Cosa sono le clausole di salvaguardia

Norme che istituiscono un aumento automatico delle entrate (o una riduzione delle spese) nel caso in cui non si raggiunga un determinato obiettivo di bilancio in un tempo prestabilito.

Definizione

Obiettivo delle clausole è fare in modo che vengano rispettati gli obiettivi di bilancio. Le clausole di salvaguardia sono infatti norme che prevedono maggiori entrate o minori uscite per lo stato che entrano in vigore se, entro una determinata scadenza, non si reperiscono le risorse necessarie con altre misure.

Se non si reperiscono le risorse necessarie a finanziare le misure previste dal governo scattano automaticamente aumenti delle imposte o riduzioni delle entrate.

Lo strumento era stato inizialmente pensato per dare all’esecutivo il tempo sufficiente a reperire le risorse necessarie a coprire spese già effettuate o previste, tranquillizzando al contempo le istituzioni europee e i mercati.

La riforma della manovra di bilancio del 2016 ha eliminato la possibilità di ricorrere alle clausole di salvaguardia, ma la norma è stata puntualmente disattesa dai governi.

Dati

Il governo Berlusconi IV è stato il primo ad utilizzare lo strumento delle clausole di salvaguardia, inserite nel decreto legge 98/11. La norma garantiva entrate per 20 miliardi di euro.

Successivamente, con tre diversi provvedimenti, il governo Monti ha trovato parte delle risorse necessarie per evitare lo scatto delle clausole.

Nel 2013, sotto il governo Letta (Pd), si è attivata una delle clausole di salvaguardia che ha portato a un aumento dell’Iva dal 21 al 22%.

Tutti i successivi governi sono riusciti, di anno in anno, a evitare lo scatto delle clausole, ma hanno sistematicamente riproposto lo strumento, anche dopo che, nel 2016, la riforma della manovra di bilancio ha disposto che si utilizzassero strade alternative, come la riduzione degli stanziamenti di bilancio dei ministeri.

Per quanto riguarda le clausole attualmente in vigore, la prima versione della legge di bilancio per il 2019 prevedeva la sterilizzazione delle clausole per l’anno successivo (tramite il ricorso al deficit) e la diminuzione della portata di quelle previste per il 2020 e il 2021. Tuttavia, a seguito delle trattative sulla manovra con la Commissione europea, il governo Conte ha rivisto i propri calcoli.

Gli importi delle clausole per il 2020 e il 2021 sono infatti aumentati rispettivamente di 3,9 e di 9,2 miliardi.

Il valore delle clausole di salvaguardia è equivalente al gettito che deriverebbe dalla loro attivazione.

FONTE: Def 2019 e relazione illustrativa alle legge di bilancio 2019.
(ultimo aggiornamento: giovedì 18 Aprile 2019)

Considerato che gli scorsi governi avevano lasciato in eredità una clausola del valore di oltre 19 miliardi di euro, per evitare l'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti l'esecutivo guidato da Conte dovrà reperire risorse per 23,1 miliardi entro la fine del 2019 e per 28,7 miliardi l'anno successivo.

23,1 miliardi di euro, la cifra che il governo deve trovare per evitare l'aumento delle imposte a partire dal 2020.

Analisi

All'interno del Documento di economia e finanza (Def) 2019, primo step del ciclo di bilancio, il governo ha calcolato le previsioni sul deficit ipotizzando lo scatto delle clausole di salvaguardia. Questo significa ad esempio che, per ridurre il deficit dal 2,4% al 2,1% previsto per il 2020, l'Iva dovrebbe aumentare al 25,2% a partire dal prossimo anno. Senza lo scatto delle clausole (che prevedono anche un minimo rialzo delle accise sui carburanti), il deficit si alzerebbe invece al 3,4%.

Tuttavia, l'esecutivo dichiara di non aver alcuna intenzione di aumentare le tasse. Solo che per evitare tale aumento si dovrebbero reperire 23 miliardi di euro entro il 2020, e nel Def non è chiarito come.

La legislazione vigente in materia fiscale viene per ora confermata nell’attesa di definire le misure alternative di copertura e di riforma fiscale nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Legge di Bilancio 2020.

Ci si limita infatti a rimandare la definizione delle specifiche alternative di copertura alla legge di bilancio del prossimo autunno. Se le coperture alternative non saranno sufficienti la clausola scatterà, come avvenuto nel 2013.

Il sistematico ricorso alle clausole di salvaguardia, senza misure alternative, indica la difficoltà dei governi italiani nel fornire garanzie concrete in materia di bilancio. Molti governi hanno infatti disinnescato le clausole grazie al deficit, dunque con maggiore spesa, invece che tramite misure che favorissero la crescita. Per questa ragione l'utilizzo di questo strumento aumenta l’incertezza sui conti pubblici invece che rassicurare mercati e istituzioni. A dimostrazione di questo, anche la Commissione europea considera le clausole poco affidabili e non ne include più gli effetti nelle proprie previsioni economiche.

 

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