Massa Carrara Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/dove/massa-carrara/ Wed, 07 Dec 2022 17:39:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.3 L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Toscana https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-in-toscana/ Tue, 13 Dec 2022 04:22:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=215688 La vera sfida del Pnrr è ridurre i divari tra i territori, anche nel contrasto della povertà educativa. Approfondiamo la situazione attuale in Toscana e cosa prevede il piano per la regione su 3 temi: asili nido, nuove scuole e dispersione scolastica.

L'articolo L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Toscana proviene da Openpolis.

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Il Pnrr interviene su numerosi fronti relativi alla povertà educativa, dagli asili nido all’edilizia scolastica, dal contrasto all’abbandono precoce alla riduzione dei divari territoriali nell’istruzione.

Interventi che riguarderanno anche la Toscana, dai primi livelli d’istruzione a quelli più elevati.

L’offerta di asili nido e l’investimento del Pnrr

Partendo dagli asili nido, in Toscana nel 2020 sono oltre 27mila posti offerti nei nidi e nei servizi per la prima infanzia, a fronte di circa 74mila residenti con meno di 3 anni nella regione. Ovvero una copertura del 37,6%, al di sopra della soglia del 33% fissata in sede Ue e oltre 10 punti superiore alla media nazionale (27,2%).

Tra le province, quella con la maggiore copertura potenziale è la città metropolitana di Firenze con 42 posti ogni 100 bambini. Seguono i territori di Siena, Livorno e Pisa (province con circa 40 posti ogni 100 bambini). Copertura al di sopra del 30%, ma inferiore alla soglia del 33%, per le province di Lucca (32,3%), Pistoia (31,5%) e Massa-Carrara (30,1%).

Tra i capoluoghi, spiccano i comuni di Siena e Firenze, con oltre 1 posto disponibile ogni 2 bambini residenti (rispettivamente 57,7% e 52%). Con l’eccezione di Massa (31,4), tutti i capoluoghi toscani superano la soglia del 33%.

Al netto dei capoluoghi, tra i comuni con più residenti tra 0 e 2 anni, spicca Viareggio (44,5 posti ogni 100 minori), Carrara è vicino alla quota del 33%, Campi Bisenzio e Scandicci sono in linea con la media nazionale (28,6% e 27,1%). Mentre Sesto Fiorentino raggiunge il 50,8%.

Complessivamente, in Toscana l’87,2% dei comuni offre asili nido o altri servizi per la prima infanzia, a fronte di una media nazionale del 59,3%. La diffusione maggiore nei territori di Firenze e Prato (100%). Tutte le altre province superano il 70% tranne Massa-Carrara (58,8% dei comuni dotati del servizio).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: giovedì 18 Agosto 2022)

In questo contesto il Pnrr stanzia 4,6 miliardi sull’investimento per gli asili nido e le scuole per l’infanzia. Di questi, accanto alle risorse che finanzieranno progetti già in essere, è stato varato un bando da 3 miliardi di euro, di cui 2,4 per i soli nidi.

Di tali risorse, stando alle graduatorie pubblicate in agosto, in Toscana dovrebbero arrivare con il nuovo bando quasi 75,5 milioni di euro per gli asili nido e poli d’infanzia, pari al 3,1% dei 2,4 miliardi di euro stanziati. In termini assoluti, il territorio con i progetti ammessi in graduatoria che cubano più risorse è la città metropolitana di Firenze  (21,6 milioni), seguita da Pisa e Arezzo (entrambe le province tra 12 e 13 milioni ciascuno).

Complessivamente nella regione è previsto il finanziamento di 74 progetti. Di questi, 42 sono entrati nelle graduatorie pubblicate lo scorso agosto come ammessi, 32 come riserva. Per 2 dei progetti entrati in graduatoria, è comunque già prevista una successiva rimodulazione degli importi.

Va infatti tenuto presente che quelli pubblicati nelle graduatorie di agosto non necessariamente corrispondono agli importi definitivi: prima della sottoscrizione dell’accordo di concessione potranno essere svolte ulteriori verifiche sull’ammissibilità e per alcuni importi è già prevista una successiva rimodulazione. Altro elemento cruciale è dato dal fatto che, come detto, molti interventi presentano l’indicazione “riserva” nella graduatoria.

Con questi caveat, nelle graduatorie pubblicate in agosto, il singolo progetto con l’importo inizialmente previsto come maggiore era risultato essere una demolizione e ricostruzione per il comune di Massa (intervento indicato con “riserva”). Seguito da un intervento per il comune di Collesalvetti (Livorno) da oltre 2,5 milioni, una nuova costruzione indicata con “riserva” sulla graduatoria. Al terzo posto figurava una riconversione di edifici pubblici per il comune di Firenze (2,4 milioni, sempre con la stessa dicitura). L’ente con più risorse previste in base a queste prime graduatorie stilate era il comune di Firenze, seguito da quelli di Capannori, Pisa e Massa.

La costruzione di nuove scuole 

Un altro aspetto di cui si occupa il Pnrr è la costruzione di nuove scuole sostenibili. Un investimento da 1,19 miliardi per la realizzazione di oltre 200 nuove scuole, di cui 16 previste in Toscana.

Nella regione, in base ai dati relativi all’a.s. 2020/21, sono presenti 2.557 edifici scolastici. Dal punto di vista della sostenibilità, per 1.077 in quell’anno era stata dichiarata la dotazione di accorgimenti per ridurre i consumi energetici, come la presenza di vetri o serramenti doppi, l’isolamento di coperture e pareti esterne, oppure ancora la zonizzazione dell’impianto termico, che consente un dispendio più accurato per la climatizzazione degli ambienti.

