Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia Roghi

Gli incendi boschivi sono un problema grave soprattutto nei paesi del sud Europa. Anche se il 99,2% dei roghi sono di piccoli dimensioni l’aumento negli anni resta preoccupante. Un’inchiesta coordinata da Edjnet.

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Gli incendi sono una piaga per le comunità, in particolar modo nelle zone dei paesi europei più caldi, a sud del continente. I roghi boschivi, storicamente in gran parte dolosi, sono favoriti da siccità e alte temperature causate dalla crisi climatica in corso.

Per questo abbiamo aderito a un’inchiesta collettiva a livello europeo, coordinata dal Mediterranean institute for investigative reporting (Miir), e realizzata in collaborazione con Edjnet (European data journalism network), di cui Openpolis fa parte da anni. L’abbiamo fatto grazie alla raccolta e all’analisi dei dati sugli incendi boschivi nel paese. Per arricchire l’analisi, abbiamo intervistato amministratori locali e associazioni che ogni anno si trovano a dover affrontare l’emergenza.

Nel mezzogiorno italiano c’è da sempre il più alto numero di roghi, anche a causa dei lunghi periodi di siccità.

Chi rileva i dati sugli incendi in Italia

Gli enti che si occupano della raccolta e della gestione delle informazioni che riguardano gli incendi boschivi sono tre: il ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare, il corpo nazionale dei vigili del fuoco e il comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’arma dei carabinieri. Per quel che riguarda le regioni a statuto speciale, i dati vengono curati dai rispettivi corpi forestali.

A livello nazionale, i dati vengono condivisi con la popolazione tramite i portali attivati dall’unità forestale dei carabinieri. Si tratta di informazioni che per obbligo devono essere registrate e rese pubbliche, come stabilito dalla legge 155/2021.

Il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei carabinieri e i Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, entro quarantacinque giorni dall’estinzione dell’incendio, provvedono a rilevare le aree percorse dal fuoco e a rendere disponibili i conseguenti aggiornamenti non oltre il 1° aprile di ogni anno alle regioni e ai comuni interessati su apposito supporto digitale. Gli aggiornamenti sono contestualmente pubblicati in apposita sezione nei rispettivi siti internet istituzionali […]

All’interno del sito si possono trovare numerose informazioni divise per anni. In particolare, il portale risulta particolarmente informativo per l’anno 2025 dove è possibile risalire a numerose informazioni come il grado di protezione delle aree percorse dal fuoco e lo stato della vegetazione delle zone colpite. Si tratta però di dati che non possono essere direttamente scaricabili in un formato che ne consente l’elaborazione.

Il portale nazionale riporta dati solo per le regioni a statuto ordinario.

Inoltre, in questo portale risultano presenti esclusivamente le informazioni che riguardano le regioni a statuto ordinario: quelle a statuto speciale, disponendo di corpi forestali autonomi, gestiscono la pubblicazione in modo indipendente. Sebbene questi dati siano spesso scaricabili dai portali regionali o provinciali, la loro consultazione è ostacolata da formati complessi o dalla carenza di metadati che ne spieghino i criteri di misurazione. L’assenza di un portale nazionale unico e centralizzato rende quindi più difficile avere un quadro d’insieme chiaro per i cittadini.

Tutti gli enti citati hanno comunque l’obbligo di trasmettere le informazioni all’Effis (European Forest Fire Information System), un sistema che aggrega i dati di tutti i paesi europei e li pubblica sia in report consultabili che in database aperti. È proprio questa la fonte utilizzata annualmente dall’Ispra per redigere i propri resoconti nazionali: tali analisi servono a monitorare lo stato delle aree boschive colpite e a studiare l’evoluzione del fenomeno nel tempo.

Il sistema Effis si basa sulle rilevazioni di Copernicus, il programma europeo di osservazione satellitare. Utilizzando esclusivamente i dati dei satelliti non è possibile coprire la totalità degli incendi, dal momento che alcuni possono avere dimensioni ridotte. Per capire quanto i dati satellitari siano differenti dalle rilevazioni delle autorità locali e nazionali, è necessario che i singoli paesi comunichino a Effis il totale delle superfici percorse da incendio. Il dato di Effis non si discosta particolarmente da quanto viene comunicato, coprendo tramite le rilevazioni circa il 95% delle superfici dichiarate. Un’altra nota doverosa è quella relativa al numero di incendi: a livello nazionale, è possibile calcolare questo dato con una relativa precisione ma lo stesso incendio può ricadere su più province o regioni quindi il dato a livello provinciale considera l’evento, che può essere ripetuto anche su più province.

Gli incendi sono in crescita

I dati Effis elaborati dal Miir, il partner di Edjnet che ha coordinato il lavoro della data unit, prendono in considerazione l’intero continente europeo nel periodo dell’anno che va da aprile a ottobre, quello più caratterizzato dagli incendi boschivi. Questa scelta è stata fatta per una ragione ben precisa: i dati Effis non distinguono i roghi boschivi da numerose altre forme di incendi, come quelli prescritti (ovvero quelli autorizzati per la gestione del territorio su superfici pianificate) oppure quelli legati al contesto agricolo.

