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	<title>Cooperazione allo sviluppo Archivi - Openpolis</title>
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	<link>https://www.openpolis.it/glossari/che-cose-la-cooperazione-allo-sviluppo/</link>
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		<title>Che cosa sono i crediti d’aiuto</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-crediti-daiuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=286585</guid>

					<description><![CDATA[<p>I crediti d'aiuto, o concessionali, sono dei prestiti a condizioni particolarmente favorevoli per i paesi che li ricevono. Per questo sono considerati una forma di aiuto pubblico allo sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-crediti-daiuto/">Che cosa sono i crediti d’aiuto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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Partner

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</div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Non tutto l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) è costituito da risorse a dono. Una parte dell’Aps infatti è composto dai cosiddetti <strong>crediti d’aiuto, ovvero prestiti che devono però includere una componente a dono</strong>, secondo le <a href="https://www.oecd.org/dac/financing-sustainable-development/development-finance-standards/officialdevelopmentassistancedefinitionandcoverage.htm#Notes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regole</a> stabilite dal <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-paesi-dac/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comitato Dac dell&#8217;Ocse</a>.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>The grant element method</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/19e4b706-en.pdf?expires=1710235221&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=08C35DD7219E89A9069138555AC12454" target="_blank" rel="noopener">Leggi</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>L’elemento a dono viene conteggiato sulla base del tasso di interesse che deve essere inferiore a quello del mercato. Il periodo di grazia, ovvero il periodo di tempo durante il quale non deve essere restituito il capitale prestato e l’interesse, deve essere esteso in modo da avere un alto elemento a dono. Mentre il periodo di rimborso dovrà essere di lungo termine. Il tutto attualizzato con un tasso di sconto.</p>



<p><strong>Minore è il grado di sviluppo del paese destinatario maggiore dev&#8217;essere la componente a dono.</strong> Così se per i paesi a più basso tasso di sviluppo (<strong>Ldcs</strong> e Lics) la componente a dono deve rappresentare <strong>almeno il 45%</strong>, per i paesi a reddito medio-basso (<strong>Lmics</strong>) la quota di dono deve arrivare al <strong>15%</strong> mentre per quelle a reddito medio-alto (<strong>Umics</strong>) e per le organizzazioni internazionali la quota di dono si limita al <strong>10%</strong>.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		I paesi destinatari di risorse dell&#8217;aiuto pubblico allo sviluppo sono suddivisi in diversi raggruppamenti a seconda del livello di reddito.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-paesi-ldcs/">
                &#8220;Che cosa sono i paesi Ldcs&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In Italia i crediti d’aiuto, così come gli altri aspetti principali dell&#8217;aiuto pubblico allo sviluppo, sono disciplinati dalla <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-08-11;125!vig=2024-02-28" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 125/2014</a>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze [&#8230;] su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale [&#8230;] autorizza la società Cassa depositi e prestiti Spa a concedere, anche in consorzio con enti o banche estere, a Stati, banche centrali o enti pubblici di Stati [&#8230;] nonché a organizzazioni finanziarie internazionali, crediti concessionali a valere sul fondo rotativo</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-08-11;125!vig=2024-02-28" target="_blank">&#8211; Legge 125/2014, articolo 8</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Dal testo della norma emerge chiaramente che il ministero degli esteri e della cooperazione internazionale e il ministero dell’economia mantengono un ruolo di indirizzo, mentre è <strong>Cassa depositi e prestiti (Cdp)</strong> a occuparsi in termini operativi di questo tipo di risorse. Cdp in effetti è generalmente <strong><a href="https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01320427.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">considerata</a> come il</strong> <strong>braccio finanziario della cooperazione</strong>.</p>



<p>Come evidenziato dalla <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=67da398d-caeb-4e98-ba72-ed3b59023b24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">corte dei conti</a> <strong>le procedure previste per arrivare alla concessione dei crediti d’aiuto sono piuttosto lunghe e possono richiedere anche 3 o 4 anni.</strong> L’iter di approvazione infatti è condizionato dalla natura politica dell’accordo tra governi, ma anche dalla frammentazione delle competenze e dalla molteplicità dei quadri regolatori di riferimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p><strong>Le risorse a disposizione di Cdp</strong> per concedere crediti d&#8217;aiuto sono contenute in un apposito <a href="https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2024-2026/DLB/DLB_2024_DLB-04-AT-020-MEF.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondo rotativo</a> posto fuori dal bilancio dello stato che, a fine giugno 2023, ammontava a <strong>poco meno di 2 miliardi e 630 milioni.</strong> Stando ai dati forniti dal <a href="https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/rapporti_finanziari_internazionali/crediti_aiuto/article_crediti/stock/stock_2022.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell&#8217;economia</a> attualmente <strong>lo stock di crediti d&#8217;aiuto forniti dall&#8217;Italia ai paesi beneficiari ammonta a circa 2 miliardi e 770 milioni.</strong>  Queste risorse comprendono tutti i crediti esistenti che, date le scadenze a lungo termine, riguardano anche prestiti storici che non sono ancora stati pienamente ripagati (come ad esempio quello allo Zimbabwe con crediti d&#8217;aiuto precedenti al 2006 che ammontano a 94 milioni).</p>



<p><strong>Nel corso dell&#8217;ultimo decennio i crediti concessionali hanno rappresentato circa il 9,1% delle risorse del <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-componenti-dellaiuto-italiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">canale bilaterale italiano</a></strong>, una quota che ha subito alcune oscillazioni nel corso degli anni. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,1% </span>la quota del canale bilaterale italiano destinata ai crediti d&#8217;aiuto tra 2013 e 2022 (gross disbursement).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Tra 2006 e 2013 i crediti d’aiuto sono stati piuttosto elevati rispetto alla media,</strong> raggiungendo un minimo del 5,2% nel 2011 e un massimo del 21,5% nel 2007. Poi <strong>tra 2014 e 2019 questo tipo di flusso è rimasto piuttosto basso,</strong> raggiungendo al massimo il 9,2% nel 2017. Il dato è <strong>tornato ad aumentare nel 2020</strong> quando i crediti concessionali hanno raggiunto il 26,3% dell’aiuto bilaterale, assestandosi poi attorno al 12-13% nel biennio successivo. D’altronde <strong>il dato elevato del 2020 è anche frutto di un anno in cui le risorse a dono hanno raggiunto livelli estremamente bassi, aumentando l’importanza relativa dei prestiti.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-crediti-daiuto-nella-politica-italiana-di-cooperazione-allo-sviluppo/">I crediti d&#8217;aiuto nella politica italiana di cooperazione allo sviluppo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-crediti-daiuto-nella-politica-italiana-di-cooperazione-allo-sviluppo/">Confronto tra i crediti d&#8217;aiuto e la componente a dono del canale bilaterale nell&#8217;aiuto pubblico allo sviluppo italiano (2006-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_286609_tab3"><p>Non tutto quello che è calcolato come aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) rappresenta un semplice trasferimento di risorse tra paesi. Una parte del canale bilaterale infatti è costituito dai cosiddetti crediti d’aiuto, ovvero dei prestiti che devono però includere una componente a dono, secondo le <a href="https://www.oecd.org/dac/financing-sustainable-development/development-finance-standards/officialdevelopmentassistancedefinitionandcoverage.htm#Notes">regole</a> stabilite dal <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-paesi-dac/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comitato Dac dell’Ocse</a>. Gli importi sono indicati in dollari a prezzi costanti 2021 secondo il metodo gross disbursement.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Ocse                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Dicembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>L’Italia comunque risulta meno concentrata su questa forma di aiuto rispetto alla media dei paesi Ocse Dac</strong> che complessivamente, negli ultimi 10 anni, hanno erogato risorse tramite crediti concessionari per quasi il <strong>16%</strong> del canale bilaterale. Ancora più elevato il dato raggiunto dall’<strong>Unione europea</strong>, che supera il <strong>28%</strong>.</p>



