La necessità di investire nello sviluppo economico dei territori Bilanci dei comuni

La pandemia ha colpito duramente il tessuto economico del paese. Nei prossimi mesi saranno decisive le politiche a sostegno del comparto produttivo da parte di governo ed enti territoriali. Vediamo quanto spendono i comuni in questo ambito.

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Il 2020 è stato un anno estremamente difficile per il tessuto economico italiano. La pandemia ha messo a dura prova i reparti produttivi del nostro paese.

Nei prossimi mesi la pubblica amministrazione, in ogni sua declinazione territoriale, ha il compito di pianificare politiche pubbliche incisive che possano sostenere la ripresa. In questo senso, anche i comuni possono fare la loro parte.

Già prima dell’emergenza Covid, l’Italia aveva registrato una crescita economica debole. Nel 2019 il prodotto interno lordo (pil), ossia il valore dei prodotti e dei servizi realizzati all’interno di un’area geografica, era aumentato solo dello 0,3% rispetto all’anno precedente.

La crescita più vistosa si era registrata nel nord est (0,5%), quella più contenuta nel mezzogiorno (0,2%).

I dati sono parte del report “Conti economici territoriali | anni 2017-2019” di Istat. Il “prodotto interno lordo ai prezzi di mercato” è il risultato finale dell’attività di produzione delle unità produttrici residenti. Corrisponde alla produzione totale di beni e servizi dell’economia, diminuita dei consumi intermedi ed aumentata dell’Iva gravante e delle imposte indirette sulle importazioni.

FONTE: Istat - elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Nella provincia autonoma di Bolzano vengono generati 48,1mila euro di pil pro capite. Seguono la Lombardia (39,7), la provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta, entrambe con 38,8mila euro. Tutte quote ampiamente superiori alla media nazionale, pari a 29,7mila euro pro capite.

In coda alla classifica troviamo Calabria (17,3), Sicilia (17,9), Puglia e Campania (entrambe 18,9).

La produzione di ricchezza è il risultato della messa a sistema di politiche pubbliche e iniziative private. In questo senso le regioni hanno certamente un ruolo predominante, ma anche le amministrazioni comunali possono porre in essere azioni e strategie volte alla crescita del tessuto economico nel territorio, a partire dagli investimenti messi a bilancio da questi enti.

Le spese dei comuni per lo sviluppo economico e la competitività

Alla crescita economica su una porzione di territorio è dedicata un'intera missione nei bilanci dei comuni.

In questo capitolo le amministrazioni inseriscono le spese per la promozione dello sviluppo e della competitività del sistema economico locale, compresi servizi e interventi per la crescita delle attività produttive, del commercio, dell'artigianato, dell'industria e dei servizi di pubblica utilità, ma anche per l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo tecnologico del territorio.

Questa parte dei bilanci comunali include quattro voci di spesa a sostegno di altrettanti ambiti: industria, piccole e medie imprese e artigianato; commercio, reti distributive e tutela dei consumatori; ricerca e innovazione; reti e altri servizi di pubblica utilità.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra i grandi comuni Trieste è quello che spende di più per sviluppo economico e competitività: 34,37 euro pro capite. In seconda posizione troviamo Napoli (unica città del sud nelle prime cinque posizioni) con 29,87 euro. Seguono Genova (21,63), Firenze (19) e Torino (15,52).

Tra le città con più di 200mila abitanti Bologna è quella che spende di meno (4,78 euro pro capite). Investono leggermente di più Messina (5,59) e Verona (5,84).

Vediamo qual è stato l'andamento negli ultimi quattro anni, con riferimento alle città che hanno speso di più nel 2019.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Nel biennio 2016-2017 era Napoli la città italiana a sostenere di più lo sviluppo economico, tra i comuni con più di 200mila abitanti. Negli ultimi due anni, tuttavia, il capoluogo partenopeo è stato superato da Trieste, che ha però diminuito i suoi investimenti del 19,5% dal 2018 al 2019.

È ancora più evidente la diminuzione di spesa del comune di Firenze, passato nello stesso periodo da 40,80 a 19 euro pro capite (-53,4%).

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata allo sviluppo economico e alla competitività. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Allargando l'analisi a tutti i comuni italiani notiamo che le località che spendono di più per incentivare la competitività del tessuto produttivo sul territorio si trovano entrambe nella provincia autonoma di Bolzano. Sono Lauregno (1.040,55 euro pro capite) e Senales (813,4).

Inoltre, tra i primi 42 comuni ben 17 appartengono alla provincia autonoma dell'Alto Adige. Si tratta di dati coerenti con quelli già citati sulla produzione del prodotto interno lordo pro capite, in cui la provincia di Bolzano spicca nettamente su tutti gli altri territori del paese.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Oltre ai già citati Lauregno e Senales, sono Varna, Verano e Anterivo i comuni che nella provincia di Bolzano scommettono maggiormente sul tessuto produttivo. Il capoluogo è 38esimo nella classifica provinciale, con 93,01 euro pro capite. Nell'area i comuni spendono in media 123,65 euro pro capite, circa 11 volte la media nazionale (11,18 euro pro capite).

È interessante notare che più ci si allontana dai 3 comuni polo della provincia (Bolzano, Merano e Vipiteno), maggiore è la spesa delle amministrazioni.

I poli sono comuni centrali nell'offerta di servizi essenziali sul territorio. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

La media nei comuni ultraperiferici è infatti 258,41 euro, quella dei comuni periferici è 149,96. Mentre i comuni polo e cintura spendono in media rispettivamente 45,79 e 68,36 euro pro capite.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Caropat - licenza

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