Dal 2015 al 2025, in Europa sono stati registrati 24.338 incendi, più o meno uno a settimana. Dal 2021 si registra un aumento costante sia del numero di eventi che della loro grandezza. I roghi nel 2025 sono stati 4.730 e comprendevano un’area pari a 904,9mila ettari. Nell’anno considerato, oltre un incendio su tre è stato registrato su territorio italiano. Questi eventi hanno percorso 94.456 ettari, comprendendo circa il 10,4% della superficie totale degli incendi europei. Però il 99,2% degli incendi italiani era inferiore ai 1.000 ettari di terreno, componendo quindi degli eventi singoli più contenuti rispetto a quelli registrati in altre parti d’Europa. Per quanto non sia possibile risalire alla dinamica specifica del caso italiano, talvolta questo tipo di incendi ha una natura spiccatamente dolosa.

Nel decennio considerato, i roghi boschivi si sono verificati principalmente in determinate zone del paese. È possibile vedere nel dettaglio come si distribuiscono gli incendi durante l’anno sempre con l’aiuto dei dati elaborati dal Miir. Grazie a questo lavoro, appare evidente come gli incendi in Italia si concentrassero principalmente in aree del sud del paese.

Il dato mostra la superficie totale percorsa dal fuoco durante gli eventi di incendio boschivo. Le rilevazioni satellitari non coprono la totalità degli incendi (alcuni hanno dimensioni molto ridotte) ma raggiungono una precisione del 95% sul totale dell’area percorsa. I dati si riferiscono ai mesi che vanno da aprile a ottobre. Per quanto riguarda il numero di eventi, un incendio può ricadere su più province quindi lo stesso rogo viene contato sempre all’interno dei territori in cui ha percorso degli ettari.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir
(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)

In particolare, la regione più colpita era la Sicilia: nel 2025 il 53,5% della superficie percorsa da fuoco in Italia ricadeva nell’isola. La provincia di Agrigento registrava incendi per un totale di 18.610 ettari percorsi da fuoco, seguita da Caltanissetta (11.392 ettari) e Trapani (7.179 ettari).

Nel 2025, il 40,9% della superficie totale percorsa da incendi in Italia era di tipo agricolo.

Sempre grazie ai dati Effis, è possibile notare anche altre caratteristiche degli incendi italiani che sono avvenuti durante il 2025. Sul territorio nazionale, la gran parte degli eventi era localizzata nelle zone intermedie tra quelle più urbanizzate e quelle rurali, componendo una superficie pari a 35.848,81 ettari (il 38%). Inoltre, nel 2025, 37.082 ettari ricadevano su territori agricoli, componendo circa il 39,3% dell’intera area percorsa da incendi in Italia e il 17,7% della superficie agricola europea colpita dai roghi. Considerando però l’intera decade (2025-2015), l’Italia riporta il valore più alto a livello europeo, con oltre 259mila ettari percorsi dal fuoco. È importante notare anche che il 28% dell’area colpita dagli incendi in Italia nel 2025 ricadeva, anche solo in parte, all’interno di un sito Natura2000, una delle principali reti ecologiche europee per la tutela e la conservazione della biodiversità e degli habitat minacciati.

Per quanto riguarda invece il tipo di vegetazione bruciata dagli incendi, circa il 10% era composta da vegetazione a sclerofille, un termine con cui si indicano piante come l’ulivo, il leccio e il mirto, tipiche dei climi caldi e aridi della macchia mediterranea. Il 6,7% invece comprendeva esemplari tipici delle foreste di latifoglie, tipiche degli habitat boschivi più temperati.

La lotta allo spopolamento è la lotta agli incendi

“La sensazione che hai in quel momento è di trovarti da solo. Poi è chiaro che solo non sei, ma ti senti così”. Francesco Bivona è stato sindaco di Regalbuto, un piccolo centro delle aree interne siciliane, al centro dell’isola, dal 2012 al 2022. Era primo cittadino nel luglio 2021, quando un grande incendio colpì oltre 600 ettari di territorio. Un rogo che per la sua rilevanza finì sulle prime pagine dei media, nonostante la Sicilia fosse tragicamente abituata agli incendi.