<p>Come anticipato i prestiti concessi ai paesi a più basso tasso di sviluppo devono prevedere condizioni per loro più favorevoli. Inoltre, la possibilità che questi paesi non siano in grado di ripagare il debito è più elevata. Anche per queste ragioni quindi <strong>la quota di crediti concessionari destinati ai paesi a più basso tasso di sviluppo è minore rispetto a stati in cui il livello di reddito è un po’ più elevato.</strong></p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-maggior-parte-dei-crediti-daiuto-e-destinata-ai-paesi-a-reddito-medio-basso/">La maggior parte dei crediti d&#8217;aiuto è destinata ai paesi a reddito medio-basso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-maggior-parte-dei-crediti-daiuto-e-destinata-ai-paesi-a-reddito-medio-basso/">La distribuzione dei crediti d&#8217;aiuto e dell&#8217;Aps allocabile nei paesi destinatari distinti per fascia di reddito (2013-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_287528_tab3"><p>L&#8217;Aps allocabile è quella parte di aiuto pubblico allo sviluppo in cui può essere identificato un paese specifico come destinatario. Una componente dell&#8217;Aps allocabile è rappresentata dai crediti d&#8217;aiuto, ovvero prestiti che devono includere una componente a dono, secondo le <a href="https://www.oecd.org/dac/financing-sustainable-development/development-finance-standards/officialdevelopmentassistancedefinitionandcoverage.htm#Notes">regole</a> stabilite dal <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-paesi-dac/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comitato Dac dell’Ocse</a>. Questo stesso comitato suddivide ciascun paese beneficiario di Aps tra diverse fasce di reddito per cui sono previste regole specifiche. Tra queste si trovano i paesi a più basso tasso di sviluppo (Least developed countries, <strong>Ldcs</strong>); altri paesi a basso reddito (Low income countries, <strong>Lics</strong>); paesi e territori a reddito medio-basso (Lower middle income countries, <strong>Lmics</strong>); paesi e territori a reddito medio-alto (Upper middle income countries, <strong>Umics</strong>) e paesi più avanzati (More advanced developing countries, <strong>Madcts</strong>).</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://stats.oecd.org/?lang=en#" target="_blank" rel="noopener">Ocse</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Dicembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-287528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>In effetti se si considera il <strong>totale dell’Aps allocabile</strong> (ovvero quella parte dell’aiuto bilaterale per cui può essere identificato uno specifico paese beneficiario) risulta che oltre il <strong>43% delle risorse è destinato ai paesi a più basso tasso di sviluppo (Ldcs).</strong></p>



<p><strong>Osservando solo i crediti d’aiuto invece questa quota si riduce al 17%.</strong> La maggior parte di queste risorse viene invece destinata a paesi a reddito medio-basso <strong>(Lmics, 47,8%)</strong> ma anche a paesi a reddito medio-alto <strong>(Umics, 35,1%).</strong></p>



<p>Considerando i singoli paesi, nel corso dell&#8217;ultimo decennio è stata la <strong>Tunisia</strong> ad ottenere più risorse da parte dell&#8217;Italia attraverso i credi di aiuto, con <strong>286 milioni di dollari</strong> (a prezzi costanti 2021). A seguire l&#8217;<strong>Ucraina</strong> (229 milioni), l&#8217;<strong>Argentina</strong> (202), l&#8217;<strong>Iraq</strong> (172) e il <strong>Senegal </strong>(91).</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Rapporto Cespi 2023</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.cespi.it/sites/default/files/documenti/m._zupi_a_cura_di_-_next_cooperation_23_-_cespi_ebook.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Diversamente da quando si parla di altre forme di aiuto bilaterale, <strong>nel caso dei crediti d’aiuto sono perlopiù i governi di questi paesi a ricevere i prestiti.</strong> Le Ong e le imprese che operano in questi territori quindi potranno accedere a queste risorse solo indirettamente, attraverso i programmi adottati dai governi grazie ai prestiti ricevuti. Tra 2011 e 2021, in effetti, <strong>il 77% dei crediti d’aiuto italiani sono stati destinati ai governi centrali</strong> di questi paesi e il 22% a organi multilaterali come banche regionali di sviluppo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p><strong>Che sia più o meno opportuno che i crediti d&#8217;aiuto rientrino tra gli strumenti della cooperazione allo sviluppo è stato un tema dibattuto, in particolare intorno agli anni 2000.</strong> In quella fase infatti un organo consultivo istituito dal congresso statunitense e noto come <a href="https://web.archive.org/web/20060921172049/http://www.uiowa.edu/ifdebook/faq/Meltzer.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione Meltzer</a> sostenne, tra le varie cose, l&#8217;opportunità di cancellare il debito dei paesi in via di sviluppo <a href="https://devinit.org/wp-content/uploads/2013/08/ODA-loans-discussion-paper-v1.0-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">suggerendo</a> inoltre che l&#8217;Aps dovesse avere esclusivamente carattere a dono.</p>



<p>Le conclusioni della commissione tuttavia furono <strong>ampiamente criticate da chi sosteneva l’utilità dei crediti d’aiuto per la politica di cooperazione.</strong> Dal loro punto di vista infatti i crediti d’aiuto <strong>non tolgono nulla alla cooperazione a dono, rappresentando invece uno strumento aggiuntivo.</strong> Peraltro <strong>i rimborsi generati possono essere reinvestiti nel comparto</strong> contribuendo alla sostenibilità delle politiche di cooperazione. Inoltre il meccanismo dei prestiti sarebbe tale da <strong>migliorare la disciplina fiscale dei paesi beneficiari.</strong></p>



<p>Anche la solidità di queste posizioni però è stata contestata. A oggi comunque <strong>anche le tesi critiche nei confronti dei crediti di aiuto non contestano tanto lo strumento in sé, preferendo piuttosto mettere in guardia rispetto a un suo corretto utilizzo.</strong></p>



<p>In particolare <strong>i finanziamenti a dono dovrebbero essere considerati preferibili</strong> quando i <strong>beneficiari sono esposti a un debito eccessivo</strong>, quando si tratta di <strong>paesi a basso tasso di sviluppo (Ldcs)</strong> o quando l&#8217;oggetto del finanziamento riguarda<strong> politiche sociali.</strong></p>



<p><strong>Con una <a href="https://web-archive.oecd.org/2015-11-23/349755-Outcomes%20of%20the%202014%20OECD%20DAC%20HLM.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decisione</a> assunta alla fine del 2014, questo dibattito è stato almeno in parte recepito dal comitato Ocse Dac.</strong> Infatti, mentre in precedenza i criteri per considerare un prestito come Aps erano univoci, oggi le regole cambiano a seconda che il paese ricevente rientri tra quelli a più basso tasso di sviluppo (Ldcs) piuttosto che a paesi a reddito medio-basso (Lmics) o medio alto (Umics).</p>



<p>Inoltre, grazie a questa decisione, <strong>a partire dal 2018 è stata applicata una nuova metodologia per rendicontare i crediti concessionali.</strong> Tradizionalmente, infatti, le risorse a dono e i crediti d’aiuto erano considerati in modo equivalente nel quadro di un approccio basato sui flussi annuali in entrata/uscita (metodo <em>cash-flow</em>), con la sola differenza che la progressiva restituzione del credito contava poi negativamente sull’Aps del paese donatore. A partire dal 2018 invece è diventato operativo un <strong>nuovo metodo di calcolo</strong>, noto come <em>grant equivalent</em>, che si applica ai crediti concessionali e che consente di scontare si dall’inizio (<em>front loading</em>) i ripagamenti e quindi di rendicontare subito solamente la componente a dono.</p>



<p><em>L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-crediti-daiuto/">Che cosa sono i crediti d’aiuto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa sono il Covax e l&#8217;Act-Accelerator</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-il-covax-e-lact-accelerator/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 14:20:17 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=125845</guid>