Il 42,12% degli edifici scolastici in Toscana presenta quindi questo tipo di accorgimenti, un valore inferiore rispetto alla media nazionale (57,5%). E che comunque varia tra i diversi territori: mentre in provincia di Prato la percentuale di edifici con accorgimenti raggiunge il 68,85%, in quelle di Grosseto, Massa-Carrara e Livorno non raggiunge il 30%.

Scendendo a livello comunale, tra i comuni della regione con più residenti tra 6 e 18 anni spiccano Prato e Pistoia, dove rispettivamente il 78,4% e il 68,8% degli edifici scolastici sono dotati di accorgimenti per il risparmio energetico. Mentre tale quota è risultata inferiore al 10% a Livorno, Grosseto e Carrara.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione
(pubblicati: domenica 17 Luglio 2022)

Su questa situazione si innestano gli interventi del Pnrr, con una serie di investimenti per l’edilizia scolastica tra cui quelli per la costruzione di nuove scuole. Sono 16 le aree individuate per la Toscana, per un totale di 37.669,48 mq e un importo complessivo richiesto di circa 80,8 milioni di euro, in base alle graduatorie pubblicate nel maggio scorso. L’87,5% degli interventi per le nuove scuole della regione riguarderà edifici nelle classi energetiche F e G, quelle meno efficienti.

I maggiori interventi riguardano la scuola scuola secondaria di II grado – Iis E. Barsanti (in provincia di Massa Carrara) con un importo richiesto di circa 11 milioni di euro. Si tratta di un intervento su edifici attualmente in classe energetica G, per cui è prevista la demolizione edilizia con ricostruzione sul posto per un totale di 4576 metri quadri. Segue, per un valore di 8,5 milioni, una demolizione con ricostruzione in situ di una scuola nel comune di Grosseto (la primaria “E. Toti”).

Il contrasto ai divari educativi esistenti

In Toscana il tasso di abbandono scolastico nel 2021 si è attestato all’11,1%. Un dato inferiore alla media nazionale e a 2,1 punti dall’obiettivo europeo del 9% entro il 2030.

Nella regione vi sono comunque divari educativi sugli apprendimenti in classe. Nei test Invalsi 2020/21, il 41,7% degli studenti toscani in III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati, a fronte di una media nazionale del 39% circa. Nella provincia di provincia di Prato sono stati il 46,6%. Mentre in quella di Siena sono risultati inadeguati i test del 30,4% degli studenti.

Dati a cui dedicare un’attenzione prioritaria: i bassi livelli di competenza sono uno dei segnali più rilevanti della dispersione scolastica. Il Pnrr interviene con un investimento apposito, che ha tra gli obiettivi quello di scendere nel 2026 al 10,2% di abbandoni precoci nel nostro paese. Tale intervento vale 1,5 miliardi, di cui 500 milioni assegnati con una prima tranche attraverso un decreto del ministero dell’istruzione nel giugno di quest’anno.

I dati sono stati elaborati a partire dalla tabella di ripartizione per istituzione scolastica pubblicati dal ministero dell’istruzione il 28 giugno 2022. Il colore dei comuni varia in base all’incidenza dell’abbandono scolastico nel comune, come rilevata nell’ambito del censimento 2011. Più intenso il colore, maggiore la quota di giovani tra 15 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione. 

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: martedì 28 Giugno 2022)

Risorse che, in Toscana, sono destinate a 173 istituti, per un totale di 27,8 milioni di euro. Si tratta del 5,56% delle risorse stanziate con questo decreto. Il finanziamento maggiore nella regione agli istituti con sede nel comune di Firenze, con 18 istituti finanziati per un totale di circa 3,2 milioni. Segue Prato (13 istituti, 2,4 milioni circa complessivi), Livorno, Lucca e Pisa (con circa 1 milione per 5 istituti).

L’istituto più finanziato è l’Ipssar F. Datini di Prato, per un totale di 327.825,39 euro. Seguono l’Ipsia Pacinotti di Pontedera (Pisa), il “P. Dagomari” di Prato, l’Ip “De Franceschi – Pacinotti” di Pistoia e il “Vespucci-Colombo” di Livorno, tutti con oltre 300mila euro.

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Nidi e poli per l’infanzia Toscana

Nuove scuole Toscana

Piano dispersione (I tranche) Toscana

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al Pnrr sono stati elaborati a partire dalle graduatorie e dalle informazioni pubblicate dal ministero dell’istruzione.

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L’esposizione dell’edilizia scolastica al dissesto idrogeologico https://www.openpolis.it/208541-2/ Tue, 15 Nov 2022 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=208541 Il 18,4% della superficie nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni. Un rischio che riguarda anche le scuole, soprattutto in aree interne e montane. La cura del territorio è cruciale per la sicurezza nelle zone soggette al dissesto idrogeologico.

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Il dissesto idrogeologico rappresenta una questione centrale per la sicurezza delle persone nel nostro paese.

In base all’ultima mosaicatura effettuata da Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), il 18,4% della superficie nazionale rientra nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni.

Parliamo di quasi un quinto del territorio italiano, oltre 55mila chilometri quadrati. Nelle aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata vivono 1,3 milioni di persone e si trovano 565mila edifici (il 3,9% del totale in Italia), 84mila imprese di industrie e servizi (1,8%), oltre 12mila beni culturali (quasi il 6% di quelli esistenti).

