In Libia si violano i diritti umani con i fondi della cooperazione cooperazione

Dal Trust fund europeo al Fondo Africa, si usano i soldi dello sviluppo sostenibile per sostenere la guardia costiera libica e altre attività di controllo delle frontiere.

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Da un lato il controllo sulle migrazioni, in particolare attraverso il supporto alla guardia costiera libica, dall’altro la protezione e lo sviluppo delle comunità locali: sono le due finalità del massiccio investimento fatto in Libia dal Fondo fiduciario europeo per l’Africa nel periodo 2014-2020.

Ammontano a 266 milioni di euro i progetti finanziati dal Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa in Libia, nella gestione di alcuni dei quali l’Italia svolge un ruolo di primo piano. Vai a "Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  "

Poiché le misure di protezione sono di difficile attuazione, c’è il rischio che il Trust Fund, dunque il finanziamento allo sviluppo, venga utilizzato soprattutto per finanziare misure securitarie.

Aiuti distribuiti lungo le rotte migratorie

In Libia l’Unione europea sostiene e collabora con il governo riconosciuto a livello internazionale, il Government of National Accord (Gna), guidato da Ali Fayez Al-Sarraj. Tuttavia, poiché gran parte del territorio libico è controllato da gruppi armati, per la gestione di alcuni progetti del Trust Fund ci si interfaccia necessariamente anche con i comuni situati nella regione della Cirenaica, area controllata dal generale Khalifa Haftar.

Il rapporto di Concord Italia “Partnership o condizionali dell’aiuto” , che al paese nord africano dedica un dettagliato focus, mostra come l’aiuto sia stato fornito in primo luogo alle comunità situate in località strategiche lungo la rotta del Mediterraneo centrale, le coste o il confine con il Niger: “I progetti del Trust Fund sono stati disegnati appositamente per le rotte migratorie, dal sud a Tripoli (Sabha, Zintan, Misurata e Tripoli), e le piccole città passano in secondo piano rispetto alle città principali”. Secondo le interviste ai funzionari dell’Unione europea svolte da Nancy Porsia, l’autrice dell’approfondimento, “le località sono state pre-selezionate dalla delegazione Ue in Libia e i partner internazionali hanno avuto la possibilità di cambiare solo alcuni comuni secondo le esigenze rilevate sul campo”.

I fondi sono stati concessi in base alla presenza di migranti e non in funzione dei bisogni.

I progetti finanziati dal Trust Fund in Libia

All’inizio i programmi del Trust Fund europeo di emergenza per l’Africa hanno riguardato principalmente misure di protezione e di stabilizzazione delle comunità, attività di formazione alle autorità libiche nel settore dei diritti umani e la fornitura di attrezzature di salvataggio e di recupero. Successivamente, evidenzia il dossier, “c’è stato un cambiamento di rotta verso un approccio più orientato alla sicurezza nella gestione delle migrazioni” che ad oggi rappresenta oltre la metà dei 266 milioni del budget del Trust Fund in Libia.

I progetti che finanziano attività per la gestione delle frontiere e per la stabilizzazione delle municipalità libiche rappresentano oltre la metà delle risorse del Trust Fund complessivamente destinate alla Libia

Il Fondo Fiduciario Europeo di Emergenza per l’Africa, anche chiamato “Trust Fund” è stato creato dall’Unione Europea per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».

FONTE: Commissione europea
(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 settembre 2018)

Il sostegno dell'Ue alla guardia costiera libica

Nell’aprile del 2017, è stato destinato alla Libia il programma da 90 milioni di euro "Mixed migration management". La metà dei fondi sono destinati alla protezione delle comunità vulnerabili in Libia, l'altra metà è stata stanziata per favorire lo sviluppo socio-economico e la stabilizzazione delle comunità ospitanti sostenendole nell'integrazione dei migranti. Tuttavia, secondo Antonio Salanga funzionario senior dell'organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) intervistato da Nancy Porsia per il dossier di Concord Italia, l’azione comprende anche attività di formazione destinate alla Guardia costiera libica sui temi della gestione della migrazione basata sui diritti (diritti umani, diritto internazionale, procedure di registrazione).