					<description><![CDATA[<p>Covax è il pilastro principale dell'accelleratore Act-A, sviluppato sotto l'egida dell'Organizzazione mondiale della sanità con l'obiettivo di aiutare i paesi più fragili a fronteggiare la pandemia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-il-covax-e-lact-accelerator/">Che cosa sono il Covax e l&#8217;Act-Accelerator</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p><a href="https://www.who.int/initiatives/act-accelerator/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Act (Access to COVID-19 Tools)</a> è un accelleratore sviluppato sotto l&#8217;egida dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-loms-organizzazione-mondiale-della-sanita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazione mondiale della sanità</a> con l&#8217;obiettivo di sviluppare, produrre e distribuire in modo equo i test, i trattamenti e i vaccini per il Covid-19.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Past experience has taught us that even when tools are available, they have not been available equally to all.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.latimes.com/science/story/2020-04-24/coronavirus-pandemic-act-accelerator" target="_blank">- Tedros Adhanom - Direttore generale dell'Oms. Los Angeles Tims</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una collaborazione internazionale nata ad aprile 2020 che tiene insieme governi, scienziati, società civile, imprese e organizzazioni internazionali o filantropiche che si occupano di salute globale. Ne fanno parte in particolare la <a href="https://www.gatesfoundation.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bill &amp; Melinda Gates Foundation</a>, il <a href="https://cepi.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cepi</a>, <a href="https://www.finddx.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Find</a>, <a href="https://www.gavi.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gavi</a>, il <a href="https://www.theglobalfund.org/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondo Globale per la lotta contro aids, malaria, tubercolosi</a>, <a href="https://unitaid.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unitaid</a>, <a href="https://wellcome.org/">Wellcome</a>, <a href="https://www.who.int/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oms</a> e la <a href="https://www.worldbank.org/en/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">banca mondiale</a>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Wy-BHuEADpk" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Act-A è strutturato in <strong>4 diversi pilastri: diagnostica, terapie, vaccini e sistema sanitario.</strong></p>
<p><strong>Il pilastro della <a href="https://www.finddx.org/wp-content/uploads/2020/05/ACT-A-Dx_Investment-Case_FINAL.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">diagnostica</a></strong> è stato promosso dal fondo globale e da Find. Si propone di introdurre sul mercato test rapidi di qualità e di formare personale specializzato con l&#8217;obiettivo di testare 500 milioni di persone in 50 paesi svantaggiati entro la metà del 2021.</p>
<p><strong>Le <a href="https://unitaid.org/assets/Therapeutics-Partnership-Investment-Case.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terapie </a></strong>poi sono fondamentali per prevenire infezioni e sintomi del Covid-19, ma anche per ridurne la diffusione. L&#8217;obiettivo è quello di distribuire 245 milioni di trattamenti in 12 mesi, per aiutare i malati a superare l&#8217;infezione. La leadership di questo pilastro è affidata a Unitaid e Wellcome.</p>
<p><strong>Il pilastro dei <a href="https://www.gavi.org/sites/default/files/2020-06/Gavi-COVAX-AMC-IO.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vaccini</a></strong>, più noto come <strong>Covax</strong>, è probabilmente il più importante e sicuramente il più finanziato. Il progetto è cogestito da Cepi, Gavi e Oms e si propone di diffondere la ricerca per un vaccino efficace disponibile a prezzi accessibili per tutti i paesi. L&#8217;obiettivo è quello di distribuire equamente 2 miliardi di dosi di vaccino entro la fine del 2021.</p>
<p><strong>Rafforzare i sistemi sanitari </strong>è fondamentale affinché i progetti portati avanti grazie agli altri pilastri possano raggiungere efficacemente chi ne ha bisogno. La guida di questo pilastro è affidata alla banca mondiale e al fondo globale.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Sul sito dell&#8217;Oms può essere consultato il <a href="https://www.who.int/publications/m/item/access-to-covid-19-tools-tracker" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>founding tracker</em></a> del progetto, dove i dati sul finanziamento vengono progressivamente aggiornati. Ad oggi Act-A è stato finanziato per poco più di 10 miliardi di dollari di cui oltre 3/4 destinati ai vaccini.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">75,29% </span>dei finanziamenti di Act-A sono destinati ai vaccini.</p>
			        </section>
		<br />
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-finanziamento-dei-4-pilastri-dellact-accelerator/">Il finanziamento dei 4 pilastri dell&#8217;Act-Accelerator</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-finanziamento-dei-4-pilastri-dellact-accelerator/">Il Covax, ovvero il programma di vaccinazione, è ampiamente il più finanziato tra i pilastri dell'accelleratore Act.</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.who.int/publications/m/item/access-to-covid-19-tools-tracker" target="_blank" rel="noopener">Oms</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Marzo 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/03/il-finanziamento-dei-4-pilastri-dellact-accelerator.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-finanziamento-dei-4-pilastri-dellact-accelerator"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-125876"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-125876" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Gli stati sono i maggiori contributori del progetto, e attualmente hanno destinato ad Act-A 9,2 miliardi di dollari. Tra questi anche l'Italia con un contributo al progetto di 116 milioni.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">84,13% </span>la quota di fondi destinati ad Act-A messi a disposizione dai donatori pubblici.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Le restanti quote sono state fornite da donatori privati (5,73%) e organizzazioni multilaterali (10,14%).</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Secondo <a href="https://peoplesvaccine.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">People’s Vaccine</a>, un'alleanza che comprende alcune Ong tra cui Oxfam ed Emergency, allo stato attuale nei paesi a basso reddito solo una persona su 10 potrà essere vaccinata entro il 2021.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/campaigners-warn-9-out-10-people-poor-countries-are-set-miss-out-covid-19-vaccine" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il comunicato stampa di<br><strong>Oxfam</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Non si tratta "solo" di una questione di equità e di cooperazione internazionale. Se il virus continuerà a circolare nei paesi a basso reddito, avrà infatti la possibilità di sviluppare nuove varianti, rendendo obsoleti i vaccini a disposizione.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Non è una questione di beneficenza, è una questione di epidemiologia [...] abbiamo bisogno di più finanziamenti, abbiamo bisogno che i paesi condividano le dosi immediatamente, abbiamo bisogno che i produttori diano priorità ai contratti con Covax e abbiamo anche bisogno di un aumento significativo della produzione di vaccini.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.panoramasanita.it/2021/02/23/tedros-dare-priorita-ai-contratti-sui-vaccini-con-liniziativa-covax/" target="_blank">- Tedros Adhanom - Direttore generale dell'Oms. Panorama sanità</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Il problema del sistema Covax peraltro va oltre al suo finanziamento. I paesi più ricchi infatti si sono assicurati le dosi necessarie e ben poco rimane per gli altri, indipendentemente dalle risorse a disposizione.</p>
<p>Un aumento significativo della produzione mondiale, oltre che un abbassamento dei prezzi, sarebbe invece possibile se si superasse la questione dei monopoli e dei brevetti esclusivi, riformando il sistema in un'ottica di condivisione tecnologica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-il-covax-e-lact-accelerator/">Che cosa sono il Covax e l&#8217;Act-Accelerator</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;Oms, organizzazione mondiale della sanità</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-loms-organizzazione-mondiale-della-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 07:21:43 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=82642</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Oms è l’agenzia Onu specializzata in questioni sanitarie. Il suo bilancio è composto in larga misura da contributi vincolati a specifici progetti. Questo limita la sua capacità di definire in modo autonomo le proprie priorità di intervento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-loms-organizzazione-mondiale-della-sanita/">Che cos&#8217;è l&#8217;Oms, organizzazione mondiale della sanità</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>L&#8217;organizzazione mondiale della sanità (Oms, in inglese <a href="https://www.who.int/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">world health organization</a> &#8211; Who) è l&#8217;<strong>agenzia delle Nazioni unite specializzata in questioni sanitarie</strong>. Ha sede a Ginevra ed è composta da 194 stati membri (tutti gli stati membri dell&#8217;Onu meno il Liechtenstein e con l&#8217;aggiunta di due territori autoamministrati del pacifico). L&#8217;organizzazione è stata fondata nel 1946, subito dopo la nascita dell&#8217;Onu, ed è entrata in funzione nel 1948.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The objective of the World Health Organization shall be the attainment by all peoples of the highest possible level of health.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://apps.who.int/gb/gov/assets/constitution-en.pdf" target="_blank">- Articolo 1 della Costituzione dell'Oms</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Il suo obiettivo è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute&#8221; inteso in senso molto ampio. Infatti il preambolo della <a href="https://apps.who.int/gb/gov/assets/constitution-en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">costituzione</a> dell&#8217;Oms specifica come <strong>per salute non si debba intendere l&#8217;assenza di malattia, ma piuttosto uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.</strong></p>
<p>L&#8217;Oms è articolata in tre organi: il segretariato, l’assemblea mondiale e il consiglio esecutivo, oltre a 6 uffici regionali (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo orientale, Pacifico occidentale e Sud-est asiatico).</p>
<p><strong>L&#8217;assemblea mondiale è il massimo organo decisionale dell&#8217;Oms</strong>. Ne fanno parte tutti gli stati membri, ciascuno con potere di voto, e solitamente si riuniscono a maggio a Ginevra. In questa sede vengono definite politiche che l&#8217;organizzazione intende portare avanti e viene votata la proposta di bilancio. È sempre l&#8217;assemblea inoltre a scegliere il segretario generale e gli stati membri che potranno nominare un componente del consiglio.</p>
<p><strong>Il consiglio esecutivo è composto da 34 membri con specifiche competenze in ambito medico</strong>, che restano in carica per tre anni. La funzione del consiglio è quella di dare attuazione alle politiche definite dall&#8217;assemblea.</p>
<p><strong>Il segretariato è invece composto dal direttore generale e dal personale tecnico e amministrativo dell&#8217;organizzazione</strong>. Tedros Adhanom è il nono direttore dell&#8217;Oms. Eletto nel 2017 in precedenza era stato prima ministro della sanità e poi degli esteri in Etiopia.</p>
<p>Tra le sue attività l&#8217;Oms definisce linee guida su questioni sanitarie globali, fornisce assistenza tecnica agli stati membri, svolge attività di monitoraggio sulle tendenze in ambito sanitario, finanzia la ricerca medica e fornisce aiuti di emergenza in caso di calamità.</p>
<p>I programmi dell&#8217;organizzazione talvolta hanno carattere sociale oltre che strettamente sanitario occupandosi ad esempio di nutrizione, condizioni abitative, l’igiene e condizioni di lavoro.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Ciascuno stato membro deve partecipare al bilancio dell&#8217;organizzazione con dei contributi fissi (<em>assessed contributions</em>), calcolati sulla base della popolazione e del Pil di ciascun paese. Tuttavia <strong>nel biennio 2018-2019 i contributi fissi hanno rappresentato solo il 15,3% del bilancio dell&#8217;organizzazione</strong>. La maggior parte dei fondi è arrivato invece dai cosiddetti contributi volontari (<em>voluntary contributions</em>), messi a disposizione dagli stati membri ma in gran parte anche da Ong, organizzazioni filantropiche private e vari altri soggetti.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://open.who.int/2018-19/budget-and-financing/flow" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta i dati<br><strong>dell'Oms</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Attualmente la quota più alta di fondi arriva comunque dagli stati, attraverso i contributi volontari (35%) anche se le fondazioni filantropiche private forniscono una quota considerevole del budget (11%). </strong>Nell&#8217;ultimo biennio l&#8217;Italia ha contribuito all&#8217;organizzazione per 59,4 milioni di dollari, di cui la maggior parte di contributi fissi (60%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-finanzia-lorganizzazione-mondiale-della-sanita/">Chi finanzia l&#8217;organizzazione mondiale della sanità</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-finanzia-lorganizzazione-mondiale-della-sanita/">L'organizzazione mondiale della sanità non è finanziata solo dagli stati ma anche da molti contributori privati.</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://open.who.int/2018-19/contributors/contributor" target="_blank" rel="noopener">Organizzazione mondiale della sanità</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 9 Giugno 2020)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>I fondi dell'Oms si distinguono inoltre per destinazione. <strong>La maggior parte del budget dell'organizzazione è infatti destinato a programmi specifici (<em>earmarked funds</em>) mentre solo il 25,3% può essere utilizzato senza vincoli particolari.</strong> Alcuni programmi sono oggetto di maggiore interesse da parte di chi fornisce i contributi volontari, altri invece risultano più difficili da finanziare. Nel biennio 2018-2019 il programma di contrasto alla poliomielite, ad esempio, ha ricevuto da solo il 19,2% di tutto il bilancio dell'Oms.</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.bmj.com/content/bmj/361/bmj.k2218.full.pdf" target="_blank" rel="noopener">New approaches to Who financing</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Negli anni '60 la quota di contributi destinati all'Oms senza condizioni aveva raggiunto i 2/3 del bilancio complessivo dell'organizzazione</strong>. Nei decenni successivi questa quota si è gradualmente ridotta a causa del rifiuto dei maggiori finanziatori ad aumentare i propri contributi fissi. <strong>Tra gli anni '80 e '90 in particolare alcuni stati membri, tra cui gli Usa, prima hanno ridotto e poi interrotto i propri contributi ponendo l'organizzazione di fronte a una crisi finanziaria.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.saluteinternazionale.info/2018/09/il-finanziamento-alloms-la-sfida-di-tedros/#biblio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br><strong>Il finanziamento all’OMS. La sfida di Tedros</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Negli anni successivi la crescita del bilancio dell'Oms è stata in gran parte trainata dall'aumento dei contributi volontari</strong>, da parte degli stati ma anche di soggetti privati, che tuttavia sono in larga misura destinati a programmi specifici.</p>
<p>Se da un lato i contributi volontari hanno permesso in questi anni di portare avanti programmi molto importanti, dall'altra è evidente che i<strong>n questa condizione la capacità dell'Oms di definire autonomamente le proprie priorità risulta estremamente limitata.</strong></p>
<p>A maggio 2020 l'amministrazione Trump ha aspramente criticato l'Oms per come è stata gestita la pandemia da Covid-19, congelando momentaneamente i fondi destinati all'organizzazione. Considerando che i contributi volontari degli Stati Uniti hanno rappresentato nel biennio 2018-2019 l'11,7% dei fondi erogati dall'Oms appare evidente come questa risulti esposta alle pressioni dei propri finanziatori.</p>
<p><strong>Questa situazione peraltro svilisce la natura multilaterale dell'organizzazione</strong>. Le decisioni strategiche su come debba agire l'Oms e tutti gli aspetti politici, inclusi gli eventuali conflitti, dovrebbero essere discussi e risolti in seno all'assemblea. Questa tuttavia non ha alcuna voce in capitolo rispetto ai contributi volontari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-loms-organizzazione-mondiale-della-sanita/">Che cos&#8217;è l&#8217;Oms, organizzazione mondiale della sanità</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è il Global Compact</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Jona]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:44:20 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=31400</guid>

