A che punto sono i progetti Pnrr degli enti territoriali #OpenPNRR
Spesso indicati tra le principali cause dei ritardi nell’attuazione del piano, regioni, città metropolitane, province e comuni hanno in dotazione ancora una quota massiccia di fondi. La Corte dei conti ha fatto un focus sul loro operato e il quadro che ne emerge è poco incoraggiante.
lunedì 16 Marzo 2026 | Potere politico

- Gli enti territoriali sono competenti per oltre 96mila progetti e hanno a disposizione 47 miliardi dal Pnrr.
- In base allo stato di avanzamento finanziario, risulta realizzato il 33% del valore complessivo delle opere.
- Le province sono gli enti più "avanti" nella realizzazione dei progetti di loro competenza.
- Gli enti territoriali hanno subito un taglio di fondi Pnrr pari a 4,5 miliardi di euro.
- Sono emerse difficoltà nella governance, in particolare nel coordinamento tra centro e territori.
Mancano ormai pochi mesi alla conclusione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Per questo è importante mantenere alta l’attenzione su questo fronte e monitorare lo stato di avanzamento dei progetti finanziati. Da questo punto di vista, gli enti territoriali (regioni e province autonome, città metropolitane, province, comuni) svolgono un ruolo di primo piano.
Questi soggetti in passato sono stati indicati dallo stesso esecutivo tra i principali responsabili dei ritardi nell’attuazione del piano. Ritardi che nel tempo hanno portato a diverse revisioni del Pnrr che hanno avuto come conseguenza anche un significativo definanziamento delle misure che vedevano gli enti territoriali protagonisti. Nonostante i tagli però, questi enti continuano ad avere in dotazione circa un quarto delle risorse.
47,5 mld € le risorse del Pnrr assegnate alla competenza degli enti territoriali.
Ma a che punto sono i progetti di competenza degli enti territoriali? Un approfondimento della Corte dei conti diffuso alla fine dello scorso anno offre una fotografia di oltre 96mila interventi.
Il quadro che emerge non è dei più incoraggianti: i dati relativi all’avanzamento finanziario ci dicono che, in pratica, due terzi delle opere restano ancora da completare. A questo si aggiungono difficoltà strutturali nella governance e nel coordinamento tra centro e periferia. Difficoltà che rischiano di rallentare la volata finale.
Gli interventi a supporto degli enti locali
Prima di entrare nel dettaglio dei progetti analizzati, la Corte dei conti ha richiamato gli ultimi interventi disposti dal governo centrale a supporto dell’attività degli enti territoriali. Il 2025 in particolare si è caratterizzato per un’intensa produzione normativa volta a potenziare la capacità amministrativa. Tra i provvedimenti più significativi spicca il decreto legge 25/2025 che ha permesso a regioni, province e comuni di assumere personale tecnico specializzato con procedure semplificate. L’obiettivo è colmare quel vuoto di competenze che ha spesso rallentato in particolare la progettazione esecutiva.
Le semplificazioni introdotte continuano ad applicarsi anche ai progetti fuoriusciti dal Pnrr.
Parallelamente, il Dl 73/2025 ha introdotto misure per l’accelerazione delle infrastrutture strategiche, semplificando ulteriormente le procedure di gara. Un altro passaggio cruciale è avvenuto con il decreto 95/2025, che ha autorizzato l’uso del Fondo per l’avvio di opere indifferibili (Foi) anche per quegli interventi per cui c’è stata la rinuncia ai fondi del Pnrr. Ciò a condizione che gli appalti fossero aggiudicati entro la fine dell’anno. Il Foi, che inizialmente avrebbe dovuto rappresentare un’integrazione al piano per contrastare l’aumento dei costi, diviene così una risorsa sostitutiva. In modo da evitare che la rimodulazione si trasformi in un blocco dei lavori.
Una soluzione simile era stata introdotta anche con il Dl 19/2024. Questa norma infatti aveva previsto la possibilità di spostare i progetti originariamente finanziati dal Pnrr verso i programmi della politica di coesione. Sempre con l’obiettivo di non bloccare i cantieri.
I progetti finanziati e gli enti competenti
Ma di quanti progetti e di che cifre parliamo esattamente? Per ottenere queste informazioni la Corte dei conti ha elaborato un dataset basato su un’estrazione ad hoc della piattaforma Regis. Dall’analisi, la cui data di osservazione risale allo scorso 28 agosto, emerge che i progetti di competenza degli enti territoriali che rientrano nell’ambito del Pnrr sono in totale 96.082. Di questi, 66.552 interessano gli enti locali (comuni, unioni di comuni, province e città metropolitane) mentre il resto è suddiviso tra regioni, province autonome ed enti del sistema sanitario nazionale.
Il valore complessivo di queste opere è pari a circa 60,8 miliardi di euro. La quota più consistente di queste risorse è assorbita dai progetti dei comuni con circa 31,5 miliardi. Seguono le regioni e le province autonome con circa 23,5 miliardi e le province e le città metropolitane con, rispettivamente, 2,8 e 2,6 miliardi di euro. In generale, il Pnrr rappresenta di gran lunga la fonte di finanziamento principale di queste opere. Parliamo infatti di un importo complessivo messo a disposizione pari a circa 47,5 miliardi.
