L’Italia e la cooperazione in ambito sanitario: intervista a Sara Albiani Cooperazione

Da diversi anni l’Italia considera il settore sanitario come uno degli ambiti strategici della propria politica di cooperazione. Non è ancora chiaro però se a questa priorità farà seguito uno stabile aumento delle risorse destinate al settore.

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Oxfam

Sara Albiani è Global Health policy advisor di Oxfam Italia. Abbiamo chiesto a Sara di raccontarci, partendo dai dati, la politica italiana di cooperazione in campo sanitario.

A livello complessivo tra il 40 e il 50% dei fondi destinati dalla comunità internazionale al settore sanitario della cooperazione passano dal cosiddetto canale multilaterale, ovvero da varie organizzazioni internazionali.

Quali sono i principali canali multilaterali attraverso cui l’Italia finanzia la salute globale?

Fino al 2008 gran parte di questo aiuto era veicolato tramite il Fondo Globale per la lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria, tanto che il motivo principale della riduzione dei volumi in cooperazione sanitaria registratasi tra il 2009 e il 2013 è in gran parte dovuta al mancato contributo al Fondo Globale che l’Italia è tornata a finanziare nel 2014 e che ha permesso la realizzazione di progressi straordinari nella lotta contro queste epidemie.

Il Fondo Globale, lanciato durante la Presidenza italiana G7 del 2001, ha contribuito a salvare 27 milioni di vite, riducendo di un terzo il numero di decessi causati da AIDS, tubercolosi e malaria, investendo più di 41 miliardi di dollari a sostegno dei Paesi maggiormente colpiti.

Il Fondo opera in più di 100 paesi e concentra il 92% delle risorse nei Paesi a reddito basso e medio-basso che registrano un’alta incidenza delle tre malattie, con il 65% dei programmi attuati in Africa Sub-Sahariana. Alcuni dei Paesi in cui opera il Fondo, soprattutto africani, sono prioritari per la Cooperazione italiana (ad esempio Etiopia, Mozambico, Sudan).

1,6 milioni le persone morte di tubercolosi solo nel 2017

Tuttavia, molto resta ancora da fare. Ad esempio, la tubercolosi uccide più persone di qualsiasi altra malattia infettiva: solo nel 2017, circa 1,6 milioni di persone ​sono morte a causa di questa malattia. La​ tubercolosi resistente ai farmaci è in aumento e​ costituisce un terzo del totale dei decessi dovuti alla​ resistenza antimicrobica, rappresentando un rischio​ potenzialmente catastrofico per la sicurezza sanitaria​ mondiale.

Difendere la salute, ed in particolare quella dei bambini, ha un impatto enorme sulla riduzione della povertà e la promozione dello sviluppo umano.

Altro importante canale dell’APS sanitario italiano è la Gavi Alliance (Global Alliance for Vaccines and Immunization), sia attraverso contributi diretti che attraverso i suoi meccanismi innovativi di finanziamento – l’Advanced Market Committment (AMC) e l’International Finance Facility for Immunisation (IFFIm). La Gavi Alliance è un’organizzazione internazionale creata nel 2000 per migliorare l’accesso a nuovi vaccini o a vaccini poco utilizzati a favore dei bambini che vivono nei Paesi più poveri del mondo. Difendere la salute, ed in particolare quella dei bambini, ha un impatto enorme sulla riduzione della povertà e la promozione dello sviluppo umano. Dal 2000, 700 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo sono stati vaccinati e 10 milioni di vite umane sono state salvate grazie al lavoro di Gavi. Tra il 2000 e il 2017 Gavi ha supportato programmi d’immunizzazione con undici vaccini, tra cui il vaccino pentavalente e vaccini contro le malattie da pneumococco e rotavirus, che rappresentano le principali cause di morti infantili, e contro il papillomavirus umano che, come è noto, si è rivelato tra le cause più importanti all’origine dei tumori che mietono più vittime fra le donne.

Quali sono in ambito sanitario le principali differenze tra l’aiuto multilaterale e quello erogato direttamente dai paesi donatori (canale bilaterale)?

In ambito sanitario, il canale multilaterale offre grandissime possibilità. Innanzitutto, permette di utilizzare le economie di scala per l’acquisto di farmaci e quindi ottenere una diminuzione dei prezzi. Il Fondo Globale ha promosso un meccanismo di pooled procurement, cioè un sistema su base volontaria di acquisto di farmaci attraverso un unico ordine di volume elevato, aumentando così la concorrenza tra i fornitori e favorendo la riduzione dei prezzi e dei costi di transazione.

I canali multilaterali costituiscono poi dei luoghi di confronto e di scambio di expertise e conoscenze di grande rilievo che hanno permesso di creare dei sistemi innovativi sia a livello finanziario che programmatico.

I fondi multilaterali per la salute inoltre agiscono attraverso dei meccanismi di dialogo e confronto strutturati tra i vari attori coinvolti, dalla società civile, al settore privato, ai diversi governi, ai paesi beneficiari.