					<description><![CDATA[<p>E' un accordo non vincolante negoziato dai 193 paesi dell'Onu per una migrazione sicura e regolare. I motivi per cui all'Italia conviene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/">Che cos&#8217;è il Global Compact</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>Il &#8220;Global Compact per una migrazione sicura ordinata e regolare&#8221; è un <strong>accordo non vincolante negoziato dai governi dei 193 Stati membri dell’Onu</strong> che si propone di <strong>garantire i diritti umani dei migranti attraverso la governance dei flussi migratori e la condivisione delle responsabilità</strong>. La <a href="https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bozza finale</a> è stata approvata il 13 luglio scorso da 192 paesi, sarà presentata al vertice dei capi di Stato e di Governo che si terrà a Marrakech, in Marocco, il 10 dicembre in coincidenza con i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Si tratta di <strong>un documento di mediazione tra posizioni differenti</strong>, una bussola con indicazioni precise e utili: <strong>che ogni Stato può seguire con maggiore o minore intensità a seconda delle proprie opzioni politiche.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Obiettivo è un governo ordinato, regolare, sicuro della migrazione, togliendola dalle mani di trafficanti e criminali.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>I negoziati intergovernativi per il Global Compact hanno avuto inizio dopo il vertice del 19 settembre 2016 <strong>l’Assemblea Generale dell’ONU in cui è stata adottata all’unanimità la</strong> <a href="https://refugeesmigrants.un.org/declaration" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dichiarazione di New York sui migranti e rifugiati</a>. I leader dei 193 Stati membri hanno riconosciuto la necessità di un approccio globale alla mobilità umana, esprimendo la volontà di garantire la salvezza delle vite, il rispetto dei diritti umani, la condivisione delle responsabilità e degli oneri e il potenziamento della governance dei flussi. A tal fine è stato programmato, con il supporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), un percorso di consultazione con le più rilevanti istituzioni pubbliche e private coinvolte, seguìto da negoziati intergovernativi. In parallelo, con analogo percorso, è stato elaborato il “Global Compact sui rifugiati”. Entrambi i patti saranno adottati dalla comunità internazionale entro il 2018.<br />
<strong>Il relativo piano di azione suggerisce alcuni strumenti che gli Stati possono utilizzare nella loro sovranità ed autonomia, secondo le proprie opzioni politiche, priorità, valutazioni e possibilità.</strong></p>
<h3><strong>Dati</strong></h3>
<p>Il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare” (tre aggettivi che esprimono ciò che l’Esecutivo italiano sta cercando di perseguire) riprende tali principi e norme basilari, riproponendoli in modo corrispondente alla realtà migratoria odierna in 10 principi guida e 23 obiettivi per un governo sostenibile dei movimenti migratori.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">258 milioni </span>Il numero stimato di migranti nel mondo. Corrispondente al 3,4% della popolazione globale.</p>
			        </section>
		</p>
<h3><strong>Analisi</strong></h3>
<p>Dopo che alcuni Stati &#8211; <strong>Usa, Austria e Ungheria &#8211; hanno dichiarato di non voler firmare l&#8217;accordo</strong>, anche in Italia la firma è in discussione. Ad una <a href="http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0088&amp;tipo=stenografico#sed0088.stenografico.tit00050.sub00060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">interrogazione</a> parlamentare nel corso della quale la deputata di Fratelli d&#8217;Italia Giorgia Meloni ha chiesto al governo di non firmare l&#8217;accordo, il ministro degli Esteri Domenico Moavero ha affermato che il presidente del consiglio Giuseppe Conte è ad esso favorevole.</p>
<p>In un documento dal titolo &#8220;<a href="http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0088&amp;tipo=stenografico#sed0088.stenografico.tit00050.sub00060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Perché il Global Compact conviene all&#8217;Italia</a>&#8221;  il network di ong Link 2007 elenca <strong>3 ragioni per le quali per il nostro paese è conveniente non isolarsi e aderire al Global Compact:</strong></p>
<ol>
<li>come riferimento della propria politica migratoria, superando l’approccio emergenziale e settoriale;</li>
<li>come strumento per rafforzare le proprie ragioni nelle relazioni e negoziazioni con gli altri paesi europei;</li>
<li>come tramite per facilitare le trattative nella definizione dei necessari accordi bilaterali con i paesi di provenienza e di transito che occorre moltiplicare nel prossimo futuro. Può infatti fornire ai decisori italiani e a quelli europei lo strumento per superare almeno in parte l’inconciliabilità  delle posizioni contrapposte, indicando quel comune filo conduttore su cui poggiare le priorità  e le scelte. Rafforzando così anche la richiesta italiana di maggiore cooperazione e solidarietà  e di decisioni politiche maggiormente condivise.</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/">Che cos&#8217;è il Global Compact</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è il piano per gli investimenti esterni dell&#8217;Unione Europea</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-piano-per-gli-investimenti-esterni-dellunione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Jona]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 13:00:11 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=28365</guid>