55.609 i kmq classificati a pericolosità da frane elevata o molto elevata e/o pericolosità idraulica media (Ispra).

Se si considera il rischio alluvioni, 2,4 milioni di abitanti vivono nelle aree a pericolosità elevata – dato che sale a 6,8 milioni per le aree classificate come a media pericolosità.

Una diffusione capillare che riguarda direttamente la vita delle famiglie, così come quella di bambini e ragazzi. E che coinvolge almeno due aspetti cruciali. In primo luogo, la capacità di prevenzione e cura del territorio. Sebbene il dissesto idrogeologico sia legato a caratteristiche morfologiche e geologiche, è essenziale mitigare i fattori antropici che lo possono favorire.

Le attività umane che acuiscono le condizioni di vulnerabilità del territorio sono la cementificazione, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni d’altura, lo scavo di cave, le tecniche di coltura non ecosostenibili, la mancanza di manutenzione dei corsi d’acqua e gli interventi invasivi e non ponderati su di essi.

In secondo luogo, la questione riguarda anche la sicurezza delle comunità che vivono nelle aree a maggior rischio, di conseguenza anche quella degli edifici presenti, come ad esempio le scuole. Si tratta di luoghi in cui di apprendimento in cui bambini e ragazzi passano gran parte del loro tempo quindi è fondamentale che si trovino in aree sicure.

Approfondiamo l’incidenza del rischio dissesto nel nostro paese, dalla mappatura della pericolosità da frane alla presenza di edilizia scolastica nelle aree sottoposte a vincolo idrogeologico.

Come incide il rischio frane e alluvioni sul territorio nazionale

Per poter avere una mappatura degli eventi franosi, la “mosaicatura” definisce 5 classi di rischio frane: pericolosità molto elevata (P4), elevata (P3), media (P2), moderata (P1) e aree di attenzione (AA).

L’8,7% del territorio nazionale rientra nelle 2 categorie a maggior rischio, con una popolazione complessiva di circa 1,3 milioni di persone, il 2,2% dei residenti nel nostro paese. Sono 5 le regioni in cui tale quota supera il 5%: Valle d’Aosta (12,1%), Basilicata (7,0%), Molise (6,1%), Liguria (5,9%) e Abruzzo (5,6%).

97 i comuni in cui oltre la metà della popolazione vive in aree a rischio frana.

Tra le province, quelle con la quota più elevata di residenti a rischio frana sono Verbano-Cusio-Ossola, Aosta, Lucca, Avellino, Salerno, Benevento, Potenza e Isernia. In questi territori sono oltre l’8%.

La pericolosità da frana rappresenta la probabilità di occorrenza di un fenomeno potenzialmente distruttivo, di una determinata intensità in un dato periodo e in una data area. Il dato somma la popolazione che vive in aree a probabilità elevata (P3) e molto elevata (P4). La percentuale è calcolata sulla popolazione residente nel territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: martedì 8 Marzo 2022)

Come si osserva dalla mappa, il rischio frane incide in misura maggiore nei comuni collocati in aree montane e interne. Sono poco meno di 100 i comuni in cui più della metà dei residenti risiede in aree a rischio frana. Quasi 1 su 4 di questi si trovano in Piemonte. Un ulteriore 22,7% si trova in Campania.

Per quanto riguarda il rischio di alluvioni, definito come la possibilità che un'area possa essere inondata in uno scenario medio di probabilità, esso incide soprattutto nel bacino dell'Emilia Romagna. In questa regione oltre il 60% degli abitanti vive in aree di media pericolosità idraulica, a fronte di una media nazionale dell'11,5%.

Un’area a pericolosità idraulica può essere inondata secondo uno o più dei tre differenti scenari di probabilità:

  • scenario pericolosità elevata: tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti);
  • scenario pericolosità media: tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco
    frequenti);
  • scenario pericolosità bassa: scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: martedì 8 Marzo 2022)

In molte delle province emiliano-romagnole la quota supera il 50%: Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Bologna, Modena e Piacenza. Ma il fenomeno coinvolge più abitanti della media in Toscana, Trentino-Alto Adige, Liguria, Calabria e Veneto.

326 i comuni in cui oltre la metà della popolazione vive in aree con rischio alluvione medio.

Rischi variabili e diffusi sul territorio, rispetto ai quali è fondamentale tracciare la presenza dell'edilizia scolastica.

Gli edifici scolastici in aree a vincolo idrogeologico

In media, il 6,7% degli edifici scolastici è censito in aree soggette a vincolo idrogeologico. Una quota ampiamente variabile sul territorio: la percentuale supera infatti il 20% nelle province di La Spezia (26,3%), Trieste (24,3%), Massa-Carrara (23%), Oristano (20,5%) e Siena (20,5%). E si avvicina a tale soglia in quelle di Cuneo (19,9%), Foggia (18,3%), Pesaro e Urbino (17,4%), Perugia (17,1%) e Isernia (16,1%).

Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Sono soprattutto i comuni delle aree interne ad avere patrimonio scolastico in aree soggette a vincolo idrogeologico. Mentre nei comuni polo, baricentrici in termini di servizi, la quota è attestata sotto il 5%, in quelli periferici supera l'11% e in quelli ultraperiferici arriva al 15,5%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Tendenza che si ritrova anche nelle aree montane: nei comuni di montagna interna gli edifici scolastici in aree soggette a vincolo idrogeologico sono il 10,5% del totale; in quelli di montagna litoranea raggiungono il 14,3%.

