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Oxfam Italia

Sulla carta i fondi per la cooperazione aumentano e il rispetto degli obiettivi sottoscritti in sede internazionale è ormai a portata di mano. Tuttavia una quota sempre più consistente di risorse rimane nei paesi donatori, senza arrivare a destinazione. In Italia in pochi anni le spese per l’accoglienza dei rifugiati da residuali arrivano a costituire il 35% di tutto l’aps 2016. L’intensificarsi del fenomeno migratorio verso l’Europa negli ultimi anni ha certo richiesto risorse aggiuntive e la possibilità di spostare budget a seconda del bisogno. Rimane però un vuoto informativo, la scarsa trasparenza e la totale assenza di una chiara rendicontazione nell’uso dei fondi.

35% il valore del capitolo di spesa destinato alla gestione dei rifugiati sull’aps totale. Si tratta del 75% del canale bilaterale.

È comprensibile che fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo vengano usati per fini umanitari anche nel paese donatore – per esempio per le attività di salvataggio in mare – ma in base ai dati disponibili non è possibile scorporare la componente umanitaria da tutto il resto. Non è dato sapere come sia stato speso in Italia il miliardo e mezzo e oltre di aps rendicontato alla voce rifugiati nel paese donatore, non è possibile seguire quei soldi “sul campo” e conoscerne l’uso concreto e dettagliato. Ed è questo solo un tassello di una partita più grande, di cui si può toccare con mano solo la grande opacità. Secondo i dati del ministero dell’interno, nel 2016 sono sbarcati in Italia 181.436 persone. Tra questi 123.600 hanno fatto richiesta di protezione internazionale, le autorità italiane hanno esaminato 91.102 di queste domande, e in 36.660 casi hanno accordato una forma di protezione internazionale, che sia lo status di rifugiato, la protezione umanitaria o sussidiaria. Si tratta del 40% delle richieste, mentre per il restante 60% le richieste di protezione sono state respinte.

La spesa per i rifugiati è comune ai due budget. Infatti viene conteggiata sia nella parte bilaterale dell’aiuto pubblico allo sviluppo che nell’accoglienza per fronteggiare l’emergenza migranti.

 

 

Dunque la spesa per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati costituisce solo una parte della spesa per la gestione del fenomeno migratorio. I soldi della cooperazione usati per i rifugiati e quelli per i migranti in generale risultano essere dei budget contigui, che dovrebbe essere possibile confrontare e mettere in relazione. Ma così non è. Abbiamo tentato di confrontare due fonti diverse di dati sulla gestione economica del fenomeno migratorio, comprensivo sia degli spostamenti per ragioni umanitarie (i richiedenti asilo) sia per ragioni economiche o comunque altre (le migrazioni e gli arrivi in generale nel nostro paese). Le fonti di questi dati sono per i richiedenti asilo le risorse rendicontate dal ministero degli esteri come aiuto pubblico allo sviluppo e pubblicate attraverso il portale open aid. E per il fenomeno migratorio in generale sono state riprese le stime pubblicate nel documento di economia e finanza 2017 dal ministero dell’economia. L’intenzione è tentare di ricostruire uno scenario da cui ricavare le cifre generali e una visione d’insieme sui costi per la gestione dei vari tipi di flussi migratori. 

 

La spesa per l’emergenza migranti è letteralmente esplosa, passando da 840 milioni nel 2011 a 3 miliari e 719 milioni nel 2016. Diminuite le risorse per la cooperazione che non hanno più raggiunto la cifra di 3 miliardi come nel 2011.

Attualmente il costo per i rifugiati viene contabilizzato sia in aiuto pubblico allo sviluppo (dove fa parte del bilaterale) che nell’emergenza migranti (dove fa parte dell’accoglienza). Non è invece presente nell’indicatore Aps pura.

FONTE: dati aps da openaid e dati migranti da def 2017
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 gennaio 2018)

Nel def per il 2016 si dichiara una spesa per migranti di 3 miliardi e 719 milioni di euro, di cui 2 miliardi e 473 milioni usati per l’accoglienza. All’interno di quest’ultima voce dovrebbe essere, a rigor di logica, compresa anche la gestione di richiedenti asilo e rifugiati, rendicontata anche come aiuto pubblico allo sviluppo. Stando a questa ipotesi nel 2016 la spesa per rifugiati contenuta in aps costituiva il 63,5% di tutta l’accoglienza. Nella tabella vengono messe in relazione le spese per rifugiati rendicontate come aiuto pubblico allo sviluppo, e le spese per l'accoglienza pubblicate nel def 2017. Nella prima colonna sono riportati i costi dei rifugiati rendicontati come aiuto pubblico allo sviluppo; nella seconda colonna ci sono le stime di spesa per l'accoglienza pubblicate nel def; nella terza colonna le due fonti vengono incrociate. I conti però non tornano, perché confrontando le cifre per gli anni precedenti emerge che nel 2011 la spesa per i rifugiati eccede la spesa dichiarata per l’accoglienza.