					<description><![CDATA[<p>E' lo strumento lanciato dalla commissione europea nel 2017 per stimolare gli investimenti privati in Africa e nei paesi del vicinato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-piano-per-gli-investimenti-esterni-dellunione-europea/">Che cos&#8217;è il piano per gli investimenti esterni dell&#8217;Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>Il piano per gli investimenti esterni dell&#8217;Unione Europea (Pie, External Investment Plan – Eip) è stato lanciato a settembre 2017, su iniziativa del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, per <strong>stimolare gli investimenti privati in Africa e nei paesi del vicinato. </strong>Lo strumento finanziario dell&#8217;Eip è il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (European Fund for Sustainable Development, <a href="http://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-europe-as-a-stronger-global-actor/file-european-fund-for-sustainable-development-(efsd)" target="_blank" rel="noopener">Efsd</a>). L&#8217;idea è finanziare il rischio delle imprese che investono nei paesi dove altrimenti non andrebbero, in cambio del rispetto di linee guida etiche. Le azioni con cui l&#8217;Eip sostiene i suoi partner sono: <strong>assistenza finanziaria, assistenza tecnica e il dialogo politico</strong> per la creazione di un &#8220;ambiente favorevole agli investimenti&#8221;.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Per il triennio 2018-2020, all&#8217;Efsd sono stati trasferiti <strong>4,1 miliardi,</strong> <strong>provenienti dal Fondo europeo di sviluppo, dal Fondo per il vicinato e dal Fondo di investimento per l&#8217;Africa</strong>. Attraverso un effetto leva è stato stimato che questa cifra sia in grado di mobilitare un totale di 44 miliardi di euro. Dei 4,1 miliardi di euro gestiti dall&#8217;Efsd <strong>2,6</strong> sono destinati a operazioni di <strong>“blending”, ovvero una miscela di sostegno finanziario europeo, prestiti pubblici e privati</strong> utilizzata per la realizzazione di infrastrutture. I restanti <strong>1,5 </strong>sono andati <strong>al fondo di garanzia dell&#8217;Efsd</strong> che assicurerà parte del rischio d’impresa attraverso due piattaforme regionali di investimento per l’Africa e i paesi del vicinato.</p>
<p>Il 10 luglio 2018 l&#8217;UE ha stanziato <a href="http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-4385_en.htm" target="_blank" rel="noopener">800 milioni di euro</a> dal fondo di garanzia dell&#8217;Efsd. La Commissione ha stimato che questo mobiliterà 8-9 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati. Le garanzie copriranno le operazioni in diversi settori: finanziamento per le piccole imprese; città sostenibili; energia sostenibile e connettività; accesso a Internet e ai servizi digitali.<br />
L&#8217;Eip è aperto anche a contributi di altri donatori, come gli Stati membri dell&#8217;UE, i paesi terzi e fondazioni filantropiche. In tale ottica, l&#8217;Ue ha inoltre accolto con favore il primo importante contributo della Fondazione Bill &amp; Melinda Gates, pari a circa 53 milioni di euro (62 milioni di dollari).</p>
<h3><strong>Analisi</strong></h3>
<p>Ancora non ci sono studi sugli effetti dell&#8217;Eip. Tuttavia le organizzazioni della società civile hanno evidenziato tre aspetti critici:</p>
<ol>
<li>L&#8217;uso delle risorse della cooperazione allo sviluppo per favorire gli investimenti privati rischia di sfavorire i paesi meno avanzati, dove si concentra la maggior parte delle persone sotto la soglia di povertà (il 50% contro il 12% negli altri paesi in via di sviluppo). Le aziende private infatti preferiscono investire in paesi nelle economie in via di sviluppo più stabili e ricche.</li>
<li>L&#8217;Eip favorisce la presenza di multinazionali nei paesi in via di sviluppo senza garantire che esse rispettino gli standard di diritti umani e ambientali. Finanziare gli investimenti delle aziende private senza intervenire regolamentando il loro operato può tradursi in un peggioramento della condizione dei diritti umani.</li>
<li>L&#8217;Eip potrebbe creare nuovi debiti nei paesi in via di sviluppo rendendo la situazione del debito non sostenibile.</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-piano-per-gli-investimenti-esterni-dellunione-europea/">Che cos&#8217;è il piano per gli investimenti esterni dell&#8217;Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  </title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-e-il-trust-fund-europeo-di-emergenza-per-lafrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 09:22:41 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=27320</guid>

