ricerca di una vita migliore.

1,3% il tasso di mortalità nel Mediterraneo nel 2021.

La percentuale dei migranti che arrivano in Europa via mare è oltretutto aumentata negli ultimi anni. Secondo il rapporto “Displacement Tracking Matrix” dell’Oim, nel 2018 il 68% dei migranti che raggiungevano la Spagna arrivavano via mare, una quota che nei primi mesi del 2021 è arrivata al 94%. Anche in Grecia, gli arrivi via terra costituiscono appena l’11% del totale.

In Italia non ci sono fonti ufficiali che raccolgono dati sugli arrivi via terra (mentre i dati sugli arrivi via mare sono registrati e regolarmente pubblicati dal ministero dell’interno). Focalizzarsi esclusivamente sugli arrivi via mare è quindi utile per avere un’immagine più o meno omogenea della migrazione verso il Sud Europa.

I dati riguardano gli arrivi via mare nella regione mediterranea (Spagna, Italia, Malta, Grecia e Cipro).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: lunedì 5 Luglio 2021)

Italia e Spagna sono i principali approdi

Gli sbarchi sono distribuiti in maniera disomogenea tra le varie regioni. Escluse Malta e Cipro, isole di dimensioni ridotte, ci sono differenze all'interno delle nazioni più grandi. In Italia, quasi la totalità dei migranti sbarcano in Sicilia. In Grecia, le isole di Evros e Lesvos sono i principali approdi. Per quanto riguarda la Spagna, i principali punti di sbarco sono le Isole Canarie e l'Andalusia.

Nei primi mesi di quest’anno sono Italia e Spagna ad aver visto l’arrivo di più persone in cerca di asilo. Nello specifico, in Italia sono sbarcati, al 28 giugno del 2021, circa 21mila migranti, mentre in Spagna ne sono sbarcati 14mila e in Grecia poco meno di 4mila. È anche vero però che la Grecia ha una popolazione di dimensioni molto ridotte (appena 10 milioni), rispetto alla Spagna (47 milioni) e l'Italia (circa 60 milioni). Se si considera il rapporto tra popolazione locale e migranti, è Cipro il paese con più sbarchi pro capite: un'isola abitata da meno di un milione di persone in cui negli ultimi mesi sono arrivati più di 1.000 migranti.

I dati sono aggiornati al 28 giugno 2021 e si riferiscono alle prime 10 regioni all’interno di paesi mediterranei europei per numero di sbarchi di migranti a partire dal 1 gennaio 2011. I dati relativi a Ceuta comprendono anche arrivi considerati dall’Unhcr “via terra”.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: lunedì 28 Giugno 2021)

Il Mediterraneo è il luogo più pericoloso del mondo per i migranti

Nonostante il lieve calo negli arrivi, il tasso di mortalità nel Mediterraneo è rimasto molto alto. Secondo l'Oim, dal 2014 fino ad oggi in mare hanno perso la vita più di 20.000 persone. Si è raggiunto un picco nel numero di morti e dispersi nel 2016 con un successivo calo, ma nel 2021 i numeri hanno ripreso a crescere.

Particolarmente preoccupante è la situazione della cosiddetta rotta del Mediterraneo centrale, che dalla Libia e in misura minore dalla Tunisia raggiunge l'Italia. Soprattutto con il Memorandum siglato nel 2017 tra Italia e Libia, questa rotta è diventata, come riportato nel Dossier statistico sull'immigrazione di Idos, "l'ecatombe dei diritti umani". Morti evitabili e abusi da parte della polizia e della guardia di frontiera libica sono diventate molto frequenti. Numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui ActionAid, Amnesty international e Medici senza frontiere, hanno infatti chiesto la cancellazione del Memorandum.

Del totale di 1.869 tra morti e dispersi nel Mediterraneo tra giugno 2020 e giugno 2021, 1.431 sono morti o scomparsi intraprendendo la rotta del Mediterraneo centrale. 17mila dei 20mila morti e dispersi dal 2014 percorrevano questa rotta, che è di fatto la rotta migratoria più pericolosa del mondo.

1.869 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo negli ultimi 12 mesi.

La stragrande maggioranza delle morti e scomparse che avvengono nel Mediterraneo riguardano quindi migranti che intendevano raggiungere l'Italia. Non è possibile però sovrapporre completamente la migrazione verso l'Italia con la rotta del Mediterraneo centrale. Stando ai dati Oim, infatti, il 24% degli sbarchi in Italia sono riconducibili alla rotta del Mediterraneo orientale, il 17% tramite la Turchia e il 7% tramite la Grecia.

I dati sono stime fatte dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e si riferiscono alla regione mediterranea. Aspetti importanti di queste stime sono il fatto che la regione dove è avvenuto il decesso/scomparsa non è sempre identificabile (siamo quindi di fronte a sottostime) e che, trattandosi spesso di gruppi di persone, le cause di morte possono essere molteplici. A volte la causa di morte è indicata come plausibile, ma non certa, specie in presenza di disidratazione, stremo, abuso fisico, dove non è chiaro quale fattore (se si tratta di un fattore solo) sia stato determinante per il decesso. I dati sulle cause di morte per annegamento e disidratazione comprendono sia i casi certi che quelli che Oim indica come presunti. Sotto la voce “altro” sono riportate le morti causate da asfissia, soffocamento, incidenti (in questo caso due cadute), ipotermia, malattia e incendi. Per quanto riguarda i dispersi, si tratta del numero minimo stimato dall’Oim.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Oim
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Luglio 2021)

La principale causa di morte per i migranti che intraprendono la rotta mediterranea è l'annegamento. Altre cause sono legate alle condizioni che caratterizzano il loro viaggio: essere stipati in spazi ridotti, addossati l'uno all'altro, spesso senza aria sufficiente per tutti o con clima avverso è la ragione dietro molti decessi.

Ipotermia, ipertermia, ma anche asfissia, soffocamento, fame e sete sono altre ragioni per cui i migranti perdono la vita nel Mediterraneo. Anche la violenza è un fattore importante. In ogni caso, quando si parla di morti e scomparse, si ha sempre a che fare con sottostime.

Foto credit: Jim Forest - licenza

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