 

 spesa per rifugiati in aps (mln euro)Stime accoglienza migranti in def (mln euro)rifugiati in aps rispetto a accoglienza in def
2011410,15305,8134,1%
2012160,59367,143,7%
2013304,34461,166,0%
2014636,02783,781,2%
2015960,831.340,871,7%
20161.570,122.473,363,5%

La gestione finanziaria dell'immigrazione è frammentata tra capitoli di spesa imputati a ministeri diversi, ricostruire un quadro d'insieme è impossibile

Tentare dunque di farsi un’idea anche solo delle cifre generali è impossibile. Tanto più che una nota ai dati riportati nel def (pag. 45 della sezione I) specifica che le stime citate non considerano i fondi dell'emergenza nord Africa, senza ulteriori dettagli: senza cioè specificare altre fonti di dati, o anche solo il totale di questa spesa.   

Oltre a un grande problema di trasparenza relativo a capitoli di spesa pubblica lievitati negli ultimi anni, emerge evidente la mancanza di una visione unitaria sulla materia dell’immigrazione, la cui gestione finanziaria risulta frammentata tra capitoli di spesa imputati a vari ministeri (esteri, interni, finanze). Di sicuro vanno segnalate incongruenze tra fonti diverse che si occupano della stessa materia: nel caso analizzato il ministero degli esteri per i fondi di aps e il ministero dell’economia e delle finanze per le spese per l’emergenza migranti. Eppure stiamo parlando di quello che probabilmente sarà un tema importante della campagna elettorale: i migranti e la loro gestione.

Nel giro di pochi anni si assiste alla crescita costante di risorse per provvedere all’arrivo di migranti e richiedenti asilo, ma anche alle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo di paesi poveri, di cui però una grossa fetta ritorna al capitolo precedente. Per stimare il totale di queste risorse bisogna innanzi tutto evitare di contare due volte i costi dell'accoglienza (contenuti in aps e relativi ai rifugiati, ma anche nel def e riferiti ai migranti in generale), dunque in teoria bisogna sottrarre al totale di aps i costi dei rifugiati.  

Se è corretto ipotizzare che la voce rifugiati contenuta in aps sia compresa nel costo dei migranti dichiarato nel def 2017, si arriva a stimare una cifra complessiva di 6 miliardi e 600 milioni di euro destinata nel 2016 a cooperazione pubblica e migranti, rispetto a 3 miliardi e 858 milioni stimabili con lo stesso metodo per il 2011 (+72% in 5 anni). Cifra di cui sappiamo davvero molto poco. Una rendicontazione ufficiale dei fondi di aps viene fatta attraverso il sito openaid, promosso dall’Agenzia dalla cooperazione italiana (aics). Ma togliendo il canale multilaterale, di cui si mostrano le principali agenzie che ricevono fondi e non il loro concreto utilizzo, e togliendo anche le parti di rifugiati e migranti, di cui non abbiamo dettagli di alcun tipo, arriviamo a conoscere la destinazione di poco più di 500 milioni di euro: appena l’8% del valore totale della partita aps e migranti.

Il grafico riporta la parte del budget che unisce migranti e cooperazione di cui non si sa nulla, e quella di cui invece c’è una rendicontazione ufficiale che comprenda informazioni dettagliate di utilizzo.

Le percentuali sono calcolate sulla somma delle risorse usate per gestire la crisi dei migranti (fonte: documento di economia e finanza 2017) e quelle destinate alla cooperazione allo sviluppo (fonte: open aid), ma a quest’ultima sono state sottratte le spese per i rifugiati, in teoria già conteggiate nel def 2017. La parte rendicontata è quella dell’aiuto pubblico allo sviluppo del solo canale bilaterale, a cui bisogna sottrarre il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore”, di cui non si hanno dettagli di spesa nonostante si tratti di oltre un miliardo e mezzo di euro solo per il 2016.

FONTE: Elaborazione open polis su dati open aid e ministero dell'economia e delle finanze
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 novembre 2017)

Siamo cioè di fronte a un budget opaco, sia nella sua consistenza complessiva sia nel suo effettivo utilizzo, poiché non vengono pubblicati dati sui singoli progetti e sui programmi con cui questi soldi vengono spesi. Emerge dunque evidente la necessità di chiedere maggiore trasparenza su tutta la materia. Le cifre pubblicate da fonti ufficiali non permettono di farsi un’idea di capitoli di spesa importanti.

Emblematico è il caso di un fondo tutto sommato contenuto (200 milioni di euro), la cui vicenda è però molto esplicativa della grande opacità con cui i decisori pubblici in Italia hanno scelto di gestire la materia: il cosiddetto fondo per l’Africa, di cui si parla nel capitolo successivo di questa analisi. 

 

Foto credit: Alessandro Rota (Oxfam)

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