Nel luglio 2017 il board del Trust Fund ha approvato il programma da 46,3 milioni di euro "Support to Integrated border and migration management". Questo progetto, in cui l'Italia è coinvolta come ente attuatore e co-finanziatore, è un chiaro esempio di come il Fondo europeo di sviluppo venga deviato attraverso il Trust Fund per finanziare misure di sicurezza. Il ministero dell’Interno è incaricato di fornire capacity building (formazione, attrezzature e mezzi) alle frontiere libiche e alla guardia costiera, per "migliorare la capacità di affrontare i flussi migratori, soccorrere i migranti, promuovere i diritti umani e combattere contro le reti di contrabbando".

Il progetto è stato adottato poco dopo che il Consiglio europeo del 22 e 23 giugno 2017 ha invocato un maggiore impegno e una cooperazione rafforzata per frenare la pressione migratoria sulle frontiere terrestri libiche, in particolare per la fornitura di ulteriore formazione e di equipaggiamenti per la guardia costiera libica. Si è inoltre inserito nel quadro della ripresa di un dialogo tra il nostro paese e la Libia: nel gennaio 2017 è stato firmato un accordo politico tra l’Italia e il governo di Al-Sarraj sul rafforzamento del controllo delle frontiere, che prevede anche attività di training alla guardia costiera libica. Nel mese successivo, l’Italia ha riattivato il Trattato di amicizia italo-libico del 2008, restituendo a Tripoli quattro navi di pattuglia e schierando una nave italiana per sostenere le loro operazioni.

La cooperazione italiana in Libia

Oltre all’azione nell'ambito dell’Ue, il governo italiano svolge attività bilaterali a sostegno delle autorità locali libiche in materia di migrazione. Il ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), attraverso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), prevede il sostegno alle operazioni umanitarie in Libia, nei centri di detenzione e per lo sviluppo delle comunità locali. Nel settembre 2017 ha lanciato un’iniziativa di 6 milioni di euro con l’obiettivo di fornire assistenza umanitaria attraverso le ong. Inoltre, il Maeci supporta le politiche migratorie in Libia attraverso il Fondo Africa.

Valgono 12,5 milioni di euro i progetti del Fondo Africa a supporto della Guardia costiera libica. Si tratta del finanziamento più controverso stanziato dal fondo. Vai a "Che cos’è il Fondo Africa"

Dieci milioni del Fondo Africa sono stati erogati al Trust Fund per lo sviluppo di un sistema di gestione integrata delle frontiere e dell’immigrazione, nonché per il rafforzamento delle capacità di sorveglianza lungo i confini marittimi, terrestri e nel Sud del Paese (il già menzionato programma "Support to Integrated border and migration management"). Altri 2,5 milioni  invece sono stati utilizzati per la rimessa in efficienza di 4 motovedette libiche in particolare finanziando, per la fornitura di pezzi di ricambio e oneri di traino, per un corso di addestramento per 22 membri dell'equipaggio e per le relative coperture assicurative. Questo è avvenuto, secondo quanto affermato nel rapporto "Il compromesso impossibile" di ActionAid, "in aperta violazione del Regolamento UE n. 44 del 2016 che ha introdotto importanti limitazioni circa la fornitura di materiale bellico alla Libia, imponendo misure restrittive per gli stati membri".

Diritti umani violati e efficacia dell'aiuto compromessa

Nell'ottobre 2017 la Corte d’Assise di Milano ha condannato le condizioni di vita e le pratiche di tortura e di violenza perpetrate nei centri istituzionali di detenzione in Libia. Il Trust Fund, grazie al sostegno che fornisce alle forze di sicurezza interne libiche, rischia di contribuire indirettamente a tali pratiche.

Il Trust Fund ha creato forti aspettative in Libia e tutti gli attori vogliono una parte della torta. Per dimostrare il loro impegno nel contrastare il fenomeno della migrazione irregolare e attrarre i fondi dell’UE, gli attori locali hanno sostituito parzialmente l’industria del contrabbando e della tratta con l’industria della detenzione, sfruttando e abusando dei migranti.

Amnesty International ha denunciato come i migranti intercettati dalla Guardia costiera libica siano a rischio di torture e di altre violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione nel paese. Inoltre, come afferma Concord, "nel complesso, i programmi del Trust Fund in Libia non sono conformi ai principi fondamentali degli aiuti allo sviluppo, compromettendo in tal modo l’efficacia della cooperazione e l’utilizzo dei fondi destinati allo sviluppo umano e sociale".

Foto: Michele Borzoni (Oxfam)

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