Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile Europa

Quello diplomatico è un settore in cui storicamente le donne hanno fatto molta fatica ad affermarsi. Nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi per favorire la parità di genere, l’Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei.

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La carriera diplomatica rappresenta storicamente uno dei percorsi più prestigiosi e selettivi della pubblica amministrazione. In Italia, come nel resto d’Europa, è stato anche uno degli ambiti in cui più a lungo si è riprodotta una forte disparità di genere. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, i dati più recenti mostrano come la presenza femminile ai vertici della diplomazia resti limitata.

Nel 2024 a livello europeo, secondo le analisi del progetto “Gender in Diplomacy” (GenDip) dell’università di Göteborg, meno di un terzo dei diplomatici di alto rango era composto da donne. In questo contesto, l’Italia si colloca stabilmente agli ultimi posti. La quota di ambasciatrici italiane infatti è inferiore alla media e il divario rispetto agli altri grandi paesi europei è cresciuto nel tempo. Se Francia, Germania e Spagna registrano oggi percentuali comprese tra il 28% e il 33%, il nostro paese resta sotto questa soglia, confermando una distanza strutturale.

15% la quota di rappresentanti diplomatiche italiane alla guida di un’ambasciata nel 2024.

In questo articolo, realizzato nell’ambito dell’European Data Journalism Network, approfondiremo l’evoluzione nel tempo dell’accesso delle donne alla carriera diplomatica. Passeremo poi in rassegna i più importanti traguardi raggiunti in questo ambito, con uno sguardo anche su quelle che sono le ultime novità in materia.

Una professione a lungo preclusa per le donne

Fino alla seconda metà del Novecento, in Italia, l’accesso delle donne alla diplomazia era formalmente impedito. Solo con la sentenza della Corte costituzionale del 13 maggio 1960 venne dichiarata illegittima la norma che escludeva le donne dagli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di potestà politiche. Fino ad allora, la carriera diplomatica era considerata un percorso riservato agli uomini, generalmente provenienti da contesti sociali elevati. In linea con una visione elitaria e maschile della rappresentanza dello stato all’estero.

L’ingresso delle donne nella diplomazia italiana è quindi relativamente recente. Le prime nomine arrivano a partire dagli anni Sessanta. Ma è solo negli anni Ottanta e Novanta che iniziano a emergere figure femminili in ruoli di maggiore responsabilità. La prima donna a guidare un’ambasciata italiana, con il ruolo di incaricata d’affari, risale al 1980. Mentre la prima ambasciatrice con pieno titolo viene nominata nel 1985. Da allora i progressi sono stati lenti e discontinui.

Molte delle conquiste femminili nell’ambito del corpo diplomatico sono arrivate solo nel XXI secolo.

Solo nel 2005 infatti le prime donne raggiungono il grado di carriera di ambasciatore. Nonostante abbiano la stessa nomenclatura infatti c’è una differenza tra il termine inteso come vertice politico-amministrativo di un’ambasciata e il grado di carriera. Non necessariamente le due cose coincidono. Anzi, spesso gli incaricati di guidare un’ambasciata non arrivano al grado di ambasciatore. Quest’ultimo si raggiunge solo dopo un percorso di carriera che dura oltre 20 anni e che prevede 5 livelli di anzianità.

Sebbene una situazione simile si ritrovi in praticamente tutti i paesi, è doveroso osservare come nella maggior parte degli stati europei ci siano stati dei progressi molto più marcati rispetto all’Italia. Facendo riferimento in particolare ai dati raccolti dal progetto GenDip è possibile osservare l’evoluzione nel tempo dalla componente femminile al vertice delle ambasciate dei principali paesi europei a partire dal 1968, primo anno per cui sono disponibili i dati.

Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come alla fine degli anni Sessanta la media europea delle donne diplomatiche fosse vicina allo 0%. Nei decenni successivi si assiste a una lenta ma costante crescita. Solo a partire dal XXI secolo tuttavia si riscontrano percentuali che raggiungono la doppia cifra, fino ad arrivare a una quota del 30% registrata a fine 2024. Si tratta di un valore superiore di 7 punti percentuali rispetto alla media globale fatta registrare nello stesso periodo.

Con specifico riferimento all’Italia invece si nota una quota di donne che, seppur aumentata nel tempo, si è mantenuta costantemente al di sotto della media europea. Il divario è anzi aumentato con il passare del tempo, fino a raggiungere una distanza di 15 punti percentuali rispetto alla media Ue già nel 2021 e poi confermata nel 2024.

Per l’Italia va notato che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto GenDip e quanto riportato dal sito ufficiale della Farnesina. in particolare, le ambasciate di Accra, Baghdad, Pretoria, Bangkok e Tashkent sono guidate da incaricati d’affari anziché da ambasciatori.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati GenDip e Openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 21 Dicembre 2024)

15 il divario, in punti percentuali, della quota di donne ambasciatrici italiane rispetto alle media Ue registrato nel 2021 e nel 2024.