Mentre nei comuni ad alto grado di urbanizzazione circa il 4% del patrimonio è classificato in aree vincolate, nelle zone rurali a bassa urbanizzazione la quota si avvicina al 12%. Si tratta di dati coerenti con l'analisi del fenomeno da parte di Ispra.

(...) l’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio. I cambiamenti climatici in atto stanno
inoltre determinando un aumento della frequenza degli eventi pluviometrici intensi e, come conseguenza, un aumento della frequenza delle frane superficiali, delle colate detritiche e delle piene rapide e improvvise

Il progressivo spopolamento delle aree interne, unito ai cambiamenti climatici, ha un ruolo nella sicurezza di intere parti del territorio nazionale. Un aspetto da non sottovalutare, vista la rilevanza della questione.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli edifici scolastici, di fonte ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.

Per conoscere la situazione nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Foto: gre.ceres (Flickr) - Licenza

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La costruzione di nuove scuole attraverso i fondi del Pnrr https://www.openpolis.it/la-costruzione-di-nuove-scuole-attraverso-i-fondi-del-pnrr/ Mon, 30 May 2022 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=193684 Sono 216 le nuove scuole che saranno costruite attraverso il piano previsto dal Pnrr. Un investimento innalzato dagli 800 milioni iniziali a oltre 1 miliardo di euro. Risorse che, insieme agli altri progetti sull'edilizia scolastica, dovranno fare fronte a necessità e carenze di lungo periodo.

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A maggio sono state pubblicate le graduatorie delle aree in cui saranno costruite le nuove scuole previste dal Pnrr. Parliamo di 216 istituti scolastici per un importo totale stanziato superiore al miliardo di euro.

€ 1,19 mld stanziati per il piano di sostituzione delle scuole.

Una cifra superiore rispetto agli 800 milioni indicati nel Pnrr, in seguito a un aumento di fondi che consentirà di costruire 21 nuove scuole in più rispetto alle 195 inizialmente previste.

Un incremento deciso per far fronte alle tantissime richieste pervenute. In base alle informazioni pubblicate dal ministero, le domande arrivate alla scadenza dell’avviso, a febbraio di quest’anno, sono state 543. Arrivate in misura massiccia soprattutto dagli enti locali di Campania (95), Lombardia (61), Veneto (47), Emilia-Romagna (45) e Toscana (42).

Sono stati 362 gli interventi entrati in graduatoria, per un totale di quasi 2 miliardi di euro richiesti. Di questi, 216 hanno raggiunto un punteggio che consentirà l’accesso ai fondi. Tra quelli entrati in graduatoria, restano comunque fuori dal finanziamento del bando 146 interventi, per un totale di 776,6 milioni di euro.

€ 1,97 mld gli importi totali richiesti dagli enti nella graduatoria del bando “nuove scuole”.

Per il Pnrr la sfida è riuscire a compensare ritardi e divari di lungo periodo del sistema educativo italiano.

Va specificato che non si tratta dell’unico intervento previsto dal Pnrr sull’edilizia scolastica: il più corposo è infatti rappresentato dai 3,9 miliardi destinati al piano di messa in sicurezza delle scuole. Perciò questo intervento, relativo al progetto nuove scuole, è chiamato a coprire solo una parte del fabbisogno esistente.

Basti pensare che mentre il piano “nuove scuole” interviene su 410mila metri quadri di patrimonio edilizio (le 195 scuole inizialmente stimate nel Pnrr), quello di messa in sicurezza riguarda la ristrutturazione di 2,4 milioni di metri quadri.

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Allo stesso tempo, la grande partecipazione al bando segnala quanto sia avvertito come centrale l’investimento sulle scuole italiane, a partire dal rinnovamento del patrimonio edilizio. E indica come lo stanziamento di risorse in questo ambito intervenga molto spesso su necessità e carenze esistenti da lungo periodo.

17,8% gli edifici scolastici classificati come vetusti (2018).

Approfondiamo meglio le previsioni del Pnrr sull’edilizia scolastica e, nello specifico, la destinazione delle risorse previste dal progetto delle nuove scuole, anche rispetto alla condizione del patrimonio esistente.

In cosa consiste il piano nuove scuole

Le linee di intervento previste dal Pnrr sull’edilizia scolastica sono numerose: dalla messa in sicurezza del patrimonio esistente alla costruzione di mense e palestre. Gran parte di queste, come approfondiremo nel corso dell’articolo, sono stanziate all’interno della quarta missione, dedicata a istruzione e ricerca.

Il piano per le nuove scuole riguarda la missione sulla transizione verde.

Tuttavia, la quarta missione del piano nazionale di ripresa e resilienza, specificamente mirata al comparto educativo, non esaurisce tutti gli interventi in materia di edilizia scolastica. Vi è appunto il piano per la costruzione delle nuove scuole (più propriamente, il piano di sostituzione e riqualificazione energetica degli edifici scolastici). Questo è inserito nella missione 2, denominata “rivoluzione verde e transizione ecologica”.

-50% la riduzione del consumo di energia finale prevista per le nuove scuole dal Pnrr.

Su tale linea di intervento il Pnrr prevede la demolizione e ricostruzione delle scuole. A differenza del piano di messa in sicurezza e ristrutturazione, si tratta dei casi

(…) in cui gli interventi di adeguamento sismico o di miglioramento associati ad una consistente ristrutturazione finalizzata alla riduzione dei consumi energetici non sono tecnicamente ed economicamente convenienti.

