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I dati sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2020 certificano il fallimento del nostro paese nel perseguire gli impegni di crescita dei fondi per la cooperazione. Impegni che avrebbero dovuto consentirci di raggiungere gradualmente l’obiettivo di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo in Aps entro il 2030.

Il principale e forse più noto obiettivo della cooperazione pubblica allo sviluppo è quello di destinare all’Aps lo 0,7% del reddito nazionale lordo entro il 2030 Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

È necessario quindi che l’Italia operi una rapida inversione di tendenza tornando a investire nel settore della cooperazione, per perseguire gli impegni presi in sede internazionale, ma anche per rispondere alle drammatiche crisi che si stanno verificando in molti paesi a basso tasso di sviluppo. Il numero di persone in condizione di insicurezza alimentare infatti è in continua crescita e la pandemia ha avuto un impatto drammatico, sia diretto che indiretto, colpendo in particolare i paesi più fragili.

Con gli ultimi dati inoltre si conferma come il tema dell’immigrazione pesi sempre meno sul bilancio della cooperazione. Tuttavia le politiche italiane ed europee di esternalizzazione delle frontiere pongono seri dubbi rispetto alla loro coerenza con la politica di cooperazione allo sviluppo, che pure dovrebbe essere a norma di legge “parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia” (l.125/2014).

Il fallimento dell’obiettivo intermedio

Come accennato l’Italia si era posta un traguardo intermedio nel percorso per raggiungere l’obiettivo dello 0,7% Aps/Rnl entro il 2030.

0,30% la quota di reddito nazionale lordo destinata all’Aps che l’Italia si è impegnata a raggiungere entro il 2020.

Negli ultimi anni il raggiungimento di questo traguardo era diventato via via sempre meno realistico. Tuttavia è solo con i dati preliminari Ocse sull’aiuto pubblico allo sviluppo nel 2020 che può esserne definitivamente certificato il fallimento. Stando ai dati preliminari infatti il nostro paese nel 2020 ha raggiunto appena lo 0,22% Aps/Rnl, un dato che conferma le nostre previsioni.

Certo non è da escludere che i dati definitivi rivedano a rialzo gli importi indicati in fase preliminare. Tuttavia anche nel migliore dei casi questo potrebbe portare il dato Italiano per il 2020 allo 0,23%, un miglioramento molto modesto e che comunque, vista la situazione attuale, appare altamente improbabile.

 

1,34 miliardi mancano all’appello tra i fondi della cooperazione italiana nel 2020 per raggiungere quota 0,30% Aps/Rnl.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Luglio 2021)

Una nuova prospettiva per la cooperazione italiana

Anche se ormai da diverso tempo appariva quantomeno improbabile che l'Italia raggiungesse l'obiettivo intermedio dello 0,30% Aps/Rnl, vari attori istituzionali hanno continuato a riproporre questo traguardo, evitando però di esprimersi sui dati in continuo calo.

Questo impegno venne assunto per la prima volta dal governo Renzi, nell'ambito della conferenza sulla cooperazione sulle risorse per lo sviluppo tenutasi ad Addis Abeba nel 2015.

Il governo si impegna ad aumentare la cooperazione per lo sviluppo internazionale. Per il prossimo triennio ci sarà un cambiamento essenziale in questa direzione.

L'obiettivo fu poi confermato dai governi successivi. Mario Giro, viceministro con delega alla cooperazione del governo Gentiloni, ebbe modo di riaffermalo di fronte alle commissioni esteri riunite nel 2017. In quest'occasione in effetti il traguardo sembrava a portata di mano.

Nel 2019 poi Emanuela Del Re, vice ministra della cooperazione del primo governo Conte, confermò l'obiettivo ribadendo le parole di Luigi di Maio.

Obiettivo del governo è raggiungere lo 0,30% del Pil per la cooperazione internazionale entro il 2020

In quest'occasione tuttavia i propositi del governo apparivano ormai molto più difficili da raggiungere. Nel 2018 infatti gli stanziamenti per la cooperazione erano notevolmente calati e la legge di bilancio mostrava chiaramente previsione in calo per il settore della cooperazione.

Il secondo governo Conte infine ha avuto a disposizione solo pochi mesi prima che l'arrivo della pandemia costringesse tutti a rivedere l'ordine delle priorità. Comunque è evidente come questo esecutivo non abbia posto la cooperazione al centro della sua agenda né con la legge di bilancio per il 2020 (approvata prima dell'arrivo in Italia del coronavirus) né con quella per il 2021.

Allo stesso tempo però è giusto evidenziare come il ministro degli esteri Luigi Di Maio abbia quantomeno difeso i pochi stanziamenti previsti per il 2021 dall'attacco dell'opposizione. Di fronte alla scarsità di risorse e alle molte necessità che derivavano dai drammatici effetti della pandemia, la richiesta di Fratelli d'Italia era stata infatti quella di azzerare del tutto i fondi destinati alla cooperazione.

Se il nemico è invisibile, se siamo in guerra, ciò che non è invisibile credo sia la trincea dell'interesse nazionale, e noi la stiamo coltivando con una risoluzione in cui si chiede di azzerare i fondi per l'Aiuto allo sviluppo fino al perdurare della dichiarazione di stato di emergenza

Un atteggiamento quantomeno poco lungimirante di fronte a una crisi, quella pandemica, che per definizione non può essere rinchiusa nei confini nazionali.

 

Foto Credit: Oxfam Italia - Bekki Frost

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