Che cosa fa il prefetto

Ha il compito di rappresentare il governo a livello locale. Svolge attività di coordinamento in materia di sicurezza e ordine pubblico, sviluppo economico, ambiente e servizi alla comunità.

Definizione

Il prefetto è il massimo livello di carriera che può essere raggiunto da alcuni funzionari del ministero dell’interno. Tra le sue attività più note vi è senza dubbio quella di rappresentante del governo a livello locale. In questa veste è a capo di una struttura complessa detta Ufficio territoriale del governo, istituita dal decreto legislativo 300/1999, che ha lo scopo di garantire il coordinamento tra i vari uffici periferici dello stato.

Questo però non è l’unico incarico che può svolgere. Nel corso della sua carriera infatti, un prefetto può ricoprire altre posizioni dirigenziali nel ministero dell’interno, tra cui capo e vice capo della polizia di stato, capo di gabinetto, capo di dipartimento e titolare di un ufficio dirigenziale generale.

Al titolo di prefetto si può aspirare solo dopo più di 10 anni di carriera e superando il vaglio di apposite commissioni di valutazione.

Come rappresentante del governo a livello locale, sono molte le sue aree di competenza, tra le più importanti vi sono le attività di coordinamento in materia di sicurezza e ordine pubblico, sviluppo economico, ambiente, cura del territorio, servizi alle persone e alla comunità. La sua attività si concretizza, oltre all’organizzazione di tavoli di concertazione, nella pubblicazione di ordinanze e decreti.

Il prefetto rappresenta l’autorità provinciale di pubblica sicurezza, presiede il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, può emanare ordinanze e decreti a tutela dell’ordine pubblico e coordina l’attività delle forze dell’ordine. In caso di necessità può richiedere l’intervento dell’esercito.

Tra i poteri del prefetto sono da ricordare anche il ruolo di mediazione nelle vertenze sindacali al fine di garantire l’erogazione dei servizi pubblici essenziali e la possibilità di concedere la cittadinanza italiana.

I prefetti sono chiamati ad una paziente attività di mediazione sociale e di tessitura e confronto con le altre autorità locali per definire, in ciascun territorio, efficaci modelli di prevenzione e intervento, adeguati alle specificità dei singoli contesti.

Poteri particolari sono attribuiti al prefetto che opera nel capoluogo di regione il quale, in base alla legge 131/2003, svolge le funzioni di rappresentante dello stato per i rapporti con il sistema delle autonomie ed inoltre indice le elezioni regionali, determina i seggi consiliari e la loro associazione con le varie circoscrizioni elettorali. Inoltre, informa il governo degli atti della regione per i quali potrebbe essere necessario ricorrere al giudizio della corte costituzionale e da esecuzione ai provvedimenti con i quali il governo esercita il potere sostitutivo nei confronti delle regioni ai sensi dell’articolo 120 della costituzione.

Il prefetto risponde del proprio operato al ministero dell’interno. Tuttavia anche gli altri membri del governo possono emanare apposite direttive a lui rivolte.

L’atto di nascita del prefetto è attribuibile al regio decreto 250 del 1861 ma, per molto tempo, la norma base che regolava questa figura è stata il regio decreto 383 del 1934 (più volte modificato nel tempo) che è stato superato definitivamente solo nel 2000, quando è entrato in vigore il cosiddetto Testo unico sull’ordinamento degli enti locali.

Dati

Si è detto che il prefetto ha il compito di rappresentare lo stato a livello locale. Vediamo quali sono i suoi ulteriori compiti. Ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 300/1999 (successivamente modificato dal decreto legislativo 29/2004), il prefetto ha il compito di assicurare l’esercizio coordinato dell’attività amministrativa degli uffici periferici dello stato. In caso di necessità può anche sostituirli, emanando ordinanze contingibili ed urgenti. Inoltre, è compito del prefetto assicurare il corretto svolgimento delle attività elettorali e promuovere la risoluzione di eventuali controversie tra autorità amministrative e giudiziarie.

