I comuni possono contribuire al rilancio del turismo in Italia Bilanci dei comuni

Dopo un anno e mezzo di crisi profonda, uno dei comparti economici più peculiari del paese potrebbe tornare progressivamente a risollevarsi. Ma insieme all’iniziativa privata, sono fondamentali politiche pubbliche territoriali a favore del turismo.

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Dopo il lungo periodo buio dovuto alla pandemia, l’inizio dell’estate e l’andamento della campagna vaccinale portano grandi speranze nella stagione turistica, per un comparto importante per il paese, fortemente penalizzato dall’emergenza sanitaria nell’ultimo anno e mezzo.

Basti pensare che solo nel 2018 il numero di clienti negli esercizi ricettivi italiani ha superato le 428 milioni di presenze, di cui ben 216,5 erano straniere.

50,5% dei turisti in Italia nel 2018 erano stranieri.

La storica presenza di turisti non italiani soprattutto nei mesi estivi è crollata, come noto, nel 2020, a causa delle forti limitazioni agli spostamenti continentali e intercontinentali. Nonostante non ci aspetti per le prossime settimane livelli di turismo pre-pandemia, gli operatori del settore sono fiduciosi per il prosieguo dell’estate appena iniziata, grazie anche a un progressivo ritorno dei turisti provenienti da paesi esteri.

La conferma delle stime potrà realizzarsi non solo grazie all’iniziativa economica privata – che nel turismo è elemento fondamentale – ma anche con l’aiuto di politiche pubbliche di sostegno al settore turistico. In questo senso i comuni possono e devono fare la loro parte, investendo risorse a vantaggio dell’attrattività dei territori.

Come i comuni possono contribuire al turismo

All’interno dei bilanci comunali è compresa una voce di spesa chiamata “Sviluppo e valorizzazione del turismo“. Essa comprende una serie di azioni volte allo sviluppo dei servizi turistici, per la promozione, la programmazione e il coordinamento delle iniziative.

Entrando nel dettaglio, in questa voce sono incluse le spese per sussidi, prestiti e contributi a favore di privati che operano nel settore turistico, ma anche il coordinamento per il trasporto pubblico, il servizio alberghiero o la ristorazione, oltre che le uscite di bilancio per la realizzazione di manifestazioni turistiche.

In “Sviluppo e valorizzazione del turismo” troviamo inoltre le spese delle amministrazioni locali per gli uffici turistici di competenza, per le campagne pubblicitarie, la produzione e la distribuzione di materiale divulgativo a scopo turistico e volto al miglioramento dell’immagine del territorio.

In questa parte del documento di bilancio sono infine considerate anche le spese per gli albi e le professioni turistiche, i contributi per la costruzione o la ristrutturazione di strutture ricettive di proprietà dell’ente (alberghi, villaggi o ostelli per la gioventù), per la promozione del turismo sostenibile, per manifestazioni di vario genere che abbiano come finalità prevalente l’attrazione turistica e per le politiche territoriali in raccordo a finanziamenti provenienti dallo stato o dalle autorità europee.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

In base agli ultimi bilanci disponibili, quelli relativi all'anno 2019, tra i comuni italiani più popolosi è Bologna quello a investire di più per politiche volte allo sviluppo del turismo: 21,46 euro pro capite. Il capoluogo emiliano è anche il comune che spende di più in Italia in termini assoluti (8,38 milioni di euro). Bologna è seguita da Venezia (20,23). Più distaccate le altre grandi città: Genova (11,69), Bari (10,28) e Trieste (7,68).

In fondo alla classifica troviamo Messina (1,10 euro pro capite), che spende meno anche di Milano (1,76) e Roma (2,07).

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata a “turismo”. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Se invece analizziamo i bilanci di tutti i comuni italiani, notiamo che le due amministrazioni a spendere di più nel paese si trovano entrambe in Piemonte: si tratta di Ostana (Cuneo) e Ceresole Reale (Torino), piccoli borghi di 81 e 164 abitanti, che spendono rispettivamente 3.609,82 e 3.536,92 euro pro capite. Si tratta di cifre di gran lunga superiore alla media dei comuni italiani, che risulta essere di 23,64 euro pro capite.

È nelle regioni frontaliere del nord che si spende di più: i comuni della Valle d'Aosta, investono infatti ben 200,4 euro pro capite in media (quasi dieci volte la media nazionale), mentre quelli della provincia autonoma di Bolzano 165,84. Seguono le amministrazioni della provincia autonoma di Trento (47,9) e quelle della Basilicata (43,24).

Andiamo a vedere la situazione della Valle d'Aosta nel dettaglio.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio “turismo”. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

È il borgo di frontiera Rhemes Notre-Dame, il meno popoloso della Valle d'Aosta (82 abitanti), quello a spendere di più per le politiche volte al turismo: ben 226mila euro nel 2019, pari a quasi 2.700 euro pro capite.

Seguono Valsavarenche (2.267,66), Valgrisenche (1.275,67) e la nota località turistica Courmayeur (1.164,49). Il capoluogo Aosta spende, invece, 13,56 euro pro capite, meno della media nazionale (23,64) e circa un ventesimo della media regionale.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: La spiaggia di Tropea (Michaela) - licenza

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