Com’è cambiato il Pnrr dopo le ultime revisioni #OpenPNRR
A pochi mesi dalla conclusione del piano circa un quarto dei progetti finanziati è ancora lontano dalla conclusione mentre la quota di risorse già spese si attesta di poco sopra il 50%. In questo contesto, l’esecutivo è intervenuto con la sesta revisione del piano.
lunedì 9 Febbraio 2026 | Potere politico

- I progetti finanziati dal Pnrr sono circa 550mila secondo l'esecutivo. Di questi, 416mila risultano conclusi o in via di completamento.
- A novembre 2025 la spesa già sostenuta era pari al 52% delle risorse assegnate. Non tutto però dovrà essere erogato entro il 2026.
- Con la sesta revisione del Pnrr il governo ha modificato ben 173 misure.
- Pur mantenendo invariata la dotazione complessiva, il governo ha riallocato circa 13,4 miliardi di euro.
- Restano ancora da conseguire 209 scadenze.
Mancano ormai pochi mesi alla conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Come noto infatti le riforme e la gran parte degli interventi finanziati dovranno concludersi entro l’estate, con l’ultima parte dell’anno che sarà dedicata alla fase di assessment. Per questo motivo è particolarmente importante fare il punto sullo stato dell’arte.
Purtroppo, ad oggi, i dati più recenti risalgono al 14 ottobre dello scorso anno. Questo rende piuttosto complesso definire un quadro chiaro della situazione, anche perché le informazioni disponibili al momento non tengono conto delle ultime modifiche apportate al piano. In attesa di un nuovo aggiornamento, per avere un quadro più realistico, il principale riferimento è la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr, trasmessa al parlamento a fine 2025.
Dalle informazioni contenute in questo documento emerge un quadro in chiaroscuro. Il cronoprogramma delle scadenze è stato finora rispettato. Ciò ha consentito all’Italia di incassare gran parte delle risorse assegnate. D’altra parte una quota significativa degli interventi è ancora in corso e la percentuale di risorse già spese risulta essere circa la metà del totale, a poco più di sei mesi dalla conclusione del piano.
52% le risorse del Pnrr che risultavano già spese al 30 novembre 2025.
Da tenere presente inoltre che il nostro paese finora è riuscito a incassare tutte le risorse previste dalle prime 8 rate (oltre 150 miliardi di euro) solo ricorrendo a diverse modifiche del piano. Cambiamenti che hanno spesso comportato rinvii o revisioni al ribasso degli obiettivi inizialmente previsti.
In questo articolo faremo un breve punto sullo stato di attuazione del Pnrr e vedremo nel dettaglio com’è cambiato il piano in seguito alla sesta revisione approvata dalle istituzioni europee lo scorso 25 novembre. Una revisione che ha comportato modifiche più o meno significative per 173 misure fra riforme e investimenti. A questo proposito è utile ricordare che lo scorso 29 gennaio il governo ha varato un nuovo decreto Pnrr. Ciò proprio con il fine di agevolare il completamento dei target finali previsti e dei progetti ancora in corso.
In questo contesto non semplice non si deve dimenticare – come ribadito dallo stesso esecutivo – il rischio di “reversal”. Vale a dire la possibilità che adempimenti già conclusi e valutati positivamente possano essere riesaminati se successivamente dovessero sopraggiungere cambiamenti che ne inficiano la tenuta. In questi casi l’Italia potrebbe essere chiamata a restituire risorse già erogate. Per tutti questi motivi è molto importante proseguire nel monitoraggio del piano.
Lo stato dell’arte: scadenze, progetti, spesa
Secondo l’esecutivo, con il conseguimento delle scadenze legate alla settima e ottava rata, risultano completati 366 fra milestone e target. Si tratta del 64% rispetto al totale delle scadenze previste dal piano. Le risorse già incassate dall’Italia ammontano a 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% dei 194,4 miliardi complessivi assegnati.