78% il contributo del Pnrr al finanziamento dei progetti di competenza degli enti territoriali.
Gli enti contribuiscono alla realizzazione delle opere con circa il 5,2% di risorse proprie mentre il resto deriva da altre fonti pubbliche (bilancio dello stato, piano nazionale complementare, Foi, altro) e, in misura limitata, private. Con specifico riferimento ai fondi Pnrr, ai comuni vanno in tale oltre 24,5 miliardi (78% del valore totale dei progetti finanziati), alle regioni 18,2 miliardi (77,4%), alle province e alle città metropolitane 5,4 miliardi (81,3%). Da notare che i progetti di competenza degli enti del sistema sanitario nazionale sono coperti interamente dal piano (276 milioni).
Dal Pnrr oltre 47 miliardi per gli enti territoriali
Le fonti di finanziamento dei progetti Pnrr di competenza degli enti territoriali per tipologia di soggetto attuatore
Per individuare i progetti di competenza degli enti territoriali rientranti nell’ambito del Pnrr, la Corte dei conti ha richiesto alla ragioneria generale dello stato un’estrazione dati mirata con un elenco di specifiche informazioni. Il documento restituito dalla Rgs è stato sottoposto a un’attività preliminare di integrazione tra i diversi fogli di lavoro. Questa fase ha permesso una validazione del database tramite la bonifica dei progetti, eliminando quelli inseriti successivamente alla data di osservazione e quelli che presentavano un importo del costo progetto pari a zero.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Regis
(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Agosto 2025)
Naturalmente su questa ripartizione incide la diversa numerosità delle varie tipologie di ente. I comuni infatti sono competenti per 63.350 progetti, le regioni per 29.049, le province e le città metropolitane per 2.648. Se si va a vedere il valore medio dei progetti di competenza notiamo che il valore più alto riguarda le città metropolitane con circa 2,5 miliardi. Seguono le province con un valore medio pari a 1,7 miliardi e le regioni con 800mila euro.
Lo stato di avanzamento finanziario
La Corte mette a disposizione informazioni anche per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei progetti analizzati. Un primo dato interessante riguarda i progetti completati. Secondo il documento infatti al 28 agosto 2025 solo il 2,1% degli interventi risultava formalmente “chiuso”.
141 mln € il valore complessivo dei progetti Pnrr di competenza degli enti territoriali già conclusi.
È la stessa Corte tuttavia a sottolineare come questo non sia di per sé un dato preoccupante. La chiusura amministrativa di un progetto infatti spesso avviene molto tempo dopo la fine effettiva dei lavori.
Più interessante da questo punto di vista è il rapporto tra il piano dei costi già realizzato e ancora da realizzare. Il piano dei costi rappresenta il vero e proprio cronoprogramma finanziario dell’intervento. I soggetti attuatori infatti sono tenuti a registrare la consistenza del finanziamento per ogni singola annualità e a indicare sia l’importo da realizzare che quello realizzato fino a quel momento. Questi importi vengono progressivamente rimodulati in base all’effettivo stato di avanzamento del progetto.
A livello complessivo, possiamo osservare che la componente già realizzata ammonta in totale a circa 19,3 miliardi pari a circa il 33% dei valore totale degli interventi. Viceversa, la parte ancora da realizzare cuba in totale a circa 39 miliardi di euro. Come detto nel precedente paragrafo, il Pnrr spesso non è l’unica fonte di finanziamento dei vari progetti. Per cui non necessariamente deve essere completato il 100% del piano dei costi entro il 2026. Tuttavia, considerando che si tratta della fonte principale, è comunque un aspetto da tenere in grande considerazione. Se si calcola il rapporto tra il piano dei costi realizzato e il totale dei finanziamenti Pnrr la quota di completamento sale a circa il 40%. Un dato comunque abbastanza basso, considerando che mancano pochi mesi alla conclusione del piano.
Le province sono gli enti più avanti nella realizzazione dei progetti Pnrr.
In termini assoluti, la tipologia di ente territoriale più “avanti” nella realizzazione del piano dei costi è quella dei comuni per cui la componente realizzata ammonta a circa 10,1 miliardi rispetto a un valore totale di circa 30,8 miliardi. Seguono regioni con 7,5 miliardi (rispetto a un totale di 22,1 miliardi) e province con poco più di 1 miliardo (su un totale di 2,7 miliardi). Considerando la quota percentuale di piano di costi realizzato rispetto al totale, gli enti più avanti sono le province con il 38,9%. Seguono regioni (33,7%) e comuni (32,7%).
Gli enti territoriali hanno realizzato circa un terzo dei progetti Pnrr di loro competenza
Stato di avanzamento finanziario dei progetti Pnrr di competenza degli enti territoriali sulla base del piano dei costi
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Regis
(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Agosto 2025)
Da notare che rispetto al costo totale stimato dei diversi progetti, tendenzialmente le rimodulazioni intervenute nel tempo hanno comportato dei risparmi. Per cui generalmente il valore totale del piano dei costi risulta inferiore.
