La carriera politica dei nuovi parlamentari XVIII legislatura

Un terzo degli eletti non ha mai fatto politica. Con l’exploit della Lega si registra un’impennata di amministratori locali che entrano per la prima volta in parlamento.

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Nel report Tre poli contrapposti abbiamo dato uno sguardo al nuovo parlamento che si insedierà nelle prossime settimane. Con l’età media più bassa e con la percentuale di donne più alta, la XVIII legislatura segna un nuovo ricambio generazionale tra i banchi di camera e senato. Circa il 65% dei nuovi eletti non ha partecipato alla scorsa legislatura, un dato spinto in alto dai due veri vincitori di queste elezioni: il Movimento 5 stelle e la Lega. Un elemento che contraddistingue i partiti guidati da Di Maio e Salvini, oltre al risultato alle urne, è proprio l’identikit dei nuovi eletti.

Tre poli contrapposti 2018

Il ricambio generazionale del parlamento

Queste elezioni hanno segnato il più alto tasso di ricambio parlamentare della nostra storia repubblicana, con solo un 34% di parlamentari uscenti confermati. Per partiti come la Lega e il Movimento 5 stelle, che hanno fortemente aumentato la propria delegazione a Montecitorio e Palazzo Madama, la percentuale di ricambio è stata particolarmente elevata. L’86% dei nuovi parlamentari del Carroccio e il 73% dei 5Stelle non era né deputato né senatore tra il 2013 e il 2018 (XVII leg). Un dato per certi versi scontato considerando che, per esempio, la Lega è passata dal 4% del 2013 al 17% del 2018: avendo più seggi rispetto alla scorsa legislatura, è normale che debbano entrare in parlamento volti nuovi.

Il 65,91% dei neo deputati e il 64,26% dei nei senatori non hanno fatto parte della XVII legislatura, il più alto tasso di ricambio parlamentare della nostra storia repubblicana. Per partiti come la Lega e il Movimento 5 stelle, che hanno fortemente aumentato la propria delegazione a Montecitorio e Palazzo Madama, la percentuale di ricambio è particolarmente elevata. L’86% dei nuovi parlamentari del Carroccio e il 73% dei 5Stelle non era né deputato né senatore nella scorsa legislatura

Sul totale degli eletti è mostrata per ogni lista la percentuale di confermati e la percentuali di quelli che non hanno partecipato alla scorsa legislatura.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 13 marzo 2018)

Un alto tasso di ricambio influenzato quindi dai tanti eletti in più rispetto alla scorsa legislatura. I parlamentari della Lega nella XVII legislatura erano 33, di cui 24 confermati, e ora saranno più di 170. Discorso analogo per il Movimento 5 stelle che ha triplicato i propri rappresentanti, passando da 123 parlamentari a oltre 330. Per entrambi i movimenti circa il 70% degli eletti nella XVII legislatura sono stati poi confermati nella XVIII.

Il ricambio parlamentare di Movimento 5 stelle e Lega nord è stato quindi caratterizzato da due elementi. Da un lato dalla necessità di introdurre volti nuovi per coprire l'aumento dei seggi dovuto all'exploit alle politiche, dall'altro dalla ri-elezione della stragrande maggioranza dei deputati e dei senatori presenti nella passata legislatura. Epilogo differente invece per il Partito democratico. Passato da quasi 400 parlamentari a meno della metà, ha subito l'effetto opposto: un crollo dei numeri e un basso tasso di ricambio parlamentare.

Quelli che non hanno mai fatto politica

Un dato interessante riguarda sicuramente la percentuale di eletti che non ha mai fatto politica. Alla camera parliamo del 35% dei deputati, mentre al senato del 30% dei senatori.

1/3 degli eletti non ha mai avuto un incarico politico.

