Dopo un anno il governo non ha una posizione chiara nella trattativa Ue Ciclo di bilancio

L’Italia rischia una procedura di infrazione per disavanzi eccessivi basata sul debito. Nonostante i seri rischi per la nostra economia, dal governo non vengono messaggi chiari e univoci, il che alimenta ulteriormente l’attuale clima di incertezza.

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Il primo giugno l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha compiuto un anno. Nato dall’unione di due forze politiche alleate per la prima volta e precedentemente avversarie, il governo ha vissuto momenti altalenanti. Soprattutto la strategia economica ha incontrato diverse difficoltà: prima le previsioni di crescita, poi le trattative con Bruxelles e la revisione delle stime economiche.

La situazione non è ancora risolta e il primo anno di governo rischia di chiudersi con una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Infatti il 5 giugno la Commissione europea ha approvato una relazione con cui propone al Consiglio la procedura per debito eccessivo.

Non sarebbe la prima volta per il nostro paese: era già accaduto nel 2005 e nel 2009.

Tuttavia, questa volta la situazione è caratterizzata da particolare incertezza. Il presidente Conte e i due vicepresidenti del consiglio, Di Maio e Salvini, rilasciano infatti dichiarazioni contrastanti. Questo atteggiamento non permette di comprendere che posizione intende prendere l’Italia a Bruxelles e rende difficile attribuire le responsabilità della delicata situazione in cui ci troviamo in questo momento.

A questo bisogna aggiungere un’ulteriore riflessione: il governo ha elaborato la scorsa legge di bilancio, comprensiva di alcune importanti misure di bandiera come reddito di cittadinanza e quota 100, aspettandosi che dopo le elezioni per il parlamento europeo gli equilibri a Bruxelles sarebbero cambiati.

Dunque, le stime economiche sono state effettuate pensando che la nuova Commissione avrebbe avuto una maggioranza più favorevole a cambiare le regole di finanza pubblica vigenti in Europa o perlomeno più flessibile in materia. Tuttavia, le cose sono andate diversamente: la maggioranza a Bruxelles sarà detenuta ancora da popolari e socialisti, sostenuti probabilmente da liberali e verdi. Questa coalizione potrebbe risultare ancora più rigida rispetto ai conti economici.

Che cos’è la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo

Si tratta di un particolare tipo di procedura di infrazione che viene avviata quando uno stato membro non rispetta determinati criteri economici.

La procedura di infrazione per debito eccessivo si attiva se il disavanzo di bilancio supera il 3% del Pil o se il debito pubblico, superando il 60% del Pil, non diminuisce di 1/20 l’anno. Vai a "Che cos’è la procedura di infrazione per disavanzi eccessivi"

La Commissione, nel proporre una procedura di infrazione, non si limita a valutare il mancato rispetto dei criteri, ma anche il contesto economico o eventuali situazioni di emergenza verificatesi.

È dunque possibile che si approvi una relazione anche per uno stato che formalmente rispetta le regole economiche. Al contrario, non è detto che, qualora i criteri non vengano rispettati, si chieda l’avvio della procedura.

Ad approvare poi definitivamente la procedura di infrazione sono gli stessi stati membri, all’interno del Consiglio.

I precedenti del governo Conte

L’attuale esecutivo si è già scontrato alcune volte con Bruxelles per questioni legate alla nostra economia.

Nel novembre del 2018 infatti, dopo l’approvazione da parte del governo italiano del Documento programmatico di bilancio per il 2019, la Commissione europea aveva presentato all’Italia una relazione per inosservanza grave delle raccomandazioni del Consiglio. Nel testo si affermava che fosse giustificata una procedura per disavanzo eccessivo per mancato rispetto della regola sul debito.

Dopo una trattativa con le istituzioni europee, il governo ha apportato sostanziali modifiche alla legge di bilancio 2019, scongiurando l’avvio della procedura di infrazione.

Successivamente nel Documento di economia e finanza (Def), primo step del ciclo di bilancio approvato nell’aprile del 2019, il governo ha rivisto in senso negativo alcune previsioni economiche.

Anzitutto, il deficit per quest’anno è stato stimato al 2,4% del Pil, quasi lo 0,4% in più rispetto alle previsioni fatte dallo stesso esecutivo all’inizio del 2019.

Nel documento inoltre si rivedono al ribasso, rispetto ai precedenti documenti del ciclo di bilancio, le previsioni di crescita del Pil.

