Come si elegge il presidente del senato

Per essere eletto deve avere il voto della metà più uno dei membri del senato. Se nessuno arriva a questa soglia nella prima e nella seconda votazione, al terzo scrutinio basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti. Se ancora nessuno raggiunge il quorum, si va al ballottaggio tra i due candidati più votati e basta un voto in più per prevalere. In caso di parità, diventa presidente il candidato più anziano di età.

Definizione

L’elezione del presidente del senato è uno dei primi punti all’ordine del giorno quando si apre la legislatura. Solo un senatore in carica può diventare presidente. È la seconda carica dello stato dopo il presidente della repubblica: in caso di impedimento o morte del capo dello stato ne svolge le funzioni. Il suo compito è regolare i lavori dell’aula, una funzione di garanzia che – proprio come per il suo omologo alla camera – richiede grande autorevolezza sia nella maggioranza che nell’opposizione. Come alla camera viene eletto a scrutinio segreto, ma l’iter da regolamento è diverso:

  • nella prima votazione (e nella seconda, se necessaria) serve la maggioranza dei membri del senato per essere eletto presidente;
  • nella terza votazione (da tenersi il giorno successivo alle precedenti) basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti (le schede bianche contano come voti validi);
  • se anche in questo caso nessuno raggiunge il quorum, nella quarta votazione si procede al ballottaggio fra i due candidati più votati nel terzo scrutinio. In caso di parità, diventa presidente del senato il candidato più anziano di età.

Quindi mentre alla camera in caso di stallo si procede a oltranza, al senato la quarta votazione è sempre risolutiva.

Dati

A differenza della camera, il presidente del senato è sempre stato un esponente della maggioranza parlamentare. Ciò non significa che venisse meno l’autonomia di questa carica dalla maggioranza di governo contingente. Tra il 1948 e il 1953 la carica venne ricoperta da senatori dei partiti laici alleati con la Democrazia cristiana. Nei 14 anni successivi, tra il 1953 e il 1967, la seconda carica dello stato è stata ricoperta ininterrottamente da Cesare Merzagora, indipendente eletto con la Dc e nel ’63 nominato senatore a vita. Anche successivamente, fino al 1987, la guida del senato è stata ricoperta da eletti con la Dc, il partito di maggioranza relativa. In questi primi 40 anni di storia repubblicana il presidente del senato era comunque sempre eletto al primo scrutinio, in diversi casi con maggioranze molto più ampie del quorum stabilito. Ciò è particolarmente vero tra gli anni ’70 e ’80, quando la guida dell’altro ramo era assegnata all’opposizione. Ma anche in precedenza il nome scelto poteva essere frutto di un accordo ampio tra le forze politiche. Enrico De Nicola venne eletto nel 1951 con il 93% dei voti, Cesare Merzagora nel 1963 con il 75%.

Nel 1987 si è interrotta la consuetudine che voleva il presidente sempre eletto al primo scrutinio. Da allora, su 9 elezioni che si sono tenute, in 6 casi la votazione ha dovuto essere ripetuta per raggiungere il risultato. In 2 occasioni solo il ballottaggio al quarto scrutinio ha sbloccato la situazione. Si tratta dell’elezione di Scognamiglio (Fi) nel 1994, candidato di centrodestra eletto con 162 voti contro i 161 raccolti nel centrosinistra da Spadolini. E poi di quella di Pietro Grasso (Pd) nel 2013, candidato di centrosinistra eletto con 137 voti contro i 117 del candidato di centrodestra Schifani. Quest’ultima è stata l’elezione con la più bassa maggioranza nella storia del senato repubblicano (44%), dato l’alto numero di schede bianche e nulle (59 in totale).

Analisi

Dalla nascita della repubblica alla fine degli anni ’80 sulla presidenza del senato spesso convergeva un consenso più largo della sola maggioranza di governo. Per gran parte di questo periodo il presidente era un esponente del partito di maggioranza relativa (Dc). Anche nella seconda repubblica la carica è stata affidata generalmente ad un membro del partito di maggioranza relativa. Ma in diverse occasioni è venuta meno la logica consensuale che aveva caratterizzato la fase precedente. In due occasioni (1994 e 2013) l’elezione del presidente del senato si è risolta in uno scontro frontale tra i due schieramenti di centrodestra e centrosinistra per far prevalere il proprio candidato nel ballottaggio.

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