Il piano per la costruzione di nuove scuole sarà probabilmente quello più innovativo tra tutti gli interventi previsti dal Pnrr per l’edilizia scolastica. Perché consentirà di creare degli ambienti educativi all’avanguardia, in termini di qualità edilizia, di rispetto per l’ambiente, di presenza di spazi verdi e connettività.

In questa direzione, sempre nel mese di maggio, sono state presentate le linee guida per le scuole del futuro. Tale documento, redatto da un apposito gruppo di esperti, sarà la base per le future progettazioni. Con l’obiettivo di costruire luoghi di apprendimento nuovi non solo nelle forme, ma concepiti come veri e propri laboratori didattici, aperti al territorio.

Gli interventi del piano per le nuove scuole

Attraverso i dati pubblicati nelle graduatorie, possiamo ricostruire dove saranno direzionati gli interventi. Oltre il 40% delle risorse, in base alla clausola prescritta dal Pnrr, andranno al mezzogiorno.

42,4% gli importi per la costruzione di nuove scuole destinati a sud e isole.

La Campania, con 213 milioni di euro di finanziamento (quasi il 18% del totale) è la prima regione per importi finanziati dalla misura. I progetti qui previsti porteranno alla costruzione di 35 nuovi istituti scolastici. Segue l’Emilia Romagna, con 146 milioni di euro finanziati per 23 nuove scuole.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

I 216 interventi finanziati prevedono nella maggior parte dei casi (183, l'85% del totale) la demolizione con successiva ricostruzione nello stesso luogo. Solo il restante 15% (33 interventi) indica come modalità progettuale la demolizione e costruzione della nuova scuola in un'altra sede. Con quote comunque variabili tra le regioni: prevedono la ricostruzione delocalizzata 2/3 degli interventi in Liguria, 1/3 di quelli della Basilicata, nonché il 30% dei progetti emiliano-romagnoli.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

In 5 regioni (Molise, Piemonte, Sicilia, Trentino Alto Adige e Valle D'Aosta) tutti i progetti finanziati indicano la demolizione edilizia e la successiva ricostruzione nella stessa area.

Scendendo a livello locale, i maggiori fondi convergeranno verso le scuole di due territori campani. Il casertano, dove i finanziamenti ammontano complessivamente a 82 milioni di euro per 11 interventi, e il salernitano (47,66 milioni di euro per 11 interventi).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

Seguono le aree metropolitane di Milano (44,8 milioni, 4 interventi), Roma (41,18 milioni, 9 interventi), Bari (40,15 per 6 progetti) e Napoli (37,77 milioni per 6 interventi).

1/10 dei finanziamenti Pnrr per le nuove scuole si concentra nelle province di Caserta e Salerno.

La destinazione delle risorse verso i territori campani, e in particolare nel casertano, non deve stupire. Caserta è - insieme a Napoli - la provincia italiana con la quota più elevata di residenti in età scolastica. Il 14,1% della popolazione ha tra 6 e 18 anni, contro una media nazionale attorno al 12%.

E sebbene la quota di edifici vetusti risulti - come media provinciale - inferiore al dato nazionale (8,1% contro 17,8%), nei comuni casertani interessati dall'intervento in media solo il 5% delle scuole nel 2018 risultava progettato o successivamente adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica.

27 gli enti locali che riceveranno un finanziamento superiore ai 10 milioni di euro.

Il comune di Castel Volturno, in provincia di Caserta, è quello che riceverà il finanziamento più consistente per la costruzione di nuove scuole, per un totale di 29,65 milioni di euro. Seguono la città metropolitana di Milano (24 milioni di euro), la provincia di Fermo (21,7), quella di Avellino (19,6).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

Da notare come anche in questo caso emerga una ricorrenza rispetto al territorio casertano. Sono 3 gli enti locali più finanziati appartenenti a quest'area, ognuno dei quali ha ricevuto dei fondi per le scuole di competenza. Oltre al già citato comune di Castel Volturno, quello di Santa Maria a Vico (13,4 milioni) e l'ente provinciale di Caserta (11,5).

Cosa dice la grande partecipazione al bando

In totale sono state presentate 543 domande di finanziamento per il bando nuove scuole, come indicato dal ministero.

Sono 362 gli interventi entrati in graduatoria, per un ammontare di quasi 2 miliardi di euro richiesti. L'aumento dello stanziamento da 800 milioni a 1,19 miliardi consentirà di finanziarne 216. Non hanno quindi trovato finanziamento con questa linea di investimento 146 interventi per 776,6 milioni di euro, di cui 36 in Campania, 26 in Veneto, 17 in Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

La Campania, che come abbiamo visto è la regione dove convergeranno le maggiori risorse, è anche quella che aveva inviato più candidature. Nonché quella con più interventi in graduatoria ma non finanziati.

La grande partecipazione al bando perciò segnala quanto questa linea di finanziamento abbia incrociato esigenze e necessità dei territori. Ed è anche indice di come la questione della riqualificazione del patrimonio scolastico sia avvertita dagli enti locali. Una realtà che l'analisi dei dataset sull'edilizia scolastica pubblicati dal ministero dell'istruzione mostra chiaramente.

La condizione attuale delle scuole

I prossimi anni, anche in relazione all'impegno indicato dal Pnrr, vedranno una crescita degli interventi per l'edilizia scolastica statale.

Investimenti che riguardano un patrimonio di oltre 40mila gli edifici scolastici presenti. Prima della pandemia, in base ai dati relativi al 2018, quasi il 18% delle strutture era classificato come vetusto, per un totale di 7.161 edifici.