La differenza è piuttosto marcata anche confrontando l’Italia con gli altri principali paesi Ue. Sia Francia (33%), che Germania (30%) che Spagna (28%) riportavano nel 2024 percentuali molto superiori.

Donne in ruoli chiave: progressi ancora lenti e insufficienti

Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati sulla poca frequenza delle donne alla guida di un’ambasciata. Adesso ci concentreremo invece sulle diplomatiche che sono riuscite a raggiungere incarichi di vertice nel corso della loro carriera, con particolare riferimento all’Italia. Per far questo abbiamo censito i vari incarichi riservati a personale diplomatico. È necessario qui ribadire che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto GenDip e quanto è possibile ricostruire dai dati riportati dal sito ufficiale della Farnesina, fonte principale utilizzata per questo paragrafo.

Alcune nomine di natura politica potrebbero favorire un riequilibrio di genere nell’ambito diplomatico.

Oltre ai vertici delle ambasciate, rientrano in questa analisi anche ruoli chiave all’interno del ministero degli esteri ma anche quelli di consigliere diplomatico di ministri, della presidenza del consiglio o di quella della repubblica. Quest’ultimo incarico ha una connotazione molto particolare in quanto, pur rimanendo riservato a diplomatici di carriera, prevede una nomina politica.

Considerando il 2024 come anno di riferimento, possiamo osservare che sono solo 2 su 21 le donne che ricoprivano questo incarico. Si tratta di Isa Ghivarelli e Serena Lippi, rispettivamente consigliere diplomatiche dei ministri Casellati (riforme istituzionali) e Valditara (istruzione). Ci sono poi 2 donne (su un totale di 14 incarichi censiti) che ricoprono posizioni di vertice all’interno del ministero degli esteri. Si tratta di Patrizia Falcinelli e Nicoletta Bombardiere, direttrici generali rispettivamente delle direzioni per le risorse e l’innovazione e per la mondializzazione e gli affari globali. 

Le ambasciatrici in servizio erano 19 su 134. La loro distribuzione geografica mostra come le sedi più strategiche continuino a essere prevalentemente affidate a uomini. Ci sono però alcune eccezioni. È il caso ad esempio di Mariangela Zappia che è stata ambasciatrice italiana presso gli Stati Uniti e di Cecilia Piccioni, incaricata presso la Federazione Russa. Oltre a loro da segnalare anche altre 2 donne incaricate presso paesi che fanno parte del G20. Si tratta di Emilia Gatto (Corea del sud) ed Emanuela D’Alessandro (Francia).

Si noti che c’è una differenza tra il grado di ambasciatore/ambasciatrice che si raggiunge per anzianità e il ruolo di ambasciatore/ambasciatrice inteso come vertice diplomatico di un’ambasciata presso un paese terzo o un’organizzazione internazionale. Non necessariamente i due ruoli coincidono, anzi si tratta di una sovrapposizione abbastanza rara.

Si noti inoltre che gli incarichi di Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti, di Giuseppina Zarra in Bulgaria e di Cecilia Piccioni presso la federazione russa si sono conclusi nel corso del 2025. Si noti infine che Laura Ranalli, vertice dell’ambasciata presso il Ghana risulta avere come ruolo quello di incaricata d’affari con lettera d’incarico. 

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)

Considerando complessivamente i ruoli chiave ricoperti dalle donne nell’ultimo decennio, possiamo osservare come proprio il 2024 sia stato il momento in cui la quota femminile ha toccato il punto più alto. Logicamente le donne con incarico di ambasciatrice risultano dare il contributo maggiore (10,92%). Troviamo poi le consigliere diplomatiche e le direttrici generali (1,2%).

Il grafico riporta la quota totale di ruoli chiave ricoperti da donne all’interno del corpo diplomatico italiano nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024. Gli incarichi censiti consistono in: incaricato d’affari con lettera, ambasciatore, rappresentanza permanente presso organismi internazionali, capo di gabinetto del ministro, consigliere diplomatico, direttore generale/capo ufficio di primo livello, segretario generale del ministero. Il numero di incarichi attribuiti può variare di anno in anno.

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)

Occorre precisare però che ci sono alcuni incarichi particolarmente rilevanti che se da un punto di vista quantitativo non contribuiscono ad aumentare in maniera significativa la quota di donne in ruoli chiave, da quello qualitativo rappresentano traguardi molto importanti. Su tutti, da citare l’incarico di consigliere diplomatico del presidente della repubblica, svolto da Emanuela D’Alessandro tra il 2015 e il 2022. Da segnalare anche l’incarico di capo di gabinetto del ministro degli esteri svolto da Cecilia Piccioni tra il 2022 e il 2024. La stessa Piccioni è poi passata alla guida della Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza.

1 donna nominata come consigliera diplomatica della presidenza della repubblica.

