Che cos’è un governo di minoranza

Un governo è di minoranza quando si regge sul voto di fiducia di meno della metà dei parlamentari. Se alcuni parlamentari si astengono o abbandonano l’aula può infatti bastare anche una minoranza di parlamentari perché l’esecutivo entri in carica.

Definizione

Un governo è considerato di minoranza quando si regge sul voto di fiducia di meno della metà dei parlamentari. In Italia la costituzione stabilisce che il governo deve avere la fiducia in entrambe le camere (art. 94). Ma questo sostegno non deve essere accordato necessariamente dalla maggioranza assoluta dei deputati (316 su 630) e dei senatori (158 su 315). Se alcuni si astengono o abbandonano l’aula può bastare anche una maggioranza relativa (cioè una minoranza di parlamentari) perché l’esecutivo entri in carica. In quel caso avremo un governo di minoranza.

Dati

Di norma quando il presidente del consiglio e i ministri si presentano alle camere per ottenere la fiducia, questa viene accordata almeno dalla maggioranza assoluta dell’aula. In alcuni casi però non ci sono le condizioni politiche per un sostegno maggioritario nelle due camere e l’esecutivo passa con l’astensione o l’assenza di gruppi politici. Nella storia repubblicana è successo a 6 governi di entrare in carica senza una maggioranza assoluta in nessuna delle due camere. Si tratta dei governi Leone I, Leone II, Andreotti III, Moro V, Cossiga I, Fanfani IV. A questi si può aggiungere il quarto governo De Gasperi del 1947, nato quando c’era ancora l’assemblea costituente. Vediamo nel dettaglio quanto sono durati e in che condizioni sono nati:

  • Fanfani IV: governo in carica per un anno e mezzo (485 giorni) tra il febbraio 1962 e il giugno 1963. Era composto da democristiani, socialdemocratici e repubblicani, e si reggeva sull’astensione dei socialisti. Fu quindi un anticipazione del centrosinistra che avrebbe governato negli anni successivi;
  • Leone I: fu il primo governo definito balneare, in quanto nato a ridosso dell’estate e durato dal giugno al dicembre del 1963 (166 giorni). Era composto solo da esponenti della Democrazia cristiana. Fu una soluzione di transizione subito dopo le elezioni del ’63, per preparare il primo esecutivo con ministri socialisti. Si reggeva su solo 255 voti alla camera: per la sua entrata in carica furono decisive le astensioni dei socialisti e dei socialdemocratici;
  • Leone II: altro governo balneare per molti versi analogo al precedente. 171 giorni in carica tra il giugno e il dicembre del 1968, anche in questo caso per superare lo stallo successivo alle elezioni dello stesso anno. Si reggeva sulle astensioni dei socialisti e dei repubblicani;
  • Moro V: nato subito prima delle elezioni del 1976, era un monocolore Dc che si basava sull’astensione Psi, Pri e Pli. Durò 168 giorni;
  • Andreotti III: formato dopo le elezioni del 1976. Anche in questo caso un monocolore Dc, ma con una maggioranza parlamentare del tutto diversa dai precedenti. Si reggeva sull’astensione dell’intero arco parlamentare e fu quindi il primo esecutivo a cui il Partito comunista non votò la sfiducia dopo quelli dell’immediato dopoguerra. Per queste caratteristiche può essere paragonabile, in modo spurio e con molte cautele, a una grande coalizione. Durò 590 giorni, e terminò con il rapimento di Moro. Questo evento portò il Pci ad entrare esplicitamente nella maggioranza di governo;
  • Cossiga I: nato subito dopo le elezioni del 1979 e rimasto in carica fino all’aprile del 1980 (244 giorni). Fu il governo che archiviò la collaborazione Dc-Pci degli anni precedenti, spostando verso destra il baricentro. Oltre ai democristiani, alla compagine ministeriale partecipavano anche liberali e socialdemocratici. Si reggeva sull’astensione di repubblicani e socialisti, quindi anticipò il Pentapartito che avrebbe guidato il paese fino al 1992.

Analisi

Nella storia repubblicana italiana il governo di minoranza è stato spesso una soluzione per superare situazioni di impasse, specialmente a ridosso di elezioni. Ma il dato politico vero è che l’astensione di alcuni partiti è stata spesso la premessa di un loro ingresso esplicito nell’area di maggioranza: è stato così per i socialisti (1962) e per i comunisti (1976). Più in generale i governi di minoranza della prima Repubblica sono stati delle soluzioni (anche di brevissima durata) per preparare a un cambio di fase politica: il centrosinistra negli anni ’60, la solidarietà nazionale negli anni ’70, il Pentapartito negli anni ’80.

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