					<description><![CDATA[<p>Istituito nel 2015 al vertice euro-africano de La Valletta, il fondo fiduciario finanzia progetti per il controllo dei flussi migratori. Non è controllato dal Parlamento Europeo e il 95% delle risorse che utilizza provengono da fondi per la cooperazione allo sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-e-il-trust-fund-europeo-di-emergenza-per-lafrica/">Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  </a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione</strong><br />
Uno dei primi atti dell’Agenda europea sulla migrazione è stata la convocazione nell’ottobre 2015 a La Valletta di un vertice euro-africano. In quell’occasione i leader degli Stati europei hanno dato vita al Fondo Fiduciario Europeo di Emergenza per l’Africa, anche chiamato “Trust Fund” per finanziare con rapidità iniziative per «<a href="https://ec.europa.eu/europeaid/regions/africa/eu-emergency-trust-fund-africa_en">affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari</a>». Destinatari del Trust Fund sono 26 paesi africani di origine e di transito dei flussi migratori. La maggior parte delle <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/content/trust-fund-financials_en">risorse</a> del Trust Fund provengono dal Fondo Europeo di Sviluppo (FSE) e da altri strumenti finanziari dell’Unione per l’aiuto allo sviluppo nei paesi terzi ma, a differenza di questi, non è posto sotto il controllo del Parlamento europeo.</p>
<p><strong>Dati</strong><br />
Oggi, dei 4,09 miliardi di euro del Trust Fund, <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/sites/euetfa/files/eu_contributions_to_the_eutf_for_africa_0.pdf">3,7 provengono dal Fondo Europeo di Sviluppo e da altri strumenti</a> finanziari dell’UE per l’aiuto allo sviluppo nei paesi terzi &#8211; mentre solo <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/sites/euetfa/files/contributions_website_5.pdf">441 milioni</a> sono fondi freschi messi dagli Stati (409,5 effettivamente versati). L’Italia con 112 milioni promessi (e 108 versati) è il secondo donatore dopo la Germania (157,5 promessi e 139,5 versati).<br />
Ad oggi sono stati approvati progetti per oltre 3,1 miliardi di euro. Gli enti beneficiari dei progetti sono le agenzie pubbliche di cooperazione allo sviluppo dei paesi europei, organizzazioni internazionali, in particolare l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim), ong e aziende private.<br />
Cifre aggiornate al 19/09/2018.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-seconda-dellue-per-contributo-al-trust-fund/">Italia seconda dell&#8217;Ue per contributo al Trust Fund</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-seconda-dellue-per-contributo-al-trust-fund/">Ammontare in milioni dei contributi nazionali al Fondo Fiduciario di Emergenza per l'Africa dei primi 5 donatori</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_27346_tab1" role="tab" aria-controls="chart_27346_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/sites/euetfa/files/contributions_website_5.pdf">Commissione Europea</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 Settembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="italia-seconda-dellue-per-contributo-al-trust-fund"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-27346"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-27346" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/italia-seconda-dellue-per-contributo-al-trust-fund/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Analisi</strong><br />
Le critiche delle organizzazioni della società civile nei confronti del Trust Fund, si sono concentrate su tre aspetti:<br />
1)   La distrazione di fondi dalla lotta alla povertà per usarli in progetti di gestione dei flussi migratori sulla base di priorità dei paesi europei piuttosto che delle esigenze degli stati destinatari;<br />
2)   L’uso degli aiuti allo sviluppo per spingere i paesi beneficiari a porre in essere politiche di controllo dei flussi migratori (fenomeno anche detto “condizionalità degli aiuti”);<br />
3)   Procedure flessibili finalizzate a garantire una maggiore rapidità di intervento, che però nella pratica portano a eludere controlli fondamentali per garantire l’efficacia dell’aiuto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-e-il-trust-fund-europeo-di-emergenza-per-lafrica/">Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  </a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;assistenza umanitaria globale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-lassistenza-umanitaria-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 10:14:28 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=24298</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di un indicatore che cerca di stimare il valore complessivo dei fondi destinati all'aiuto umanitario considerando sia finanziamenti di origine pubblica che privata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-lassistenza-umanitaria-globale/">Che cos&#8217;è l&#8217;assistenza umanitaria globale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>L&#8217;assistenza umanitaria globale è un indicatore sviluppato da <a href="http://devinit.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Development Initiatives,</a> che ogni anno rende noti i risultati delle sue ricerche con il <em>Global humanitarian assistance report.</em></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://devinit.org/wp-content/uploads/2017/06/GHA-Report-2017-Full-report.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><br><strong>Leggi il global humanitarian assistance report 2017</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>L&#8217;indicatore cerca di stimare il totale dei contributi internazionali destinati all&#8217;aiuto umanitario. Per questo vengono considerati sia contributi di governi e delle istituzioni Ue che di privati.</p>
<p><strong>Il finanziamento privato</strong> viene stimato chiedendo le informazioni sui bilanci alle organizzazioni umanitarie. Il dataset che viene sviluppato include informazioni provenienti da: 236 Ong; varie organizzazioni multilaterali quali UNHCR, UNICEF e altre; la croce rossa e la mezza luna rossa internazionale.</p>
<p><strong>Per le istituzioni Ue</strong> vengono conteggiati i finanziamenti dell&#8217;Ufficio Aiuti umanitari (ECHO) delle Commissione Europea.</p>
<p><strong>Il finanziamento dei governi</strong> invece considera sia i fondi dei paesi membri del comitato sviluppo (Dac) dell’Ocse sia i fondi dei paesi non membri.</p>
<p><strong>Per i <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-paesi-dac/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">paesi Dac</a></strong> sono conteggiati i fondi bilaterali per la spesa umanitaria e alcuni fondi multilaterali destinati a specifiche organizzazioni internazionali, in particolare al sistema degli organismi delle Nazioni Unite.</p>
<p>I fondi destinati all&#8217;aiuto umanitario da<strong> paesi non Dac</strong> sono conteggiati utilizzando i dati del Financial tracking service nelle Nazioni unite.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassistenza-umanitaria-globale/">L&#8217;assistenza umanitaria globale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassistenza-umanitaria-globale/">La crescita delle componenti pubbliche e private nei fondi per l'assistenza umanitaria tra il 2012 e il 2016</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
                    <div id="chart_23534_tab1" role="tab" aria-controls="chart_23534_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			                                <div id="chart_23534_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_23534_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_23534_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_23534_tab2"><p>Le donazioni pubbliche provengono dalle istituzioni Ue, dai governi che fanno parte di OECD DAC e da quelli che non ne fanno parte. Il finanziamento privato riguarda 236 Ong e alcune organizzazioni internazionali.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_23534_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_23534_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_23534_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_23534_tab3"><p>I valori sono costanti ai prezzi del 2015. I dati del 2016 sono preliminari. Nelle donazioni pubbliche dei paesi OECD DAC sono calcolati sia una parte dei fondi bilaterali che i fondi multilaterali ad alcune organizzazioni internazionali.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://devinit.org/wp-content/uploads/2017/06/GHA-Report-2017-Full-report.pdf" target="_blank" rel="noopener">Global Humanitarian Assistance</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 26 Marzo 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-23534"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-23534" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/lassistenza-umanitaria-globale/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Il valore complessivo dell'assistenza umanitaria globale è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, sia nella sua parte pubblica che in quella privata. Questa crescita, per quanto positiva, non deve però lasciar intendere che la comunità internazionale sia riuscita a rispondere in maniera più completa alle emergenze umanitarie globali.</p>