Concentrando l'analisi sulle liste di elezione, spicca la percentuale del Movimento 5 stelle. Oltre il 65% dei neo eletti pentastellati non ha mai fatto politica, un valore che è più di quattro volte superiore a quello di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Ancora più bassa la percentuale per Lega (16,25% alla camera e 12,73% al senato), Partito democratico (13,27% alla camera e 5,77% al senato) e Liberi e uguali (7,14% e 0% senato).

Sono stati considerati gli incarichi politici a livello europeo, nazionale, regionale e locale

FONTE: openpolis

Da un incarico all'altro

Se da un lato un terzo dei parlamentari sono matricole, il restante 66% ha o ha avuto un incarico politico. 492 dei neo deputati e senatori sono infatti o parlamentari uscenti o euro parlamentari o amministratori regionali o amministratori comunali.

È su questo gruppo ristretto di politici su cui è possibile fare un focus specifico, concentrandoci in particolare sulle diverse liste elettorali. In media il 29,88% di essi provengono da un'amministrazione locale, facendo parte o di una giunta o di un consiglio comunale. Per il gruppo di 121 eletti della Lega coinvolti da questa analisi, cioè con già un incarico politico, questa percentuale sale persino al 71,07%.

Il 58% degli amministratori locali che stanno per entrare in parlamento sono stati eletti con la Lega.

Altro partito con una forte consistenza di amministratori locali è Fratelli d'Italia: su 23 eletti con incarichi politici, il 47,83% viene dal territorio. Percentuale non troppo lontana da quella di Forza Italia, che ha appena eletto 31 amministratori locali in parlamento, il 30,10% del totale considerato.

Le percentuali riportate sono sul totale degli eletti che attualmente hanno un incarico politico. Il totale quindi non include quelli che non sono parlamentari uscenti e che non ricoprono ruoli a livello europeo, regionale o locale.

FONTE: openpolis

Di tutt'altra natura invece i dati del Partito democratico che schiera, tra le altre cose, un terzo di tutti i parlamentari uscenti confermati in questa legislatura. L'82,84% dei neo parlamentari Dem con già un incarico politico sono o deputati o senatori della XVII legislatura, percentuale superata solo dal gruppo molto risicato di onorevoli pentastellati che già facevano politica (per il 93,55% ex parlamentari). Più eterogenea invece l'esperienza politica che porterà in parlamento Forza Italia. Degli oltre 100 neo eletti che già avevano un incarico: il 57% sono parlamentari uscenti, il 12% proviene da amministrazioni regionali mentre il 30%, come detto, da quelle locali.

Cosa ci raccontano questi dati

Il passato politico (e non) dei nuovi parlamentari ci racconta molto della natura delle diverse liste elettorali che hanno partecipato alle consultazioni nazionali del 4 marzo. Il caso della Lega è emblematico: un movimento storicamente forte nella politica locale che per la prima volta si candida a essere il leader del centrodestra. La scelta, evidentemente vincente, di puntare sul territorio nelle candidature all'uninominale e nella compilazione delle liste al plurinominale contraddistingue pesantemente l'identikit dei parlamentari leghisti.

L'alto ricambio parlamentare del M5s è anche dovuto all'autoimposto limite dei 2 mandati per gli eletti del movimento.

Per il Movimento 5 stelle invece, partito che ha triplicato i suoi parlamentari, l'elenco degli eletti ci racconta soprattutto di un forte ricambio parlamentare. Un ricambio influenzato sia dalla crescita esponenziale di un partito relativamente giovane in campo nazionale, sia dal limite dichiarato dei due mandati per qualsiasi eletto del movimento. Per il Partito democratico e Liberi e uguali il negativo risultato elettorale ha fatto sì che il ricambio parlamentare fosse relativamente basso, con la stragrande maggioranza di coloro che sono riusciti a essere eletti che provengono direttamente dalla scorsa legislatura. Infine Forza Italia e Fratelli d'Italia, i cui neo-eletti con già incarichi politici hanno il background più eterogeneo.

 

 

Foto credit: Flickr Parlamento europeo - Licenza

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