Tra i poteri del prefetto rientrano anche la possibilità di avviare la procedura per lo scioglimento dei consigli comunali e di proporre al ministro dell’interno la rimozione del sindaco, del presidente della provincia, di consiglieri e assessori quando compiano atti contrari alla costituzione o per violazione di legge. Inoltre, può ordinare ispezioni che accertino il regolare funzionamento dei servizi resi dal sindaco quale ufficiale di governo, nominando (nel caso lo ritenga opportuno) un commissario in sua sostituzione. A questo proposito, il prefetto gioca anche un ruolo fondamentale nei commissariamenti per mafia che arrivano solo al termine di un complesso procedimento istruttorio, effettuato dal prefetto competente per territorio attraverso un’apposita commissione di indagine.

Dal 1991 al 20 marzo 2020 i commissariamenti per mafia di comuni, aziende sanitarie e altri enti sono stati 346.

Sono stati considerati tutti i commissariamenti per infiltrazioni criminali per tutti gli enti dal 1991. Non sono contate le proroghe.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Maggio 2020)

I prefetti gestiscono una parte significativa di risorse pubbliche. Per fare un esempio, le prefetture svolgono anche il ruolo di stazione appaltante per conto dello stato. In particolare, è stata loro affidata la gestione degli appalti per i centri di accoglienza governativi per migranti. Per questa ragione da alcuni anni il volume di importi gestito dalle prefetture è notevolmente aumentato.

Somma degli importi messi a bando da ciascuna prefettura per i contratti di gestione dei centri di accoglienza tra il 2012 e settembre 2018.

FONTE: Anac, elaborazioni openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 12 Ottobre 2018)

Analisi

I poteri dei prefetti, dunque, vanno oltre il mero coordinamento delle attività degli uffici statali periferici o l'organizzazione di tavoli di concertazione. La figura del prefetto ricopre oggi poteri significativi e gioca un ruolo di primo piano su temi di grande rilevanza, quali la sicurezza e i commissariamenti per mafia.

Con la revisione dei rapporti tra stato e periferie iniziata nel 2000 con l'entrata in vigore del Tuel, anche i prefetti hanno assunto un nuovo fondamentale ruolo nei rapporti tra stato ed enti locali. Con l'entrata in vigore del decreto legislativo 29/2004 infatti, al prefetto sono stati attribuiti compiti di coordinamento dell’attività amministrativa degli uffici periferici dello stato sul territorio.

Parallelamente alla non riuscita abolizione delle province, l'attuale ruolo dei prefetti conferma la necessità da parte dello stato centrale di mantenere sotto controllo il territorio, nonostante il tentativo di delocalizzazione del potere portato avanti con la riforma del titolo V della costituzione.

L’intreccio di funzioni tra rappresentanza del governo, coordinamento delle pubbliche amministrazioni periferiche e controllo sull'operato degli enti locali fa si che il prefetto sia diventato un centro di potere molto rilevante e a cui anche la società civile guarda come punto di riferimento e garanzia sull'operato delle istituzioni.

I prefetti possono esercitare poteri sostitutivi e nominare commissari che subentrino ai sindaci in caso di necessità.

 

Dopo aver ricoperto un ruolo di primo piano sia nell'Italia post-unificazione che durante il ventennio fascista, con le prime elezioni regionali tenutesi nel 1970, il prefetto entra in una fase di subalternità ad un'altra figura prevista dall'articolo 124 della costituzione (ora abrogato) e cioè quella del commissario di governo.

La legge 62/1953 (abrogata con il decreto legislativo 40/1993) prevedeva infatti che questi presiedesse un organo di controllo sugli atti dell'amministrazione regionale, disponeva del potere sostitutivo in caso di loro inattività, poteva indire elezioni e promuovere l'azione giudiziaria per la verifica della composizione del consiglio regionale e della eleggibilità dei suoi componenti.

Se è indiscutibile infatti che (...) il prefetto era entrato in una sorta di "cono d'ombra" istituzionale, si deve registrare come, a partire dagli anni 80, sia emersa (...) una forte domanda di efficienza dello strumento amministrativo. L'immagine generalista del prefetto rimane un dato indiscusso ed anzi consolidato dal punto di vista normativo.

Nel 1999, con il decreto legislativo 300, la figura del commissario e quella del prefetto vennero accorpate ma un punto di svolta nel rapporto tra stato ed enti locali è rappresentato dalla riforma del titolo V della costituzione varata dalla legge di riforma costituzionale 3/2001 che, abolendo le funzioni che facevano capo alla figura del commissario di governo, ha determinato un vuoto nel rapporto tra lo stato e le regioni. Carenza compensata dal definitivo ritorno in auge dei prefetti.

 

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