Come si sfiducia un ministro

Strumento con cui il parlamento chiede le dimissioni di un singolo membro del governo.

Definizione

In Italia parlamento e governo sono legati da un rapporto fiduciario.

Il governo per assumere i suoi poteri deve ottenere la fiducia del parlamento. Vai a "Il ruolo del presidente della repubblica nella nomina del governo"

L’articolo 94 della costituzione regola la fiducia e la mozione di sfiducia, strumento con cui il parlamento pone fine a tale rapporto fiduciario.

Mentre in altri paesi, come Spagna o Inghilterra, il capo del governo ha la facoltà di revocare il mandato a un singolo ministro, la costituzione italiana non prevede esplicitamente questa possibilità.

Tuttavia, in anni più recenti, anche nel nostro paese si è aperto alla possibilità, per il parlamento, di sfiduciare un solo membro dell’esecutivo.

Dal 1986, in seguito alla presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell’allora ministro degli esteri Andreotti (Dc), l’articolo 115 del regolamento della camera prevede che per le mozioni di sfiducia rivolte a un singolo ministro si applichi la stessa disciplina delle mozioni di sfiducia al governo (sottoscrizione da parte di almeno un decimo dei componenti della camera, discussione dopo almeno tre giorni dalla presentazione, voto nominale).

Dieci anni dopo, la sentenza n.7/1996 della Corte Costituzionale ha posto definitivamente fine alla questione affermando che, se una camera approva una mozione di sfiducia individuale, vi è l’obbligo di dimissioni.

Gli effetti derivanti dalla approvazione di una mozione siffatta sono esterni al Senato: in primis, l’obbligo del titolare dell’organo colpito da sfiducia di dimettersi. Qualora questo obbligo non sia rispettato, il Presidente della Repubblica può nominare il nuovo titolare dell’ufficio, con sostituzione del titolare sfiduciato.

La Corte si era espressa in seguito al ricorso dell’allora ministro di grazia e giustizia del governo Dini, Filippo Mancuso, sfiduciato dal senato. La sentenza afferma inoltre che, vista la considerazione paritaria delle due camere, la sfiducia individuale è applicabile al senato anche se è prevista esplicitamente solo dal regolamento della camera.

Dati

La mozione di sfiducia individuale è riconosciuta ufficialmente da molti anni, ma è stata scarsamente utilizzata.

Dal 1990 al 2017 sono state presentate 58 mozioni di sfiducia individuale, di cui solo 24 discusse e votate. Negli ultimi anni il ricorso allo strumento è decisamente aumentato, fino a toccare le 26 mozioni presentate nella scorsa legislatura.

Questo significa che in una sola legislatura sono state presentate quasi la metà delle mozioni di sfiducia individuale presentate in totale nelle ultime 8 legislature.

Il gruppo parlamentare che ha sfruttato maggiormente lo strumento nella XVII legislatura è stato il Movimento 5 stelle: delle 6 mozioni discusse, 5 sono state presentate dal movimento fondato da Beppe Grillo.

25 su 26, le mozioni di sfiducia individuale presentate dal M5s nella XVII legislatura.

L’aumento delle mozioni frena nella XVIII legislatura, quando il Movimento sale al governo. In un anno il parlamento ha tentato di sfiduciare, senza successo, solo il ministro dei trasporti Toninelli (M5s).

Di media vengono discusse poco più della metà delle mozioni di sfiducia individuale presentate. All’aumento delle mozioni presentate nella XVII legislatura non ha corrisposto un aumento di quelle discusse: è stata votata circa una mozione ogni quattro presentate.

L’unico caso di sfiducia individuale approvata rimane, ad oggi, quello dell’ex ministro Mancuso.

Le mozioni riguardanti uno stesso argomento, anche se non abbinate, sono state considerate una sola volta. Sono state contate anche le mozioni contro viceministri e sottosegretari.

FONTE: Banca dati della camera
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Aprile 2019)

Solo 4, delle 12 mozioni discusse tra la XV e XVII legislatura, riguardano strettamente l'operato del governo, mentre le restanti 8 sono dovute al sospetto di atti illeciti o quantomeno illegittimi. Ad esempio l'ex ministro per lo sport Luca Lotti affrontò una mozione di sfiducia perché indagato per favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta per corruzione relativa alla Consip.

Similmente, nella mozione del M5s contro Maria Elena Boschi (Pd), ex ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento del governo Renzi, si accusava il ministro di aver spinto per l'approvazione del decreto "salva banche" al fine di aiutare il padre, ex vicepresidente di Banca Etruria, salvata dal decreto.

Sempre sotto il governo Renzi, ma più strettamente legata all'operato del ministro in quanto tale, la mozione di sfiducia presentata contro l'ex ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina (Pd). In questo caso il M5s chiese le dimissioni a causa della cattiva gestione dell'emergenza Xylella.

Analogo è il caso del ministro del lavoro sotto il governo tecnico guidato da Mario Monti, Elsa Fornero, che si è vista indirizzare una mozione di sfiducia per la gestione della questione degli esodati.

Sono state considerate le mozioni di sfiducia discusse tra la XV e la XVII legislatura.

FONTE: Banca dati della camera
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Aprile 2019)

 

Analisi

Nonostante lo strumento possa apparire poco efficace, i parlamentari continuano a presentare mozioni di sfiducia. Tale incremento è dovuto all'instabilità del sistema.

Ma non è necessario discutere una mozione per ottenere la fine del mandato di un ministro: basta vedere il caso di Maurizio Lupi (Ncd). L'ex ministro per le infrastrutture, sospettato di abuso d'ufficio, si dimise prima ancora della discussione della mozione. Le dimissioni non furono pienamente volontarie: Renzi, allora presidente del consiglio, dichiarò infatti che se Lupi non si fosse dimesso avrebbe dato libertà alla maggioranza su come votare.

Una mozione di sfiducia individuale può risparmiare al capo del governo l'imbarazzo di chiedere a un ministro a dimettersi.

In questo caso è evidente che la sfiducia individuale possa essere utilizzata, come nel già citato caso Mancuso, come sostituto del potere di revoca. Il primo ministro non può infatti revocare direttamente l'incarico a un membro del suo governo, ma lasciando libertà di voto costringe sostanzialmente il ministro alle dimissioni.

Merita poi una menzione il particolare caso di Nicola Cosentino (Pdl), sottosegretario all'economia sotto il IV governo Berlusconi: dopo tre mozioni di sfiducia, decise di dimettersi prima di affrontare la quarta.

Le opposizioni utilizzano invece lo strumento della mozione di sfiducia individuale per mettere il governo in difficoltà. In contesti conflittuali infatti si possono sfruttare i meccanismi parlamentari per manifestare con forza il proprio dissenso nei confronti dell'operato di un membro del governo. Questo è evidente, ad esempio, nelle due mozioni di sfiducia rivolte al ministro Toninelli discusse nel marzo del 2019. I due atti, presentati dai gruppi Pd e Fi, pur essendo molto simili nella sostanza sono stati votati separatamente. Nella distribuzione dei voti non vi sono differenze notevoli, se si esclude il fatto che Fratelli d'Italia si è astenuta alla mozione del Pd mentre ha votato a favore di quella di Fi. Le due mozioni sono state votate separatamente non perché riguardassero temi diversi, ma per attaccare la maggioranza da due fronti.

 

 

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