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Come abbiamo visto prima, i fabbisogni standard sono indicatori che stimano il fabbisogno finanziario necessario ai comuni per svolgere le proprie funzioni fondamentali. Dal trasporto pubblico ai servizi sociali, dagli asili nido alla polizia locale. A ognuno di questi servizi corrisponde un fabbisogno, mentre il fabbisogno standard totale rappresenta la quota complessiva necessaria a finanziare la totalità dei servizi.

Senza Lep, il fabbisogno standard è calcolato in base alla spesa per i servizi.

I fabbisogni di un comune sono definiti in base alla spesa media per i servizi di comuni simili a quello considerato, per caratteristiche demografiche, socio-economiche e morfologiche.

Tra queste: il numero di abitanti, la quantità di servizi offerti, l’indice di disagio socio-economico e molte altre. Sono le variabili che influenzano il livello di spesa di un ente e che, di conseguenza, influenzano il calcolo dei fabbisogni standard.

Sono 70 le variabili che influenzano il calcolo dei fabbisogni standard. Vai a "Cosa sono i fabbisogni standard"

La determinazione di questo indicatore è affidata a Sose, società partecipata dal ministero dell’economia e dalla banca d’Italia. Allo stato attuale, i fabbisogni vengono calcolati solo per i comuni delle regioni a statuto ordinario.

Il fabbisogno standard totale nei comuni italiani

Considerando i dati disponibili più recenti, vediamo il livello di fabbisogno standard totale riconosciuto a ogni comune italiano nel 2016.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Il fabbisogno standard non individua il fabbisogno reale di servizi.

I comuni del centro-nord Italia, in particolare quelli di Emilia Romagna, Toscana e Umbria hanno i maggiori livelli di fabbisogno standard. Lo stesso vale per le grandi città come Torino, Milano, Roma e Napoli. È interessante notare che quote elevate si registrano anche in piccoli comuni del nord, che corrispondono perlopiù a territori montani. Al contrario, i comuni del sud risultano i più svantaggiati dal riconoscimento dei fabbisogni.

Come abbiamo visto in precedenza, i calcoli per definire il fabbisogno standard sono basati sulla spesa degli enti locali. Perciò i comuni che hanno spese nulle o limitate per i servizi si vedono riconosciuti fabbisogni bassi. Questo genera un paradosso. Territori che non spendono, per scarsità di risorse o perché del tutto privi di alcuni servizi, avrebbero più bisogno di altri di potenziare questo settore. Invece registrano fabbisogni standard inferiori, o addirittura nulli, rispetto a territori dove l'offerta di servizi è maggiore.

lo strumento dei fabbisogni standard non è assolutamente in grado di essere funzionale a una scelta politica importante di potenziare significativamente un servizio.

Tale paradosso penalizza soprattutto i comuni del sud: offrono meno servizi per i quali spendono meno e quindi registrano fabbisogni inferiori. Al contrario, i territori del centro-nord e le grandi città, che hanno un'offerta di servizi ampia e diffusa sul territorio, hanno livelli di spesa più alti e quindi maggiori fabbisogni standard. Diversa invece è la ragione per cui anche piccoli comuni montani registrano alti fabbisogni: enti locali con pochi abitanti devono comunque spendere risorse per fornire alcuni servizi di base. Una spesa elevata rispetto alla popolazione, che quindi genera alti fabbisogni pro capite.

Il fabbisogno standard dei comuni, per regione e numero di abitanti

Raggruppando i dati comunali per regione, emerge in modo ancora più chiaro il divario tra il sud e il resto del paese, nel riconoscimento dei fabbisogni standard.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Fatta eccezione per l'Abruzzo, tutte le regioni del Mezzogiorno chiudono la classifica relativa ai fabbisogni standard comunali. All'ultimo posto la Calabria, con un fabbisogno di circa 536 euro pro capite. Al contrario, le regioni del centro e del nord Italia registrano i livelli più alti. Al primo posto il Lazio, probabilmente influenzato dall'elevato fabbisogno di Roma, seguito da Toscana, Emilia Romagna e Liguria.

