Il lento miglioramento della qualità dell’aria Ambiente

Le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera sono diminuite negli ultimi anni in tutta Europa, ma si tratta di un calo lento e modesto. L’Italia, in particolare, è uno dei paesi più in difficoltà.

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Parte integrante della lotta al cambiamento climatico è la diminuzione dell’inquinamento atmosferico, dannoso per il pianeta e per la salute umana. Secondo le stime dell’Oms, la presenza di sostanze inquinanti nell’aria causa 4,2 milioni di morti ogni anno a livello globale.

A seguito dell’introduzione di normative a livello europeo e di misure per contrastare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico, in Italia come nel resto d’Europa le emissioni di sostanze inquinanti sono diminuite. Si tratta però di un calo ancora limitato. Secondo l’Ocse, le emissioni di sostanze inquinanti sono diminuite, tra il 2013 e il 2019, del 30% tra i paesi Ocse (e del 12,5% tra i paesi Ocse europei), ma a livello globale i costi dell’inquinamento sono andati aumentando.

Air pollution harms human health and the environment. In Europe, emissions of many air pollutants have decreased substantially over the past decades, resulting in improved air quality across the region. However, air pollutant concentrations are still too high, and air quality problems persist.

Le sostanze inquinanti che immettiamo nell’atmosfera

Le industrie, il consumo di energia, l’agricoltura, l’allevamento, il trasporto e la gestione dei rifiuti sono tutte attività che comportano l’immissione, nell’atmosfera, di sostanze inquinanti.

Eurostat identifica come principali sostanze inquinanti presenti nell’aria gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, l’ammoniaca, il particolato e i composti organici volatili non metanici.

Ogni anno l’Europa produce e immette nell’aria milioni di tonnellate di queste sostanze estremamente nocive. Negli anni, si è registrato in tutto il continente un modesto miglioramento, ma nel 2018 i livelli sono ancora lontani dagli obiettivi e la maggior parte della popolazione europea respira ancora aria di bassa qualità.

I dati riguardano la produzione di sostanze inquinanti in tonnellate, che non corrisponde alla loro concentrazione nell’atmosfera né al grado di esposizione della popolazione. I paesi di riferimento sono quelli dell’Ue-27.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Settembre 2021)

Gli ossidi di azoto provengono principalmente dai gas di scarico delle macchine e da apparecchi per uso domestico come il riscaldamento a kerosene. Secondo la European environmental agency, un'esposizione prolungata a queste sostanze può interferire con la capacità del sangue di trasportare l'ossigeno, causando insufficienza respiratoria.

Anche gli ossidi di zolfo, prodotti durante i processi di combustione, sono nocivi per la salute umana, causando problemi respiratori. Inoltre, sono dannosi per la vegetazione e per l'ambiente, essendo alla base del fenomeno dell'acidificazione delle piogge. L'ammoniaca, invece, è tossica in quanto innalza il ph ematico dell'uomo rendendo difficoltoso il rilascio di ossigeno ai tessuti.

Per quanto riguarda i composti organici non metanici, una categoria in cui rientrano il benzene, il propano e il butano, si tratta di sostanza cancerogeniche che danneggiano le ossa, i globuli rossi e il sistema immunitario.

Tra le sostanze inquinanti più pericolose, però, ci sono i cosiddetti Pm. Acronimo inglese di materiale particolato, ma conosciute anche come polveri sottili, si tratta di particelle di diametro molto ridotto (inferiore ai 10 micron) che per le loro dimensioni riescono a penetrare in profondità nel sistema respiratorio umano, oltre che a resistere a lungo nell'atmosfera.

Il lento e faticoso miglioramento della situazione italiana

Se paragonata ad altri paesi europei, in Italia l'aria è ancora fortemente inquinata. Nel 2018, era il quinto paese europeo per produzione di ossidi di azoto e ossidi di zolfo (dopo Polonia, Germania, Francia e Spagna), il quarto per produzione di ammoniaca (dopo Germania, Francia e Spagna) e il secondo, dopo la Germania, per emissione di composti organici non metanici.

