Gli infortuni sul lavoro ai tempi della pandemia Europa

Gli incidenti, anche fatali, sul posto di lavoro sono ancora un fenomeno frequente in Europa. In Italia come in altri stati del continente, un ruolo ulteriore lo ha giocato la pandemia.

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Appena qualche giorno fa a Torino 3 operai sono morti schiacciati da una gru. Non si tratta di un caso isolato: in Italia come in molti altri paesi Ue sono ancora tante, troppe, le persone che perdono la vita in incidenti sul luogo di lavoro.

Eurostat li definisce come casi fortuiti nel corso del lavoro, durante un’attività ad esso legata o nel luogo abituale dell’impiego, che conducono a una lesione fisica o mentale. Un fenomeno che durante la pandemia ha registrato variazioni significative.

Gli infortuni sul lavoro in Ue

La direttiva 391 del 1989 del consiglio europeo, per il miglioramento delle condizioni della sicurezza e della salute dei lavoratori durante le loro attività e per la prevenzione dei rischi professionali, prevede tra le altre cose che il datore di lavoro tenga un elenco degli infortuni che hanno comportato per il dipendente l’incapacità di lavorare per più di 3 giorni.

A questo si aggiunge il regolamento 1338 del 2008 del parlamento europeo e del consiglio che stabilisce i criteri e la frequenza per una raccolta di informazioni di tipo statistico su questo fenomeno che sia più o meno armonizzata tra i vari paesi.

Per un confronto a livello europeo, è soprattutto utile analizzare il tasso di incidenza infortunistica, ovvero il numero di incidenti ogni 100mila occupati.

Con tasso standardizzato di incidenza infortunistica si intende il numero di casi registrati ogni 100mila occupati, in questo caso in tutti i 13 settori di attività Nace, in cui a ogni settore è assegnata la stessa ponderazione a livello nazionale di quella totale dell’Ue. Per quanto riguarda gli incidenti fatali, con cui si intendono i casi che hanno portato al decesso entro un anno dall’avvenimento, sono esclusi quelli stradali e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto, siccome alcuni paesi membri non li classificano come infortuni sul lavoro, per ottenere dati maggiormente comparabili. Sono considerati i casi di incidenti che hanno comportato un assenza dal lavoro superiore a 4 giorni e la popolazione di riferimento sono gli occupati di età superiore ai 15 anni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 27 Dicembre 2021)

Nel 2018, la Francia era il paese Ue con l'incidenza infortunistica più elevata, avendo registrato circa 3.400 casi ogni 100mila occupati. Seguivano Portogallo e Spagna, anch’essi oltre la soglia dei 3mila incidenti.

Gli stati che invece riportavano le cifre più basse erano la Bulgaria e la Romania, rispettivamente con 78 e 92 casi ogni 100mila lavoratori - anche se Eurostat evidenzia l'alta probabilità di sottostime rispetto a questo fenomeno.

È ancora scarsa l'armonizzazione tra i vari paesi Ue sulla raccolta di dati rispetto agli infortuni sul lavoro.

È comunque importante sottolineare che sussistono ancora tra i vari paesi Ue problemi di armonizzazione. Alcuni stati ad esempio (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia) non dispongono di un sistema assicurativo specifico e quindi presentano elevati livelli di sottodichiarazione. Altri (Grecia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo) non includono nel loro monitoraggio i lavoratori autonomi. Altre nazioni inoltre ancora non prendono in considerazione tutti i settori di attività.

Per quanto riguarda invece gli incidenti fatali, nel 2018 era l'Austria il paese Ue che ne riportava il numero più elevato (4,31 ogni 100mila occupati). La seguivano Lituania (3,89) e Bulgaria (3,81), mentre la Francia si posizionava al quarto posto (3,7). A registrare le cifre minori erano invece i Paesi Bassi, con 0,87 decessi ogni 100mila occupati.

Gli infortuni sul lavoro in Italia prima e dopo la pandemia

La pandemia ha avuto un impatto significativo sul numero di infortuni sul posto di lavoro.

Gli effetti della pandemia sono stati complessi.

Come riportato nella relazione annuale Inail, da una parte molte persone hanno lavorato in smart working se non perso il lavoro e si è quindi ridotta la probabilità di essere vittima di un incidente. Dall'altra parte però questo ha riguardato solo marginalmente settori come quello manifatturiero e delle costruzioni. Inoltre, molti casi di incidenti, anche fatali, sono stati causati proprio dal virus.

Nel 2020 in Italia ci sono state 572.018 denunce di infortunio sul posto di lavoro, 72.684 in meno rispetto all'anno precedente, quando invece erano state 644.702. Parliamo quindi di un calo pari all'11%.

Lo stesso non è però avvenuto per gli incidenti con esito mortale, le cui denunce hanno invece registrato un aumento piuttosto significativo nel passaggio tra 2019 e 2020.

+34,5% le denunce per infortunio mortale registrate in Italia nel 2020 rispetto al 2019.

Sono indicate, in numeri assoluti, le denunce di infortunio con esito mortale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Inail
(ultimo aggiornamento: lunedì 27 Dicembre 2021)

Nella prima parte del 2021 invece si è osservata una tendenza opposta. Tra gennaio e agosto sono state 349.449 le denunce sporte per infortunio - circa 27mila in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un aumento quindi pari al +8,5%. Mentre sembrano decrescere le denunce per infortuni mortali, 772 nei primi 8 mesi del 2021, con un calo del 6,2% rispetto allo stesso periodo nel 2020.

Come raccomanda Inail, si tratta però di dati da analizzare con prudenza, vista la comprovata tardività con cui viene sporta denuncia, osservata soprattutto nel periodo pandemico.

Il panorama regionale in Italia

Tornando quindi ai dati del 2020, vediamo che le denunce per infortunio sono distribuite in maniera asimmetrica nella penisola italiana. Osservando i numeri assoluti, è chiaro che le regioni più popolose e quelle più industrializzate sono anche le regioni in cui viene presentato il numero più elevato di esposti di questo tipo.

I dati sono relativi alle denunce sporte nel corso del 2020 e al loro esito, positivo, negativo o “in istruttoria”, ovvero nei casi in cui non è concluso il procedimento amministrativo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Inail
(ultimo aggiornamento: lunedì 27 Dicembre 2021)

La Lombardia, in particolare, è la regione in cui nel 2020 è stato presentato il numero più elevato di denunce per infortunio mortale (325), seguita dalla Campania (174) e dal Lazio (147).

Mentre però in Lombardia il 56,6% di questi esposti ha avuto un esito positivo (il 41,2% negativo), in Campania il rapporto risultava ribaltato. Il 43,7% ha infatti avuto esito positivo, mentre il 54,6% negativo. Da questo punto di vista il panorama italiano a livello regionale risulta variegato, con una leggera disparità tra nord e sud rispetto agli esiti.

58,8% delle denunce sporte nel 2020 per infortunio in Molise hanno avuto esito negativo.

È stata invece l'Umbria la regione in cui la quota più elevata di denunce ha ricevuto un esito positivo (76,9%). Mentre la Basilicata registra la quota maggiore di denunce ferme in istruttoria (10%), seguita sotto questo aspetto dalla Calabria (8,3%).

 

Foto credit: Evan Demicoli - licenza

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