Il contributo dei comuni per il sistema idrico e la depurazione delle acque Bilanci dei comuni

Nei bilanci delle amministrazioni c’è una voce di spesa destinata alla qualità delle acque, fondamentale per superare le criticità legate al processo di depurazione, che riguardano ancora molti comuni in Italia.

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Il servizio idrico è fondamentale per l’approvvigionamento di acqua, sia delle famiglie che delle attività produttive.  Un servizio che anche i comuni contribuiscono a finanziare e a gestire.

Tuttavia in Italia sono molte le criticità, legate soprattutto al processo di depurazione delle acque, cruciale per la qualità del servizio.

Secondo il censimento delle acque per uso civile, recentemente pubblicato da Istat, nel 2018 ben 339 comuni erano del tutto privi di servizi di depurazione.

Una situazione preoccupante, aggravata dalla frammentazione a livello gestionale.  Sempre nel 2018 infatti, erano 2.552 i gestori di servizi idrici attivi nel paese.

1,6 milioni di italiani vivono in comuni dove è assente il servizio pubblico di depurazione delle acque, nel 2018.

L’indagine è parte del report “Il censimento delle acque per uso civile” pubblicato da Istat il 10 dicembre 2020. Nel report si analizzano, in particolare, i dati provenienti dalla rilevazione svolta nel 2019 e che hanno come riferimento l’anno 2018. Le unità di rilevazione sono gli enti gestori dei servizi idrici per uso civile. Le unità di analisi sono gli enti gestori e gli impianti gestiti da ciascun ente per lo svolgimento dei servizi nell’ambito di reti fognarie e depurazione delle acque reflue urbane.

FONTE: Istat - elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

 

Di circa 1,6 milioni di italiani che vivono in comuni privi di servizi di depurazione, 667 mila abitano in Sicilia, residenti in 80 comuni. Seguono la Campania (451 mila persone in 44 comuni), la Lombardia (118 mila in 35 comuni) e la Calabria (105 mila in 51 comuni).

Il 79,6% delle persone che nel 2018 non hanno accesso ai servizi di depurazione vive al sud o nelle isole.

Le spese dei comuni per il servizio idrico integrato

I comuni possono giocare un ruolo nel migliorare la qualità del servizio. Le amministrazioni hanno infatti la possibilità di destinare parte del bilancio alla voce di spesa "Servizio idrico integrato", inclusa nella missione "Sviluppo sostenibile a tutela del territorio e dell'ambiente"

In questo capitolo vengono inseriti gli importi relativi all'approvvigionamento idrico e alla regolamentazione per la fornitura di acqua potabile, inclusi i controlli sulla purezza o sulle tariffe. Sono inoltre incluse le spese per la costruzione e il funzionamento dei sistemi di fornitura dell’acqua (diversi da quelli utilizzati per l’industria), per la manutenzione degli impianti idrici (come i depuratori) e per il funzionamento dei sistemi delle acque reflue.

I comuni, inoltre, possono investire per la costruzione (e la relativa gestione) di collettori, condutture, tubazioni e pompe per lo smaltimento di acque reflue e per tutti i processi meccanici o biologici volti a soddisfare gli standard ambientali e rispettare la normativa sulla qualità delle acque.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Per il servizio idrico integrato il comune di Venezia spende 25,83 euro pro capite. Si tratta di una cifra più di tre volte maggiore alla seconda grande città per spesa, Milano, che investe 7,63 euro pro capite.

Seguono Messina (7,29), Napoli (6,27) e Trieste (3,65). In coda troviamo Bologna (0,87), Firenze (0,52 euro pro capite) e Genova, che risulta avere importo 0 in quella voce di bilancio.

Come accade in alcuni casi, è probabile che il comune ligure abbia inserito le spese per il servizio idrico in altre voci. Analizzando il Documento unico di programmazione (Dup) 2019-2021, infatti, tra gli obiettivi operativi nel programma "Tutela, valorizzazione e recupero ambientale" viene indicata l'attività di monitoraggio chimico, fisico e biologico della qualità delle acque dolci e salate", nonché "i controlli sugli scarichi con le strutture ed enti preposte".

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra le grandi città, nel 2016 era Napoli quella a spendere di più per il servizio idrico: 13,98 euro pro capite, più del doppio della cifra investita nel 2019.

Nel 2017 e 2018 il primato è spettato a Milano, mentre nel 2019 il comune di Venezia è passata da 11,01 a 25,83 euro pro capite, balzando in testa alla classifica dei grandi comuni italiani.

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata al servizio idrico integrato. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Se prendiamo in esame tutti i comuni italiani, è Rhemes Notre Dame (Aosta) la località a spendere di più per il comparto: 1.600,16 euro pro capite. Il comune valdostano è seguito da quattro borghi in provincia di Trento: Frassilongo, Bresimo, Valfloriana e Bocenago.

Analizzando la spesa assoluta, invece, sono tutte del sud le località che investono di più, tra cui due città calabresi. Si tratta di Catanzaro, che contribuisce per 12,1 milioni (137,39 euro pro capite) e Reggio Calabria (11,6 milioni).

Analizziamo quindi in modo più approfondito la situazione calabrese. In questa regione i comuni spendono in media 93,40 euro pro capite, una cifra molto più alta della media nazionale (36,32).

Si tratta di un dato interessante, considerando che come abbiamo detto in Calabria (come in quasi tutto il sud) c'è una maggiore concentrazione di comuni privi di servizi di depurazione.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Frascineto, in provincia di Cosenza, è il comune che spende di più per impianti di depurazione e sistema idrico in Calabria: 455,69 euro pro capite. In seconda posizione Parghella (386,97), seguita da San Ferdinando (363,76) e Scalea (352,64).

Per quanto riguarda i capoluoghi, Catanzaro spende 137,39 euro pro capite, Vibo Valentia 128,82, Reggio Calabria 65,16 e Crotone 0,52 euro pro capite.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Rade Nugroho - licenza

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