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Come abbiamo avuto modo di ricostruire, molti alunni frequentano la scuola in comuni diversi da quello di residenza. Spesso spostandosi dall’hinterland e dai comuni interni verso i poli, le città dotate di maggiori servizi. In molti casi, questa scelta è dettata anche dalla carenza di edifici scolastici sul territorio. In particolare per quanto riguarda le scuole superiori che, a differenza di elementari e medie, non sono presenti nella maggior parte dei comuni.

Osservando la diffusione delle scuole da una prospettiva solo quantitativa, sono le aree interne ad avere più strutture in rapporto alla popolazione scolastica (residenti tra i 6 e i 18 anni).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

L'offerta scolastica è più limitata nelle aree interne.

I poli e i territori di cintura risultano quelli con meno scuole rispetto ai residenti 6-18. Tuttavia, questa sproporzione non deve essere considerata indicatore della qualità dell'offerta scolastica.

Nei comuni più periferici, infatti, le scuole sono spesso più piccole e offrono in media meno servizi agli studenti.

L’organizzazione del servizio scolastico in questi territori si regge su numeri piccoli, che interessano sia il corpo docente sia gli alunni e che sono accentuati dall'elevata frammentazione dei plessi.

Inoltre, uno dei criteri per definire un polo è la presenza in quel comune di un’offerta scolastica secondaria superiore completa. Che comprenda quindi almeno un liceo, un istituto tecnico e un istituto professionale. Condizioni che mancano in tutti gli altri comuni, sia di cintura che delle aree interne.

Per confrontare diverse aree interne da nord a sud, sulla diffusione di edifici scolastici, resta comunque utile il criterio quantitativo.

9,4 edifici scolastici ogni 1.000 residenti 6-18 nelle aree interne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

Con 25 scuole ogni 1.000 residenti 6-18, i comuni intermedi, periferici e ultraperiferici della provincia di Isernia sono quelli con più edifici scolastici sul territorio. Seguono le province di Massa-Carrara (21,7), Imperia (18,8) e Valle d'Aosta (17,7).

È importante osservare un fenomeno da più prospettive.

Per approfondire l'offerta scolastica anche da un'altra prospettiva oltre a quella quantitativa abbiamo approfondito il caso di Isernia.

Per ogni comune della provincia, abbiamo considerato non solo il numero di scuole per 1.000 residenti 6-18, ma anche la presenza di scuole secondarie di secondo grado.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

10 su 14 le scuole superiori della provincia di Isernia che si trovano nei due comuni polo: il capoluogo e Venafro.

Anche se sono i comuni delle aree interne ad avere più strutture in rapporto ai residenti 6-18, l'offerta di scuole superiori è più limitata. Sono solo due infatti, i comuni periferici ad avere una scuola secondaria di secondo grado sul proprio territorio: Agnone e Frosolone.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli edifici scolastici sono fonte Miur e quelli sui residenti sono fonte Istat.

 

Foto credit: Unsplash kyo azuma - Licenza

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