Il sostegno delle amministrazioni al commercio locale Bilanci dei comuni

All’interno dei bilanci i comuni possono registrare delle spese per attività di gestione di mercati rionali e fiere, oltre a uscite per interventi concreti a supporto dei commercianti.

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Il commercio locale è uno dei segmenti economici tra i più penalizzati dai contraccolpi della crisi dovuta alla pandemia. Per progetti di sostegno e sviluppo delle piccole attività, i comuni contribuiscono con piani e sussidi che rientrano all’interno delle spese dei bilanci.

In generale il commercio è diminuito durante il 2020 a causa del lockdown e della relativa chiusura delle attività. Parliamo di un calo pari all’8,9% sul totale dei movimenti rispetto all’anno precedente. Questo dato però è tornato a livelli pre pandemici nell’anno successivo, seppur in un contesto di incertezza per l’approvvigionamento di materie prime. Il commercio si divide tra il segmento dell’ingrosso (ovvero di rivendita di beni ad altri esercenti) e quello del dettaglio (indirizzato ai singoli consumatori). Quest’ultimo si sviluppa sia sul ramo della grande distribuzione che di piccoli esercenti.

Il dato rappresenta le variazioni percentuali tendenziali del volume delle vendite nel segmento del commercio al dettaglio. Sono inclusi in questa categoria: la grande distribuzione, le imprese operanti su piccole superfici, le vendite al di fuori dei negozi e il commercio elettronico. Sono considerate in aggregato le vendite di tutti i settori. Le variazioni sono costruite su un indice di volume destagionalizzato con anno base 2015. Per “variazioni tendenziali” si intende la differenza dello stesso mese di due anni adiacenti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Maggio 2022)

Nell’aprile 2020, con la maggior parte delle attività chiuse a causa del lockdown, si è registrata la diminuzione più rilevante, con il calo di quasi un terzo delle vendite (-29,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dal mese di maggio, poi, i volumi di commercio sono tornati ad aumentare progressivamente fino ad arrivare a un +34,19% di aprile 2021.

A livello locale, i piccoli commercianti esercitano sia in botteghe che nell'ambito di fiere e mercati locali. La legislazione relativa a questo ambito è definita dal dlgs 114/1998, in cui si illustra anche il ruolo che i comuni hanno nel controllo del commercio locale su suolo pubblico. Oltre ad attività di gestione, le amministrazioni possono anche mettere in atto degli interventi concreti a supporto dei commercianti del territorio, con specifiche spese che rientrano all'interno dei bilanci.

Le spese dei comuni per il commercio locale

All'interno della missione di spesa sullo sviluppo economico e la competitività, c'è una voce dedicata al commercio, alle reti distributive e alla tutela dei consumatori.

Sono incluse all'interno tutte le uscite legate al sostegno del commercio locale, sia che si tratti di prestiti o sussidi a favore del settore che di promozione di politiche e programmi specifici. Sono comprese anche le uscite per la gestione di mercati rionali e fiere.

Inoltre, sono considerati in questa voce anche gli interventi a favore della tutela del consumatore e dell'informazione alla comunità in materia di commercio.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio relativa a commercio, reti distributive e tutela dei consumatori. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)

Milano è tra le grandi città quella che riporta le spese maggiori con 169,03 euro pro capite, un valore particolarmente alto rispetto a quello dell'anno precedente (6,06). Lo scarto è molto alto anche rispetto alla seconda in classifica, Firenze, che registra 11,6 euro pro capite. Seguono Bari (11,42), Trieste (10,60) e Genova (10,44). Tra i comuni con più di 200mila abitanti, quelli che spendono di meno sono Messina (3,72 euro pro capite), Bologna (3,37) e Napoli (2,68).

Se si considerano tutte le amministrazioni italiane, in media le uscite ammontano a 3,5 euro pro capite. I comuni che mediamente spendono di più sono quelli toscani (7,03), valdostani (6,95) e marchigiani (6,72). Al contrario, quelli che riportano le spese minori sono quelle del Molise (0,95 euro pro capite), della provincia autonoma di Bolzano (0,87) e della Calabria (0,83).

Dal momento che le amministrazioni toscane riportano una spesa media pari al doppio della media nazionale, analizziamo le uscite dei comuni di questa regione.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio relativa a commercio, reti distributive e tutela dei consumatori. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)

La provincia toscana in cui in media i comuni spendono di più per questa voce è Pistoia con 10,39 euro pro capite. Seguono Grosseto (10,05), Siena (9,42) e Livorno (8,52). Al contrario, i valori medi più bassi si registrano a Massa-Carrara (4,38 euro pro capite), Arezzo (3,03) e Prato (1,79). Tra i comuni, invece, quelli che riportano le uscite più alte sono Castelnuovo di Val di Cecina (Pisa, 146,78 euro pro capite), Monterotondo Marittimo (Grosseto, 138,65) e Radicondoli (Siena, 130,01).

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio relativa a commercio, reti distributive e tutela dei consumatori. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)

Tra i comuni italiani, quello che spende di più per il sostegno al commercio locale è Barbara, in provincia di Ancona, con 614,24 euro pro capite. Seguono Exilles (Torino, 555,55), Morigerati e Sessa Cilento, entrambi in provincia di Salerno con rispettivamente 552,25 e 515,43 euro pro capite di spesa.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Gabriella Clare Marino - licenza

 

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