Qual è la prospettiva di un amministratore pubblico in quel momento di crisi? “Di fronte a un evento di dimensioni che non avevo mai visto, reso incontrollabile dal forte vento e dalle temperature calde, in quegli istanti abbiamo dovuto innanzitutto affrontare la difficoltà dei soccorsi”, racconta Bivona. Nonostante la gran mole di mezzi di soccorso messi in campo, andò bruciata un’intera sughereta, patrimonio della comunità di Regalbuto e dei paesi circostanti.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir
(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)

La vicenda sollevò allora  – e solleva ancora – questioni strutturali sulle politiche pubbliche da adottare per la prevenzione e la repressione degli incendi dolosi, e di come questi abbiano un legame con l’abbandono delle aree interne del Paese, oltre che con i rischi ambientali: “Bisogna ricostruire politiche utili affinché queste aree non vengano abbandonate da agricoltori e allevatori – avverte l’ex sindaco – perché la loro presenza rappresenta un presidio fondamentale per proteggere il territorio dai roghi e dal dissesto idrogeologico”.

Più mezzi, formazione e nuove tecnologie possono arginare il fenomeno dei grandi roghi dolosi.

Oltre al presidio continuo del territorio e alla lotta allo spopolamento, che espone ancora di più le zone montane siciliane al rischio di roghi, secondo Bivona occorre potenziare i mezzi per le emergenze e puntare sulla formazione della Protezione Civile locale, direttrici che in parte sono oggetto anche degli interventi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

“Investimenti in tal senso permetterebbero di rafforzare anche i presidi territoriali del pronto intervento dei Vigili del Fuoco, come ho chiesto più volte negli anni in cui ho amministrato”, evidenzia l’ex primo cittadino. E poi c’è l’aiuto tecnologico: “Già alle pendici dell’Etna si sta sperimentando l’uso di droni con sensori termici per il controllo del territorio e la prevenzione di incendi. Spero che la tecnologia potrà essere sempre più utile”.

Gli incendi in Sicilia e l’attivazione della popolazione

Come sempre dietro ai numeri e ai fatti ci sono le persone. In questo caso sono molte le organizzazioni e gli individui che in Italia, così come nel resto d’Europa, fanno la loro parte per arginare gli incendi boschivi.

La Sicilia, storicamente una delle aree più colpite da questo fenomeno a livello europeo, racconta proprio questa battaglia contro la dolosità dei roghi attraverso gli occhi del volontariato di protezione civile. Turi Pappalardo vive questa realtà in prima linea, a metà strada tra la necessità di pianificare la prevenzione e l’urgenza dell’emergenza. Lo fa con l’Anpas, un’associazione di volontari con sede a Paternò, popoloso comune della città metropolitana di Catania, nella Sicilia orientale.

L’Anpas di Paternò ha oltre tre decenni di vita ma è attiva sugli incendi nel territorio da circa dieci anni, sia sulla parte della pianura vicino Catania, sia sulle alture boschive dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. Si tratta di una zona storicamente ad alto rischio incendi: “Diamo supporto alle autorità più istituzionali, come i vigili del fuoco e i carabinieri forestali, con un nostro modulo capace di contenere 400 litri d’acqua. Noi riusciamo ad andare in strade più piccole e impervie, dove i mezzi più grandi non riescono ad arrivare”, evidenzia Pappalardo.

Negli ultimi anni la situazione dei roghi boschivi nel catanese e in Sicilia è peggiorata, ma secondo le previsioni neanche l’estate 2026 potrebbe essere migliore.

Il dipartimento di Protezione Civile sostiene che non sarà un’estate facile per noi, perché in inverno è piovuto molto, e quindi l’erba nei boschi è più alta rispetto agli anni precedenti.

Un aspetto interessante riguarda la formazione e la prevenzione realizzata direttamente attraverso l’ingaggio della popolazione. Sia le istituzioni – in primis i comuni – che il mondo dell’associazionismo chiedono agli abitanti delle zone più ad alto rischio di pulire sentieri e verde in prossimità dei propri centri abitati, in modo da creare le cosiddette “linee tagliafuoco” in grado di fermare l’avanzare delle fiamme in caso di incendio.

L’Anpas, così come le istituzioni e altre associazioni, provano ad attivare la partecipazione della popolazione.

Nonostante negli ultimi anni si assista in Sicilia a un “aumento visibile della consapevolezza”, come evidenzia lo stesso Pappalardo, ogni estate centinaia di ettari di bosco continuano a bruciare, soprattutto per causa di incendi dolosi, “per mano di gente malata o di chi ha interessi nelle terre di pascolo”.

In un contesto in cui i monitoraggi istituzionali faticano a coprire in modo omogeneo le aree interne, l’azione di presidio e sensibilizzazione di realtà come l’Anpas di Paternò resta un presidio fondamentale, sia per l’emergenza che per la prevenzione degli incendi.

Foto: Anpas Paternò

This article is published in collaboration with the European Data Journalism Network in the context of ChatEurope and is released under a CC BY-SA 4.0 licence.

Organisation and coordination by MIIR, with the collaboration of the EDJNET network.
Konstantina Maltepioti / MIIR: Data collection and data analysis
Szabó Krisztián / Atlatszo: Production of scrolly-telling main story
Research and reporting for main article: Janine Louloudi and Kostas Zafeiropoulos /MIIR

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