Sempre in quell’anno, quasi il 13% degli edifici (5.117) risulta progettato (o adeguato successivamente) alla normativa tecnica di costruzione antisismica. Quota che comunque sale attorno al 25% tra i comuni in zona sismica 1, quella considerata a maggior rischio. Circa 2.000 edifici, pari al 4,9% del totale, risultavano censiti in un'area soggetta a vincolo idrogeologico.

1 su 4 edifici scolastici antisismici nei comuni appartenenti alla zona sismica 1 (quella più a rischio).

Si tratta di medie che però comprimono le differenze territoriali esistenti. A fronte di una percentuale del 17,8% di edifici vetusti, ad esempio, la quota raggiunge il 43,7% in Piemonte e il 37,5% in Liguria. Mentre si attesta al di sotto del 10% in Campania (5,97%) e Toscana (5,83%). Allo stesso modo, anche la quota di edifici in aree soggette a vincolo idrogeologico supera il 10% in Umbria (12%) e Liguria (10,95%).

Un edificio scolastico è classificato come vetusto quando ha più di 50 anni. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Anche la quota di edifici con progettazione antisismica varia molto. Se si isolano solo i comuni in zona 1, ad esempio, quelli progettati o adeguati alla normativa sono quasi il 60% in Friuli-Venezia Giulia e quasi la metà in Abruzzo (49%). Quota che è più lontana dall'essere raggiunta in regioni come la Calabria e la Campania. Nei comuni calabresi e campani collocati in zona sismica 1, la percentuale di edifici scolastici con progettazione antisismica oscillava - in base ai dati 2018 - tra il 15 e il 20%.

1 su 6 edifici scolastici antisismici nei comuni calabresi appartenenti alla zona sismica 1 (quella più a rischio).

Scendendo nell'analisi a livello locale, il quadro diventa ancora più frastagliato, come emerge a colpo d'occhio dalla mappa. La quota di edifici scolastici vetusti, ad esempio, supera il 50% del totale nei territori della provincia di Alessandria, del vercellese, del triestino, del biellese e dell'area di Asti.

Un edificio scolastico è classificato come vetusto quando ha più di 50 anni. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Rispetto alla collocazione delle scuole in zone a rischio idrogeologico, l'incidenza è maggiore nelle province di La Spezia (23,9%) e Siena (21,2%), dove supera un quinto degli edifici scolastici presenti. Seguono i territori di Massa-Carrara (17%), Cuneo (16,5%), Trieste e Rieti (entrambe al 15,2%).

I dati appena visti indicano una forte variabilità della condizione scolastica tra le diverse aree del paese. La messa in sicurezza e riqualificazione di questo patrimonio è un presupposto della stessa offerta educativa presente sul territorio. Per questo - di fianco all'analisi del bando "nuove scuole" - nei prossimi mesi sarà importante monitorare anche tutti gli altri interventi previsti sul patrimonio edilizio delle scuole italiane. Ma quali sono e di cosa si tratta nello specifico?

Gli altri interventi del Pnrr sull'edilizia scolastica

Le risorse previste dal piano delle nuove scuole (più propriamente, il piano di sostituzione e riqualificazione energetica degli edifici scolastici) non sono le uniche che il Pnrr destina al patrimonio edilizio scolastico.

€ 30,88 mld previsti dal Pnrr per la missione 4 (istruzione e ricerca).

Per cominciare, il piano di ripresa e resilienza interviene sul comparto dell’istruzione e della ricerca con una missione dedicata, la quarta. Essa vale quasi 31 miliardi di euro, divisi in due componenti:

  • 19,44 miliardi di euro per il “potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università” (componente M4C1);
  • 11,44 miliardi di euro nel settore “dalla ricerca all’impresa” (componente M4C2).

Nello specifico i 19,44 miliardi della prima componente della missione 4 sono a loro volta suddivisi per ambito di intervento. In particolare, 10,57 miliardi andranno al "miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione”. Tra questi, le risorse per l'estensione del tempo pieno (con l'incremento del servizio mensa) e il potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola, aspetti trattati in altri approfondimenti.

€ 300 mln previsti dal Pnrr per la costruzione e la ristrutturazione di palestre scolastiche e strutture sportive.

Altri fondi della missione istruzione sono meno collegati al tema edilizio. Parliamo degli 830 e 430 milioni che andranno rispettivamente al "miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti” e alla "riforma e potenziamento dei dottorati".

Ma è soprattutto un altro ambito di intervento della missione 4 a stanziare le maggiori risorse per l'edilizia scolastica. È denominato "ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture" e vale 7,6 miliardi. Di questi, 3,9 sono destinati al piano di messa in sicurezza e riqualificazione delle scuole esistenti. Un piano che - come abbiamo già avuto modo di raccontare - avrà come obiettivo prioritario le aree svantaggiate del paese e punta a ristrutturare oltre 2 milioni di metri quadri di edifici scolastici.

2,4 mln la superficie (in mq) di edifici scolastici coinvolta nel piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica

Vanno inoltre segnalate anche altre misure come il piano scuola 4.0. Proprio come gli interventi su mense e palestre, si tratta di iniziative pensate per potenziare l'offerta didattica su vari fronti, come tempo pieno, sport ed educazione digitale. E che, per essere concretizzate, dovranno necessariamente basarsi su interventi di natura strutturale sull'edilizia scolastica.

