Le spese dei comuni per i cimiteri nel primo anno della pandemia Italie a confronto

Durante il 2020 anche i cimiteri sono stati messi a dura prova. Il sevizio è gestito dai comuni e le spese rientrano nei bilanci.

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La definizione di un luogo fisico per il seppellimento delle persone decedute è una necessità di natura sociale ma anche ambientale e sanitaria. La gestione di questo servizio avviene a livello comunale e prevede delle spese che vengono poi registrate nei bilanci.

Una sepoltura degna delle persone care è da sempre un aspetto molto sentito dalle comunità del nostro paese per la sua valenza religiosa. Ci sono anche delle specifiche ragioni igieniche per cui si vede necessaria la creazione di regolamentazioni specifiche legate alle sepolture. Come è ad esempio puntualizzato dall’istituto superiore di sanità in un report del 2013 sull’edilizia cimiteriale, in cui si afferma che la costruzione dei cimiteri deve rispondere a specifici requisiti al fine di contenere eventuali problematiche di natura sanitaria dovute alla decomposizione dei corpi.

Una delle problematiche presenti nel settore ed evidenziata dalla recente pandemia è la quantità e la qualità degli spazi cimiteriali in alcuni territori italiani, un problema che tra le altre cose è influenzato dal tasso di mortalità.

Il dato rappresenta il tasso di morte nel 2020. Questo valore è il rapporto tra il numero di morti di una comunità durante un periodo di tempo e la popolazione media registrata durante quell’arco di tempo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Diverse province lombarde sono tra quelle con il tasso di mortalità più alto. Nel dettaglio, i tassi più alti d'Italia sono stati calcolati a Bergamo (59,22 ogni 1.000 abitanti), Cremona (57,34) e Lodi (55,31). Queste tre province sono anche le prime considerando la divisione del dato in base al sesso. Questo dato risulta inevitabilmente influenzato anche dagli effetti della pandemia, che ha colpito sensibilmente la Lombardia nel 2020. Le tre province in cui invece questo valore è minore sono Agrigento (1,26 ogni 1.000 abitanti), Siena (0,12) e Caltanissetta (-1,31).

La gestione dei cimiteri è affidata direttamente ai comuni, come scritto nel decreto del presidente della Repubblica 285/1990. Le funzioni prevalenti sono quelle di vigilanza e manutenzione del luogo, delle spese che vengono poi iscritte a bilancio.

Le spese per i cimiteri

All'interno della missione di spesa dedicata alle politiche sociali, vi è una specifica voce dedicata ai servizi necroscopici e cimiteriali. Qui sono incluse tutte le uscite dedicate alla manutenzione e alla sorveglianza dei cimiteri e delle rispettive aree verdi se presenti. Vi è inoltre il controllo dei servizi funebri.

Sono considerati inoltre i rilasci delle concessioni legate alle diverse forme di sepoltura e le attività di controllo igienico-sanitario.

Andiamo quindi a vedere le spese sostenute dalle amministrazioni nel 2020, un anno in cui l'emergenza sanitaria ha influenzato la mortalità e messo a dura prova la gestione dei luoghi adibiti alla sepoltura.

I dati mostrano la spesa per cassa per i servizi necroscopici e cimiteriali. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Tra le grandi città, quella che riporta le uscite maggiori per la gestione cimiteriale è Messina con 27,65 euro pro capite. Seguono tre città del nord: Venezia (27,47), Padova (20,25) e Milano (15,86). I quattro comuni che invece spendono di meno riportano uscite inferiori ai 3 euro pro capite. Sono Trieste (2,79 euro pro capite), Torino (2,39), Palermo (2,26) e Verona (0,09).

I dati mostrano la spesa per cassa per i servizi necroscopici e cimiteriali. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Dal 2016 al 2020, Messina ha riportato quasi sempre le spese maggiori con un picco nel 2019 pari a 37,78 euro pro capite. Roma invece ha registrato dei valori molto vicini a 0 fino al 2018 per poi rilevare un aumento nel 2019 a quasi 12 euro pro capite e un assestamento a 11,02 nel 2020. Roma è anche la città in cui le spese sono aumentate di più tra il 2016 e il 2020. Tendenzialmente, le uscite tra il 2019 e il 2020 sono calate per le città considerate. L'unica infatti che registra un incremento è Padova (+9,83%).

Se si considerano tutti i comuni italiani, invece, la spesa media per i servizi cimiteriali ammonta a 15,06 euro pro capite. Le amministrazioni che mediamente spendono di più sono quelle abruzzesi (30,2) seguite da quelle marchigiane (24,29) e molisane (23,73). Al contrario, i comuni che riportano i valori medi minori sono quelli del Veneto (11,45 euro pro capite), della Calabria (11,3) e della provincia autonoma di Bolzano (8,65).

I dati mostrano la spesa per cassa per i servizi necroscopici e cimiteriali. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Tra i comuni italiani, quello che riporta le uscite maggiori per questa voce di spesa è proprio abruzzese. Si tratta di Carpineto Sinello, in provincia di Chieti, che registra una spesa pari a 1.762,85 euro pro capite. Seguono Ussita (Macerata, 1.366,03), Usseglio (Torino, 992,94) e Cis (Trento, 607,93).

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: wikimedia-Cimitero della Certosa - licenza

 

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