Come si accede alla carriera diplomatica in Italia

Come già accennato nell’introduzione, l’accesso alla carriera diplomatica è particolarmente selettivo. Con riferimento all’Italia, fino allo scorso anno infatti, i requisiti prevedevano:

  • il possesso di una laurea specialistica/magistrale o di un titolo equivalente nei tre grandi filoni delle scienze politiche/relazioni internazionali, della giurisprudenza, o dell’economia;
  • il superamento di una prova attitudinale;
  • il superamento di 5 prove scritte;
  • il superamento di una prova orale a cui possono aggiungersene anche altre facoltative (in diverse lingue).

Da segnalare che l’impostazione del concorso cambierà a partire dal 2026 in seguito a una riforma del dicastero voluta dall’attuale ministro Antonio Tajani. La prova sarà aperta a tutti gli studenti in possesso di una laurea magistrale. La nuova struttura inoltre si svilupperà su due fasi: una prova di base comune (logica, inglese, cultura generale internazionalistica), seguita da esami specialistici basati sui “profili” scelti (commerciale-economico, cybersecurity-digitale e classico/politico).

Data la complessità di questo percorso, non ci si aspetterebbero particolari differenze di genere nei soggetti che riescono ad accedere alla carriera diplomatica. Anzi, forse ci si potrebbe attendere un maggior successo delle donne considerando che queste ultime, come abbiamo avuto modo di raccontare, non solo raggiungono maggiormente la laurea nelle discipline umanistiche ma spesso ottengono risultati migliori rispetto agli uomini.

I dati messi a disposizione dal ministero degli esteri sui risultati dei concorsi svolti negli ultimi 20 anni descrivono invece un quadro abbastanza diverso. Tra il 2003 e il 2024 si sono svolti in totale 19 concorsi. In questo periodo la quota di donne entrate in servizio dopo aver superato le prove si è attestata al 31% circa. Ancora oggi quindi la percentuale di uomini assunti è più che doppia.

Analizzando le singole annualità, possiamo osservare che il dato più elevato si è registrato proprio nel 2024, con una quota di donne assunte in servizio pari al 45,8%. Dati particolarmente bassi invece all’inizio della serie storica, in particolare nel 2004 solo il 13% di donne ha superato il concorso.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Maeci.
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2024)

Una parità ancora da costruire

È piuttosto complesso riuscire a ricostruire le cause di questo sbilanciamento. Tuttavia, secondo alcuni studi accademici, uno dei motivi potrebbe riguardare le maggiori difficoltà che di solito incontrano le donne nel conciliare vita familiare e professionale. Secondo questa visione, il sistema diplomatico – non solo in Italia – tenderebbe a premiare chi non è costretto a interrompere o rallentare frequentemente la carriera per carichi di cura. Oltre a chi da la più ampia disponibilità alla mobilità internazionale.

A study by Politic Science’s professors Romain Lecler and Yann Goltrant on french diplomats concluded that the main difference between the two genders was the amount of time they had spent abroad, with women five times more likely to take leave during their careers and twice as likely to avoid all international assignments. Women also travelled to destinations closer to home. Perhaps as a result, Lecler writes, female diplomats were half as likely as their male counterparts to attain high-ranking positions. Spanish career diplomats reported similar experiences when the Spanish Court of Auditors asked them.

Negli ultimi anni il quadro normativo a tutela della parità di genere si è rafforzato, anche per quanto riguarda il corpo diplomatico. Tale principio – oltre che dalla Costituzione (articoli 3, 37, 51) – è sancito dal Codice delle pari opportunità. Inoltre il ministero degli affari esteri ha adottato un nuovo Piano triennale di azioni positive (2025-2027) che mira a promuovere l’equilibrio di genere. Tra le misure previste figurano il rafforzamento del lavoro agile, il sostegno alla genitorialità, la promozione delle carriere femminili e una maggiore attenzione alla dimensione di genere nei processi di valutazione.

Serve anche un cambiamento culturale per favorire la parità di genere nell’ambito diplomatico.

Anche la recente riforma della Farnesina, con la revisione del concorso diplomatico e l’introduzione di percorsi più articolati e specializzati, potrebbe incidere nel medio periodo sulla composizione di genere del corpo diplomatico. Resta però da verificare se questi strumenti saranno sufficienti a incidere su dinamiche strutturali radicate da decenni.

In una prospettiva ventennale, i dati indicano un miglioramento nell’accesso delle donne alla carriera diplomatica, testimoniato dall’aumento della componente femminile tra i nuovi ingressi. Questo progresso, tuttavia, non si riflette ancora in modo proporzionale nei livelli apicali. Il divario osservato è anche il risultato di disuguaglianze stratificate nel tempo, che continuano a incidere sulle progressioni di carriera. Per evitare che questo tetto di cristallo persista in un settore chiave dell’amministrazione pubblica, accanto agli interventi normativi appare quindi necessario un cambiamento culturale più profondo, capace di incidere sulle modalità di valutazione, selezione e assegnazione degli incarichi.

This article is published in collaboration with the European Data Journalism Network in the context of ChatEurope and is released under a CC BY-SA 4.0 licence.

Foto: Ministero degli esteri

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