L’emergenza afghana non è finita Migranti

L’Afghanistan è da decenni vessato da conflitti e disastri naturali. Nell’ultimo anno la situazione si è ulteriormente aggravata in seguito alla presa di potere da parte dei talebani e alla crisi alimentare, accentuata dalla guerra in Ucraina.

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In seguito al ritiro delle truppe statunitensi, al termine di una guerra durata 20 anni, e alla presa del potere da parte dei talebani, l’Afghanistan è diventato oggetto di interesse per l’opinione pubblica in occidente. Un’attenzione che però è durata poco, spostandosi presto verso altri conflitti, in primis quello ucraino. Anche in virtù del teorema, purtroppo sostenuto da molti, secondo cui gli ucraini sarebbero gli unici profughi “veri” del 2022.

Nonostante la graduale perdita di interesse però in Afghanistan l’emergenza non è affatto finita, e il paese è ad oggi uno dei più problematici a livello globale non solo per la sua situazione sociale e politica, ma anche dal punto di vista umanitario, alimentare e ambientale.

L’Afghanistan tra vecchie e nuove emergenze

Da molti anni il paese è vessato da numerosi conflitti e caratterizzato quindi da importanti ondate migratorie. Dall’invasione sovietica degli anni ’80 fino a quella statunitense conclusasi l’anno scorso, è stato per decenni oggetto di mire esterne, per via della sua posizione geografica di collegamento tra l’Asia e centrale e il Medio oriente. A questo si aggiungono i numerosi conflitti interni, dovuti anche all’incidenza di gruppi estremisti.

Il paese è inoltre fortemente esposto agli effetti avversi dei cambiamenti climatici come il gelo invernale. La siccità che lo caratterizza contribuisce a sua volta a generare carestie, insicurezza alimentare e quindi, indirettamente, anche instabilità politica e disordini sociali. Infine, negli ultimi anni si sono succeduti diversi devastanti terremoti. L’ultimo dei quali, lo scorso giugno, ha causato la morte di oltre mille persone.

2,7 milioni di rifugiati sotto il mandato Unhcr sono afghani.

Si tratta del terzo dato più elevato dopo quello siriano (6,8 milioni di rifugiati) e venezuelano (4,6 milioni). Inoltre, la cifra comprende solo i profughi registrati all’estero – che nel caso dell’Afghanistan sono principalmente ospitati nei due paesi confinanti, Pakistan e Iran. Sempre secondo le stime Unhcr, altri 3,5 milioni di persone non avrebbero oltrepassato i confini nazionali, rientrando nella categoria degli sfollati interni.

Metà della popolazione afghana dipende dagli aiuti umanitari.

L’alto commissariato Onu per i rifugiati afferma anche che a giugno 2022 circa la metà di tutti gli abitanti del paese dipendono dagli aiuti umanitari (circa 24 milioni di persone). Essendo l’Afghanistan un paese mediamente molto giovane, tantissimi sono bambini.

La situazione degli afghani si è poi ulteriormente aggravata a partire da agosto dello scorso anno, quando i talebani hanno preso il controllo paese, e si è profilata una nuova emergenza di profughi e sfollati.

I dati sono aggiornati al 15 di ogni mese, fatta eccezione per quelli di settembre 2021, relativi all’8 del mese, e per quelli di maggio 2022, aggiornati al 1 giugno. Le cifre considerano solo gli sfollati per conflitti e violenze, dal 1 gennaio del 2021.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: martedì 5 Luglio 2022)

A settembre 2021 gli sfollati erano già più di mezzo milione. Nei mesi successivi la cifra è progressivamente aumentata, soprattutto a partire dai mesi di febbraio e marzo del 2022 - parallelamente alla crisi ucraina. All'ultimo aggiornamento risalente al primo giugno, gli sfollati per conflitti sono più di 820mila.

A questi si aggiungono anche i numerosi sfollati per disastri ambientali. Secondo l'Internal displacement monitoring center (Idmc) sono 302 gli eventi climatici estremi che hanno colpito il paese dal 2008 al 2021, causando circa 892mila sfollati interni. Parliamo in particolare di alluvioni, che in questo lasso di tempo hanno generato 404mila sfollati, e siccità (378mila).

Come abbiamo raccontato in un recente approfondimento, l'Afghanistan è il terzo paese del mondo, dopo Somalia e Etiopia, per sfollati causati da eventi di siccità.

Negli ultimi mesi poi la situazione è diventata gradualmente più preoccupante anche a causa della crisi alimentare in corso, che si è aggravata con il conflitto in Ucraina, ma che sta colpendo in maniera particolare gli stati più poveri del mondo.

L'Afghanistan è infatti il secondo paese maggiormente colpito, con 22,8 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare nel 2021. Nel 2020 erano 13,2 milioni.

L'accoglienza dei profughi afghani

Dagli anni 2000 ad oggi, l'Afghanistan è più o meno costantemente rientrato tra i principali paesi di provenienza dei richiedenti asilo in Italia. Ma se negli ultimi anni la cifra era andata progressivamente calando, nel passaggio tra 2020 e 2021 si è verificato un forte aumento.

+899% i richiedenti asilo di nazionalità afghana in Italia nel 2021, rispetto al 2020.

I dati sono relativi alle richieste di asilo e non sono disponibili per il 2018.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 5 Luglio 2022)

Dal 2015 al 2019 si è registrata una graduale contrazione del numero di richiedenti asilo afghani in Italia, passando da circa 4mila a 599 nel 2019. Nel 2020 si è registrato un lieve aumento (+46 persone). Mentre nel 2021 il numero di richiedenti asilo è passato a 6.445, circa mille volte superiore al dato dell'anno precedente.

In Italia l'approccio è stato quello di favorire l'inserimento dei profughi afghani all'interno del sistema di accoglienza ordinaria, come abbiamo raccontato in un precedente approfondimento. Senza tuttavia adottare una strategia mirata in questo senso.

L'Ue non ha implementato misure straordinarie per gestire l'emergenza afghana.

Un'emergenza, insomma, che però non è stata affrontata come tale. In risposta al recente scoppio della guerra in Ucraina infatti l'Ue ha attivato in modo eccezionale una direttiva (la direttiva 55/2001) che garantisce una protezione speciale temporanea ai cittadini ucraini, in qualsiasi paese dell'Ue e con validità pari a un anno dall'ingresso, rinnovabile per altri 2. Si è trattato di un approccio radicalmente diverso rispetto a quello con cui i paesi europei hanno gestito altri flussi migratori altrettanto meritevoli di accoglienza, come quello degli afghani. Anche se questi ultimi sono in fuga da problemi reali, e come tutte le persone che lasciano il proprio paese hanno diritto a cercare una vita migliore altrove.


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Foto: Farid Ershad - licenza

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