Non è da sottovalutare infine l’importante ruolo svolto dal canale multilaterale come moltiplicatore dell’impatto dei programmi. In particolare, visti i livelli di investimento in APS dell’Italia, il suo contributo ai fondi multilaterali le consente di aumentare l’impatto nella lotta contro specifiche malattie e il rafforzamento dei sistemi sanitari, svolgendo al contempo un ruolo di influenza nei meccanismi decisionali interni ai fondi stessi.

Naturalmente, i canali multilaterali presentano alcune criticità, per esempio nel coinvolgimento del settore privato profit sia nel processo di decision making interno che nella realizzazione di programmi. Gavi è poi oggetto di forti critiche rispetto al finanziamento alle case farmaceutiche e al suo ruolo nell’incremento dei prezzi di alcuni vaccini nei paesi in via di sviluppo.

Ma proprio anche a fronte di queste criticità, svolgere un ruolo importante all’interno di questi fondi, risulta fondamentale per poter influenzarne le politiche e mitigarne i rischi.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Ottobre 2019)

I dati ci mostrano come i fondi del canale bilaterale destinati alla sanità dai membri del comitato Ocse Dac sono cresciuti negli ultimi anni. Per quanto riguarda l’Italia il 2017 è stato un anno record per le cifre investite nel settore sanitario della cooperazione. Tuttavia si è trattato di un anno particolare e i dati sui fondi impegnati in quell’anno sono fortemente influenzati da azioni di cancellazione del debito che rappresentano operazioni una tantum. Se si esclude il 2017 gli importi destinati dall’Italia a questo settore risultano altalenanti e non si evidenzia un particolare trend di crescita. Al contrario considerando queste cifre in rapporto al totale dell’aiuto bilaterale la quota destinata alla sanità risulta calare.

Come ti spieghi questa riduzione alla luce del fatto che la sanità continua a rimanere uno dei settori definiti come prioritari dalla politica di cooperazione italiana?

Vi è sicuramente una difficoltà nel trasferire le priorità politiche sui temi nell’allocazione finanziaria per gli stessi. Mi pare che si sia assistito negli ultimi anni ad una depoliticizzazione della cooperazione allo sviluppo, mentre la legge 125/14 aveva creato un quadro normativo, meccanismi e strutture che ne dovevano promuovere il coinvolgimento di diversi livelli dell’amministrazione pubblica, partendo dai diversi ministeri coinvolti fino agli enti locali, e della società civile proprio nell’ottica di dare coerenza politica e di sistema alla cooperazione. Inoltre, all’interno del MAECI e di AICS le competenze in ambito sanitario, seppur di valore, sono poche in un organico già di per sé non sufficiente a rispondere alle sfide e ai compiti.

Negli ultimi anni hai notato una maggiore attenzione da parte delle istituzioni su questi settori?

Assolutamente sì e questo dà speranza per il futuro. Innanzitutto nel 2014, come accennato prima, l’Italia è tornata a finanziare il Fondo Globale diventando l’ottavo contributore pubblico. Lo scorso agosto il Presidente Conte, in occasione del G7 di Biarritz ha annunciato un aumento del finanziamento italiano del 15% (da 140 milioni a 160.000 di euro), aumento confermato a Lione in ottobre durante alla conferenza di ricostituzione del Fondo.

L’Italia è anche il terzo donatore di Gavi. In occasione della conferenza dei donatori tenutasi a Berlino nel 2015, l’Italia ha promesso un contributo diretto al GAVI di 120 milioni di dollari per il periodo 2016-2020, impegno poi conferma nel dicembre del 2016 in occasione della firma del contribution agreement. L’Italia è il maggior donatore dell’Advanced Market Committments, che è un meccanismo innovativo di finanziamento per l’acquisto del vaccino anti-pneumococcico.

La proposta della Vice Ministra Del Re all’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’istituzione della giornata mondiale della diarrea infantile è anche conferma di un sempre maggiore impegno italiano sui temi della salute globale. Ricordiamo infatti che ogni anno nel mondo muoiono circa 535.000 bambini sotto i 5 anni a causa di malattie diarroiche che sono facilmente debellabili, anche grazie a semplice accorgimenti e servizi igienico-sanitari adeguati, ma che ancora oggi rappresenta una piaga terribile.

Vorrei anche ricordare l’iniziativa italiana sulla trasparenza nel mercato dei farmaci, vaccini e prodotti sanitari, che ha portato nel maggio 2019 all’approvazione da parte l’Assemblea Mondiale della Sanità di una risoluzione, che, come ha dichiarato Tedros Adhanom Gheyebresus, direttore generale dell’OMS, rappresenta un pilastro per il rafforzamento nella trasparenza con l’obiettivo di raggiungere la copertura sanitaria universale.

In questo quadro, ci sembra che ci siano i presupposti per prevedere un aumento nell’impegno italiano su questi temi.

Ci auguriamo quindi che l’Italia mantenga un ruolo di leadership nella salute globale portando nuove idee e nuovi finanziamenti per migliorare l’accesso alla salute nel mondo.

 

Foto credit: UN Photo

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