<p>Se si considerano gli <a href="https://interactive.unocha.org/publication/globalhumanitarianoverview/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UN-coordinated appeals</a>, come paramento per valutare la capacità della comunità internazionale di rispondere ai bisogni umanitari, bisogna piuttosto arrivare alla conclusione opposta.</p>
<p>lnfatti secondo le Nazioni unite il gap tra le esigenze dell’azione umanitaria e le risorse disponibili è cresciuto e, nel 2016, il 40% dei bisogni umanitari sarebbe rimasto senza risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo articolo è parte di <strong>Cooperazione Italia </strong>il canale di approfondimento in collaborazione con <a href="https://www.oxfamitalia.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Oxfam Italia</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-lassistenza-umanitaria-globale/">Che cos&#8217;è l&#8217;assistenza umanitaria globale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 10:17:46 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=21705</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alcune definizioni per fare chiarezza sulle parole che caratterizzano il dibattito sui flussi migratori in Italia e nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire un fenomeno, prima ancora dei dati, sono importanti le parole. A volte infatti vengono fornite cifre esatte abbinate a termini sbagliati, rendendo così l&#8217;informazione non corretta o utilizzando alcuni termini impropriamente, per fini strumentali. Vediamo quindi alcune parole da tenere presenti quando parliamo di fenomeno migratorio.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://publications.iom.int/system/files/pdf/iml_34_glossary.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il<br><strong>glossario sulle migrazioni dell'Oim</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Migrante economico</h3>
<p>È una persona che si è mossa dal suo paese di origine per migliorare le sue condizioni di vita, cercando un lavoro. Il termine viene spesso usato per distinguere chi si muove dal proprio paese per migliorare le condizioni economiche con chi si sposta a causa di guerre, conflitti o persecuzioni. In realtà la differenza tra queste due categorie di persone non è sempre distinguibile, perché molti paesi hanno condizioni di vita meno favorevoli a causa di guerre passate ma recenti, o al contrario in altre nazioni ci sono conflitti interni (etnici, tribali, religiosi, etc.) non pienamente riconosciuti a livello internazionale.</p>
<h3>Migrante irregolare</h3>
<p>Si tratta di una persona entrata nel paese senza un regolare controllo alla frontiera, oppure che è arrivata regolarmente ma a cui è scaduto il visto o il permesso di soggiorno.</p>
<h3>Clandestino</h3>
<p>Il termine non esiste né nelle definizioni internazionali né nel diritto dell’Unione europea. Si è diffuso in Italia da quando la legge Bossi-Fini ha introdotto alcune disposizioni contro le immigrazioni clandestine. Si distingue dalla migrazione irregolare in quanto riguarda solo coloro che abbiano violato le regole sull’ingresso nel territorio e non abbiano alcun titolo legale per rimanervi. Dunque non riguarda né i richiedenti asilo né chi l&#8217;asilo l&#8217;ha ottenuto.</p>
<h3>Richiedente asilo</h3>
<p>Si definisce così una persona che ha richiesto di essere riconosciuta come <strong>rifugiato</strong> (o altra forma di protezione) e che è in attesa del responso. I richiedenti asilo solitamente entrano nel territorio in modo<strong> irregolare</strong>, ma dal momento in cui presentano la richiesta sono regolarmente soggiornanti, e quindi non possono essere definiti <strong>clandestini</strong>. Hanno cioè il pieno diritto di permanenza sul territorio italiano.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/category/migranti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>gli approfondimenti sui migranti in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Profugo</h3>
<p>Un profugo è una persona scappata per ragioni di sopravvivenza, solitamente a causa di guerre o conflitti, ma che non rientra necessariamente nella categoria di rifugiato. Il profugo può essere anche uno &#8220;sfollato interno&#8221;, ovvero una persona che si è mossa dalla propria abitazione verso un altro luogo, ma all’interno dello stesso paese.</p>
<h3>Rifugiato (Unhcr)</h3>
<p>In termini generici il rifugiato è una persona che è scappata dal proprio paese per cercare protezione in un altro. L&#8217;Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (<a href="https://www.unhcr.org/it/risorse/statistiche/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a>) riconosce come rifugiati coloro che rientrano nei criteri stabiliti dal loro statuto. Questi sono dunque titolari della protezione che l’agenzia Onu può offrirgli. Altra cosa è il riconoscimento dello <strong>status di rifugiato</strong> da parte di un paese membro della <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">convenzione di Ginevra del 1951</a>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20,7 </span>milioni di persone nel mondo erano rifugiati sotto il mandato dell&#8217;Unhcr, nel 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Status di rifugiato</h3>
<p>È la prima e più importante forma di <strong>protezione internazionale, </strong>e può essere riconosciuta a un richiedente asilo da uno stato membro della convenzione di Ginevra del 1951. La convenzione definisce il rifugiato come:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato;</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank">- Art. 1  della Convenzione di Ginevra del 1951</a>
									            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2016/01/1UNHCR_manuale_operatore.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il volume dell&#8217;Unhcr:<br><strong>La tutela dei richiedenti asilo</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Migrazione forzata</h3>
<p>Si tratta di una migrazione che deriva da una minaccia alla propria sopravvivenza, indipendentemente che sia causata dall’uomo o da fenomeni naturali. A differenza del rifugiato, il &#8220;migrante forzato&#8221; oggi non è riconosciuto a livello internazionale, tuttavia il tema è sempre più all&#8217;ordine del giorno, soprattuto a causa del cambiamento climatico.</p>
<h3>Migrante climatico</h3>
<p>Il migrante climatico è una persona costretta a lasciare la propria abitazione e il territorio dove vive, per causa diretta o indiretta di disastri naturali o degrado ambientale. Spesso il migrante climatico è uno &#8220;sfollato interno&#8221;, ossia si muove dal proprio territorio in un altro luogo, ma all&#8217;interno del paese di provenienza. Secondo l&#8217;<a href="https://www.internal-displacement.org/database/displacement-data" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Internal displacement monitoring center (Idmc)</a>, solo nel 2020 sono stati 30,7 milioni i nuovi migranti climatici nel mondo. L&#8217;<a href="https://www.iom.int/news/iom-migration-research-series-no-31-migration-and-climate-change" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazione mondiale per le migrazioni</a> (Oim) stima che ci potranno essere 200 milioni di migranti climatici nel mondo, entro il 2050.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-cambiamenti-climatici-stanno-generando-sempre-piu-sfollati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>l'approfondimento sui migranti climatici</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Sfollato interno</h3>
<p>Lo sfollato interno è una persona costretta o obbligata a lasciare il luogo di residenza abituale, in particolare a causa o al fine di evitare gli effetti di conflitti armati, situazioni di violenza generalizzata, violazioni dei diritti umani, disastri naturali o provocati dall&#8217;uomo, e che si è mossa all&#8217;interno dello stesso paese di provenienza. Ossia che &#8220;non abbia attraversato un confine di stato internazionalmente riconosciuto&#8221;, come si afferma nei &#8220;<a href="https://www.internal-displacement.org/publications/ocha-guiding-principles-on-internal-displacement" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Principi guida sugli sfollati interni</a>&#8221; scritti dall&#8217;Onu nel 1998. Secondo l&#8217;<a href="https://www.internal-displacement.org/internal-displacement" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Idmc</a>, alla fine del 2019 erano 50,8 milioni le persone a vivere in stato di sfollamento interno a causa di conflitti, violenze e disastri.</p>
<h3>Altre forme di protezione</h3>
<p>Oltre allo status di rifugiato, esistono altre forme di protezione. Come per esempio la protezione sussidiaria e la protezione speciale in Italia, le cui definizioni sono cambiate negli anni, a causa delle riforme sull&#8217;immigrazione operate da alcuni governi. Sulle forme di protezione per gli stranieri in Italia rimandiamo al glossario dedicato.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-forme-di-protezione-per-gli-stranieri-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>Quali sono le forme di protezione per gli stranieri in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa prevede la nuova legge sulle missioni internazionali</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-la-nuova-legge-sulle-missioni-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Smaldore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 11:44:02 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=20864</guid>