Per quanto riguarda gli interventi finanziati, i progetti che risultano attivi sono oltre 550mila. Tale numero è più che raddoppiato rispetto all’inizio dell’anno. L’esecutivo attribuisce questo incremento principalmente al progressivo completamento da parte dei soggetti attuatori delle attività di registrazione e aggiornamento delle opere in corso. I progetti conclusi risultano essere circa 384mila. A questi se ne aggiungono circa 32mila in fase di completamento.
24,4% i progetti Pnrr in corso e ancora lontani dalla conclusione.
Sebbene tale percentuale possa apparire tutto sommato contenuta, è doveroso ricordare che ci troviamo ormai a pochi mesi dalla conclusione del piano e che tutte le opere dovrebbero essere ormai in dirittura d’arrivo. Considerando, peraltro, che molti progetti sono stati tagliati dal piano proprio per il rischio che non si concludessero in tempo. Inoltre la relazione governativa omette di fornire il dato sul valore complessivo dei progetti conclusi e di quelli ancora in corso. Come avevamo evidenziato in un precedente approfondimento, tendenzialmente sono proprio le opere che cubano più risorse, e quindi anche più complesse, ad essere più indietro rispetto alla tabella di marcia.
Infine, per quanto riguarda la spesa già sostenuta, a novembre 2025 ammontava a circa 101,3 miliardi di euro. Si tratta di poco più del 52% delle risorse complessive del Pnrr. Sebbene la spesa non sia un indicatore significativo ai fini della rendicontazione del piano, si tratta comunque di un dato utile per valutare lo stato di avanzamento degli interventi.
Va inoltre ricordato che a seguito della sesta revisione – che approfondiremo nei prossimi paragrafi – diverse risorse sono state dirottate su strumenti finanziari. Per queste cosiddette facility sarà sufficiente assumere impegni giuridicamente vincolanti entro il 2026. La realizzazione concreta degli interventi selezionati invece potrà avvenire anche successivamente. Si tratta di una delle soluzioni che la Commissione europea aveva suggerito agli stati in difficoltà nell’attuazione del proprio Pnrr per non rischiare di perdere una parte delle risorse.
Com’è cambiato il Pnrr con l’ultima revisione
Tra il 2023 e il 2025 l’Italia ha inviato a Bruxelles 6 diverse richieste di modifica del proprio Pnrr. Una dinamica che evidenzia chiaramente tutte le difficoltà che il nostro paese ha incontrato nella realizzazione del piano. Difficoltà solo in parte attribuibili a fattori esterni come l’inflazione, l’aumento del costo di materie prime ed energia o l’invasione dell’Ucraina.
Tuttavia quasi tutti i paesi europei hanno incontrato i medesimi ostacoli. Per questo motivo la Commissione europea, con la comunicazione NextGenerationEU – La strada verso il 2026, ha invitato gli stati a rivedere i propri piani per garantire il completamento degli interventi senza proroghe. È in questo contesto che si inserisce la sesta e ultima richiesta di modifica presentata dall’Italia.
Il governo ha scelto di mantenere invariata la dotazione finanziaria complessiva ma è intervenuto su ben 173 misure. Si è proceduto con una generale opera di semplificazione delle descrizioni con l’obiettivo di ridurre l’onere amministrativo legato alla valutazione del conseguimento di milestone e target. Laddove possibile inoltre c’è stata una definizione più puntuale degli elementi probatori utilizzati per la verifica del raggiungimento degli obiettivi.
All’interno di questo quadro generale, per 83 misure la revisione ha comportato esclusivamente interventi di semplificazione, senza modificare né gli obiettivi di politica pubblica né le dotazioni finanziarie. Per un altro gruppo di misure, invece, la revisione ha avuto una natura più sostanziale. In 52 casi, oltre agli interventi di semplificazione, si è provveduto a individuare modalità alternative e più efficaci per il conseguimento degli obiettivi, talvolta accompagnate da una rimodulazione delle risorse finanziarie. Infine, per alcune misure si è reso necessario un ridimensionamento dei target, motivato da circostanze oggettive emerse durante l’attuazione.