Si tratta quindi di una mole di interventi cospicua, che sarà essenziale monitorare nei prossimi mesi e anni. Dalla capacità di investire e riqualificare l'edilizia scolastica, infatti, passano molte delle sfide del sistema educativo nazionale.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto credit: Città di Parma (Flickr) - Licenza

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Come variano opportunità e servizi educativi, tra province e comuni della Toscana https://www.openpolis.it/esercizi/come-variano-opportunita-e-servizi-educativi-tra-province-e-comuni-della-toscana/ Thu, 14 Oct 2021 08:50:00 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=138978 Dall’offerta di asili nido alla raggiungibilità delle scuole, dalla condizione dell’edilizia scolastica alla diffusione delle connessioni ultraveloci. Una ricostruzione dei divari nelle opportunità e nei servizi educativi, tra i comuni della Toscana.

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L’infanzia e l’adolescenza sono momenti cruciali per la vita di ragazzi e ragazze. È in questa fase infatti che i giovani si formano ed hanno l’occasione di un’importante crescita dal punto di vista personale.

Scuole e servizi educativi da questo punto di vista ricoprono un ruolo fondamentale per la tutela e lo sviluppo di ragazze e ragazzi. Infatti non solo rappresentano il principale punto di riferimento per acquisire competenze ma sono anche un’importantissima occasione di socialità e di inclusione. Un’enorme opportunità di arricchimento personale quindi, ma anche un modo per emanciparsi dalla propria condizione di partenza, specie se disagiata.

Il report in formato pdf

Chi oggi ha meno di 18 anni si ritrova ad affrontare questo passaggio fondamentale nel contesto di emergenza generato dal Covid. Dalla situazione domestica, con il rischio concreto che la propria famiglia possa aver risentito della crisi economica, fino all’accesso ad opportunità educative e sociali, molto più difficile in questa fase.

547.732 minori residenti in Toscana nel 2020.

Anche se è ancora presto per valutare pienamente le conseguenze della crisi sanitaria sulle opportunità educative, è già possibile offrire alcune valutazioni con i dati più recenti disponibili su strutture e servizi, raccolti prima della pandemia. Ciò consente di capire se opportunità e servizi educativi fossero sufficientemente sviluppati e diffusi sul territorio e, in un certo senso, preparati a resistere al duro impatto della pandemia da coronavirus.

In questo contesto così complesso, il ruolo del territorio di residenza rappresenta una componente fondamentale. Infatti la presenza diffusa di presidi educativi e reti comunitarie costituisce la garanzia principale di contrasto alla povertà educativa. Se ciò valeva anche prima della crisi, oggi questo aspetto riveste un’importanza ancora maggiore.

Il tema dei diritti digitali sarà centrale nei prossimi anni.

Da questo punto di vista, uno degli aspetti più rilevanti emersi negli ultimi mesi riguarda il tema dei diritti digitali. Un elemento che certamente ha influito su ragazzi e ragazze che si sono ritrovati a dover seguire le lezioni da casa, non sempre in situazioni agevoli. Per questo motivo la digitalizzazione deve essere inclusiva: altrimenti le distanze tra chi ha gli strumenti per lavorare e studiare in un ambiente digitale e chi non li ha è destinata ad allargarsi, con il rischio che queste disparità si aggiungano a quelle preesistenti di tipo economico e sociale.

Nel corso del report approfondiremo alcuni degli aspetti più salienti in questa fase. Dalla diffusione della rete internet ultraveloce alla condizione dell’edilizia scolastica, dalla raggiungibilità delle scuole all’offerta di asili nido.

Lo faremo con il metodo proprio dell’osservatorio povertà educativa #conibambini, utilizzando dati di livello comunale. Perché se le medie regionali sono il punto di partenza dell’analisi, solo dati con una maggiore granularità possono aiutarci a comprendere la reale condizione dei minori sul territorio.

Per visualizzare la situazione sul tuo territorio, scorri le mappe, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat, Agcom, Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 7 Maggio 2021)

Foto credits: Unsplash Jess Bailey - Licenza

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La difficoltà di raggiungere la scuola nei territori meno collegati https://www.openpolis.it/la-difficolta-di-raggiungere-la-scuola-nei-territori-meno-collegati/ Tue, 11 Feb 2020 09:13:54 +0000 https://www.openpolis.it/?p=64999 In alcune aree del paese la distanza da una stazione ferroviaria rende proibitivo questo tipo di trasporto. Vediamo quanto e come sono collegate le scuole in questi territori.

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In Italia, per l’articolazione territoriale del paese, e spesso anche per la carenza di infrastrutture e servizi, l’accesso al trasporto pubblico non è semplice per tutti i cittadini. Il tempo che serve per raggiungere i servizi di trasporto, come la stazione ferroviaria più vicina, rende molto difficoltosi i collegamenti in alcune aree. Come abbiamo avuto modo di ricostruire, questa è una delle cause che porta allo spopolamento di interi territori.

La difficoltà di accedere al trasporto pubblico ha delle conseguenze specifiche per bambini e ragazzi. In particolare per quanto riguarda l’offerta scolastica, che risulta penalizzata proprio nei comuni poco collegati e lontani dai servizi: i comuni interni.

L’impatto della mancanza di collegamenti su scuola e studenti

Data la difficoltà dei collegamenti, nelle aree interne le scuole risultano spesso sottodimensionate e la mobilità del personale docente è più elevata. Con effetti negativi sulla qualità della didattica e sugli apprendimenti degli studenti.

