Che cos’è una mozione parlamentare

È un atto di indirizzo politico non legato all’iter legislativo. Con tale strumento camera e senato possono dare indicazioni al governo sulle iniziative da adottare in merito a una determinata questione.

Definizione

La mozione è un atto parlamentare non legato al processo legislativo. Il suo fine è quello di promuovere una discussione e un voto dell’assemblea su un determinato argomento. Per questo motivo la mozione rientra tra gli atti parlamentari cosiddetti “di indirizzo politico“. Con questo strumento infatti camera e senato possono esprimere la loro indicazione al governo sull’atteggiamento da tenere o sulle iniziative da adottare in merito a una determinata questione.

Alla camera in base all’articolo 110 del regolamento un atto di questo tipo può essere presentato da un capogruppo o da almeno 10 deputati. A palazzo Madama invece l’articolo 157 prevede che sia proposto da un minimo di 8 senatori.

L’iter di discussione delle mozioni è lo stesso usato per i disegni di legge. Tale concetto è esplicitato in particolare dall’articolo 160 del regolamento del senato. L’unica differenza significativa è prevista dal regolamento della camera. In base all’articolo 111 infatti una mozione non può essere ritirata qualora un capogruppo o 10 deputati vi si oppongano.

Possono quindi essere nominati un relatore favorevole e uno contrario e inoltre si possono proporre emendamenti. L’iter procede poi con la discussione sulle linee generali e successivamente sulle proposte di modifica. La votazione infine può avvenire anche per singole parti.

Da notare inoltre che è attraverso il voto su una mozione che il governo può ottenere la fiducia del parlamento. Allo stesso tempo, sempre con una mozione, le camere possono sfiduciare l’esecutivo o uno dei suoi membri.

Il governo deve avere la fiducia delle due camere. Ciascuna camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. […] La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Per questo caso particolare i regolamenti di camera e senato prevedono norme specifiche. Le mozioni devono essere motivate e sottoposte a votazione per appello nominale. Inoltre non è consentita la votazione per parti separate né la presentazione di ordini del giorno. Questo tipo di mozioni ha un peso del tutto particolare rispetto a quelle “ordinarie”. Se in questo secondo caso infatti ci troviamo di fronte ad un atto di indirizzo, dalle prime dipende la vita di un esecutivo.

Dati

La mozione è uno strumento molto utilizzato dai parlamentari. Analizzando i dati delle ultime due legislature infatti possiamo osservare come ne siano state presentate più di 3.500. I deputati ne hanno presentate complessivamente 2.290 mentre i senatori 1.392. L’anno più intenso è stato il 2014 quando ne sono state presentate 588 in totale.

Il grafico mostra il numero di mozioni presentate ogni anno dai deputati e dai senatori nelle ultime 2 legislature. La presentazione di una mozione non comporta necessariamente la sua discussione e votazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati parlamento.
(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Settembre 2021)

3.682 le mozioni presentate da deputati e senatori nelle ultime due legislature.

Il parlamento ha fatto frequente ricorso anche alla mozione di sfiducia. Nelle ultime 2 legislature infatti le camere si sono pronunciate su atti di questo tipo in 20 occasioni. In tutti questi casi le mozioni - presentate dalle opposizioni - sono state respinte dall'aula. Per quanto riguarda la legislatura in corso le mozioni di sfiducia discusse dal parlamento sono state 7, tutte individuali.

Il grafico mostra le mozioni di sfiducia discusse alla camera e al senato a partire dal 2008. Sono state presentate due mozioni di sfiducia nei confronti del governo Renzi durante la XVII legislatura e una nei confronti del governo Berlusconi IV durante la legislatura precedente.

FONTE: elaborazione e dati openpolis.
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Ottobre 2021)

Nelle ultime 2 legislature le mozioni di sfiducia presentate sono state tutte respinte.

Due sono state presentate nel 2019 contro il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli a seguito della tragedia del ponte Morandi di Genova. Nel 2020 invece è stata la volta di due mozioni contro il ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Tra le motivazioni in questo caso, oltre alla cattiva gestione degli affari giudiziari, vi fu il “caso Di Matteo”. L’ex Pm di Palermo aveva infatti dichiarato che il ministro gli avrebbe promesso la nomina a capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, salvo poi tornare sui propri passi.

Nel 2021 infine sono state discusse tre mozioni di sfiducia nei confronti del ministro della salute Roberto Speranza. Accusato di una cattiva gestione dell’emergenza pandemica dalle forze politiche di opposizione.

Analisi

La mozione è un atto che può avere una discreta rilevanza politica e mediatica. Secondo alcuni studiosi infatti si tratterebbe di uno strumento attraverso cui il parlamento censura la condotta (o l’inazione) del governo su un certo tema. La dottrina ritiene inoltre che il contenuto di questi atti sia vincolante per l’esecutivo.

Tuttavia non sono previste conseguenze in caso di mancato rispetto delle indicazioni. Più semplicemente si afferma che le commissioni parlamentari competenti per materia possono chiedere all’esecutivo di riferire in merito all’attuazione data alle mozioni. Il governo quindi potrebbe anche decidere di agire in maniera diversa assumendosene la responsabilità politica.

Le mozioni non sono leggi. Non producono effetti immediati nel paese.

Inoltre c'è da dire che le mozioni non sono atti aventi forza di legge. La loro approvazione da parte del parlamento quindi non produce effetti immediati nel paese. Spesso le forze politiche tendono a dare grande risalto a queste iniziative come testimonianza del loro impegno su un certo tema. Ma l'unico effetto concreto che producono è quello di innescare un dibattito in parlamento.

Un caso particolare - come detto - è quello legato alle mozioni di fiducia e di sfiducia. In questo caso infatti il rispetto delle mozioni diventa ineludibile per il governo. L’articolo 94 della costituzione infatti afferma che per poter entrare effettivamente in carica l’esecutivo deve ottenere necessariamente la fiducia delle camere. Allo stesso modo, la sentenza 7/1996 della corte costituzionale ha stabilito che il voto favorevole del parlamento su una mozione di sfiducia comporta l’obbligo di dimissioni.

Il governo, dopo la nomina da parte del capo di stato, ha bisogno del sostegno di una maggioranza parlamentare per entrare in carica. Vai a "Che cosa sono i voti di fiducia"

Un ultimo elemento da tenere presente riguarda il fatto che l’esecutivo stesso può decidere di porre la questione di fiducia su una mozione. Anche in questo caso, qualora il parlamento esprimesse un voto contrario, le dimissioni sarebbero inevitabili.

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