483,8 mln € le economie generate dai progetti Pnrr di competenza degli enti territoriali.
I fondi già impegnati risultavano essere pari a circa 36 miliardi di euro mentre i pagamenti già effettuati ammontavano a circa 17,8 miliardi. Si rileva quindi una discrepanza di circa 1,5 miliardi di euro tra il totale del piano dei costi che risulta già realizzato e i pagamenti sostenuti.
Il peso dei definanziamenti
Come già anticipato nell’introduzione, anche gli enti territoriali hanno accumulato significativi ritardi nell’attuazione del Pnrr. In particolare, relativamente alla progettazione degli interventi e all’aggiudicazione degli appalti. Per questo motivo il governo è intervenuto per eliminare dal piano quei progetti che avrebbero rischiato di non concludersi entro la scadenza del 2026. L’esecutivo però ha assicurato che queste opere saranno comunque completate attingendo da altre fonti di finanziamento.
Secondo l’analisi della Corte dei conti, al 28 agosto 2025, erano in totale 4.652 i progetti di competenza degli enti territoriali che hanno subito un definanziamento totale o parziale dei fondi Pnrr per un importo complessivo pari a oltre 4,5 miliardi di euro.
Tagli significativi alle misure riguardanti la rigenerazione urbana di città e periferie.
La stragrande maggioranza delle risorse tagliate fa riferimento alla componente M5C2, denominata Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore. Rientrano in questo ambito investimenti significativi pensati per la rigenerazione urbana delle città e delle periferie. Tra questi, i Piani urbani integrati e il Programma innovativo della qualità dell’abitare. In totale le risorse tagliate da questa componente ammontano a circa 3,9 miliardi. Vale a dire l’86,2% del totale dei definanziamenti.
Altri tagli degni di nota riguardano la componente M6C2 – Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario (-278 milioni) e la componente M2C2 – Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile (-232,5 milioni).
Tagliati 4,5 miliardi di finanziamenti Pnrr agli enti territoriali
I fondi Pnrr tagliati per i progetti di competenza degli enti territoriali per componente
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Regis
(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Agosto 2025)
La corte evidenzia peraltro come gran parte di questi definanziamenti abbia riguardato il mezzogiorno.
I maggiori definanziamenti registrati nell’area Sud, pur a fronte della quota prioritaria di risorse assegnate dal PNRR, sono riconducibili principalmente alla maggiore complessità tecnica e procedurale degli interventi previsti in tale area. In particolare, si sono riscontrati ritardi attuativi, difficoltà nella progettazione e negli appalti, nonché una minore capacità di integrare fondi aggiuntivi necessari a fronte dell’aumento dei costi. A ciò si aggiunge la prevalenza di progetti infrastrutturali articolati, più esposti al rischio di mancato rispetto delle scadenze europee e quindi maggiormente soggetti a rimodulazioni e definanziamenti.
Le difficoltà nel rapporto tra centro e territori
Un ultimo aspetto su cui si concentra la Corte dei conti riguarda le criticità riscontrate a livello di governance del piano.
Il principale ostacolo è rappresentato da una gestione multilivello che fatica a trovare un coordinamento fluido tra le amministrazioni centrali, titolari delle risorse, e i soggetti attuatori locali. Questa fragilità strutturale è alimentata da una cronica carenza di personale tecnico specializzato. Una lacuna che colpisce soprattutto i piccoli comuni che faticano a gestire procedure così complesse come quelle richieste dal Pnrr. A questo si deve aggiungere l’elevato turnover dei responsabili di progetto (spesso assunti a tempo determinato). Un aspetto che impedisce la continuità necessaria per portare a termine opere di ampio respiro.
Inoltre i forti rincari delle materie prime e dell’energia hanno imposto continue revisioni dei quadri economici, costringendo molti enti a rimodulare i progetti o a cercare fondi aggiuntivi per evitare il blocco dei cantieri.
Sono state evidenziate carenze di personale, mancanza di interoperabilità tra le piattaforme contabili e ad altri aspetti esogeni, come l’aumento dei prezzi dell’energia, che rendono più complesso il rispetto dei cronoprogrammi e la rendicontazione dello stato di attuazione degli interventi. Il fabbisogno di esperti e professionisti, o semplicemente di personale amministrativo è spesso segnalato dalle amministrazioni.
Un ultimo punto di particolare criticità riguarda il meccanismo del trasferimento delle risorse dal centro ai territori. I tempi non sempre allineati tra l’accertamento delle somme e l’effettiva riscossione infatti hanno creato residui attivi non immediatamente esigibili, gravando sui bilanci locali. Dall’analisi dei pagamenti a valere sulle sole risorse Pnrr (15,1 miliardi) emerge un anticipo degli enti attuatori di oltre 3,2 miliardi. Se si considerano i pagamenti totali (17,8 miliardi), il gap sale a circa 5,8 miliardi.
Il nostro osservatorio sul Pnrr
Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.
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