Quanto incassano i comuni per la vendita di beni e servizi Bilanci dei comuni

Gli enti locali possono vendere beni e servizi, da quelli per l’infanzia ai permessi per lo sfruttamento delle risorse. Ricavi importanti per la macchina amministrativa.

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Una tra le voci d’entrata più rilevante dei bilanci dei comuni è quella relativa alla gestione e alla vendita di beni e servizi messa in atto dalle amministrazioni.

Questi incassi permettono di avere una maggiore stabilità economica e contribuiscono al buon funzionamento del comune e a mantenere costante l’erogazione dei servizi.

Le entrate derivanti da gestione e vendita di beni e servizi

Gli importi sono compresi all’interno del titolo terzo relativo alle entrate extra-tributarie, ovvero tutte quelle fonti di finanziamento che non derivano direttamente dalla riscossione delle tasse e delle imposte. Fanno parte di questo titolo, per esempio, le entrate per multe e sanzioni.

 

Sono incluse tutte le entrate dedicate alla gestione e alla vendita di beni e servizi a pagamento.

Questa tipologia si suddivide a sua volta in tre parti. La prima è legata alla vendita nel mercato dei beni e dei servizi da parte delle amministrazioni. Sono qui inclusi gli introiti derivati dalla vendita di beni floreali o faunistici, sanitari e le entrate relative ai mercati dei beni energetici.

Sono comprese anche le entrate legate a settori specifici in cui il comune opera, come gli incassi dalle strutture per la cura degli anziani e dei disabili, gli asili nido, i parcheggi a pagamento e molti altri servizi a pagamento per l’utente.

La seconda sezione è invece dedicata agli introiti derivanti dalla gestione dei beni. Comprendono le entrate relative ai canoni per l’utilizzo e la concessione di beni di cui dispone l’ente comunale. Si tratta in di fitti, noleggi e locazioni per beni mobili e immobili.

Sono inclusi anche i proventi derivanti dai diritti per lo sfruttamento di risorse naturali sul territorio di competenza delle amministrazioni.

I dati mostrano le entrate per cassa del titolo “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni”. Entrate maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 22 Agosto 2022)

Tra le grandi città italiane, Milano è quella in cui la vendita di beni e servizi contribuisce di più nel finanziamento del comune. Si parla infatti di un 9,22% sul totale delle entrate. Seguono Trieste (6,76%), Firenze (6,09%) e Verona (5,92%). Le amministrazioni in cui l'incidenza è marginale si trovano tutte al sud: Bari (3,26%), Messina (2,09%), Napoli (0,92%) e Palermo (0,69%).

I dati mostrano le entrate per cassa del titolo “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni”. Entrate maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Agosto 2022)

Se anziché analizzare l’incidenza sul bilancio, esaminiamo le entrate in euro pro capite nelle casse comunali, possiamo notare che gli equilibri territoriali si confermano. Infatti, con 266,2 euro pro capite, è Milano la grande città che ricava di più dalla gestione e dalla vendita dei beni del comune. Seguono Firenze (204,33) e Venezia (179,80). Gli introiti minori sono tutti registrati dalle amministrazioni del sud: Napoli (46,65 euro pro capite), Bari (42,58), Messina (29,69) e Palermo (16,65). Oltre ad avere una minore incidenza di questa fonte di entrata sul totale degli incassi, questi comuni ricevono anche meno introiti.

I dati mostrano le entrate per cassa del titolo “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni”. Entrate maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2020
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Agosto 2022)

Dal 2016, le entrate maggiori sono sempre state registrate a Milano. Tutte le città considerate hanno riportato un andamento piuttosto stabile fino a un calo comune nel 2020. Nell’anno della pandemia, il comune caratterizzato dalla diminuzione più consistente rispetto al 2019 è Venezia (-47,81%) a cui seguono Milano (-46,69%), Firenze (-41,21%), Trieste (-14,91%) e Torino (-9,98%).

Considerando nel complesso le amministrazioni italiane le entrate medie ammontano a 149,05 euro pro capite. Anche in questo caso c’è una differenza evidente tra le situazioni dei comuni del nord (in particolar modo afferenti ai territori autonomi) e del sud del paese. Mediamente, infatti, le amministrazioni che  incassano di più sono quelli altoatesini (551,54), trentini (456,43) e valdostani (324,67) mentre i valori minori sono riportati dagli enti della Sicilia (75,1), della Campania (74,75) e della Puglia (51,27).

I dati mostrano le entrate per cassa del titolo “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni”. Entrate maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Agosto 2022)

Allargando l’analisi a tutti gli enti locali del paese, quello che incassa di più è il piccolo comune di Lettopalena (Chieti, 9.947,33 euro pro capite). Seguono Cansano (L'Aquila, 7.059,75), Pescopennataro (Isernia, 5.903,10) e Ingria (Torino, 5.481,09). Sono 124 le amministrazioni in cui queste entrate superano i mille euro pro capite.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto: Giorgio Sannino - licenza

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