Dall'analisi dei dati emerge che i fabbisogni standard non penalizzano i comuni delle regioni del sud.

Come abbiamo visto in precedenza, la popolosità può essere una variabile rilevante nell'influenzare i livelli di fabbisogni standard dei comuni. Al fine di approfondire la nostra analisi, abbiamo raggruppato i comuni italiani per numero di abitanti e osservato i fabbisogni pro capite riconosciuti in media ai comuni appartenenti alle diverse fasce di popolazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Ai comuni nelle fasce di popolazione intermedie sono riconosciuti meno fabbisogni.

I comuni che hanno tra i 5.000 e i 10.000 residenti registrano il fabbisogno medio più basso, pari a 559 euro pro capite. Seguono i territori appartenenti alle altre fasce intermedie (2.000 - 19.999), anche loro tra i più svantaggiati dal riconoscimento dei fabbisogni.

Al contrario, i comuni con un numero di abitanti inferiore a 500 e superiore a 250.000 sono quelli che registrano in media i livelli più alti. Questo risultato è in linea con quanto emerso dalla mappa precedente. Enti piccoli si ritrovano con alti fabbisogni pro capite perché hanno una spesa per alcuni servizi essenziali che è elevata rispetto al numero ristretto di abitanti. I grandi comuni sono invece quelli che spendono di più per i servizi e quindi, nonostante il grande numero di abitanti, registrano un fabbisogno pro capite molto alto.

Dalle analisi viste fin qui, i comuni più popolosi d'Italia risultano essere tra quelli con i maggiori fabbisogni standard. Le aree più urbanizzate tendono infatti a offrire più servizi, a spendere di più e di conseguenza ad avere più fabbisogno. Tuttavia, le grandi città si distinguono l'una dall'altra nella quantità e qualità dei servizi offerti a cittadini e, di conseguenza, anche nel livello di fabbisogno che gli viene riconosciuto. È dunque interessante verificare in che misura varia l'indicatore nei comuni con più di 250.000 abitanti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Lo svantaggio del sud sui fabbisogni è meno incisivo nel confronto tra grandi città.

Roma è al primo posto a quota 951,7 euro pro capite. Non stupisce che alla capitale sia riconosciuto il livello più alto di fabbisogno, considerando che per estensione territoriale e numero di abitanti è largamente superiore a tutte le altre città. Rispetto a Milano ad esempio, Roma ha una superficie 7 volte più grande e oltre un milione di residenti in più.

Segue Firenze, con 905 euro pro capite, mentre Bari chiude la classifica con un fabbisogno standard di 729 euro pro capite. L'altra grande città del sud, Napoli, registra invece un fabbisogno superiore a quello di Genova e Verona.

Naviga, scarica e riutilizza i dati

I dati relativi ai fabbisogni standard sono disponibili su Opencivitas, un portale online promosso dal ministero economia e finanze e da Sose, che permette l'accesso a una grande quantità di informazioni sugli enti locali. Dati che sono sì disponibili, ma che non si prestano a una immediata comprensione o riutilizzo. Per facilitare la lettura di queste informazioni, abbiamo estratto e collegato tra loro dataset diversi, rielaborandoli in un formato più semplice. Questi dataset possono essere consultati online o scaricati e riutilizzati per altre analisi o iniziative di data journalism. Lo scopo è aumentare la conoscenza sul funzionamento dell'attuale modello di federalismo fiscale sui comuni italiani.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Scarica i dati comunali sui fabbisogni standard, regione per regione

I dati mostrano, per tutti i comuni delle regioni a statuto ordinario i dati relativi al fabbisogno standard totale. Nell'ultima colonna: la differenza percentuale tra il fabbisogno standard pro capite del comune considerato e il fabbisogno pro capite medio dei comuni con popolazione simile.

Per conoscere il fabbisogno standard del territorio in cui vivi, clicca sulla casella Search... e digita il nome del tuo comune. I dati sono ordinati per numero di abitanti ma è possibile cambiare l'ordine cliccando sulle intestazioni della colonne.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Foto credit: Flickr Rob van Kan - Licenza

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