Quanto spendono i comuni per il soccorso civile e gli interventi dopo le calamità naturali Bilanci dei comuni

Alluvioni, esondazioni, frane: sono diverse le zone del paese a rischio idrogeologico. Ma quanto investono le amministrazioni comunali per le attività di prevenzione e per gli interventi emergenziali?

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Interventi emergenziali, ma anche prevenzione, previsione e programmazione. Sono diverse le azioni che le amministrazioni possono porre in essere per combattere i disastri naturali, attraverso l’impiego di risorse inserite nei bilanci.

In queste settimane sono molte le zone dell’Italia interessate da esondazioni di fiumi e alluvioni, che hanno generato notevoli disagi, ingenti danni e talvolta anche la perdita di vite umane, come nel caso dell’alluvione che ha colpito la Sardegna a fine novembre.

Questi accadimenti si innescano nel contesto di eventi climatici sempre più violenti e in un paese dove buona parte della popolazione vive in aree considerate a rischio idrogeologico.

Legambiente stima che solo nel 2019 in Italia ci siano stati 157 cosiddetti “eventi climatici estremi” (allagamenti da piogge intense, trombe d’aria, frane ed esondazioni fluviali) a causa dei quali hanno perso la vita 42 persone.

L’Istat diffonde valori medi e indici di precipitazione totale media annua per i 109 capoluoghi di provincia. Per ogni città i valori dell’anno 2018 sono stati confrontati con i rispettivi valori medi del decennio 2007-2016, per descrivere condizioni meteo-climatiche e variabilità di alcuni fenomeni. Tale confronto viene espresso come differenza dei valori 2018 dai corrispondenti valori medi registrati nel periodo 2007-2016. La misura delle precipitazioni avviene utilizzando i millimetri (mm), permettendo così di esprimere la cosiddetta “altezza pluviometrica”.

FONTE: Istat, rilevazione dati meteo-climatici ed idrologici - elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Enna è la città capoluogo di provincia dove è stata riscontrata la maggiore differenza di precipitazioni nel 2018, rispetto ai valori medi rilevati tra il 2007 e il 2016: 504,8 millimetri di acqua caduta in un anno. Seguono Lecce (455,9) e Oristano (438,2). 3 delle prime 7 città si trovano in Sardegna.

Ogni anno in Italia si assiste a disastri naturali più o meno importanti derivanti dalle precipitazioni piovose. Per questo, oltre che per tutto ciò che inerisce il soccorso alla popolazione in caso di calamità naturali, è necessaria una forte attività di prevenzione, che miri all'investimento pubblico e alla pianificazione di strategie volte a evitare le conseguenze più gravi. In questo senso il ruolo dei comuni è centrale, in quanto enti atti a predisporre piani di protezione civile in territori di dimensione contenuta.

 

Le spese dei comuni per il soccorso civile

Una parte dei bilanci degli enti comunali è dedicata alle spese dell'amministrazione per l'amministrazione e il funzionamento delle attività relative di protezione civile sul territorio, per la previsione, la prevenzione, il soccorso e il superamento delle emergenze e per fronteggiare le calamità naturali. Questa voce è divisa in due capitoli: il sistema di protezione civile e gli interventi a seguito di calamità naturali.

La prima inerisce gli interventi di protezione civile sul territorio, ma anche la previsione, prevenzione e superamento delle emergenze. Comprende le spese a sostegno del volontariato nel settore, ma anche la programmazione e il monitoraggio.

Gli "interventi a seguito di calamità naturali", invece, includono le spese volte a fronteggiare calamità già avvenute, comprese le sovvenzioni, gli aiuti e i contributi per il ripristino delle infrastrutture, e del patrimonio artistico e culturale Questa voce comprende gli oneri derivanti dalle gestioni commissariali, ma non gli indennizzi per il settore agricolo provato dalle calamità.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra le grandi città italiane, Messina è quella a spendere di più per il soccorso civile: 13,06 euro pro capite, quasi il doppio della seconda in classifica (Venezia con 7,35) e il triplo della terza (Genova con 4,35). I grandi comuni che spendono di meno per questo settore sono Bari (0,19 euro pro capite), Trieste (0,46) e Bologna (0,79).

Proprio nell'ottobre 2019 un'alluvione colpì particolarmente alcune frazioni del comune di Messina, causando 37 morti, numerosi feriti e danni ingenti. Analizzando l'andamento degli investimenti in soccorso civile degli ultimi 4 anni, la spesa del comune siciliano è tuttavia diminuita.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra il 2016 e il 2019 la spesa per soccorso civile del comune di Messina è diminuita del 18,6%, passando da 16,05 a 13,06 euro pro capite. Tra le città considerate si registra un aumento della spesa a Venezia e Genova, mentre i comuni di Napoli e Firenze diminuiscono leggermente gli investimenti per questo settore.

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata al soccorso civile. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Analizzando la spesa pro capite di tutti i comuni italiani notiamo come la quasi totalità dei comuni che spendono di più per soccorso civile corrispondono alle località particolarmente colpite dai terremoti avvenuti sull'Appennino centrale nel 2009, 2016 e 2017. Si tratta di comuni per lo più abruzzesi e marchigiani (ma anche umbri e laziali), che presentano importi evidentemente fuori misura rispetto al resto del paese.

È probabile quindi che le amministrazioni inseriscano importi anche ingenti in questo capitolo di spesa, derivanti da fondi di provenienza statale destinati alla ricostruzione post-sisma e al ripristino dei luoghi colpiti.

Questo vale ad esempio anche per Briga Alta, comune piemontese di 40 abitanti e unico non terremotato nelle prime 40 posizioni della classifica, colpito nel 2016 da forti alluvioni.

Se escludiamo i comuni di Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, la spesa media nazionale per comune è 12,60 euro pro capite.

Come abbiamo anticipato precedentemente, la Sardegna è spesso colpita da forti piogge. Per questo motivo abbiamo approfondito la spesa in soccorso civile di tutti i comuni dell'isola.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Talana (Nuoro) è il comune che spende di più per protezione civile e soccorso in caso di calamità naturali: 271,52 euro pro capite. A seguire troviamo San Vito (Cagliari) con 206,31 euro e Furtei (Sud Sardegna) con 127,94 euro.

Per quanto riguarda i comuni capoluogo, solo Cagliari spende più della media regionale (9,25 euro pro capite). Il capoluogo, infatti, ne investe 12,42, mentre Sassari spende 2,8 euro e Carbonia 0,43. Non sono disponibili i dati di Nuoro e Oristano.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Facebook Sardegna

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