Per quanto riguarda il Pm10, si posizionava al quinto posto (dopo Polonia, Germania, Francia e Spagna), mentre per emissioni di Pm2.5 era il primo paese in Europa.

I dati si riferiscono alla produzione ed emissione di Pm2.5 (particolato aerodisperso fine), che non corrisponde all’esposizione della popolazione alla sostanza inquinante.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Settembre 2021)

Il Pm2.5 è una sottocategoria del Pm10, ma è interessante isolarlo da quest'ultimo perché è una delle sostanze inquinanti in assoluto più pericolose per l'uomo. Per via del suo diametro estremamente ridotto (inferiore ai 2.5 micron), il Pm2.5 penetra talmente in profondità nel sistema respiratorio da raggiungerne l'area alveolare.

L'Italia produce grandi quantità di questa sostanza perché è un paese caratterizzato da un altissimo tasso di motorizzazione e perché ospita una delle zone più industrializzate del continente, la pianura padana. A ciò si aggiungono tutti gli altri processi di combustione, in primis le varie modalità di riscaldamento domestico.

Secondo le stime del ministero della salute, solo l'esposizione al Pm2.5 causa il 7% di tutte le morti annuali (escluse quelle per incidenti) ed è responsabile di un accorciamento dell'aspettativa di vita di ben 10 mesi (14 per chi abita al nord).

30mila le morti causate ogni anno dall'esposizione al Pm2.5, secondo il ministero della salute.

I dati di cui abbiamo parlato finora, però, riguardano l'emissione di sostanze nell'atmosfera, non la loro concentrazione nell'aria. In Italia, come nel resto d'Europa, ovviamente ci sono zone molto inquinate e zone in cui invece la concentrazione di sostanze inquinanti non supera mai le soglie consigliate. Le città sono spesso i luoghi in cui la concentrazione di polveri sottili raggiunge i livelli più elevati.

Nonostante la sua posizione rispetto agli altri paesi europei in quanto ad emissioni di particolato fine e nonostante molte città italiane (soprattutto Torino, Milano e Brescia) eccedano regolarmente i limiti raccomandati dall'Ocse, mediamente la concentrazione di particolato nelle arie dei centri urbani italiani è andata diminuendo negli anni.

L’unità di misura utilizzata è microgrammi di Pm per metro cubo d’aria. L’indicatore “livelli medi annuali di particolato fine nelle città” fa parte della serie di obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) dell’Ue. Si riferisce ai livelli medi di concentrazione di materiale particolato (sia Pm10 che Pm2.5) nelle città, a seconda della popolazione residente. Dal 2008, le direttive europee fissano il limite massimo di concentrazione di Pm10 a 40 µg/m3 (livello massimo per la media annuale), mentre non ci sono indicazioni ufficiali sui limiti di Pm2.5 (l’Ocse raccomanda un limite massimo di 10 µg/m3).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Settembre 2021)

Mentre nel 2006 la concentrazione dei due inquinanti era di 39,3 µg/m3 per il Pm10 e 30,8 µg/m3 per il Pm2.5, negli anni i valori sono positivamente calati, fatta eccezione per due picchi nel 2011 e nel 2015. Fino a raggiungere un livello di 25,5 e 15,1 µg/m3 nel 2019, rispettivamente per il Pm10 e il Pm2.5.

Si tratta di una diminuzione significativa soprattutto per il Pm2.5, la cui concentrazione, negli ultimi 13 anni, si è dimezzata.

I livelli di concentrazione delle polveri sottili nell'aria sono regolati, a livello europeo, dalla direttiva 2008/50/CE del parlamento europeo. La direttiva ha stabilito come limite massimo di Pm10 nell'aria una concentrazione media annuale pari a 40 µg/m3.

Per quanto riguarda il Pm2.5, non esistono limiti specifici, ma secondo le raccomandazioni dell'Ocse, la sua concentrazione non dovrebbe superare i 10 µg/m3. Da questo punto di vista, l'Italia ha ancora molta strada da fare.

Foto credit: Daniel Moqvist - licenza

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