I fondi che i comuni destinano alla crescita del commercio locale Bilanci dei comuni

La pandemia ha messo a dura prova le attività nelle grandi e piccole città. Ma i comuni, enti di prossimità per eccellenza, non hanno mai investito molto per la crescita delle piccole imprese sui territori.

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Il 2020 è stato un anno nero per le imprese. A causa dell’emergenza sanitaria, nei primi mesi dell’anno sono stati costretti ad abbassare le serrande bar, ristoranti, negozi al dettaglio e tutte le attività non giudicate essenziali, solo per citare alcuni comparti non industriali che hanno importanza vitale nel tessuto economico e sociale delle città italiane.

Basti pensare che solo negli ambiti del commercio, degli alloggi e della ristorazione, al 30 giugno erano registrate quasi 2 milioni di imprese.

Un risultato della crisi innestata dalla pandemia è stato il crollo dei fatturati e, in alcuni casi, la chiusura definitiva delle attività, anche a lockdown terminato.

Secondo la relazione trimestrale Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese nel secondo trimestre di quest’anno mostra un saldo positivo di 19.855 unità, contro 29.227 dello stesso periodo nel 2019.

Il grafico mostra il numero di nuove imprese di cui è stata conclusa la pratica di iscrizione o di cessazione nei registri delle camere di commercio italiane. I dati si riferiscono ai periodi dal 1 aprile al 30 giugno di ogni annualità considerata.

FONTE: Dati Unioncamere - elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Giugno 2020)

Tra aprile e giugno 2020 sono state iscritte alle camere di commercio 57.922 nuove imprese. Nello stesso periodo dell'anno scorso erano 92.150, con un calo di 34.228 unità. Nel secondo trimestre del 2013 il volume di iscrizioni e cessazioni di imprese in Italia era circa il doppio.

37% in meno le nuove imprese registrate nel secondo trimestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019.

Per quanto riguarda le piccole imprese, la crisi è più evidente nelle città, perché a soffrire sono le attività di vendita al dettaglio come i negozi, le botteghe e le aziende legate alla ristorazione e all'intrattenimento.

In quest'ottica, le amministrazioni comunali possono assumere un ruolo di primo piano nel sostegno alle economie locali, perché i decisori politici vivono sui territori che governano e hanno la possibilità di interloquire con i commercianti affinché si trovino misure di sostegno efficaci e puntuali.

Cosa comprende la spesa dei comuni a favore del commercio

Nei bilanci comunali c'è una voce dedicata all'investimento degli enti locali per questo tipo di imprese. Si chiama "Commercio, reti distributive e tutela dei consumatori" e comprende l'amministrazione e funzionamento delle attività e dei servizi relativi al settore della distribuzione, conservazione e magazzinaggio, e per la programmazione di interventi e progetti di sostegno e di sviluppo del commercio locale.

In questa voce vengono incluse anche le spese che riguardano l'organizzazione, la costruzione e la gestione dei mercati rionali e delle fiere cittadine, le campagne di informazione agli operatori commerciali e ai consumatori sui prezzi, le spese per sovvenzioni, prestiti o sussidi a sostegno del settore della distribuzione commerciale e in generale allo sviluppo di questo ambito sul territorio.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200.000 abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2018.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2018
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Tra le maggiori città italiane Trieste è quella a spendere di più per il sostegno al commercio: 24,31 euro pro capite. Si tratta di una cifra doppia rispetto a tutte le altre città di dimensioni simili. Genova, seconda in classifica, investe infatti 12,64 euro pro capite, seguita da Firenze (11,58) e Venezia (9,23). Napoli è il fanalino di coda, con 2,70 euro pro capite.

Vediamo l'andamento nel tempo delle città che nel 2018 hanno elargito più risorse.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200.000 abitanti, sono state considerate le 5 città che hanno speso di più nel 2018.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2018
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Tranne Venezia, tutti i comuni considerati hanno aumentato la spesa per il sostegno alle attività commerciali tra il 2016 e il 2018. Anche nel 2016 e nel 2017 Trieste era la città ad aver investito di più in questo ambito, aumentando gli importi per più del 30% in tre anni (da 3,7 a 4,9 milioni). Nel tempo eroga maggiori quantità di denaro anche Genova, passando da 8,52 a 12,64 euro pro capite.

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata al commercio. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2018.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2018
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

 

Un focus sui comuni della Liguria

Oltre a Genova, risultata la seconda tra le grandi città italiane per spesa dedicata allo sviluppo del commercio, anche altre amministrazioni comunali della Liguria puntano su questo settore. Basti pensare che tra i primi 5 comuni per spesa pro capite in Italia ben due appartengono a questa regione: Bonassola (La Spezia) e Ospedaletti (Imperia), che investono rispettivamente 475,82 e 358,26 euro per abitante.

Se guardiamo poi alla spesa media dei comuni, divisa per regioni di appartenenza, notiamo che la Liguria è seconda solo al Trentino Alto Adige, con una media per comune pari a 5,53 euro pro capite, quasi il doppio della media nazionale (2,70).

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni che non compaiono nella mappa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2018
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Analizzando i bilanci, la Liguria presenta una situazione disomogenea tra costa ed entroterra. La maggioranza dei comuni nelle aree interne, infatti, alla voce "commercio" presenta una spesa pari a 0. In alcuni casi questo può voler dire che le amministrazioni inseriscono la spesa in altre voci del bilancio.

Genova è nona in classifica, con 12,64 euro pro capite, ma si piazzano bene anche altri due capoluoghi: La Spezia decima (9,56) e Savona sedicesima (9,80). Nelle retrovie Imperia, che ha registrato in bilancio 0,08 euro pro capite destinati al comparto.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit:  Paul Postema - Licenza

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