52 le misure del Pnrr modificate in maniera sostanziale con l’ultima revisione.
Dal punto di vista finanziario, queste scelte si sono tradotte in una rimodulazione complessiva di 13,4 miliardi di euro. In particolare, alcuni investimenti hanno visto un parziale definanziamento in virtù di una domanda inferiore alle attese o di difficoltà strutturali nella realizzazione degli interventi. Tali risorse sono state riallocate su 7 misure già esistenti che hanno dimostrato una maggiore capacità di assorbimento e su 8 di nuova introduzione.
Tra le misure depotenziate in maniera più consistente possiamo citare Transizione 5.0 (-3,8 miliardi), comunità energetiche (- 1,4 miliardi), misure contro il rischio di alluvioni e idrogeologico (-910 milioni) e politiche attive del lavoro (-876 milioni). Per quanto riguarda gli investimenti con incremento di risorse invece da segnalare Transizione 4.0 (+4,7 miliardi), fondo rotativo dei contratti di filiera (+2 miliardi) e la riforma riguardante la gestione delle infrastrutture ferroviarie (+1,2 miliardi).
Riallocati oltre 13 miliardi di fondi Pnrr
L’elenco delle misure modificate in seguito alle ultime revisioni del piano
Le rimodulazioni finanziarie sono giustificate da ridimensionamento obiettivi o alternative migliori. Nei casi in cui vi è stato un accorpamento di misure e una riduzione netta delle risorse attribuite, è stato fatto riferimento alla rimodulazione della misura risultante dall’accorpamento.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 22 Dicembre 2025)
Un elemento rilevante è il già citato ricorso crescente agli strumenti finanziari. Questa soluzione ha riguardato diverse misure nei settori dell’energia, delle infrastrutture idriche, dell’agroalimentare, dell’housing universitario e del sostegno agli investimenti privati.
23,5 mld € le risorse del Pnrr che saranno gestite tramite strumenti finanziari (con possibilità di completare le opere anche dopo il 2026).
La riprogrammazione di milestone e target
Con l’ultima proposta revisione il governo è intervento anche sulla programmazione di milestone e target. Il numero totale di scadenze è infatti passato da 614 a 575, una diminuzione che deriva soprattutto da semplificazioni e accorpamenti di obiettivi simili e dall’eliminazione di alcuni target intermedi considerati non essenziali per le ultime richieste di pagamento.
Il riequilibrio ha riguardato in particolare le scadenze collegate alle ultime tre rate. Per queste, gli obiettivi complessivi da raggiungere sono passati da 284 a 241. Con tale nuova impostazione l’ottava rata risulta ora composta da 32 scadenze anziché 40, la nona da 50 (-17) e la decima da 159 (-18).
In alcuni casi gli obiettivi sono stati anticipati o semplificati, perché già sostanzialmente raggiunti o in fase avanzata. In altri sono stati ripensati o posticipati alla luce di ritardi oggettivi. C’è stata poi l’introduzione di nuovi target finali per definire in maniera più puntuale gli obiettivi da raggiungere. Da ricordare che l’Italia ha già ottenuto i fondi relativi all’ottava rata e ha inviato la nona richiesta di pagamento lo scorso dicembre.
Dopo la sesta revisione il Pnrr ha 39 scadenze in meno
Variazione e distribuzione nel tempo dei milestone e dei target di rilevanza europea previsti dal Pnrr italiano
Nel grafico sono rappresentate solo le scadenze di rilevanza europea, vale a dire i milestone e i target presi in considerazione dalla Commissione europea per valutare lo stato di attuazione del Pnrr.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Governo e Italia domani
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Gennaio 2025)
Il nostro osservatorio sul Pnrr
Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.
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