					<description><![CDATA[<p>In passato erano approvate con il cosiddetto  «decreto missioni», ma una legge del 2016 ha riformato la materia, stabilendo una procedura standard per autorizzare le missioni internazionali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-la-nuova-legge-sulle-missioni-internazionali/">Che cosa prevede la nuova legge sulle missioni internazionali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016-07-21;145!vig=" target="_blank" rel="noopener">legge 145/2016</a> ha riformato la procedura di autorizzazione delle missioni internazionali, stabilendo<strong> un quadro giuridico più chiaro</strong> all&#8217;interno del quale parlamento e governo definiscono la partecipazione italiana alle missioni e gli impegni finanziari connessi. Prima di questa legge la materia era regolata con il cosiddetto <strong>«decreto missioni», uno strumento giuridico non adatto</strong>, che veniva utilizzato per assenza di alternative. Infatti la nostra costituzione prevede solo la dichiarazione dello stato di guerra (<a href="https://www.senato.it/1025?sezione=127&amp;articolo_numero_articolo=78" target="_blank" rel="noopener">art. 78 cost.</a>), che è tutt&#8217;altra cosa rispetto alle missioni internazionali, per le quali non è prevista una dichiarazione di guerra.</p>
<h3><span class="amp-wp-inline-f62a86b1328cd4134bec55ddf6de989a">Definizione</span></h3>
<p>La procedura prevista dalla legge prevede una delibera del Consiglio dei ministri che definisce la partecipazione dell&#8217;Italia alle missioni internazionali. Questa delibera prima di essere adotta deve essere inviata al presidente della repubblica, che eventualmente convoca il consiglio supremo di difesa. Una volta approvata, la delibera viene inviata alle camere le quali la discutono e l&#8217;approvano con appositi atti d&#8217;indirizzo. Le camere possono adottare oppure respingere il testo inviatogli dal governo, e <strong>il voto può avvenire in aula o in commissione, a seconda di una scelta puramente politica.</strong></p>
<h3><span class="amp-wp-inline-f62a86b1328cd4134bec55ddf6de989a">Analisi</span></h3>
<p><strong>La riforma ha colmato un vuoto normativo che durava ormai da molti anni</strong>. Da un punto di vista costituzionale è stata accolta favorevolmente e al momento non sono state sollevate questioni particolari. Il fatto che il parlamento si esprima con un atto non legislativo, se a prima vista potrebbe apparire come un depotenziamento della sua azione, in realtà non cambia nulla rispetto alla forza dell&#8217;atto. Se ogni volta il parlamento si esprimesse con una legge, si correrebbe il rischio che le nuove leggi intervengano sulla legge quadro del 2016 rendendola sostanzialmente inutile. Inoltre il passaggio a monte che viene fatto con il presidente della repubblica colma in qualche modo l&#8217;assenza della firma presidenziale, che avverrebbe con un atto legislativo.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.rivistaaic.it/it/rivista/ultimi-contributi-pubblicati/marco-benvenuti/luci-ed-ombre-della-l-n-145-2016-in-tema-di-partecipazione-dell-italia-alle-missioni-internazionali-una-prima-lettura" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Luci ed ombre della legge in tema di partecipazione dell’italia alle<br><strong>missioni internazionali</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Dal punto di vista dell&#8217;accountability invece, il fatto che le camere possano decidere, volta per volta, se approvare la risoluzione in commissione o in aula, rende il processo molto meno trasparente</strong>. Visto che di solito negli stenografici delle commissioni viene indicato solo se l&#8217;atto è stato approvato o meno, diventa impossibile per il cittadino ricostruire chi a votato come rispetto a una materia così importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-la-nuova-legge-sulle-missioni-internazionali/">Che cosa prevede la nuova legge sulle missioni internazionali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-aiuto-genuino-aiuto-gonfiato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Smaldore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 11:39:37 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=20863</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni le risorse destinate all'aps aumentano in maniera costante. Tuttavia buona parte di queste risorse non vanno in progetti di cooperazione in senso stretto, oppure non sono realmente addizionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-aiuto-genuino-aiuto-gonfiato/">Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aiuto pubblico allo sviluppo per definizione prevede che flussi di risorse raggiungano paesi inseriti nella </span><strong><a href="http://www.oecd.org/dac/stats/daclist.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lista ufficiale dei riceventi</a></strong><span style="font-weight: 400;">. Ogni anno i paesi donatori rendicontano queste risorse, ma nel totale vengono conteggiati anche soldi che in realtà non escono dal paese donatore stesso (dunque non raggiungono paesi più svantaggiati), oppure soldi che provengono da operazioni di anni precedenti, dunque non sono realmente addizionali. Da diversi anni il network di ong Concord <a href="https://concordeurope.org/blog/2018/10/17/aidwatch-report-2018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stima a livello europeo quello che definisce “aiuto gonfiato”</a>. </span><span style="font-weight: 400;">In passato questo costituiva una quota quasi irrilevante o comunque contenuta di aps, negli ultimi anni è diventata una parte sempre più consistente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’espressione </span><b>aiuto genuino</b><span style="font-weight: 400;"> si riferisce alle risorse effettivamente usate per progetti di cooperazione e sviluppo. Si parla invece di </span><b>aiuto gonfiato</b><span style="font-weight: 400;"> per le risorse contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo &#8211; pur nel rispetto dei criteri e le regole fissate dai paesi dac &#8211; ma che non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso paesi in via di sviluppo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le voci che si possono considerare aiuto gonfiato sono: </span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;">le <strong>spese per i rifugiati nel paese donatore</strong>; </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">la <strong>formazione e gli studenti stranieri nel paese donatore</strong>; </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">le azioni di <strong>cancellazione o conversione del debito</strong>; </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>l’aiuto legato</strong>. </span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Quest’ultima espressione descrive i fondi messi a disposizione ma con il vincolo che vengano usati per acquistare beni o servizi dal donatore stesso. </span><strong><a href="http://www.oecd.org/dac/untied-aid/untyingaidtherighttochoose.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo l’ocse</a></strong><span style="font-weight: 400;"> l’aiuto legato contraddice i principi di efficacia e da tempo nelle raccomandazioni ufficiali sono contenute indicazioni sull’importanza di “slegare” l’aiuto.</span></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-capitolo-spesa-rifugiati-nel-paese-donatore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br />
<br><strong>Che cos’è il capitolo di spesa ‘rifugiati nel paese donatore’</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Secondo il rapporto <a href="https://concordeurope.org/wp-content/uploads/2018/10/CONCORD_AidWatch_Report_2018_web.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">AidWatch 2018</a>, basato sui dati preliminari Ocse, nel 2017 il 35.41% dell&#8217;aps italiano era costituito da aiuto gonfiato (70.27% del canale bilaterale). A livello europeo (Eu 28) il dato è inferiore a quello italiano, 18,7% dell&#8217;aps, ma si tratta comunque di una quota molto consistente.</p>
<p>La voce principale dell&#8217;aiuto gonfiato è costituita dalla <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-capitolo-spesa-rifugiati-nel-paese-donatore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spesa per i rifugiati nel paese donatore</a>. A livello medio nei 28 paesi dell&#8217;Unione europea infatti questa voce rappresenta il 74,2% di tutto l&#8217;aiuto gonfiato, mentre per l&#8217;Italia arriva addirittura all&#8217;88,8%.</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Sempre stando ai dati preliminari, nel 2017 la quota di aiuto gonfiato sul totale dell&#8217;aps è calata rispetto all&#8217;anno precedente passando dal 38% nel 2016 al 35% nel 2017.</p>
<p>La riduzione dell&#8217;aiuto gonfiato presenta però sia aspetti positivi che negativi. Da un lato infatti minore è la quota dell&#8217;aiuto gonfiato più le cifre ufficiali dell&#8217;aps riflettono l&#8217;effettivo impegno di un paese verso la cooperazione internazionale. Dall&#8217;altro se al calo dell&#8217;aiuto gonfiato non corrisponde un aumento di quello genuino questo si traduce in una riduzione di risorse che comunque hanno in molti casi, come ad esempio la spesa per i rifugiati nel paese donatore, valore e importanza a livello umanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-aiuto-genuino-aiuto-gonfiato/">Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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	</channel>
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