La riqualificazione dei siti orfani prevista dal Pnrr Ambiente

Il piano nazionale di ripresa e resilienza prevede un investimento pari a 500 milioni di euro per il recupero di siti contaminati e abbandonati. Ad oggi ne esistono più di 270 in Italia, distribuiti eterogeneamente, e la loro riqualificazione può avere un’utilità sia ecologia che sociale.

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La transizione ecologica è uno dei pilastri del Next generation Eu e uno degli elementi fondamentali del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano. A questo fine sono stati infatti dedicati 71,6 miliardi di euro di fondi europei, articolati in 3 missioni suddivise internamente in una serie di componenti destinate a diverse finalità.

Uno dei progetti previsti dal piano consiste nel risanamento dei cosiddetti “siti orfani”, ovvero luoghi potenzialmente contaminati che, data l’assenza o inadempienza del responsabile, sono a carico della pubblica amministrazione. E che lasciati in stato di abbandono rappresentano una minaccia sia per l’ambiente che per la salute di chi vive nei dintorni.

L’impatto ambientale e sociale dei siti orfani e la loro rivalorizzazione

L’inquinamento di matrice industriale ha prodotto, tra le altre cose, una serie di siti contaminati disseminati sul territorio che sono stati poi abbandonati.

I siti orfani costituiscono una minaccia sia ambientale che sanitaria.

Si tratta di aree industriali o minerarie dismesse, discariche abusive, ex inceneritori o raffinerie. Zone spesso coperte di rifiuti, inquinate da varie sostanze tossiche, che costituiscono una minaccia per la salute delle persone che vivono in loro prossimità. Come nel caso del sito dell’ex opificio Iao in provincia di Foggia, la cui presenza sul territorio è stata correlata a una crescente incidenza di patologie del colon-retto, dell’esofago e dei sistemi immunitario e cardio-circolatorio. Oltre ad avere un forte impatto ambientale, in particolare sul suolo, sull’acqua e sull’aria nelle zone circostanti.

Questo progetto permetterebbe di avviare azioni di bonifica attese da anni che, oltre ad avere un effetto positivo da un punto di vista ecologico, potranno migliorare anche la qualità della vita di chi vive in questi territori. Oltre ad alleggerire le amministrazioni locali dell’onere di gestione, che risulta particolarmente gravoso nel caso delle comunità più piccole.

Il risultato potrebbe essere quindi positivo su molti livelli, come la trasformazione di questi ambienti oggi contaminati in una risorsa per lo sviluppo economico. O ancora la creazione di nuove aree verdi pubbliche, con finalità ambientali o sociali.

L’investimento ha la finalità di favorire, attraverso la bonifica, il riuso di suolo attualmente compromesso da fenomeni di contaminazione, favorendo il suo reinserimento nel mercato immobiliare, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare.

Il recupero dei siti orfani e il ruolo del Pnrr

Il recupero dei siti orfani è previsto dalla componente M2C4 del Pnrr per la tutela del territorio e della risorsa idrica, specificamente dalla terza missione, destinata a salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio.

Già a fine dicembre 2020, con il decreto ministeriale 269, era stato avviato un progetto di riqualificazione e bonifica di questi luoghi, con investimenti pari a 105,6 milioni di euro. A fine novembre 2021, il decreto 222 ha introdotto a questo scopo anche i fondi del Pnrr, prevedendo come obiettivo la riqualificazione di almeno il 70% dei siti entro il primo trimestre del 2026.

€ 500 mln i fondi del Pnrr dedicati alla bonifica e riqualificazione dei siti orfani.

La legge italiana prevede in linea generale che il risanamento sia a carico di chi inquina. In questo caso non è però possibile identificare il responsabile, oppure è identificato ma non provvede alla bonifica. Pertanto, la responsabilità del risanamento finisce per ricadere su chi gestisce le risorse, a livello regionale. Mentre nel caso dei siti di interesse nazionale (Sin), anch’essi aree industriali contaminate, la bonifica è affidata allo stato.

La distribuzione dei siti contaminati e abbandonati in Italia

Ad oggi i siti contaminati e abbandonati sono distribuiti in maniera diseguale nella penisola italiana. Sono maggiormente presenti nelle regioni più densamente abitate e urbanizzate come Campania, Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto.

Mentre 3 regioni, almeno secondo il ministero della transizione ecologica che valuta le liste stilate dalle regioni stesse, non avrebbero nessun’area classificabile così. Si tratta di Marche, Umbria e provincia autonoma di Bolzano.

271 i siti orfani presenti in Italia, secondo il Mite.

Sia il numero di siti che la loro estensione sono indicati come quota sul totale nazionale. Sono escluse le Marche, l’Umbria e la provincia autonoma di Bolzano, in cui il Mite non ha identificato nessun sito contaminato.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mite
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Febbraio 2022)

La Campania è la regione italiana dove è localizzato il numero più elevato di aree di questo tipo (53 su 271 totali, ovvero il 19,6%). La seguono sotto questo aspetto la Lombardia, con 42 (15,5% del totale), e la Sicilia, con 36 (13,3%).

Le cifre più basse invece si riscontrano chiaramente nelle regioni più piccole come il Molise (3 siti), la Valle d'Aosta e la provincia autonoma di Trento (4). Ma anche in alcune regioni grandi e popolose come il Lazio e la Calabria (entrambe con 4 siti).

Dal punto di vista della superficie di suolo occupata, sono invece i siti veneti a rappresentare la quota maggiore a livello nazionale (28,5%, per un totale di 5,8 milioni di metri quadri, ovvero 5,8 chilometri quadri). Seguono i siti siciliani (23,1% per un totale di 4,7 milioni di mq) e, a distanza, quelli campani (8,8%, ovvero 1,8 milioni di mq).

Non risultano siti orfani nella provincia di Roma.

Se analizziamo questi dati a livello locale, vediamo che le province dove sono localizzati più siti orfani in numeri assoluti sono tutte città di dimensioni significative: Milano (21), Napoli (20), Caserta (18) e Venezia (16). Fa eccezione in questo senso Roma, dove non se ne registra nessuno.

Mentre per estensione totale dei siti, la prima provincia in assoluto è Rovigo, in Veneto (per un totale di 5.044.150 mq), seguita da Caltanissetta (2.287.500 mq) e Viterbo (1.421.622 mq).

Viterbo, in particolare, possiede un unico sito orfano che ammonta al totale dell'estensione. Milano e Napoli invece hanno perlopiù siti di piccole dimensioni. Come estensione infatti parliamo rispettivamente di 213.853 e 666.098 metri quadri.

Sono indicati il nome e la localizzazione dei siti (regione, provincia, comune). L’estensione è misurata in metri quadri.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mite
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Febbraio 2022)

Il sito orfano di maggiori dimensioni è localizzato nel comune di Adria e Villadose, in provincia di Rovigo, con un'estensione pari a 5 milioni di metri quadri, ed è seguito da quello del comune di Gela, in provincia di Caltanissetta (2,1 milioni di mq), e dal sito di Graffignano a Viterbo (1,4 milioni di mq).

 

Foto: Henry & co. - licenza

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