Come viene distribuito il fondo di solidarietà comunale Finanza locale

La riforma del federalismo fiscale ha portato all’istituzione di un fondo di solidarietà comunale, che serve sia a ridurre gli squilibri territoriali, sia a compensare le entrate che in passato ricevevano da Imu e Tasi. Vediamo come viene distribuito tra i comuni.

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L’Italia è caratterizzata da storiche disparità territoriali, in termini economici, sociali, di offerta dei servizi ai cittadini. La riforma del titolo V del 2001 mirava proprio a compensare questi divari. Da un lato, dando maggiore autonomia finanziaria agli enti locali e dall’altro, prevedendo l’introduzione di un fondo perequativo. Uno strumento che avrebbe permesso alle amministrazioni più svantaggiate di garantire comunque ai propri cittadini i servizi fondamentali.

La riforma del 2001 ha introdotto nell’ordinamento i due principi cardine del federalismo: autonomia fiscale e solidarietà tra gli enti territoriali. Vai a "Cos’è e a che punto è la riforma del federalismo fiscale"

In seguito a numerosi interventi normativi che si sono succeduti negli anni, il fondo perequativo prescritto dalla riforma del titolo V è stato introdotto come componente di un fondo più ampio, quello di solidarietà comunale.

Come viene distribuito il fondo di solidarietà comunale

Nella ripartizione del Fsc il principio cardine è quello appunto della solidarietà. Per cui i comuni più svantaggiati dovrebbero ricevere risorse dal Fsc e i comuni economicamente più stabili dovrebbero finanziarlo.

Il fondo di solidarietà comunale però non prevede solo la distribuzione di risorse secondo il metodo perequativo, mirato a ridurre le disparità territoriali. Una parte del Fsc è infatti destinata a compensare le cifre che i comuni ricevevano in passato da entrate proprie e trasferimenti. In particolare il gettito Imu e Tasi, ridotto dalla legge di stabilità del 2016.

Inoltre da ultimo, con la legge di bilancio 2021, è stata introdotta una terza componente, legata agli obiettivi di servizio. Un incremento di risorse destinate a finanziare lo sviluppo di servizi sociali e di asili nido nei comuni italiani. Allo stato attuale, sono quindi 3 le componenti del Fsc:

  • tradizionale, di cui una parte è costituita dal fondo perequativo;
  • ristorativa, di compensazione delle risorse da Imu e Tasi;
  • la componente destinata allo sviluppo dei servizi sociali comunali e al potenziamento degli asili nido.

€6,6 mld la dotazione del fondo di solidarietà comunale nel 2021, destinata ad aumentare di anno in anno, fino ad arrivare a 7,7 miliardi nel 2030.

Tolta una componente dell’Fsc che è verticale (cioè statale, con risorse che vengono attribuite dallo stato ai comuni), il Fsc è finanziato dai comuni stessi. In attuazione del principio di perequazione questi, come anticipato in precedenza, possono versare o ricevere risorse. Sono solitamente gli enti più dotati ad alimentare il fondo e gli altri a esserne i destinatari. Un meccanismo pensato per limitare i divari economici tra i territori.

Tutti i comuni contribuiscono a finanziare l’Fsc attraverso la quota di alimentazione. Il 93% dei comuni riceve di ritorno il trasferimento in una cifra superiore a quella versata per effetto algebrico di diversi fattori: il meccanismo perequativo, l’effetto dei tagli, il rimborso del gettito perduto Imu e Tasi sull’abitazione principale, l’effetto di assegnazione delle risorse aggiuntive per il sociale legate al raggiungimento degli obiettivi di servizio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: domenica 14 Marzo 2021)

Il 7% dei comuni versa le risorse ulteriori al Fsc avendo di fatto il trasferimento negativo. Tra i comuni delle regioni a statuto ordinario, sono 474 quelli che nel 2019 hanno versato risorse al Fsc, contro i 6.054 che ne hanno invece ricevute. Come emerge in modo chiaro dalla mappa, i comuni che hanno finanziato il Fsc in misura superiore alla propria quota di alimentazione si concentrano più nel nord e nel centro Italia e meno a sud.

Tutte le grandi città ricevono risorse dal Fsc.

Facendo un confronto tra i 10 comuni più popolosi del paese, Napoli risulta avere il saldo più alto secondo i dati 2019, sia in assoluto (€328.306.244,96) che per abitante (€ 338,40). La spiegazione va ricercata nel fatto che si tratta del comune - tra quelli maggiori - con la minore capacità fiscale pro capite. Considerando il valore pro capite del Fsc seguono Genova (€ 226,09), Torino (€ 200,66) e Firenze (€ 157,49), mentre le cifre più basse si registrano a Padova (€ 66,43), Roma (€ 61,46) e Milano (€ 8,14).

Il fondo di solidarietà comunale è l’insieme delle risorse destinate ai comuni, definite dalla normativa attuale sul federalismo fiscale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: domenica 14 Marzo 2021)

 

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FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

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