Sulle forniture per la scuola i dati non sono ancora pubblici Emergenza Covid

Le dichiarazioni del commissario Arcuri sugli acquisti per la scuola non sono ad oggi verificabili sul sito ufficiale. Senza trasparenza sui dati, comunicazioni di questo tipo diventano solo propaganda.

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Riapre la scuola, e questo passaggio è seguito con legittime aspettative e preoccupazioni da famiglie, studenti, insegnanti e personale scolastico.

Ieri, primo giorno in classe per 5,6 milioni di alunni in 12 regioni e nella provincia autonoma di Trento, il quotidiano la Repubblica ha pubblicato un’intervista al commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. In base al decreto semplificazioni, è infatti la struttura commissariale ad essere responsabile per l’acquisizione di quanto serve per la riapertura in sicurezza della scuola: dai dispositivi di protezione individuale agli arredi scolastici, come banchi e sedute.

Purtroppo, nell’intervista emerge ancora una volta la distanza tra le informazioni comunicate nelle interviste e quelle pubblicate nelle fonti ufficiali, dove manca del tutto il comparto scuola.

Se i dati esistono perché non pubblicarli?

Nel corso dell’intervista, il commissario Arcuri cita alcuni dati per valorizzare l’impegno dello stato nella riapertura.

Abbiamo distribuito 94,4 milioni di mascherine chirurgiche e 400mila litri di gel igienizzante. Credo bastino no?

Anche le prossime consegne dei banchi vengono presentate con lo stesso tono trionfalistico.

Entro fine ottobre, cioè in due mesi, consegneremo 2,4 milioni di nuovi banchi. Non male, non trova?

Per correttezza, a queste dichiarazioni dovrebbe fare da contraltare una completa pubblicazione dei dati, per rendere possibile a tutti una valutazione obiettiva. Altrimenti il dato, come elemento a sé stante, decontestualizzato, diventa un espediente comunicativo, se non un elemento funzionale a una propaganda monodirezionale.

È per questo che, fin dall’inizio della crisi, abbiamo chiesto la pubblicazione di tutti i dati sulla gestione dell’emergenza. A fine marzo avevamo accolto positivamente la pubblicazione della mappa dei materiali distribuiti in tempo reale alle regioni. Uno strumento dove pubblicare in tempo reale tutti i dati sulle forniture e – secondo le dichiarazioni di Arcuri – in futuro anche i dati su bandi e fornitori.

Ad oggi purtroppo non solo non ci sono i dati sui fornitori, ma neppure quelli su tutti i materiali acquistati per il rientro in classe.

Prendiamo il dato sui dispositivi di protezione. Il commissario Arcuri parla di 94,4 milioni di mascherine chirurgiche consegnate alle scuole, ma è un informazione che allo stato attuale non risulta verificabile con gli strumenti messi a disposizione.

Da marzo al 10 settembre sono state consegnate 785 milioni di mascherine, di cui oltre la metà chirurgiche (473 milioni). Da luglio, la piattaforma mostra che sono state distribuite sul territorio nazionale oltre 160 milioni di mascherine chirurgiche. Quante di queste sono andate alle scuole? Selezionando tra i possibili destinatari, non è presente una opzione “scuola”, per cui questa informazione dovrebbe essere su “altro”.

 

Ma il dato che emerge isolando “altro” non è compatibile con le dichiarazioni del commissario: 6 milioni e mezzo di mascherine consegnate da marzo, molto meno dei 94,4 milioni dichiarati nell’intervista. Quindi delle due l’una: o il dato sul sito non è aggiornato, oppure se è aggiornato non è possibile verificarlo, dato che non è distinguibile dal resto degli acquisti.

Senza dati verificabili, tutto si riduce a propaganda.

Ragionamenti analoghi valgono per il gel disinfettante e per gli arredi scolastici, neppure presenti sul sito come categoria merceologica. Stando così le cose, l’invito del commissario a valutare la bontà della sua gestione diventa strumentale. Senza contesto, senza dati, senza possibilità di verifica, come si fa a valutare l’attività di una amministrazione pubblica? L’apprezzamento o meno da parte dell’opinione pubblica diventa funzione delle posizioni politiche, cioè l’esatto contrario del metro di giudizio per valutare un funzionario pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

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