Sono state prese in considerazione le previsioni di crescita del quadro programmatico.

FONTE: Ministero dell'economia
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Aprile 2019)

In questo modo il governo ha sostanzialmente ammesso di aver basato le riforme previste dalla legge di bilancio 2019 su previsioni che sono poi state riviste in negativo. È da apprezzare il fatto che i dati siano realistici, ma previsioni economiche così diverse a pochi mesi di distanza non fanno altro che minare la credibilità del governo.

Le dichiarazioni del governo

Il principale problema in questa situazione è l'incoerenza di alcune recenti dichiarazioni, che non permette di comprendere che linea ha intenzione di seguire il governo a Bruxelles. Da un lato, infatti, c'è Matteo Salvini, che da tempo dichiara di voler superare i vincoli europei, in particolare quello del 3%. D'altra parte invece Giuseppe Conte, pur affermando di voler rivedere alcune regole del patto di stabilità e crescita, ne assicura il rispetto.

Ma non si tratta solo di dichiarazioni incoerenti: alcune informazioni riportate dal governo sono inesatte. Matteo Salvini, ad esempio, ha recentemente dichiarato che l'economia del nostro paese è "sana".

Tuttavia, bisogna considerare un importante fattore: il nostro deficit impatta su un debito tra i più alti d'Europa: solo la Grecia fa peggio di noi.

Il rapporto debito pubblico/PIL dell'Italia, pari al 132,2 % nel 2018, è il secondo più alto dell'Unione e tra i più alti al mondo

Bisogna anche considerare un'altra cosa: l'incoerenza del governo rende difficile attribuire le giuste responsabilità. In questi giorni infatti l'altro vicepresidente del consiglio, Luigi Di Maio, ha dichiarato che le mancanze economiche andrebbero attribuite ai governi precedenti all'esecutivo targato Lega-M5s.

Ora si parla tanto di questa possibile procedura di infrazione e sapete cosa riguarda? Riguarda il debito prodotto dal Partito Democratico nel 2017 e 2018.

Quanto affermato da Di Maio è perlomeno incompleto. Sicuramente l'attuale momento di difficoltà che sta attraversando l'Italia non può essere attribuito interamente all'esecutivo attuale e alle decisioni economiche degli ultimi dodici mesi. Infatti, la procedura non riguarderebbe l'entità del debito in termini assoluti, ma la capacità di rientrare dal debito. Detto questo, è la stessa Commissione europea, all'interno della propria relazione, a chiarire che il peggioramento della situazione economica dell'Italia è dovuto a una spesa superiore al previsto successiva all'entrata in carica del governo. Ad essere esplicitamente attaccato è proprio uno dei decreti di bandiera del governo, quota 100.

Il decreto-legge che attua il nuovo regime di pensionamento anticipato del gennaio 2019 [segna] un passo indietro [...] peggiorando la sostenibilità delle finanze pubbliche a medio termine.

Infine, le incertezze sono alimentate anche da parte dei soggetti più "tecnici" del governo.

 

Alla fine del mese di maggio ad esempio, era circolata al notizia che la lettera elaborata dal ministro dell'economia Tria prevedesse tagli a reddito di cittadinanza e quota 100, misure chiave del governo. Le indiscrezioni sono state rapidamente smentite, ma questo non ha fatto altro che alimentare il clima di incertezza.

La relazione della Commissione

Il 5 giugno la Commissione ha approvato una relazione nei confronti del nostro paese, in cui vengono ripercorse le politiche e i risultati ottenuti dall'Italia in materia di disavanzo e debito pubblico.

Per quanto riguarda il criterio sul disavanzo, la Commissione fa stime più prudenti rispetto al governo perché svolge i propri calcoli senza considerare lo scatto delle clausole di salvaguardia, e dunque il conseguente aumento delle aliquote Iva.

Poiché i governi italiani abrogano sistematicamente le clausole di salvaguardia, la Commissione europea non ne include gli effetti nelle proprie previsioni economiche. Vai a "Cosa sono le clausole di salvaguardia"

Per quanto riguarda il criterio del debito, né il programma di stabilità del governo italiano presente nel Def 2019, né la Commissione (con scostamenti maggiori) prevedono il rispetto della riduzione del debito nel 2019 e nel 2020.

Il dato mostra il rapporto debito/Pil previsto per 2019 e 2020.

