Come vengono gestite e impiegate le tasse ambientali Ambiente

L’Italia è tra i paesi Ue con le tasse ambientali più elevate, sia in valore assoluto che per il peso rispetto al Pil nazionale. Di queste risorse però, solo una minima parte viene investita in iniziative di tutela ambientale.

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Secondo la European environmental agency (Eea), le tasse ambientali sono uno strumento fondamentale di cui i paesi dispongono per contrastare il cambiamento climatico. Tali imposte comprendono quelle sul consumo di energia, sui trasporti, sull’inquinamento e sull’estrazione delle risorse naturali.

Per cambiamento climatico si intende, secondo la definizione data dalle Nazioni unite, qualsiasi alterazione dell’atmosfera globale che sia direttamente o indirettamente riconducibile all’azione umana. Vai a "Che cos’è il cambiamento climatico"

Il gettito fiscale ambientale permette innanzitutto di internalizzare i costi esterni, ovvero di incorporare costi e danni ambientali nel prezzo dei prodotti, servizi e attività che li causano. Inoltre costituisce un incentivo per cambiare il comportamento di produttori e consumatori, oltre ad offrire uno strumento politico efficace per affrontare una serie di problemi ambientali. Infine, aumenta il gettito fiscale complessivo, con risorse che possono essere investite proprio per la protezione dell’ambiente.

Nel 2019 i paesi Ue insieme hanno registrato un introito totale di 330,6 miliardi di euro derivante dalle imposte ambientali, corrispondente al 2,4% del prodotto interno lordo. Una cifra che, in termini assoluti, negli anni è andata gradualmente aumentando, ma che in rapporto al Pil è rimasta sostanzialmente stabile dal 2002.

I dati si riferiscono alle imposte ambientali a livello nazionale, che Eurostat seleziona dalla lista di imposte nazionali, se riportano un codice ambientale (energia, trasporti, tasse su inquinamento e risorse). Per quanto riguarda la quota sulle imposte totali, sono incluse in quest’ultima categoria anche i contributi sociali figurativi. I paesi di riferimento sono gli stati membri dell’Ue-27.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Ottobre 2021)

Nel panorama europeo, è la Grecia il paese in cui le imposte ambientali pesano maggiormente in rapporto al Pil (3,86%), Mentre la Bulgaria è quello dove gravano di più sui contribuenti rispetto agli altri tipi di imposte, costituendo una quota del gettito fiscale totale superiore al 10%.

Per quanto riguarda l'Italia, nel 2019 era il quarto paese dell'Ue per rapporto tra tasse ambientali e Pil. Se invece guardiamo soltanto i numeri assoluti, risultava essere il secondo paese europeo, dopo la Germania, per introiti fiscali relativi all'ambiente.

58,7 miliardi di euro è il gettito fiscale ambientale in Italia, nel 2019.

Le diverse imposte ambientali

Esistono varie tipologie di tasse ambientali. Innanzitutto quelle sull'energia, maggioritarie sia in Italia che in Europa (dove nel 2019 costituivano il 77,9% del gettito totale per le imposte ambientali). Queste comprendono sia le imposte sui prodotti energetici per i cosiddetti usi stazionari (carburazione e combustione) che quelle sulle emissioni di Co2, oltre alle tasse sui carburanti usati per l'autotrazione.

Ci sono poi le imposte sui trasporti, relative a proprietà, registrazione e uso dei veicoli a motore, escludendo quindi il carburante, che rientra nelle tasse sull'energia.

Ci sono tre tipi di imposte ambientali: sull'energia, sui trasporti e su inquinamento e risorse.

Infine, esistono le imposte sull'inquinamento e le risorse naturali. Nella prima categoria rientrano quelle sulle emissioni di agenti inquinanti (esclusa la Co2) in aria e acqua, ma anche quelle derivanti dalla gestione dei rifiuti solidi e dalle misure per l’abbattimento di rumore e vibrazioni. Per quanto riguarda invece le imposte sulle risorse, si tratta di tasse relative all'estrazione e all'utilizzo di risorse naturali, incluse anche le licenze per le attività di caccia e pesca.

In Italia, come anche nel resto d'Europa, la quota più elevata di gettito fiscale relativo alle imposte ambientali riguarda le tasse sull'energia. Queste, da sole, ammontavano a 47,4 milioni di euro nel 2019, a fronte dei 58,7 milioni totali.

Rientrano tra le imposte su inquinamento e risorse, per cui non sono previste misure impositive in Italia, le tasse sul prelievo di risorse naturali (esclusi petrolio e gas). La variabile monetaria è valutata a prezzi correnti, per cui non si può valutare l’andamento del gettito al netto delle variazioni dei prezzi).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Ottobre 2021)

Si è registrato, negli anni, un aumento del gettito fiscale ambientale, pari ad oltre 16 miliardi di euro a prezzi correnti. Questo aumento, però, ha riguardato principalmente le imposte sull'energia e solo in maniera marginale quelle sull'inquinamento e le risorse.

549 milioni di euro il gettito fiscale delle imposte su inquinamento e risorse nel 2019, appena lo 0,9% di tutto il gettito fiscale ambientale, secondo i dati Ispra.

Le tasse ambientali non vengono reinvestite nella tutela dell’ambiente

Come riporta Ispra, una tassa ambientale si caratterizza per avere la sua base impositiva in una grandezza fisica, o una sua proxy, che ha provate conseguenze negative sull'ambiente. In altre parole, è sufficiente che un'attività, prodotto o servizio produca agenti inquinanti perché vi si imponga una tassa. Che gli introiti derivanti da questa imposta siano poi impiegati in attività di protezione dell'ambiente non rientra tra i criteri ufficiali per definire un'imposta "ambientale".

Di tutte le imposte ambientali, solo quelle su inquinamento e risorse sono impiegate nella tutela dell'ambiente.

In Italia, le uniche tasse ambientali il cui gettito sia poi impiegato in attività di tutela dell'ambiente sono quelle sull'inquinamento e l'estrazione delle risorse naturali. Come riportato nel dossier del Senato "Chi inquina, paga?", si tratta dell'unica categoria in cui l'imposta ha sia una finalità ambientale che una base imponibile che comporta un impatto ambientale negativo. Come abbiamo visto, però, queste imposte ammontano a meno dell'1% del totale (549 milioni di euro su oltre 58 miliardi). Il che vuol dire che, di questi 58,7 miliardi di gettito fiscale ambientale, 57,5 non sono spesi per l'ambiente.

99% del gettito fiscale ambientale non è investito nella tutela dell'ambiente.

Negli anni, inoltre, il peso delle imposte su inquinamento e risorse naturali è leggermente diminuito, sia rispetto al gettito fiscale totale (passando dallo 0,09% nel 2016 allo 0,07% nel 2019) che rispetto al Pil (dallo 0,04% allo 0,03%, negli stessi anni).

 

Foto credit: Sorin Gheorghita - licenza

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