Le prestazioni degli studenti delle aree interne sottoposti ai test Invalsi, sia in italiano che in matematica, sono inferiori alla media nazionale praticamente a tutti i livelli scolastici.

Un esito negativo anche in termini sociali, perché comporta il progressivo impoverimento, anche in termini di capitale umano, di questi territori. Per questa ragione è importante capire quali aree del paese abbiano maggiore difficoltà nell’accesso ai trasporti pubblici.

I territori meno collegati dal trasporto ferroviario

Grazie al lavoro dello European data journalism network, di cui openpolis fa parte, siamo in grado di ricostruire – provincia per provincia – la possibilità di accesso ai servizi di trasporto ferroviario.

Un indicatore che aiuta ad inquadrare questo aspetto è il numero di chilometri che distanziano la stazione ferroviaria più vicina dal 10% di popolazione che vive più lontano dalle stazioni.

In Italia, in media, il 10% della popolazione che abita più distante dalle stazioni deve percorrere almeno 12,24 chilometri per raggiungere quella più vicina. Ma questo dato cambia molto sul territorio, osservando i dati provincia per provincia.

In alcuni territori la stazione ferroviaria si trova a meno di 5 chilometri di distanza, anche per la fascia di popolazione che abita più lontano. È il caso delle province di Lecco (3,64 chilometri), Genova (3,94), Lucca (4,75), Massa-Carrara (4,76) e La Spezia (4,84).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati European data journalism network
(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Novembre 2019)

In altre realtà invece l'accesso al trasporto ferroviario risulta molto più proibitivo. Nella ex provincia sarda dell'Ogliastra la distanza dalle stazioni sale a 51,2 chilometri. E servono come minimo oltre 30 chilometri anche nel nuorese (33,06), a Pesaro-Urbino (31,86), ad Agrigento (31,45) e Potenza (30,30).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati European data journalism network 
(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Novembre 2019)

Oltre alle province della Sardegna e del mezzogiorno, spiccano anche alcuni territori del centro-nord: la già citata Pesaro-Urbino, Sondrio (29,6 chilometri) e Arezzo (25,68). Ma cosa sappiamo sui collegamenti delle scuole in queste province?

La raggiungibilità della scuola nei territori meno collegati

Per ricostruirlo, possiamo analizzare dai dataset del Miur quanti edifici scolastici siano collegati attraverso i mezzi pubblici. Tenendo conto che in questi dati, a seguito della soppressione di alcune province sarde, Ogliastra e Nuoro costituiscono un'unica aggregazione (Nuoro), mentre Olbia-Tempio è parte della provincia di Sassari.

La quota di scuole raggiungibili con il treno, come prevedibile visti i dati precedenti, in alcuni di questi territori è molto ristretta. A Pesaro-Urbino e Foggia gli edifici scolastici entro 500 metri da una stazione ferroviaria sono meno del 3%, contro una media nazionale dell'8,68%.

Il dato mostra la percentuale di edifici scolastici distanti meno di 500 metri da una stazione ferroviaria. Le province considerate sono quelle dove è più elevata la distanza minima (in chilometri) che il 10% della popolazione più lontano dalle stazioni ferroviarie deve fare per raggiungere la stazione più vicina. Quest’ultimo dato è stato elaborato dall’European data journalism network.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Settembre 2018)

Superano ampiamente la media nazionale due realtà del centro-nord: Sondrio (21,63% degli edifici scolastici raggiungibili in treno) e Arezzo (15,57%). Anche Campobasso e Potenza si trovano al di sopra di questa soglia.

Ma questo dato da solo è poco utile a ricostruire la reale accessibilità delle scuole in questi territori. Perché, anche quando gli edifici scolastici sono vicini alla stazione ferroviaria, rimane il problema per i ragazzi che abitano a decine di chilometri di distanza da una stazione.

21,63% gli edifici scolastici raggiungibili con il treno nella provincia di Sondrio, la più accessibile tra quelle considerate. In questo territorio, tuttavia, chi vive lontano dalla stazione deve percorrere quasi 30 chilometri per raggiungerla.

Quindi, per chi non può utilizzare il trasporto ferroviario, resta l'alternativa del trasporto pubblico interurbano. In Italia in media circa il 42% delle scuole è raggiungibile con questa modalità (ovvero si trova a meno di 500 metri da una fermata). Questo dato varia molto tra le province prese in esame.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Settembre 2018)

In 3 territori più della metà delle scuole è raggiungibile con i mezzi interurbani. Oltre a Potenza (58,29%), si tratta delle province del centro-nord già segnalate per la raggiungibilità con il treno: Sondrio (52,88%), Arezzo (51,9%). Tra quelle considerate, le province con meno scuole raggiungibili con il trasporto interurbano sono Agrigento (21,86%) e Foggia (28,05%). Due territori che spiccavano anche tra i meno raggiungibili con il treno.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla distanza dalle stazioni è lo European data journalism network. La fonte dei dati sulla raggiungibilità degli edifici scolastici è il Miur. I dati sono relativi all'anno scolastico 2017/18.

European datajournalism network, i dati nel resto dell'Europa

L'accesso al trasporto pubblico è un tema che interessa tutti i paesi dell'Unione europea. Altre realtà all'interno dell'European datajournalism networkla piattaforma per le notizie data-driven sugli affari europei in 12 lingue di cui openpolis fa parte, hanno analizzato i dati sull'accesso ai servizi di trasporto ferroviario. Per chi fosse interessato consigliamo quindi di leggere qui gli altri contributi.

 

Foto credit: Pxhere - Licenza

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