FONTE: dati Commissione Ue, elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 10 Giugno 2019)

Vista la palese violazione del criterio del debito la Commissione, nella sua analisi, ha tenuto in considerazione anche "altri fattori significativi", che possono sfuggire al controllo del governo, indicati dallo stesso esecutivo italiano (all'interno di una lettera e di un rapporto inoltrati il 31 maggio).

Tuttavia, secondo la Commissione, i fattori indicati dal governo spiegano solo in parte  il mancato rispetto del criterio sul debito. Per questa ragione, nel documento di ritiene che il criterio del debito non sia stato rispettato e che sia giustificata una procedura per disavanzi eccessivi.

Le aspettative del governo dopo le elezioni europee

Bisogna infine considerare un ulteriore elemento di contesto: tra il 23 e il 26 maggio si sono svolte le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Questo significa che nei prossimi mesi si rinnoverà anche la Commissione europea.

Il governo ha elaborato le prime stime sulla crescita, che erano eccessivamente ottimistiche, nei mesi precedenti alle elezioni. Sulla base di queste stime sono stati approvati i provvedimenti più significativi, come reddito di cittadinanza e quota 100. L'aspettativa del governo era che successivamente alle elezioni il voto avrebbe cambiato gli equilibri all'interno dell'Unione, per cui era necessario "resistere" solo fino al momento del voto.

Con una maggioranza diversa in Commissione, il governo avrebbe poi potuto fare pressioni per ottenere una modifica delle regole di finanza pubblica, in modo da non dover ritoccare i conti.

Tuttavia, le cose sono andate diversamente.

Anzitutto, gli equilibri in commissione non cambieranno radicalmente.

58% la maggioranza detenuta da popolari, socialisti e liberali al parlamento europeo dopo le elezioni del 2019.

A rappresentare la maggioranza in Europa infatti sono sempre popolari e socialisti, che verranno sostenuti probabilmente da liberali e verdi. Questi, al contrario di quanto prospettato dal governo, sembrano pretendere un rispetto degli accordi ancora più rigoroso.

Secondo punto, l'Italia è in una posizione difficile per le trattative a Bruxelles. Lega e M5s infatti, che hanno ottenuto complessivamente 43 seggi sui 76 spettanti all'Italia al parlamento europeo, non fanno parte dei gruppi politici che rappresentano la maggioranza in Europa. Intanto, il presidente del consiglio Conte insiste per avere un mandato pieno per negoziare con la Commissione al fine di evitare la procedura di infrazione per l'Italia. Ma in questo modo i due vicepresidenti del consiglio avrebbero meno controllo su eventuali tagli o ridimensionamenti dei provvedimenti di bandiera del governo.

Per ultimo, posto che la nuova Commissione europea non sarà più permissiva, ma le misure approvate sulla base di stime di crescita eccessive rimangono, avremo difficoltà a far quadrare i conti.

I prossimi passi

L'approvazione della relazione da parte della Commissione non coincide con l'avvio formale della procedura di infrazione.

L'11 giugno il Comitato economico e finanziario, composto da alti funzionari nominati dalle amministrazioni e banche centrali nazionali, ha confermato quando stabilito dalla relazione, ovvero che una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia è giustificata.

Nei prossimi giorni sarà di nuovo la Commissione a dover decidere se proporre nuovamente l'avvio della procedura di infrazione.

La data decisiva è poi quella del 9 luglio, quando l'Ecofin prenderà la decisione definitiva in merito alla procedura di infrazione per l'Italia.

Che cosa rischiamo con l'avvio della procedura?

L'Italia rischia seriamente l'avvio di una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, eppure dal governo arrivano messaggi discordanti sulla nostra posizione al riguardo, rendendo ancora più difficile la trattativa con l'Ue.

Le sanzioni principali sono 3, ma non sono automatiche: secondo quanto previsto dall'articolo 126 del Tfue infatti è il Consiglio a stabilire se applicarle e in che misura. Le sanzioni possono consistere principalmente in una multa in percentuale sul Pil, nel congelamento dei fondi strutturali e nel blocco dei prestiti da parte della Banca europea degli investimenti. Inoltre, saremmo sottoposti a controlli più stringenti di quelli attuali.

Ma quello che accadrà dipende anche dalle decisioni che prenderà il governo italiano, che tuttavia non sembra esprimersi in maniera chiara e univoca.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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