Gli aiuti calano perché arrivano meno migranti Cooperazione

I fondi per lo sviluppo dell’Unione Europea calano nel 2017 seguendo il trend degli aiuti “gonfiati”, mentre aumentano i finanziamenti a aziende private e a programmi di sicurezza.

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Per la prima volta dal 2012 la spesa per gli aiuti allo sviluppo della Commissione europea è diminuita. Questo trend è correlato al calo delle spese per l’accoglienza dei rifugiati nei paesi dell’Unione (-10%) e di quelle per la riduzione del debito nei paesi in via di sviluppo (-82%). Lo rivela l’ultimo rapporto AidWatch 2018 di Concord Europa, confederazione che raccoglie 2600 ong dei 28 paesi dell’Unione Europea. Il report mette in luce la rilevanza del fenomeno dell’aiuto gonfiato, ovvero delle risorse conteggiate dall’Ocse come cooperazione anche se non concretamente trasferite ai paesi in via di sviluppo.

Fino al 2017 le risorse per l’Aps sono aumentate in maniera costante. Tuttavia questo incremento non è dovuto a un reale maggiore trasferimento di fondi ai paesi più poveri. Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

Nonostante la riduzione evidenziata, la spesa “gonfiata” per la cooperazione costituisce ancora il 19% del bilancio totale degli aiuti dell’Ue nel 2017 con quasi 14 miliardi di euro (rappresentava il 22% del budget comunitario per la cooperazione nel 2016 con 16,4 miliardi). Dell’aiuto gonfiato fanno parte, oltre alle spese per i rifugiati nel paese donatore e la riduzione del debito, anche le risorse destinate a pagare gli interessi sul debito, i costi sostenuti per gli studenti dei paesi in via di sviluppo in Europa e gli aiuti legati, ovvero concessi ai paesi poveri solo a condizione che vengano usati per fare acquisti nei paesi donatori.

La cooperazione finanzia sempre più le imprese

Per coinvolgere il settore privato nella promozione dello sviluppo, la Commissione ha creato meccanismi di finanza mista (che combinano fondi pubblici agevolati con finanziamenti privati ​​non agevolati). In particolare, nel 2017 l'Ue ha lanciato il piano europeo per gli investimenti esterni (Eip) e il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) per proteggere gli investitori privati ​​che operano in ambienti difficili.

E' lo strumento lanciato dalla commissione europea nel 2017 per stimolare gli investimenti privati in Africa e nei paesi del vicinato.  Vai a "Che cos’è il piano per gli investimenti esterni dell’Unione Europea"

Allo stesso modo, diversi stati membri dell'Ue hanno creato meccanismi che agevolano il cosiddetto "blending", ovvero finanziamenti misti, pubblici-privati che di fatto consentono l’accesso del settore privato profit alle risorse aps. Di per sé non è negativo ma il loro effetto nel contrasto alla povertà dipenderà da quali imprese otterranno questi fondi: se dei paesi in via di sviluppo o europee. Se piccole-medie, cooperative o grandi. E soprattutto se queste aziende dovranno sottostare a regole e controlli legalmente vincolanti come già fanno le organizzazioni della società civile. Gli stati membri hanno inoltre aumentato l'importo dell'aiuto pubblico allo sviluppo assegnato alle istituzioni finanziarie nazionali per lo sviluppo (per l'Italia Cassa Depositi e Prestiti) che operano come intermediari per favorire gli investimenti delle imprese europee.

Non ci sono studi sull'effettivo contributo di questi strumenti nel mobilitare risorse per gli stati più poveri. Ciò che è certo è che un maggiore coinvolgimento del settore privato può indurre i donatori a legare gli aiuti ad acquisti da aziende nazionali, dando così priorità alle proprie imprese rispetto a quelle dei paesi che sulla carta si dovrebbero aiutare. Ci si aspetta che nel 2018 l'Eip aumenti l'utilizzo dei fondi dell'aiuto allo sviluppo. Questo potrebbe avere impatto sulla qualità degli aiuti, in particolare si teme una riduzione dei finanziamenti ai paesi meno avanzati - meno appetibili per le imprese - e nei settori no-profit.

50% è la quota della popolazione nei paesi meno avanzati che si stima viva in estrema povertà, contro il 12% negli altri paesi in via di sviluppo.

Aumentati gli aiuti a paesi meno avanzati

La notizia positiva è che nel 2017 gli aiuti ai paesi meno avanzati sono aumentati per la prima volta dal 2013. L'incremento è del 4% rispetto all'anno precedente. E' stato così raggiunto il livello dello 0,11% del reddito nazionale lordo dell'UE. Tuttavia siamo ancora lontani dall'obiettivo, stabilito dal programma d'azione di Istanbul del 2011, di fornire lo 0,15%- 0,20% del reddito nazionale lordo ai paesi meno avanzati entro il 2020.

Spese per la sicurezza conteggiate come sviluppo

La sicurezza nei paesi partner è diventata una priorità politica per i paesi donatori dell'Ue come evidenziato dalla "Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea". Nel 2016, il comitato Dac dell'Ocse ha accettato che spese in ambito militare possano essere considerate come cooperazione allo sviluppo.

Viene consentito l'addestramento di militari e il fatto che questi possano essere utilizzati per fornire servizi di sviluppo e aiuti umanitari.

Questa modifica delle regole di rendicontazione ha aperto la strada alla possibilità di includere in programmi di cooperazione, anche spese come il finanziamento di programmi di controinsurrezione o di sovvenzioni all'aggressione militare. Ciò è preoccupante, considerando che la maggior parte degli Stati membri dell'Unione ha registrato un aumento dei contributi nell'ambito del settore "pace e sicurezza" negli ultimi tre anni. Anche se il livello dei contributi alla cooperazione in questo settore è ancora relativamente basso rispetto all'Aps complessivo (circa l'1%  nei dati indicativi del 2016 e del 2017) è necessario monitorare con particolare attenzione i finanziamenti diretti alle forze militari.

Foto credit: Pablo Tosco - Oxfam

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